Il nostro portale “Alto Casertano-Matesino & dintorni” già ieri aveva riportato una notizia pervenutaci dal “Movimento internazionale per la Pace”(leggi). Ritorniamo sull’argomento visti gli ultimi e drammatici sviluppi, per unire la nostra solidarietà e vicinanza al popolo birmano. “Sosteniamo la lotta pacifica e nonviolenta per la difesa di tutti i Diritti Umani dei monaci e del popolo affamato e sfruttato dal governo militare filo cinese “. “Chiediamo per la BIRMANIA PACE, Giustizia  e LIBERTA’ ” da ogni dittatura e oppresione.

Oggi in tutta Europa gli amanti della Giustizia della Pace e della Libertà hanno indossato una maglietta rossa, per testimoniare solidarietà «ai coraggiosi amici» della Birmania. È l’invito girato in queste ore freneticamente sui cellulari di tutto il mondo, Italia compresa. In Birmania sparano su civili disarmati e arrestano i giornalisti che fanno il loro dovere di informazione …..
Manda anche tu un messaggio da far circolare ai blog dei partiti politici e ai tuoi amici
Sotto il testo dell’sms che ricalca un analogo messaggio che si può leggere anche su molti blog in Internet. ” In support of our incredibly brave friends in Burma: May all people around the world wear red shirt on Friday 28. Please forward!”

Firma l’APPELLO di AMNESTY International per la LIBERTA’ del popolo BIRMANO e per fermare la repressione:

(DA AMNESTY International)” Myanmar”: appello per cessare la repressione
Data di pubblicazione dell’appello: 27.09.2007
Status dell’appello: attivo

La sera del 25 settembre circa 300 persone sono state arrestate durante le proteste contro la giunta militare del Consiglio di Stato per la pace e lo sviluppo (Spdc), nell’ex capitale Yangon, nella seconda città più grande, Mandalay, così come a Meiktila, a Pakokku e a Mogok. Amnesty International ha appreso che diverse persone sono entrate in clandestinità per evitare l’arresto.
Alcuni arresti erano già avvenuti la sera del 24 settembre, ma la maggior parte ha avuto luogo nelle successive 36 ore, con l’intensificarsi del giro di vite da parte delle forze di sicurezza. Tra le persone arrestate vi sono tra i 50 e i 100 monaci di Yangon, il parlamentare Paik Ko e almeno un altro esponente del principale partito d’opposizione, la Lega nazionale per la democrazia (Nld) guidata da Aung San Suu Kyi, diversi altri membri dell’Nld e altre figure pubbliche, tra cui il famoso attore e prigioniero di coscienza Zargana (conosciuto anche come Ko Thura). Amnesty International crede che questi e altri detenuti si trovino a rischio di tortura o altri maltrattamenti. Fonti governative hanno confermato ai giornalisti che almeno tre monaci sono stati uccisi a Yangon: uno da un colpo d’arma da fuoco e gli altri due a seguito di un pestaggio. Fonti non ufficiali hanno fatto sapere ad Amnesty International che oltre 50 monaci sono rimasti feriti. Nonostante l’alta tensione, migliaia di persone continuano a manifestare nelle strade contro il governo, guidate dai monaci, i quali hanno però voluto
proteggere la popolazione chiedendo di non prendere parte alle dimostrazioni. Sembra che le forze di sicurezza abbiano percosso i manifestanti con manganelli, utilizzato gas lacrimogeni per disperdere la folla che sfidava il recente divieto di raduno di più di 5 persone e sparato colpi di avvertimento in aria.
Le proteste pacifiche hanno avuto inizio ad agosto, in risposta al brusco aumento del prezzo dei carburanti. I monaci buddisti, che hanno preso la guida delle proteste dopo che alcuni di loro erano stati feriti nella città di Pakokku, chiedono la riduzione del prezzo dei generi di prima necessità, il rilascio dei prigionieri politici e un processo di riconciliazione nazionale per risolvere le profonde divisioni politiche interne. La mattina del 25 settembre, le autorità hanno iniziato il giro di vite sui manifestanti, introducendo un coprifuoco di 60 giorni dalle 21 della sera alle 5 del mattino e avvisando la popolazione che sarebbero stati adottati provvedimenti di legge contro i dimostranti.
Le violazioni dei diritti umani a Myanmar sono diffuse e sistematiche. Tra queste vi è l’utilizzo di bambini soldato e il ricorso ai lavori forzati. Inoltre, sono in vigore leggi che criminalizzano l’espressione pacifica del dissenso politico. Alla fine del 2006, la maggior parte degli esponenti di primo piano dell’opposizione era agli arresti o sottoposta a forme di detenzione amministrativa e 1160 prigionieri politici erano detenuti in condizioni via via più dure. Gli arresti avvengono spesso senza mandato e i detenuti sono costretti a trascorrere lunghi periodi d’isolamento; la tortura è praticata
regolarmente nel corso degli interrogatori; i processi nei confronti degli oppositori politici seguono procedure non in linea col diritto internazionale e agli imputati viene frequentemente negato il diritto a scegliere un avvocato, se non addirittura ad averne uno. La pubblica accusa fa ricorso a confessioni estorte con la tortura. Le ultime notizie ricevute da Amnesty International in queste ore non sono
incoraggianti. Numerosi raid da parte della polizia stanno avendo luogo in queste ore nei monasteri buddisti di Yangon e in altre città del paese, non si conosce ancora il numero preciso dei monaci arrestati e delle persone rimaste ferite. Per scongiurare il ripetersi del bagno di sangue del 1988, quando furono uccise circa 3000 persone, Amnesty International ha lanciato un appello alle autorità di Myanmar chiedendo loro di mettere fine alle repressioni contro i dimostranti pacifici e garantire il rispetto del diritto di manifestazione.

ANCHE TU PUOI FARE QUALCOSA DI IMPORTANTE!

FIRMA L’APPELLO ON-LINE A QUESTO INDIRIZZO:
http://www.amnesty.it/appelli/azioni_urgenti/Myanmar
E INVIA SUBITO QUESTA Informazione AI TUOI AMICI CHIEDENDO LORO DI FARE
ALTRETTANTO.

Far sentire la nostra voce in questo momento è fondamentale. Insieme, la nostra voce può diventare più forte e salvare delle vite!

Amnesty International Sezione Italiana www.amnesty.it

Per approfondimenti sulla situazione dei prigionieri politici in Myanmar: “Myanmar’s Political Prisoners: A Growing Legacy of Injusticehttp://web.amnesty.org/library/Index/ENGASA160192005

Partecipa alla nostra azione, firma l’appello:

- Firma on line questo appello

- Stampa e spedisci gli appelli qui sotto gli indirizzi:
State Peace and Development Council (SPDC)
Senior General Than Shwe
c/o Ministry of Defence, Naypyitaw, Union of Myanmar

Foreign Minister
Nyan Win
Ministry of Foreign Affairs, Naypyitaw, Union of Myanmar
Fax: +95 1 222 950, +95 1 221 719

Attorney General
U Aye Maung
Office of the Attorney General, Office No. 25, Naypyitaw, Union of Myanmar
Fax: +95 67 404 146, +95 67 404 106

Brig-General
Khin Yi
Director General, Myanmar Police Force, Naypyitaw, Union of Myanmar

Testo dell’appello

Egregio____________,

Desidero esprimerLe la mia preoccupazione per le notizie sull’arresto di centinaia di monaci e altri manifestanti pacifici, tra cui il noto attore Zargana e il parlamentare Paik Ko.

Esorto Lei e il Suo governo a rilasciarli immediatamente e senza condizioni, a meno che non siano accusati di un reato di effettiva natura penale.

Le chiedo di assicurare che le persone arrestate siano trattenute solo in centri di detenzione ufficiali e che sia garantito loro l’immediato accesso agli avvocati, alle famiglie e a ogni trattamento medico di cui possono aver bisogno;

Le chiedo inoltre di assicurare che i detenuti non siano sottoposti a tortura o ad altri maltrattamenti;

Infine, Le chiedo di garantire a tutti i diritti alla liberta di espressione, associazione e assemblea senza timore di vessazioni, intimidazioni o detenzione arbitraria, in linea con gli standard internazionali sui diritti umani.

Distinti saluti.

Seguono altri articoli correlati:

YouTube applaude al passaggio dei monaci buddisti(Leggi):

Myanmar, anche le suore in piazza contro i militari

YANGON (23 settembre) – Ancora una giornata di proteste contro la giunta militare di Myanmar, l’ex Birmania. Circa ventimila manifestanti hanno marciato a Yangon,metà dei quali monaci buddisti, promotori della protesta. Per la prima volta ai monaci si sono aggiunte anche molte suore con la tradizionale tonaca rosa, che urlano «Marciamo per il popolo», e «Vogliamo che la popolazione si unisca a noi». Il sito Internet Mizzima News, creato da esuli birmani, riporta che decine di migliaia di civili hanno manifestato nei pressi dell’ambasciata degli Stati Uniti scandendo slogan per il rilascio della leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi e per la riconciliazione nazionale. La manifestazione ha raggiunto, sotto la pioggia battente, la pagoda di Saule nel centro della città dopo una prima tappa presso la nota pagoda di Shwedagon. È fino ad ora la più consistente dimostrazione dall’inizio delle proteste contro l’aumento vertiginoso dei prezzi, esplose circa cinque settimane fa e che negli ultimi giorni ha visto i religiosi protagonisti in numeri sempre crescenti. Testimoni riferiscono che fino a 200 persone hanno formato una catena umana davanti alle monache seguite nel corteo da un gran numero di civili. Poliziotti armati hanno però bloccato più di 200 manifestanti che cercavano di imboccare la strada per la residenza della leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi. Intorno alla casa la sicurezza è stata notevolmente rafforzata , dopo che ieri sono riusciti ad avvicinarsi circa 2000 persone tra bonzi e civili. Aung San Suu Kyi per qualche minuto era uscita dalla casa, rimanendo comunque nel compound dove è agli arresti domiciliari. Aung San Suu Kyi è privata della libertà da quasi 12 anni. (Fonte: Il Messaggero )

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & dintorni”