Sarà inaugurata lunedi mattina, alle 10.00, presso la Sala Bianca di Palazzo Reale, la Collettiva d’Arte “Segni di Pace“, una mostra che mette insieme 12 artisti casertani impegnati a dare il loro contributo al dibattito. Fortemente voluta dall’assessorato alle Politiche Sociali e alla Solidarietà, guidato da Adriana D’Amico, realizzata in collaborazione con la Soprintendenza, la mostra resterà aperta al pubblico per tutta la settimana. «È con orgoglio – ha affermato l’assessore D’Amico – che ringraziamo le artiste e gli artisti che hanno voluto aderire alla Settimana per la Pace. Questa Amministrazione ha siglato, per la prima volta, anche formalmente, l’entrata ufficiale della nostra Caserta nel novero delle città impegnate per la Pace. Sono fermamente convinta che ognuno debba fare la sua parte». Entusiasmo è stato espresso anche dalla responsabile della Reggia di Caserta, Giovanna Petrenga che ha aggiunto: «Il monumento della città che porta il nome di Caserta nel mondo non poteva essere estraneo all’impegno per la pace. Siamo fieri di questa sinergia». Sarà il sindaco Nicodemo Petteruti, a tagliare il nastro, inaugurando le manifestazioni organizzate in città per la Settimana della Pace. La mostra “Segni di Pace” ospita le opere di Francesco Capasso, Tommaso Cominale, Mimmo Di Dio, MRosaria Di Marco, Umberto Fabrocile, Rosaria Gentile, Vincenzo Guadagno, Agnieszka Kiersztan, Silvana Maglione, Massimiliano Mirabella, Titti Russo, Enzo Toscano ed è stata curata da Nadia Verdile. Ogni opera è stata dedicata alle vittime innocenti di una delle troppe guerre in corso sulla nostra Terra, dal Congo alla Somalia, dalla Cecenia all’Iraq, alle Filippine.

Si riporta di seguito un profilo artistico degli espositori tratto dalla presentazione della mostra curata da Nadia Verdile.

Francesco Capasso “strappa” identità palesi per ricercare intrusi e padroni sotto i colori divelti con la carta abrasiva, affascinato dalla sua proprietà di conservare l’impronta del colore asportato dagli oggetti. Così, l’opera assume un carattere di instabilità e di transitorietà, e lo sguardo dell’osservatore si smarrisce “tentato” dalle abrasioni che raccolgono i riverberi di una realtà irriconoscibile e difficilmente connotabile fatta di ordine e caso, sembiante e significante.

Tommaso Cominale scultore prima ancora che pittore, comunica il suo mondo interiore e la sua ricerca artistica attraverso corpi lacerati, percorsi e percossi, che sintetizzano la volontà di liberarsi dall’ingombro materico per innalzare lo spirito per fuggire via dal peso del male. Le sue figure, capaci di essere simultaneamente plastiche ed eteree, sono sensualmente animate di spiritualità e carnalità in un susseguirsi di ossimori e aneliti.

Mimmo Di Dio, artista mediterraneo per cultura e ricerca, esplora l’animo umano con il fare del viaggiatore che per piacere scava nella memoria cercando di raggiungere mete inviolate o troppo violate e quindi sconosciute. Ci sono dentro i suoi racconti iconografici la forza e la grazia che le passioni sanno dare, quelle passioni che solo l’artista sa scovare. Le sue tele narrano di un’archeologia moderna che si fonde, e confonde, con l’interpretazione del tempo.

MRosaria Di Marco intrappola sogni e angosce negli scherzi buffi dei suoi giullari, simboli antropologici, che rivelano la propria fragilità. Tra volute e dondolii, l’artista invita a meditare sui contenuti della nostra civiltà, sulle conquiste del progresso e sull’esibizione di forza che ne deriva. La diversità ma anche la somiglianza dei giullari, disposti in ordine sparso tra i soggetti della tela, richiama l’esigenza di unità nella diversità fra popoli e culture.

L’altro, per Umberto Fabrocile, è ciò che si muove intorno a noi, dalle inezie quotidiane fino ai grandi eventi politici, che l’artista recepisce, filtra e traduce nei suoi dipinti-collage. Egli annoda, accoppia, stringe, associa elementi vari, dispone carte, toccate o invase da colori, affiancandole a riflessioni, addizioni fotografiche e tesi politico filosofiche che fanno della sua arte un mezzo, talvolta duro e dissacrante, di denuncia.

Rosaria Gentile racconta nelle sue opere un desiderio inappagato di serenità che si traduce in un susseguirsi di contraddizioni e contrapposizioni. Dalla sua tavolozza emergono i colori dell’anima, caldi ed al contempo evanescenti. Un mondo inusitato fatto di ascetiche attese che volgono alla fuga dalla prigione entro la quale l’umanità, ogni essere umano, si trova ad agire, condizionato dal fluttuare delle passioni.

Vincenzo Guadagno esprime una sottile angoscia esistenziale nell’aggregarsi o svanire dei colori primari, nell’estensione o riduzione del campo visivo, nei segni liberi che invadono gli spazi geometricamente definiti. Depurata la forma del dato iconico, del sostrato figurale e narrativo, attraverso l’astrazione geometrica che rappresenta lo stadio definitivo del suo cammino artistico, le sue immagini sono ingabbiate in sistemi archetipici e nuove istanze linguistiche.

Agnieszka Kiersztan svolge la sua ricerca artistica nel campo della scultura, della pittura e del design. Le sue opere sono opere in-quiete: il trattino che separa e congiunge trasforma il significato della parola in due opposti profili di senso, in due diverse condizioni esistenziali, in due contrastanti moti dell’anima che descrivono pienamente la complessa sensibilità dell’artista. L’essenzialità del suo segno, diventa soprattutto in alcuni testi pittorici rarefazione formale.

Le opere di Silvana Maglione sviluppano una concezione centripeta dell’opera d’arte, che sollecita l’osservatore a scavare oltre la superficie, a percepire nei segni una complessità di richiami segreti, da esplorare attraverso uno sguardo interiore nelle radici dell’essere. Nelle sue opere c’è un infittirsi di simboli e messaggi che sottopone se stessa ad una sfida quotidiana ed aspira all’espressione assoluta del proprio sentire in una pittura colta, raffinata, densa di rimandi.

Massimiliano Mirabella delinea, attraverso le sagome delle sue donne e dei suoi uomini, la definizione della condizione esistenziale. Cosparse di segni che alludono al pensiero sedimentato nell’esperienza dell’artista, le figure senza volti, o con visi che non hanno bocca, non parlano, ma si sostengono e talvolta lottano, si offrono in silenzio come figure totemiche. È come una specola che ci costringe a guardarci dentro, a ritrovare la nostra dimensione dell’essere.

Titti Russo, nella sua pittura, riflette scenari talvolta dolorosi, senza tempo, altre volte sfuggenti che si celano e si rivelano in un gioco fatto di segni forti e colori decisi. La percezione del colore agisce sulla psicologia dell’osservatore, fa risuonare sensazioni passate o ne suscita di nuove. Nei suoi disegni e nei suoi racconti iconografici si compenetrano, in un intreccio di raggi luminosi e soggetti dinamici, tematiche sociali e femminili.

Enzo Toscano rappresenta la realtà umana attraverso figure primitive e primordiali che si muovono, impercettibili e indefinibili, in spazi aerei che non hanno collocazione nello spazio – tempo perché ognuna di loro trova perfetta ospitalità in tutte le realtà. Il suo è un linguaggio sostanzialmente astratto, fortemente poetico, nel quale l’armonia dei colori bene riesce ad agganciarsi a un qualsiasi riferimento di contenuto sociale. Le sue tele vivono in bilico tra pittura classica, fortemente evocativa, e sperimentazione del nuovo.

Il comunicato è a firma di Alessandro Carcaterra – Ufficio Stampa Comune di Caserta (Inviato dal giornalista casertano-Salvatore Candalino)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & dintorni”