Su discariche e rifiuti- Intervento di Alex Zanotelli. Ecco la dettagliata ricostruzione di quanto accaduto a proposito della discarica di Korogocho, secondo la denuncia di Alex Zanotelli ( nella foto a sx insieme ad Agnese Ginocchio. Manifestazione nazionale ad Acerra(Na) contro i rifiuti 13 Ottobre 07. Autore foto Andrea Piotlini. Cliccare sopra per ingrandire ) e la sintesi della redazione di Nigrizia. C’è una società: Eurafrica management and consulting che ha sede legale a Napoli, è operativa a Roma con filiale a Nairobi. Capitale sociale, 10 mila euro. C’è la più grande discarica di Nairobi: Dandora, un inferno di rifiuti che “avvelena” circa 700 mila persone, quelle che vivono nei dintorni, compreso lo slum di Korogocho. C’è uno studio di fattibilità che ha come oggetto la bonifica e lo spostamento della discarica: costo 721 mila euro. C’è un ministro, Alfonso Pecoraro Scanio, che di fatto sfiducia l’azione del direttore generale [Corrado Clini] del suo stesso ministero [Politiche ambientali]. E ci sono poi diversi attori che ruotano sull’asse Roma-Nairobi, avvolti nella nebbia di tanti punti interrogativi, ma attratti dal business milionario della gestione dei rifiuti. Sono gli ingredienti dell’ennesima storia all’italiana. I cui tratti salienti sono stati denunciati da Alex Zanotelli e Daniele Moschetti, due missionari comboniani che conoscono a fondo la realtà di Korogocho [il primo ci ha vissuto per 12 anni, il secondo opera ancora in quella baraccopoli] e della discarica. Tutto ha inizio nel novembre scorso. Scende a Nairobi Pecoraro Scanio per il vertice mondiale sui cambiamenti climatici. Il 16 novembre firma con il collega kenyano una convenzione per la bonifica di Dandora, nell’ambito dei contributi previsti dall’ accordo di Kyoto. Sono anni che le organizzazioni locali, con i comboniani in testa, chiedono che quella discarica venga chiusa e spostata, visto che i suoi fumi e il suo inquinamento minaccia la salute delle persone. Il ministero mette a disposizione per lo studio di fattibilità 721 mila euro. Un’enormità. Anche perché di progetti simili ce ne sono già conservati nei cassetti del municipio di Nairobi: studi giapponesi e studi italiani, come quello della Jacorossi. A gestire da Roma direttamente l’affaire è il direttore generale del ministero dell’Ambiente, Corrado Clini. Sarà lui personalmente che il 14 e il 15 agosto scorsi scenderà a Nairobi per incontrare le autorità locali e gli stessi comboniani, per convincerli della bontà dell’operazione e del suo nuovo protagonista. Perché nel frattempo, come dal nulla, compare una società, l’Eurafrica appunto, a cui è stato affidato lo studio di fattibilità.
E qui i misteri iniziano a infittirsi. Innanzitutto, non è chiaro chi le abbia assegnato l’incarico. Clini, nei suoi documenti, scarica la responsabilità sui colleghi keniani. I quali cascano dalle nuvole. Sembra, comunque, che una bozza dell’affidamento sia stata redatta in Italia. Poi gli interrogativi investono la stessa società prescelta. Eurafrica fa riferimento a due persone, marito e moglie: Bruno Calzia e a Tiziana Perroni. Una società [con sedi ufficialmente a Napoli e a Roma] che non ha competenze specifiche in materia. Tanto che per espletare quell’incarico si sarebbe appoggiata a due partner di peso e di grande esperienza in Kenya: la Atkins e la Howard Humphreys, società di ingegneria inglese e keniana. «Ma allora perché non ci si è rivolti direttamente a queste due», si è chiesto retoricamente padre Moschetti. Bruno Calzia, nato in Somalia, non è un perfetto sconosciuto. Fa parte della squadra di consulenti del ministro per le politiche agricole Paolo di Castro ed è stato da poco piazzato dal ministro Emma Bonino nell’Ice, l’istituto per il commercio estero. Eurafrica Kenya, inoltre, avrebbe reclutato soggetti che a Nairobi, e in genere nel Corno d’Africa, si sanno muovere assai bene. È il caso, ad esempio, di Renzo Bernardi, conosciuto per essere il rappresentante in zona della Oto Melara, della Beretta e di altre società europee legate alla produzione di armi. Un quadro complesso [società "neofita", sedi ballerine, soggetti dal curriculum curioso, assegnazione diretta dell'incarico per lo studio di fattibilità...] che ha fatto balenare qualche dubbio. Padre Moschetti e altri hanno iniziato a porsi – e a porre – domande. Timori gonfiati, poi, da ciò che sarebbe stata la seconda parte dell’operazione: la gara vera e propria per la gestione dei rifiuti di Nairobi. E qui le cifre s’aggirano sulle decine e decine di milioni di euro. Dubbi che sono stati sottoposti anche al ministro Pecoraro Scanio. Che li ha condivisi. Tanto da sospendere l’affidamento dello studio a Eurafrica in attesa di chiarimenti, assegnando all’agenzia del ministero, l’Apat il compito di controllare quanto meno la bontà tecnica dello stesso studio. Ma la vicenda non si chiude affatto qui. Padre Zanotelli e padre Moschetti chiedono con forza che la magistratura apra un fascicolo. [http://www.korogocho.org]

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & dintorni”