Caserta e prov. - Via libera del Senato venerdì (dopo l’approvazione alla Camera di giugno) all’articolo 26-bis che introduce la moratoria per la privatizzazione dell’acqua. Approvato, all’interno del Decreto Fiscale collegato alla Legge Finanziaria, ora dovrà ritornare alla Camera e l’effettività della moratoria partirà dalla conversione in legge del decreto. È stato approvato, con 157 sì 155 no e un astenuto, un emendamento aggiuntivo che impedisce nuovi affidamenti fino a una legge organica sulla gestione delle risorse idriche e dei servizi idrici integrati (e comunque non oltre 12 mesi dall’entrata in vigore della legge). Questo è un primo sostanziale successo del Forum dei Movimenti per l’Acqua e un passo importante per l’affermazione dell’acqua come diritto e bene pubblico. L’approvazione della moratoria recepisce, secondo il Coordinamento Acqua Pubblica di Caserta e Provincia , le ragioni che hanno mosso il movimento dell’acqua nei primi sei mesi di quest’anno nella campagna di raccolta di oltre 400.000 firme per chiedere che l’intero ciclo dell’acqua sia garantito fuori dal mercato e da ogni ingannevole logica di S.p.A. o multiutility, restituito come bene comune e risorsa da conservare allo spazio pubblico e alle comunità locali. Nella stessa giornata il presidente De Franciscis al convegno organizzato dall’Associazione Idrotecnica Italiana, che tra i soci sostenitori annovera l’Acea S.p.A. di Roma nonché altre grandi aziende acquedottistiche, sotto l’influsso di un’inquietante pulsione mistificatoria, ha inveito nel suo intervento contro “missionari, vescovi zelanti e pacifisti” che vorrebbero condizionare le scelte della politica in tema di gestione del servizio idrico. Il presidente de Franciscis, cattolico devoto, amico di vescovi e cardinali, dovrebbe imparare come si rispettano religiosi come padre Zanotelli – cui tutti gli abitanti della Campania devono essere riconoscenti – e vescovi come il padre Nogaro che dell’impegno per la giustizia ha fatto il centro del proprio ministero episcopale. Avremmo voluto piuttosto un presidente provinciale impegnato nel non affossare la città di Caserta nella spazzatura facendo riaprire una discarica illegale nel centro della città, con un ulteriore aumento del numero di malati che la sua scelta dissennata causerà nel futuro e un danno permanente per falde acquifere e coltivazioni. Dietro a gratuite meschinità dunque si cela l’abituale, intenzionale non considerazione che l’Amministrazione provinciale dedica a dissensi e mobilitazioni espressi dal territorio, come quelli che hanno trovato piena adesione nella sola nostra provincia con più di 5300 firme di cittadini e cittadine e con più di 400.000 nel Paese a sostegno delle legge di iniziativa popolare per la tutela, il governo e la gestione pubblica dell’acqua. La legge è stata presentata per la discussione in Parlamento il 10 luglio scorso. La campagna durata sei mesi “Acqua pubblica, ci metto la firma!”, che ha visto impegnati più di 70 realtà associative nazionali nonché sindacati come la Fp-CGIL nonchè partiti come RC, PdCI, Verdi e oltre 1000 adesioni territoriali, è stata il segno più evidente di una realtà vasta e diffusa, di un movimento vero e radicato nei territori, che vuole fermare i processi di privatizzazione portati avanti in questi anni dalle politiche liberiste, che reclama il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano universale da sottrarre alle logiche del mercato e del profitto. D’altra parte la scoperta indignata del presidente della Provincia di far parte di un organismo, l’Ato2 Napoli-Volturno, “il cui funzionamento non è mai stato effettivo” non gli ha impedito , in piena estate (3 agosto c.a.), di votare la propria elezione illegittima di autoriconferma nel CdA, senza riconvocare i sindaci e/o i loro delegati e trascurando che nella stessa estate si votasse in Consiglio provinciale per l’approvazione dello statuto di un Ato5 fantasma istituito 10 mesi fa. Semmai volessimo individuare un fattore di destabilizzazione di una politica di pianificazione territoriale (se esistesse), il Coordinamento non potrebbe nutrire dubbi: la distanza abissale degli enti locali da una pur minima pratica di democrazia partecipativa nella gestione del territorio, che poi è esattamente quello che, tra l’altro, chiede la legge d’iniziativa popolare formulata dal Forum. (Comunicato inviato da Mena Moretta, referente coordinamento Acqua Pubblica Caserta e prov. )
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & dintorni”