CASERTA – Ieri mattina, Antonio ROANO (il primo a dx nella foto, autore Andrea Pioltini fotoreporter), esponente del COMER (Comitato Emergenza Rifiuti di Caserta, si è recato presso la del Commissariato di Governo in via Medina a Napoli per consegnare al Prefetto Umberto Cimmino, il documento allegato con la proposta di risoluzione immediata per l’emergenza rifiuti in Campania elaborata dall’Assise di Palazzo Marigliano di Napoli e dal Comitato Scientifico di Legambiente e appoggiata dal nostro Comitato. “Alla C.A. Prefetto Umberto Cimmino, Commissario Emergenza Rifiuti Regione Campania. L’eredità che Pansa Le ha lasciato sembrerebbe formalmente “inconfutabile e risolutiva “:
a) Piano regionale dei rifiuti;
b) Stazioni di trasferenza ovunque;
c) Individuazione di possibili nuove discariche da realizzare… (vedi Pignataro Maggiore e Carinola nel casertano ad esempio).
Le cose però non stanno così e svelano nei fatti una situazione di caos, confusione e pressappochismo, con profili e ricadute purtroppo di estrema gravità per il territorio, l’ambiente, la salute pubblica e la credibilità stessa delle istituzioni i cui rifiuti in tutte le comunità locali della Campania ne sono una triste riprova:
a) la discarica illegale e pericolosa di Lo Uttaro, già satura e prossima alla chiusura – appena qualche giorno di attività – è stata chiusa per un doppio provvedimento della Magistratura penale e civile dando ragione e accogliendo in pieno le motivazioni di quanti avevano promosso le azioni giudiziarie e determinato la responsabilità del Governo; la gravità di tale atto sembra sfuggire alle istituzioni che sono riuscite nell’ultimo periodo a vanificare l’egregia azione di “pulizia” dei prefetti Commissari, in particolare del dott. Improta e dott. Catalani. Nel frattempo, nessuna azione di bonifica e messa in sicurezza è stata intrapresa ed il percolato sta tranquillamente inquinando la falda acquifera sottostante, mentre tutti gli impegni di bonifica con le Amministrazioni locali sono stati disattesi, anche se queste ultime hanno le loro colpe non avendo redatto il piano provinciale dei rifiuti come previsto dal Protocollo d’Intesa né il Comune di Caserta messo in piedi un serio piano di raccolta differenziata.
b) Quella di Serre chiuderà a giorni;
c) Nessun cantiere è stato aperto, neanche in ritardo, per far fronte allo smaltimento dei rifiuti, necessariamente in discarica atteso che nulla è cambiato sostanzialmente da luglio, ossia da quando Bertolaso ha lasciato l’incarico di commissario di governo al Prefetto Pansa e mentre politici e amministratori denunciano ritardi e problemi, la malavita organizzata continua – imperturbabile – a lucrare e fare affari – sodali i soliti colletti bianchi – in un balletto che comprende e riavviva lo smaltimento illecito sul territorio campano di rifiuti industriali e pericolosi, vero nodo e fulcro della vicenda rifiuti in questo paese;
d) Le soluzioni affacciate dal gruppo tecnico del Commissariato di governo, ignorando ogni atto e azione pregressa, hanno fatto delle proposte di localizzazione di discariche per rifiuto tal quale o di discariche per rifiuto imbustato (cosiddette ecoballe) assolutamente inidonee sia sul piano ambientale, sia su quello territoriale, sia sul piano economico e produttivo. Basti per tutti i siti individuati nel comune di Carinola e in quello di Pignataro Maggiore, entrambi nel casertano. Tale situazione pone ingenera delle perplessità sulle reali capacità dell’attuale gruppo di tecnici che collabora col Commissario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania.
Si consideri che:
1) Il piano regionale del ciclo dei rifiuti, proposto dal Commissario di governo, prefetto Pansa, può costituire una base di discussione e di confronto ma non costituisce un piano organico e definitivo, portandosi appresso “il ricatto FIBE e le errate, obsolete scelte tecnologiche “;
2) I siti di trasferenza costituiranno in ogni caso un problema sanitario e ambientale. Alla stragrande maggioranza dei comuni mancano sia le risorse finanziarie sia le competenze tecniche per affrontare tali problemi;
3) I sette impianti di tritovagliatori (ex CDR) non sono stati manutentati per produrre finalmente CDR dalla frazione dei rifiuti non altrimenti recuperabile e continuano a sprecare denaro dei cittadini e risorse che vanno a finire regolarmente in discarica o fuori regione;
4) L’inceneritore di Acerra, il cui inizio di attività era stato previsto per ottobre scorso, per errori clamorosi di progettazione (forse e sarebbe la motivazione più tranquilla) e quant’altro entrerà in esercizio solo (attuale traguardo) nel 2010.
A questo disastro ambientale, politico, finanziario, morale e istituzionale in cui tutti hanno perso e mostrato il Comitato Emergenza Rifiuti della provincia di Caserta pone all’attenzione del Governo le seguenti proposte operative atte a superare nell’immediato la cosiddetta “emergenza” e porre le basi ad un programma condiviso per affrontare il futuro con una certa tranquillità.
A) Realizzazione di una discarica regionale provvisoria (per la durata di almeno 36 mesi) in uno dei cinque comprensori così come individuati, indicati e già proposti dall’Università di Napoli Federico II dal prof. Dè Medici e fatta propria dal Commissario Bertolaso e poi misteriosamente accantonata, all’inizio di quest’anno e i cui tempi di attivazione sono valutabili in circa 30-40 giorni. A tale proposito vale la pena rilevare e ricordare che difficilmente il territorio regionale ha siti così adatti per ubicare una discarica e in cui tutte le matrici ambientali e la normativa urbanistica e quant’altro trovano risposte pienamente corrette. Per la verifica di quanto affermato, lo stesso promotore, prof. Dé Medici è disposto ad effettuare una serie di sopralluoghi con i rappresentanti delle istituzioni, le associazioni, i comitati locali e la stampa nazionale ed estera. Si allega una scheda tecnica con rilievi fotografici e cartografici.
B) Affiancamento alla discarica di un sufficiente numero di tritovagliatori (così come si è proceduto per l’eliminazione del sito di trasferenza a Caserta in località Lo Uttaro) per assicurare un’adeguata “lavorazione” del rifiuto tal quale e poterlo conferire in discarica. Per dirla in altri termini: quello che oggi si sta “enfaticamente effettuando” con i sette ex CDR regionali in mano alla FIBE;
C) Chiusura di tutti e sette gli impianti di tritovagliatura per una loro reigegnerizzazione (in TMB) e un effettivo dimensionamento in ambito provinciale in rapporto al fabbisogno di CDR (tenuto conto che dovrebbe trattarsi di una frazione residuale nel contesto della raccolta differenziata) e conseguente rifacimento con tecnologie nuove e moderne, commisurate alla capacità derivante dalla riduzione dei rifiuti da conferire in relazione al target di raccolta differenziata riportato anche nella proposta di piano regionale;
D) Avvio, a livello provinciale (quindi per singola provincia) di un procedimento partecipato a vario livello (da definire) da tutte le componenti della società organizzata, per definire un piano del ciclo dei rifiuti (che comprenda tutti i rifiuti e non solamente i RU), parametrato su contesto provinciale nell’ambito delle esigenze del territorio regionale. In questo quadro la proposta del piano regionale dei rifiuti di Pansa o altri documenti a vario livello istituzionale proposti vanno considerati quali meri strumenti di informazione;
E) Sospensione di qualunque procedimento o decisione tecnica-amministrativa circa l’attivazione di impianti di biomasse, centri di stoccaggio, piattaforme, ecc. ecc., fin tanto che, a livello provinciale, non si adotti il piano di cui al precedente punto D), la cui approvazione dovrà, comunque, avvenire entro un anno dall’avvio del procedimento.
Nelle more:
1) si applichino le procedure e poteri sostitutivi per le amministrazioni locali inadempienti rispetto alle norme stabilite per la raccolta differenziata;
2) si faccia rispettare l’obbligo della realizzazione di isole ecologiche in ogni comune, nel rapporto di una almeno ogni 20.000 abitanti;
3) si elabori e applichi una proposta tipo, a livello provinciale, per il passaggio dalla TARSU alla Tariffa;
4) si approvi a livello regionale la norma che prevede l’utilizzazione degli inerti da riciclo per le opere pubbliche. A tale proposito vale la pena ricordare che l’art. 52 comma 56 della Legge Finanziaria 2002 (L. 28 dicembre 2001, n. 448) prevede che le regioni adottino le disposizioni occorrenti affinché i soggetti pubblici, o a prevalente capitale pubblico, utilizzino materiali riciclati in misura non inferiore al 30% del fabbisogno. La Campania è rimasta da sola, insieme a qualche altra regione del Sud, a non aver legiferato in materia.
5) Appena messi in funzione gli impianti di TMB (al massimo entro 18-24 mesi) con almeno due di questi si dovrebbe procedere allo spacchettamento delle cosiddette “ecoballe” per trarne vero CDR;
6) Avvio di quota parte del CDR (effettivo e normalizzato) prodotto o stoccato (dopo lavorazione) ai tre cementifici presenti in regione o in altre strutture idonee.
Su tale argomento appare utile precisare che, nel rispetto del principio di precauzione e del buon senso, è condizione imprescindibile la delocalizzazione dei cementifici casertani così come imposto dal P.R.A.E. (Piano Regionale Attività Estrattive) e dalla V.I.A. per l’insediamento del policlinico nella città di Caserta. Per tutti i cementifici operanti nella regione Campania, al fine di ipotizzare la possibilità di utilizzazione di CDR idoneo occorre, in ogni caso, l’adeguamento degli impianti al fine di garantire in particolare il rispetto dei parametri di emissione degli inceneritori. F.to Antonio Roano del Comer”. (A cura del giornalista Nunzio De Pinto)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”