Caserta- Nella solennità dell’inaugurazione dell’anno accademico 2008 della SUN  vorremmo che  non ci fosse  voce solo per i numeri, che certamente vogliono dare atto di un cammino  che nessuno di noi  ama disconoscere, avendoli sempre ben impressi:  circa 28 mila  gli studenti   iscritti , dieci   le Facoltà istituite: Architettura, Economia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lettere e Filosofia, Medicina e Chirurgia, Psicologia, Scienze Ambientali Scienze MM.FF.NN, piu’ la  facoltà per Studi politici per l’Alta formazione europea e mediterranea  “Jean Monnet;  65 sono i corsi di laurea – 39 triennali,  26 specialistiche 3 interfacoltà; 900 i docenti, quasi 2000 il personale non docente; molti  i servizi correlati,  taluni  all’optimum, altri ancora al palo. Vorremmo,  invece,  che in questo evento ci fosse  posto anche per altre emozioni come quelle legate alla presenza,  per la prima volta,  di  giovani matricole nate con essa, cioè nell’anno della sua istituzione, il 1990, giovani che il Vescovo ha incontrato in un’atmosfera tutta particolare. Una presenza  generazionale che chiama (o imporrebbe a ) questa  celebrazione 2008 ad avere un nuovo rapporto col territorio nella misura in cui terrà presente, senza ignorarli, anche i problemi ancora  aperti, per risolverli quale presupposto per  costruire un  legame  rinsaldato con esso. Quali i problemi aperti? Quelli di sempre: il trasferimento del Rettorato, la sua nuova denominazione, il completamento del Policlinico. Ricordarli insieme ai numeri in premessa  valorizzati  diventa, per l’occasione, un atto dovuto e non   semplice polemica, mai cercata.  Invocarne la loro risoluzione un’ansia nè soffocabile nè rimandabile.  Va sottolineato che  tutte le  università nate per cosiddetta “gemmazione” – vale a dire per sdoppiamento della casa madre, una volta raggiunto il limite massimo degli iscritti – abbiano  acquistato, dopo pochi mesi, un nome consono al territorio di appartenenza. Per dare, infatti, una nuova denominazione alla Seconda Università di Milano istituita nel giugno del ‘98 ci sono voluti nove  mesi,  con una semplice richiesta del suo Senato Accademico e Decreto Ministeriale del Marzo ‘99.  Per la Seconda Università di Napoli si naviga ancora a vista, atteso che l’opportuno percorso promosso dal Co.as.ca per la presentazione di un’iniziativa legislativa a cio’ finalizzata presentata da tutti i parlamentari casertani, la n.  3105 dell’Ottobre 2007, viene vanificata dallo scioglimento anticipato della XV legislatura. Un tema fondamentale, questo, lasciato ancora aperto per ragioni ingiustificate e  maldedotte e già piu’ volte denunciate, che ostano  non solo un’integrazione sinergica col  sistema produttivo casertano,  come  proposto da  piu’ parti,  ma anche  un’  integrazione culturale piu’ viva con la  Civitas casertana.  Una sinergia che si allarghi anche alla cittadinanza, se è vero come è vero e  acclarato da piu’ parti, che il nome di  un’Università debba comunicare immediatamente  la propria storia e la propria vocazione:il nome è identità, è riconoscimento e dà senso di appartenenza.  Un’appartenenza territoriale, non ci stancheremo mai di ripeterlo,  piu’ che negata o mortificata visto il suo attuale insediamento territoriale, diremmo quasi scippata, perché dimentica un’appartenenza già vissuta e praticata, intensamente, ai suoi   albori  con partecipazione inusitata e di massa della  cittadinanza tutta – associazioni, sindacati, ordini professionali – sull’onda dei quotidiani appelli   di  Mons. Nogaro   ad una mobilitazione   che  in  tutte le celebrazioni  si tende ingenerosamente ad obliare, quasi fosse il suo un peccato originale, tanto da diventare fastidioso ricordare  i  suoi  tanti cortei, i sit-in, le denunce   televisive, gli aspri  incontri ministeriali, la raccolta di  75 mila firme, le  diffide, i coinvolgimenti prefettizi ed anche   azioni extragiudiziali, e  le prime inaugurazioni accademiche  con attività didattiche avviate  in modo non poco rocambolesco e, soprattutto, grazie alla  disponibilità di terzi,  come la Curia Vescovile  che mise a disposizione  non pochi suoi immobili. Una rivendicazione di appartenenza richiesta da piu’ parti , stancamente e quotidianamente, fino ad arrivare ad una petizione presentata ai rispettivi consigli comunali, provinciali e regionali, forte di 5000 firme, pur’essa mortificata a tutt’oggi.  Nessun accanimento burocratico , allora, il nostro, ma un’ansia liberatoria  e tanto anche per gli altri due temi: il Policlinico e il Rettorato. Per costruire il  Policlinico di Maastricht,  che condivide con Caserta la stessa data istitutiva, ci sono voluti due anni e 45 miliardi di allora.  Nel nostro capoluogo, dopo sedici  anni, lo aspettiamo ancora e con non poche tribolazioni, visto il contorno di discariche, di rifiuti e di cave che lo circonderanno. Solo in questi giorni,  finalmente, dopo altrettanti anni , arriva la buona novella dell’ufficializzazione della sede rettorile nella vecchia Caserma Pollio con relativo stanziamento di fondi, ma con tutte le incertezze delle situazioni logistiche – parcheggio a raso , uffici, etc – ivi presenti.   Un’occasione, allora, questa dell’inaugurazione dell’anno accademico 2008    per stimolare tutte le parti universitarie e non, anche quelle   politiche affinché, nel far fronte, responsabilmente alle tante  situazioni emergenziali: democrazia, rifiuti, occupazione, criminalità organizzata,   traffico, inquinamento,  ritrovino posto dignitoso anche le voci di quei  5000 firmatari cui si unisce da sempre quella del nostro amato Pastore.  Caserta, 18 Febbraio 2008* ACI, ACLI, Centro Pastorale Giovanile,  Caritas Diocesana,  Osservatorio  sull’Università a Caserta (Comunicato inviato da Pasquale Sarnelli ex consigliere comunale)