
La figlia Agnese esorta i militanti delle Br a dire la verità su quegli anni. Cossiga in ginocchio
Roma- I vertici delle istituzioni – tra cui il presidente emerito della Repubblica e all’epoca ministro dell’interno Francesco Cossiga – hanno reso omaggio alla memoria di Aldo Moro e dei componenti della sua scorta trucidata 30 anni fa: lo hanno fatto deponendo corone di alloro e fiori in via Fani, la strada di Roma dove lo statista democristiano fu rapito e dove oggi ha aleggiato un’esortazione dalla figlia di Moro rivolta agli ex-brigatisti rossi affinchè dicano la «verità» su quella pagina della storia italiana.
Il primo a rendere omaggio a Moro e alla sua scorta è stato il presidente del Senato Franco Marini che già alle otto ha sostato in silenzio per alcuni minuti in via Fani nell’esercizio delle funzioni di presidente della Repubblica, assunte dopo la partenza di Giorgio Napolitano per un viaggio di Stato in Cile. Sul posto si sono recati fra gli altri il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, e – deponendo una corona di alloro sulla lapide che ricorda l’agguato – anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi, assieme al ministro dell’interno, Giuliano Amato. Diffuse dalla radio, sulla cerimonia hanno aleggiato parole di Agnese Moro che ha detto di aver ormai «perdonato tutti», quindi anche l’ex br Mario Moretti, mente ed esecutore della strage. «Però dovrebbero anche loro fare la loro parte», ha aggiunto sostenendo che «chi ha partecipato alla lotta armata» dovrebbe «dire la verità su tutto quello che è successo in quegli anni». Un protagonista di quei giorni, Cossiga, ha portato un mazzo di fiori con una coccarda tricolore e si è inginocchiato ai piedi della lapide con i nomi e le foto delle cinque vittime di via Fani: Oreste Leonardi, Francesco Zizzi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera, definiti sulla stele come «cinque uomini fedeli allo Stato e alla democrazia» che furono «uccisi con fredda ferocia mentre adempivano al loro dovere». Numerose le corone di alloro e di fiori lasciate vicino alla lapide assieme a ramoscelli d’ulivo, perché ieri ricorreva la domenica delle Palme. Sul posto si sono visti soprattutto forze dell’ordine, giornalisti, fotografi e troupe televisive. Davanti alla lapide hanno sostato anche cittadini (qualcuno ha lasciato mazzi di fiori) e passanti – a piedi, su auto o motorini – incuriositi dall’afflusso di autorità e relative scorte. Ad attirare l’attenzione è stato un picchetto d’onore interforze e le note del silenzio hanno accompagnato la deposizione delle corona di Prodi e Amato. Presenti anche i familiari delle vittime di quel 16 marzo del 1978, assieme – fra gli altri – al capo della polizia Antonio Manganelli, al comandante generale dei carabinieri Gianfrancesco Siazzu, al comandante generale della guardia di finanza Cosimo D’Arrigo, al presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, al prefetto di Roma Carlo Mosca, al questore di Roma Marcello Fulvi. Numerosi politici intervenuti tra cui il leader del Pd, Walter Veltroni, l’ex ministro dell’interno Giuseppe Pisanu e i contendenti per la carica di sindaco di Roma, Francesco Rutelli e Gianni Alemanno.
(Articolo di Francesca Catà, tratto da Libertà)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”