Avrebbe compiuto 30 anni a maggio. A dare l’allarme un parente I
carabinieri hanno sequestrato il telefonino e l’auto del giovane
ALIFE (CE)- Domenica mattina è andato a casa della sua ragazza. Doveva chiarire una situazione che non filava più liscia come qualche tempo fa. Hanno parlato, ne è nata una lite, l’ennesima. Poi P. M. , ventinovenne operaio di Alife, è salito a bordo della sua Fiat Brava ed è andato via. Lei è stata l’ultima persona ad averlo visto in vita. Pasquale non ha retto a quel litigio, il pensiero di avere perso forse per sempre la sua donna non gli dava pace e così ha deciso di portare a termine il suo gesto. Una sorta di prova d’amore. Si è recato in via Volturno, in un fabbricato ancora in fase di costruzione, ha posizionato una trave tra il primo ed il secondo piano (nel vuoto dove presumibilmente sarebbero dovute essere costruite le scale), ha appeso una corda, ha preparato il cappio dove infilare la testa e si è tolto la vita. Questa da una prima ricostruzione effettuata dai carabinieri sarebbe la dinamica di una domenica di festa trasformatasi improvvisamente in tragedia. Le ricerche dei familiari sono incominciate la sera quando la preoccupazione di non avere notizie dal ventinovenne ha incominciato ad allarmare tutti. Poi, ieri mattina, la denuncia di scomparsa ai militari della stazione di Alife. Ad accorgersi che qualcosa di strano poteva essere successo in quel casolare di via Volturno un parente che, alle dieci, ha riconosciuto la Brava parcheggiata in uno spiazzo antistante la struttura in costruzione. Così è partita la telefonata ai carabinieri che, con in testa il maresciallo Giovanni Aceto, sono entrati in quel fabbricato abbandonato ed hanno fatto la triste scoperta: il corpo di Pasquale era lì, appeso tra il primo piano ed il piano terra. Nessun dubbio sul fatto che fosse morto già da un poco. Forse già da quella domenica mattina. A confermare questa teoria diversi indizi e primo fra tutti la visita esterna eseguita dal medico legale. Lo stato nel quale versava il cadavere non lascerebbe dubbi che il gesto sia stato portato a termine molte ore prima del ritrovamento. E poi c’è il telefonino rinvenuto spento, completamente scarico, come se fosse stato acceso per ore ed ore fino all’esaurimento della batteria. Da quel telefono sono incominciate le indagini coordinate dal comandante della compagnia di Piedimonte Matese, il capitano Salvatore Vitiello(nella foto in alto), giunto sul posto per eseguire i sopralluoghi e dare il via all’indagine. Trovato il caricabatteria compatibile con il modello del cellulare ci sarà da controllare l’elenco delle telefonate e dei messaggi inviati e ricevuti da quel numero. Potrebbero fornire indizi importanti sugli ultimi minuti di vita del giovane. Non sono stati ritrovati biglietti di addio o altro neanche nell’ automobile che, così come il telefono, è finita sotto sequestro. Le prime indagini non lascerebbero dubbi sul fatto che il litigio abbia scatenato il suo gesto. In zona si è portato anche il pubblico ministero di turno, Giovanni Cilenti, che ha disposto una visita autoptica nel reparto di Medicina legale dell’ospedale civile di Caserta. Bisognerà capire con certezza l’ora esatta della morte. Il giovane avrebbe compiuto trent’anni il prossimo 30 maggio e lavorava presso un’officina meccanica di attrezzature agricole ad Alvignano. Fino a poco tempo fa esercitava la professione di meccanico presso il “Centro meridionale trattori” di Carinola. (Articolo di Vittorio Petraroli)
Pubblicato da red. cronaca prov. “Alto Casertano-Matesino & d”