Sant’ Angelo d’Alife ( di Gabriele Martino)-Sabato 3 maggio 2008, nel comune di Sant’Angelo d’Alife, avrà luogo la cerimonia ufficiale che sancirà il rapporto di gemellaggio tra i comuni de L’Aquila e Sant’Angelo d’Alife. Il rapporto di gemellaggio è stato programmato nella delibera n.6 del 29/02/2008 del Consiglio Comunale di Sant’Angelo d’Alife. All’evento interverranno numerose autorità:  * il Sindaco del comune de L’Aquila On. Dott Massimo CIALENTE; * l’Assessore responsabile del gemellaggio Dott. Antonio LATTANZI; * il (foto 1 sx: Stemma di S. Angelo D’Alife, foto 2 a  dx Stemma della città de l’Aquila) Delegato a rappresentare il Presidente del Consiglio Provinciale di L’Aquila Dott. Domenico LEONE; * il Delegato a rappresentare il Consiglio Regionale d’Abruzzo Dott. Bruno EVANGELISTA; * il Presidente Onorario del gruppo storico di Ocre “Gualtieri di Ocre” Dott.ssa Nanda FALESSI; * il Prof. Federico MARAZZI, docente dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli; * S.E. Rev.ma Mons Giuseppe MOLINARI, Arcivescovo Metropolita de L’Aquila, Diocesi Celestino V; * S.E Mons. Pietro FARINA, Vescovo della Diocesi Alife-Caiazzo.  * Il Sindaco di Sant’Angelo d’Alife, dott. Salvatore BUCCI; * l’Assessore alle (foto 3: Castello medievale di S. Angelo d’Alife) Politiche Sociali, Dott. Giovanni CURTOPASSO. Dopo la lettura del messaggio di benvenuto del Sindaco Dott. Salvatore BUCCI, e la consegna della pergamena di gemellaggio tra i due comuni, seguirà la visita agli scavi archeologici del Castello Medievale di Sant’Angelo d’Alife. Nel pomeriggio si terrà un convegno sul tema “Archeologia medievale nel Parco del Matese”. L’evento si concluderà con la celebrazione della Santa Messa officiata da S.E. Rev.ma Mons Giuseppe MOLINARI e S.E Mons. Pietro FARINA.  Per il programma completo dell’evento, e per ulteriori informazioni, visitare il sito ufficiale del Comune di Sant’Angelo d’Alife www.santangelo-dalife.it  o contattare l’indirizzo email cultura_turismo@santangelo-dalife.it

(Articolo a cura dell’ufficio stampa Gabriele Martino)

Segue articolo correlato tratto dal portale del comune di S. Angelo d’Alife:

L’Aquila e Sant’Angelo d’Alife: due voci del Medioevo Meridionale

Estratto di un articolo relativamente al gemellaggio tra i Comuni de L’Aquila e Sant’Angelo d’Alife 

“Il (foto a sx, particolare facciata di una nota abitazione nella piazza centrale di S. Angelo d’Alife) Meridione che, dalla Sicilia agli Abruzzi, si fa regno unitario nel XII secolo, sotto i re della dinastia normanna degli Altavilla diviene effettivamente stato nella prima metà del XIII sotto Federico II di Hohenstaufen. Questi, figlio dell’ultima discendente della famiglia reale normanna – Costanza – e del re di Germania e imperatore, Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa, porta in dote, nel Meridione, la tradizione della missione universale conferita al supremo potere sovrano, tramandato di generazione in generazione dal tempo di Carlo Magno: un potere che era condiviso sul territorio con le aristocrazie legate al sovrano dai vincoli della fedeltà feudale, ma che dal consenso di esse prescindeva nelle sue ragioni d’essere profonde, che erano tutte riposte nella delega divina al reggimento delle cose del mondo. Anche gli Altavilla, molto cercando di mutuare dalla tradizione monarchica bizantina, avevano operato in direzione della costruzione di un potere regio che sfuggisse all’abbraccio della continua e sfibrante mediazione con le altre consorterie di guerrieri che con loro si erano stabilite nell’Italia del sud, spartendosene il territorio durante l’XI secolo, ma le continue rivolte nobiliari che avevano punteggiato la storia del regnum Siciliae stavano a dimostrare che le basi del potere monarchico erano ancora giovani e instabili.Partendo da questi presupposti, l’azione politica di Federico II fu caratterizzata perciò da una costante riproposizione del tema della potestà del sovrano di operare per definire e plasmare un controllo assoluto del territorio. Questo intento si concretizza in una politica decisa e sistematica per la creazione di una rete di complessi fortificati, direttamente dipendenti dal re, che servano a materializzarne l’autorità, scoraggiando azioni ostili sia da parte dei nemici esterni, sia di quelli interni. È vero che alcuni dei “castelli” costruiti da Federico II assolsero più che altro alla funzione di fornire al sovrano “punti d’appoggio” sul territorio, e non possono essere considerati presidi militari in senso stretto: tra questi, il celeberrimo caso di Castel del Monte, presso Andria. Ma, nondimeno, essi materializzavano la possibilità indiscussa che il re aveva di spostarsi e risiedere in ogni angolo dei suoi domini, come da tempo era costume facessero gli imperatori di Germania, che avevano disseminato il regno di palatia e residenze, da dove potevano attendere tanto agli svaghi della caccia, quanto al disbrigo degli affari di governo. Era dal tempo della riconquista dell’Italia da parte dell’imperatore d’Oriente Giustiniano, che la penisola non conosceva più un’iniziativa tanto diffusa quanto esclusiva, da parte di un potere sovrano, nell’esercizio del diritto a marcare il controllo militare del territorio. Un diritto che, specularmene, venne inibito per gli esponenti dell’aristocrazia, ai quali invece era stato via via delegato nei tre secoli precedenti. In questo clima, segnato dalla personalità e dal progetto politico di Federico II, si sviluppa l’identità storica originaria dei due centri che oggi desiderano ricongiungere i propri destini: L’Aquila e Sant’Angelo di Alife. La città abruzzese nasce tra gli anni ’30 e ’40 del XIII secolo, come progetto di Federico II per il controllo militare dello snodo viario che, dall’Abruzzo, conduceva verso le terre pontificie, e, poco dopo il 1250, per volontà di Corrado IV di Svevia, suo figlio e continuatore, viene realizzata come città sottoposta direttamente all’autorità regia. Sant’Angelo d’Alife, a sua volta, ha il suo nucleo storico d’origine nella rocca di Rupe Canina che, sempre al tempo dell’imperatore svevo, fu trasformata in vera e propria fortezza, inclusa nel novero dei presidi regi a controllo dell’accesso al regno di Sicilia, imperniati su Capua, la città che in Campania svolgeva da tempo il ruolo che proprio L’Aquila avrebbe dovuto rivestire per le assai meno urbanizzate terre d’Abruzzo. Gli scavi in corso nel castello di Rupe Canina stanno dimostrando tangibilmente come la fase cronologica collegabile all’età sveva abbia costituito un momento centrale nello sviluppo del sito, trasformandolo dal villaggio aristocratico incastellato in un possente caposaldo militare. La memoria del sovrano svevo lega quindi l’identità dei due centri, e li accomuna nel ricordo di una fase del Meridione d’Italia in cui, come si diceva all’inizio, il progetto di dominio unitario, costruito dai re normanni, ambisce a trasformarsi in compagine statale, enfatizzando il ruolo del re, non più di fatto primus inter pares all’interno di una compagine di inquieti capi militari, bensì monarca, ovvero unico detentore ed esercente del potere sovrano. I due centri simboleggiano proprio i due punti estremi di questo percorso storico. La rocca di Rupe Canina, che costituiva il nerbo di una delle signorie più autonome del regno normanno, sotto la guida della famiglia Drengot, piegata da Ruggero II nel 1137, rappresenta in certo senso, con la sua capitolazione al cospetto del fondatore del regnum Siciliae, il punto di avvio della costruzione di quel potere assoluto sul regno stesso, che fu portato a pieno compimento da Federico II. L’Aquila, invece, fondata nel crepuscolo della monarchia sveva e testimone diretta degli esiti della battaglia di Tagliacozzo del 1268, che ad essa posse definitivamente fine, è la metafora dell’epilogo del progetto di stato unitario che, abbozzato dai re normanni, trovò in Federico il consapevole ideologo e il coerente e tenace attuatore”.

Pubblicato da red. prov. Alto Casertano-Matesino & d”

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