CASERTA-Esimi Presidenti, il sedicesimo anniversario del decreto ministeriale del
27 aprile 1992 che localizzava a Caserta la Seconda Università degli studi di Napoli e le sue facoltà (dopo la legge del 1990 che istituiva l‘Ateneo), è passato inosservato, anche perché cadeva al termine di una settimana che ha visto la Città impegnata in pregnanti avvenimenti quali la “Catena umana contro la camorra” e la Festa della Liberazione. Per questo anniversario dimenticato, invece, il ricordare la partecipazione inusitata e di massa della cittadinanza sull’onda dei quotidiani appelli di monsignor Raffaele Nogaro (nella foto al centro. Autore foto: Andrea Pioltini fotoreporter) che motivarono i tanti cortei, le mobilitazioni, la raccolta di 75 mila firme, le diffide, i coinvolgimenti prefettizi, non diventa una mera rivendicazione di meriti della Città ma vuole ricordare un impegno che puntava ad avere non un distaccamento dell’Università degli Studi di Napoli a Caserta, ma un’Università di Caserta a Caserta. Non riteniamo dover ricordare alle SS.LL che questa ineludibile rivendicazione – unitamente alla sede del Rettorato – è tuttora negata per maldedotte ragioni di prestigio, di potere accademico e di baronie se non forse anche per mero rendiconto professionale laddove il titolo “Università di Napoli” diventa piu’ conveniente di quello di Caserta. Resta incontrovertibile, al contrario, che tale impasse osti un’integrazione piu’ viva con la Civitas casertana atteso che il nome di un’Università debba comunicare immediatamente la propria storia e la propria vocazione: il nome è identità, è riconoscimento e dà senso di appartenenza. Con questa nostra lettera aperta vogliamo ricordare, allora , alle SS. LL in indirizzo, alcuni nostri appelli che rivolgemmo, come associazioni casertane, all’atto dell’insediamento dei Consigli eletti e dalle SS. LL presieduti, affinché tra le priorità quotidiane – traffico, rifiuti, sviluppo – potessero trovare posto ed attenzione, attraverso un Ordine del giorno, votato all’unanimità, anche queste due problematiche del trasferimento del Rettorato e del suo nuovo nome. E’ inutile sottolineare che non ricevemmo nessuna attenzione, rimanendo, il nostro invito, come si suol dire: lettera morta. Nel Novembre dello stesso anno ripetemmo l’appello con analogo risultato. Cosicché nell’agosto del 2007, nell’anniversario della legge istitutiva, la 245/90, promuovemmo, addirittura, una raccolta-firme per una petizione popolare ai sensi dei rispettivi statuti onde sollecitare, democraticamente – ed entro un mese – come recita la normativa in merito – una riflessione aperta da parte dei rispettivi consigli sui temi in questione, petizione che forte di 5.000 firma depositammo presso le segreterie consiliari, il 16 dicembre 2007. Sopraggiunte situazioni legate alla ben conosciuta emergenza socio-sanitaria connessa allo smaltimento dei rifiuti, ci hanno finora consigliato di soprassedere dal denunciare questo mancata attenzione riconosciutaci da una norma statutaria di entrambi gli Statuti. Ma oggi, pur perdurando la gravità di questa emergenza, riteniamo doveroso riproporre che la stessa ci venga concessa ancorché convinti che tra le succitate emergenze comunali, relegare a superflue queste problematiche connesse all’Università mortifichi il ruolo della cultura, il senso della politica e quello della civitas. Le numerose firme raccolte rappresentano le adesioni di esponenti del mondo della società civile, dell’associazionismo, del sindacato, del mondo produttivo-economico, della cultura, del mondo studentesco e giovanile. Avanziamo tale rivendicazione anche perché, come alle SS.LL è ben noto, per la fine anticipata della XV legislatura la lodevole iniziativa degli ex parlamentari casertani è decaduta e qualsiasi analoga iniziativa avrà tempi biblici. Da qui la nostra richiesta del rispetto della nostra mortificata petizione per un dibattito istituzionale ed aperto che si faccia carico di definire nuove iniziative comuni, condivise e sinergiche. Senza polemica alcuna sottolineiamo di non condividere talune riflessioni istituzionali che propongono “che sia opportuno di mettere a tacere tutte le voci relative al nome di questo ateneo. Si tratta di una storia un po’ ridicola. Il problema – non è il nome, ma la qualità della didattica dell’Università”. Rassicuriamo che anche noi ambiamo ad avere un’Università didatticamente valida e prestigiosa, e non capiamo perché una sua identificazione casertana dovrebbe ostacolarla. Per ultimo ci preme solo evidenziare come altrove – leggi Roma e Milano – tutte le Università nate “seconde” come la nostra, abbiano in pochi mesi assunto una loro denominazione riflettente il territorio su cui insistono mentre la nostra rimane l’unica ad avere un nome diverso dal territorio nel quale insiste. Certi di ogni attenzione, si inviano deferenti saluti. ACI, ACLI, Caritas Diocesana, Centro Pastorale Giovanile, Osservatorio sull’Università a Caserta. (Comunicato inviato da Pasquale Sarnelli)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”