“LO STEMMA DELLA CITTA’ DI ALIFE Fra storia e leggenda a cura del prof. “Gianni Parisi“, storico e artista  di Alife

Alife(Ce) - Lo stemma  della città di Alife (foto 1 a sx, cliccare sopra per ingrandire) , di cui elemento centrale è l’elefante, ha sicuramente antichissime origini che risalgono forse al XII o XIII secolo. Nel Battistero posto a destra dell’ingresso della Cattedrale d’Alife, è murato un archivolto del XII secolo, sorretto da due animali di misteriosa e controversa natura. Alcuni vedono in essi le sembianze di leoni, simbolo di forza, audacia e violenza. Le figurazioni scultoree presentano alcuni caratteri tipici del maestoso felino: come le orecchie piccole e tondeggianti, la forma delle orbite oculari, le lunghe e ispide vibrisse sul muso. Altri vedono le sembianze caratteristiche dell’elefante: la proboscide, le lunghe zanne poste lateralmente alla bocca, il prominente labbro inferiore, le grosse unghie sulle zampe anteriori. Qualora le due plastiche e ieratiche sculture fossero elefanti noteremo che l’utilizzo frequente del maestoso pachiderma, emblema di forza, grandezza e stabilità, aveva un sicuro riscontro storico con le vicende della Città. Angelo Gambella, esperto di storia medievale, infatti sostiene l’ipotesi che già nel XII secolo, il Conte di Alife, Rainulfo De Quarrel Drengot, fregiava le proprie insegne col simbolo dell’elefante. Si narra, che il Conte, desideroso d’abbellire la Città di nuovi e splendidi monumenti, tra cui la nuova e maestosa Cattedrale  ( foto 2 a sx.Cliccare sopra per ingrandire immagine) , per accogliere le spoglie  del santo martire Sisto I, patrono della Città, abbia incaricato un artista, forse di origine lombarda, per realizzare la decorazione scultorea della nascente Cattedrale  e scolpire i misteriosi animali a sostegno di portali decorati con archivolti fitti di angoscianti figurazioni bibliche.  Siamo attorno all’anno 1137: il Conte era in contesa con Ruggero II d’Altavilla; intermediario della loro diatriba era Bernardo di Chiaravalle, che fu anzitempo suo ospite ad Alife. Il Conte Rainulfo si muoveva in complesse e travagliate esperienze legate alla coscienza che in quei tempi sempre più ispirava gli uomini. Le testimonianze che di lui abbiamo avvalorano i suoi intenti politico-militari ma anche culturali e religiosi. Sono altresì note le sue qualità diplomatiche a cui fece frequentemente ricorso nella sua vita. La scelta di Bernardo di Chiaravalle come mediatore tra lui e Ruggero II era tra queste. Questi uomini vissero le loro vite in modo tumultuoso, ma a volte  (foto a dx: Pegamena del 1543 riportante lo Stemma di Alife, cliccare sopra per ingrandire) “cristianamente” ispirate, in quel Medioevo, nel corso del quale maturarono e si svilupparono, alla luce di una nuova coscienza dell’uomo e del suo destino, fervide e profonde idealità, fondamentali istituti politici, religiosi e sociali, nuovi e fecondi interessi e indirizzi culturali. Risale, infatti, a questo periodo di notevole e dinamico sviluppo dei Comuni  l’esigenza di fregiarsi di un emblema  che  affermasse la propria autonomia politica. Ed è in questo periodo che anche i papi, con Innocenzo III (1198-1216), incominciano a fregiarsi di uno stemma araldico, il quale oltre ad indicare la loro nobiltà di nascita o acquisita con l’elevazione al Soglio Pontificio, segnalava anche gli ideali e il programma pastorale del Pontefice.

L’ipotesi che l’uso dello stemma con l’elefante risalga al XIII secolo è  formulata dal prof. Giovanni Guadagno, studioso di storia locale che, nella sua pubblicazione  “I Diaz GarlonLa Contea di Alife tra il ‘400 e il ‘500” così cita: “E fu al tempo degli Svevi, quando dominava la potente famiglia degli Aquino (prima metà del 1200), che la città usò, forse per la prima volta, lo “Stemma” dell’elefante (caro a Federico II) con la sovrastante torre lignea, ed ebbe, nel dicembre del 1266, il suo primo “Statuto” promulgato dal maestro Giustiziere Imperiale Errico Morra.”

(foto a sx: Cattedrale di Alife, elefantino reggi mensola dell’ archivolto romanico, XII secolo. Cliccare sopra per ingrandire immagine)  Desumiamo, dunque, che l’elefante fosse un animale particolarmente caro anche al grande Federico II di Hohenstaufen, “Stupor Mundi”, probabilmente transitato in Alife in diverse occasioni. L’amore per  il pachiderma e la sua immagine è tanto evidente da ritrovarla sui vessilli sventolanti durante le guerre contro le città ribelli del nord, nell’autunno del 1237; è chiara quando entra nella città di Cremona, dopo averla espugnata con un sanguinoso assedio, conquistando il Carroccio e conducendolo con un elefante bianco; è ancora evidente quando, nel dicembre dello stesso anno, invia quel trofeo a Roma e lì viene accolto trionfalmente tra lo stupore di tutti affascinati dall’esotico quanto inconsueto mastodonte.

Nella Basilica di Santa Maria in Foro Claudio costruita tra l’XI e il XII secolo, nella località Ventaroli del comune di Carinola, sono affrescate, nella fascia decorativa dell’abside centrale,  diverse immagini di Maria fra santi, angeli ed arcangeli tra cui spiccano strani elefanti con corpi di cavallo sormontati da torri merlate. Nella zona superiore, è dipinto, insieme ad altre iscrizioni, il nome del committente: Pietro. Chissà che lo sconosciuto committente volesse tramandare ai posteri la sua origine alifana attraverso le immagini degli elefanti oppure questo episodio è pura  coincidenza, che indica solo l’influenza orientale dello sconosciuto pittore  artefice degli affreschi! Certo è che l’immagine dell’elefante con la soprastante torre merlata è senza altro molto particolare e solo la nostra città, in tutto il Meridione, esclusa la Sicilia, si è sempre fregiata con questo emblema. La più antica rappresentazione dello stemma di Alife la troviamo in una Bolla su pergamena risalente all’anno 1543 che si conserva nell’archivio della Cattedrale di Alife; in essa viene riprodotto, in alto, sul lato destro del documento, all’interno di una cornice dorata e circolare, un elefante dal colore bruno  su un fondo grigio scuro, rivolto a sinistra, con la proboscide curvata verso l’alto e portante sulla groppa, priva di gualdrappa, un castello dorato con portale al centro  sormontato da tre torri circolari, di cui quella centrale è più alta. Il Canonico Teologo della Cattedrale di Alife dottor Francesco Saverio Finelli, nel suo scritto pubblicato nel 1928: “Città di Alife e Diocesi. Cenni Storici” ci descrive in maniera piuttosto vaga l’origine dello stemma, una cui immagine, realizzata nel 1818, è conservata nell’Archivio di Stato di Napoli, mentre il suo significato, secondo la sua interpretazione, lo illustra con notevole ricchezza di osservazioni: “… Siccome l’elefante non è naturale delle nostre contrade, tutto fa supporre che la sua presenza nello stemma d’Alife risalga e stia in Relazione colle guerre Cartaginesi, nelle quali Annibale, che bivaccò spesso nella pianura Alifana, inseguito dal Dittatore Fabio Massimo, si servì appunto degli Elefanti portati dall’Africa, i quali sormontati da torri difese da soldati, formavano il terrore dei nemici” (pag.120).

Della presenza di questi pachidermi nel territorio di Alife se ne ha anche una misteriosa traccia; infatti, alcuni anni or sono, circolò la notizia, (foto a dx: Federico II di Svevia, Cliccare sopra per ingrandire ) non scientificamente verificata, che nei pressi del fiume Volturno, nella zona dove operavano alcune cave che svolgevano attività estrattiva di sabbia, dal letto del fiume, fu estratta una zanna di elefante. Assodato che non è certo un animale tipico del nostro territorio, è obiettivamente ben difficoltoso ed azzardato sostenere che la zanna in questione appartenesse ad uno degli elefanti di Annibale; mentre si può facilmente ipotizzare che essa potesse appartenere ad  altro pachiderma di altra epoca, oppure che la corrente del fiume abbia potuto trasportarla nei pressi di Alife. Ciò non toglie che il luogo del suo ritrovamento sia certamente un caso molto particolare. Per tornare alla certezza dei fatti storici sappiamo che  nel 1620 allo stemma di Alife viene aggiunta la corona ducale di Casa Gaetani, duchi di Laurenzana, essendo la città divenuta loro feudo. Nel 1628, poi, alla corona ducale viene sostituita quella principesca essendo divenuti principi i Gaetani; è forse proprio nel XVII secolo, sotto la signoria di Casa Gaetani, che dal campo grigio scuro dello stemma (in araldica il fondo è detto campo), si passa al campo rosso, che secondo la simbologia araldica rappresenta l’audacia e il valore, la verecondia, lo spargimento di sangue in battaglia, e fu il simbolo dell’amore di Dio e del prossimo.

Fra il XVIII e il XIX secolo vi sono altre interpretazioni dello stemma:

  • Una è riprodotta su di una pubblicazione il cui titolo è “Regno di Napoli in Prospettiva” di G.B. Pacichelli del 1703 che ritrae vedute di paesi e territori del Regno di Napoli, in stampa bianco e nero. Nella veduta di Alife, in alto a sinistra è riportato lo stemma della città; esso è di forma “sagomata” al suo interno l’elefante porta sulla groppa un castello con un’unica grossa torre e presenta la proboscide abbassata; lo stemma, infine, è sormontato da corona principesca, mentre due estesi “svolazzi” ossia fasce laterali decorative, riportano la scritta “ALIFE“.
  • Un’altra del XIX secolo è riportata graficamente nella pubblicazione del Canonico Finelli del 1928 (pag.119), esso è di forma “sagomata” con “svolazzi“. Al suo interno, l’elefante rappresentato di colore grigio in campo rosso si presenta sostenente il castello sulla groppa con una gualdrappa di colore azzurro. Lo stemma, poi, è sormontato da corona con sette puntali e presenta in basso la scritta “CIVITAS ALIPHARUM“.

Alla fine degli anni Venti il Comune si fregia dello stemma trascritto nei registri della consulta Araldica del 10/6/1929. Esso viene di seguito descritto: ” Di rosso, all’elefante al naturale, gualdrappato di azzurro, cinghiato e frangiato di argento, sostenente una torre merlata di tre pezzi, d’oro, aperta del campo. Ornamenti esteriori da Comune.”  Nella miniatura originale allegata al predetto decreto governativo, conservata nell’archivio comunale, la figura dell’elefante, in campo rosso, è inscritta in uno stemma di forma “sannitica”, (definizione araldica), inoltre esso è “rivoltato” cioè girato verso sinistra anziché a destra, caratteristica araldica, usata nella riproduzione degli stemmi, che si ispira  al modo di portare le armi  dai cavalieri in battaglia, ed  è in posizione di “fermo” cioè l’animale che posa su tutte le zampe. Sostiene  un castello dorato sulla groppa, coperta da una gualdrappa di colore azzurro, che potrebbe rappresentare la ricchezza d’acqua del territorio alifano, con frangia argentea  e con cinghia centrale bianca, sulla quale sono affisse diverse sfere dorate. E’ comunque  doveroso sottolineare che tale ultima attribuzione (gualdrappa azzurra) potrebbe risultare frutto di sola fantasia, occorrendo altresì, ulteriori ed approfondite ricerche in quanto in araldica nessun ornamento è casuale o puramente decorativo, avendo altresì ogni elemento un preciso significato. In un atto dell’anno 1898 lo stemma di Alife  è di forma “accartocciata“, in altri, degli anni 1912, 1935, 1944, 1954, 1957, 1965, lo stemma di Alife è di forma “sagomata”, al suo interno l’elefante, è  rivolto a destra, poggia le quattro zampe su di una superficie piana, è privo di gualdrappa e sulla groppa porta tre grossi bastioni, di cui quello centrale è più alto. Lo stemma è sempre sormontato dalla scritta “CIVITAS ALIPHARUM”.

Dante Marrocco nella sua Guida del Medio Volturno così descrive lo stemma d’Alife: “Lo stemma civico rappresenta sul campo d’argento, un elefante grigio al naturale, portante una torretta d’oro, e passante verso sinistra su un piano rosso: significa città fortificata in pianura….”  Una rilevante novità emerge da questa descrizione: precisamente, il campo d’argento dello stemma, attributo mai notato su precedenti immagini; appare, inoltre, verosimile il significato relativo al “piano rosso”, mentre meno realistica è la definizione di “passante” che in araldica riveste il preciso significato di figura in movimento, mentre nelle antiche rappresentazioni dello stemma alifano l’elefante non è mai stato rappresentato in movimento, ma sempre in posizione di “fermo”. Nello scorcio del secolo appena trascorso, sono notevoli le trasformazioni dello stemma alifano, benché la miniatura  del 1929 ne fissi i caratteri ufficiali, caratteri che peraltro sono stati spesso ignorati, creando notevole confusione, preferendo altre fantasiose quanto improbabili raffigurazioni che hanno sistematicamente sostituito la miniatura originale del 1929, che risulta essere comunque l’immagine unica ed ufficiale della Città di Alife, conservata nell’archivio comunale  e dettagliatamente descritta in precedenza.

A testimonianza che lo stemma di ogni città riporta eventi storici importanti per ogni singola comunità, per cui è offensiva ogni superficiale considerazione, si trascrive un significativo passo, del prof. Raffaele Marrocco, tratto da una sua pubblicazione risalente all’anno 1926, riguardante la storia di Piedimonte, nella quale difende la simbologia riportata nello stemma della sua città con intelligenti argomentazioni, le quali sono tutt’ora universalmente valide: “Appare chiaro, quindi, come i nostri avi nello stabilire la civica impresa vollero eternare tanto i luoghi quanto i fatti che vi si svolsero, affinché dessa rappresentasse in avvenire un documento storico degno di fede. Se così non fosse non sapremmo quale altro significato attribuirle; dovremmo ritenerla che nacque, così, a caso, o per capriccio di coloro che sopraintendevano alla cosa pubblica. Ma questa congettura va completamente ripudiata, anche perché non si può negare che l’impresa, non certo occorsa per un semplice motivo decorativo, servì, come servirono tutte le altre, per distinguere il nostro dagli altri popoli dei feudi vicini, come nei tempi romani si distinguevano per tribù. Ed allora se ne deduce che dessa rappresenta effettivamente un documento che autentica avvenimenti storici importanti, che i lettori ormai conoscono. I conterranei, quindi, smettano di ripudiare la propria impresa, e ricordino che i nostri avi, adottandola, ebbero le loro particolari ragioni per farlo.”

Il 2  Ottobre 1995 viene riconosciuto ad Alife il titolo di Città, per cui gli ornamenti esteriori dello stemma  “da Comune“, consistenti nella corona con nove merli ghibellini (a coda di rondine ), vengono adeguati a quelli “da Città” ossia con corona dorata con cinque torri portanti merli ghibellini, contornati dai simboli della Repubblica: a destra con  fronda di quercia  verde scuro con sette ghiande d’oro, a sinistra con fronda di alloro verde smeraldo con sette bacche d’oro e con al centro un nastro tricolore. Infine, l’art. 4 dello Statuto Comunale approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n.50 del 28 Novembre 2000  protegge e disciplina l’uso dello Stemma Civico della Città d’Alife. (Articolo a cura di Gianni Parisi )

Bibliografia

  • - Guadagno Giovanni, I Diaz GarlonLa Contea di Alife tra il ‘400 e il ‘500“, Ikona – Piedimonte Matese, 1999, pag. 11
  • - Gambella Angelo, Potere e Popolo nello Stato Normanno di Alife, CUEN srl Napoli, 2000
  • - Finelli Francesco Saverio, Città di Alife e Diocesi – Cenni Storici, Stabilimento Tipografico Rinascimento, Scafati, 1928, pag.119 – Ristampa anastatica a cura dell’Archeoclub d’Italia Sezione di Alife, 1985
  • - Pacichelli G. B., Regno di Napoli in Prospettiva, Napoli 1703, Ristampa anastatica a cura di Arnaldo Forni Editore, 1996
  • - Marrocco Dante, Guida del Medio Volturno, Edizioni Associazione Storica del Medio Volturno, Piedimonte Matese, 1985, pag.18
  • - Marrocco Raffaele, Storia di Piedimonte D’Alife, Piedimonte Matese, 1926, pag.318
  • - Treccani Giovanni, Enciclopedia Italiana, Vol. III, Istituto Poligrafico dello Stato – Roma,1950, pag.924
  • - Marrocco Dante, Il Vescovato alifano nel Medio Volturno, Edizioni Associazione Storica del Medio Volturno, Piedimonte Matese, 1979
  • - Cielo L. R., La Cattedrale Normanna di Alife, Società Editrice Napoletana, Napoli 1976
  • - Pontieri Ernesto, Tra i Normanni nell’Italia Meridionale, Edizioni Scientifiche Italiane, 1964

Per visualizzare il resto delle foto relative allo Stemma della CIttà di Alife (documenti, decreto Presidente Repubblica, Carta intestata comune di Alife, etc.. a cura di GIANNI PARISI ) cliccare sopra questa scritta.

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Speciale Rubrica “Alife , Storia e cultura”a cura del prof. “GIANNI PARISI”storico e artista di Alife.

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