Alife(Ce), 27 Maggio 2007 - 27 Maggio 2008, ad un anno dalla scomparsa di Anna Fusco (foto 1 a sx)giovane donna di Alife scomparsa in un tragico incidente stradale. Il ricordo dell’Amico  Gaetano Cuomo.

“( di Gaetano Cuomo) Ciao Anna mia carissima… Sono certo che non ti sorprenderai nel leggere (sì, lo so che la stai leggendo!) questa mia lettera perché era una nostra bella abitudine scriverci… Lo abbiamo sempre fatto quando avevamo da scaricarci di dosso quell’eccesso di emozioni, spensierate o disilluse che fossero, ed era un sistema che per noi ha sempre funzionato. E oggi, a distanza di un anno esatto dal giorno in cui sei andata via così all’improvviso, ho ripreso carta e penna per scriverti, come prima, come se nulla fosse cambiato. Ora tu sei lì… lì da Lui: sei nella Sua luce… Ti vedo, sorridente, in compagnia di due angeli, Vincenzo e Alessandro, che giocano con te felici perché ora tocca a loro compiacersi della gioia di averti vicino. Ti sento ridere con loro, finalmente appagata, svelando quella serenità che qui, tra noi, difficilmente sei riuscita ad assaporare, se non per pochi momenti. Ebbene sì, lo abbiamo sempre riconosciuto: tu stessa eri solita dire che Dio aveva voluto rendere il tuo cammino di vita pieno di ostacoli e difficoltà e sempre in salita, ma tu, con la tua tipica forza d’animo e con quell’energia che ti ha sempre contraddistinto, ti affidavi alla Sua volontà. Dicevi che ad ogni cosa c’era una spiegazione da ritrovare nel disegno che Dio aveva programmato per ognuno di noi e io, quasi deridendoti per queste tue espressioni, solo ora riesco a capire cosa intendevi… Ammiravo questa tua risolutezza, la tua tempra così vitale anche nei momenti più cupi, dai quali eri capace di uscire con forza e, nello stesso tempo, di alleviare anche il dolore di chi, in quei momenti, soffriva per te. E sono certo che se potessi rispondere a quella domanda che tutti noi ci poniamo da un anno in qua, a quel «perché è successo?», mi sembra di avvertire la tua voce che ci risponde, sorridente e ironica come solo tu riuscivi ad essere, che ora è quello il tuo posto e che ci hai solo preceduto E a noi che siamo rimasti qui nel dolore, grazie al ricordo che conserviamo di te, riusciamo a trovare in te quella luce che ci guida nell’oscurità, quell’eterno sorriso che riesce a farci rialzare nelle occasioni tristi, quel gran cuore che prega incessantemente Dio per tutti noi… Sì, proprio quel tuo stesso cuore smisurato e sempre dischiuso a tutti, ma che forse era troppo inquieto per fermarsi in mezzo a noi e che solo adesso ha trovato la pace, perchè riposa in Lui. E la tua consolazione solo adesso si è compiuta ed è perfetta. Dolce Anna… tu forse nemmeno sapevi quanto ha significato per noi averti incontrata sul nostro cammino: sei sempre stata come una lampada splendente per tutti noi. San Luca, in un brano del suo Vangelo, ci porta proprio l’esempio della lampada: dice che chiunque abbia una lampada accesa di notte, non tende a coprirla con un vaso o a riporla sotto un letto, bensì la pone in alto, come un candeliere, affinché chi entra nella stanza ne sia illuminato… Tu questo eri per tutti noi: la luce dell’Amicizia con l’iniziale maiuscola, nel bene e nel male, nel bisogno e nei momenti sereni… sempre! Da parte mia, ti ricorderò sempre come tu sai, senza dare definizioni perché sarebbe troppo difficile sintetizzare il nostro forte e reciproco attaccamento con delle parole. Cosa non avevi in te, mia dolce Anna, che non mi hai donato a piene mani: il sorriso, la gioia per la vita, la capacità di sorprendere, l’intelligenza e l’ingegnosità, ma, soprattutto l’abilità di amare… Eri una vera artista e in tutto eccellevi: la grazia che era in te si svelava dalla punta della matita che spesso amavi tenere tra le dita: quanti disegni, quanti ritratti e quanti quadri incompiuti, ma comunque belli. L’amabilità che portavi dentro traspariva anche dalla tua voce, calda e rassicurante, tipica di una donna forte, anche se forse, lo eri molto di più in apparenza che in sostanza… Ti ricordi, Asia, come ti chiamavano tutti, quando andavamo in giro in tournee? Tina Turner, Anastacia, Cher… nomi di grandi dive, come eri tu…perchè tu lo eri: sì, eri una diva… in tutto! Lo eri anche quando sorseggiavi, in quella tua grande tazza bizzarra, il caffè che, come me, amavi tanto e che tanti anni fa, quando entrambi decidemmo di affrontare il “metodo Scarsdale”, stabilimmo insieme di gustare senza zucchero per sempre! Quando penso a quante ne abbiamo passate insieme, sono capace di perdermi in quei dolci ricordi per ore… Insieme abbiamo accumulato oggetti, esperienze, idee ed emozioni… Era il nostro modo di lasciare il segno nelle persone che incontravamo, quasi come se avessimo voluto far sì che il mondo intero ci conoscesse, ovunque andavamo… E, in fondo, ci siamo riusciti! Quanti incontri, vero? Belli e brutti… Quanta gente, sconosciuta e amica abbiamo incontrato. Eravamo sempre al centro di ogni evento mondano: ci hanno sempre invitato, tutti, dal “principe al poverello” perché noi riuscivamo a trasmettere energia in ogni posto. Abbiamo sempre sfondato, ovunque… vero, Anna? Siamo riusciti a farci amare da tutti forse proprio perché ovunque e con chiunque eravamo “noi stessi”. E per questo dono abbiamo ringraziato sempre Dio, insieme… Noi eravamo sempre quelli considerati anticonformisti e originali e siamo sempre stati ammirati (e un po’ anche invidiati) per la nostra modernità di pensiero, per la nostra tolleranza tipica, me lo permetterai, delle persone intelligenti e diametralmente opposta alla maggior parte dei cervelli ristretti che ci hanno sempre circondato. Ricordi quante volte, compiangendoli, abbiamo sorriso di loro? Da un anno, è innegabile, per me non è più la stessa cosa. Ma andrò avanti, perché tu sei sempre con me. Di te, dolce Anna, porterò sempre avanti quegli ideali di generosità, spontaneità ed energia che ti hanno sempre contraddistinto, quella tua audacia nel rischiare, senza mai dire no… quel nostro amare l’avventura, in ogni sua forma. Ricordi le notti di Napoli? Quanti spaventi, ma quante risate! Da veri incoscienti, pensandoci col senno di poi… Ti ricordi la mia vicina, quella di fronte al mio palazzo che ci diede un chilo di fior di farina per le crepes, credendo che tu fossi mia moglie e che eri incinta? E la signora che t’incollò il tacco e c’invitò nel suo basso a Spaccanapoli per un bicchiere di vino? E quella volta che mi venne quella febbre altissima e tu, con Francesco, sei venuta ad assistermi? Ricordo che non ti facesti nessuno scrupolo nel salire in sella a quel mio vecchio Sì della Piaggio e correre alla farmacia notturna di piazza Garibaldi, senza conoscere Napoli e, soprattutto, senza aver mai guidato un motorino! Ti ringrazio ancora… Quante storie ancora potrei raccontare, centinaia di migliaia, sicuro… I nostri viaggi, i nostri sabati fatti di musica e lustrini… Quanti posti abbiamo conosciuto insieme, vero? Se fossi stata ancora qui, quanti ancora ne avremmo visti e, come sempre, avremmo riso di noi stessi come due fanciulli! Ecco, questa è un’altra cosa che ci accomunava: la nostra natura di eterni giovinetti che ci caratterizzava nei momenti più sereni. Ricordi quando io avevo 10 anni e tu 16 e andavamo a fare quelle lunghe passeggiate al fiume a cogliere le ortiche per i nostri shampoo casalinghi? E i nostri impacchi di patate e cetrioli per il rossore degli occhi? Mitici, davvero!
Quanto mi manca quella tua voglia di fare, quel tuo intelletto curioso, sempre pronto e aperto, che forse io solo, quando t’impuntavi, riuscivo a farti ragionare. Quante volte, infatti, Giovanna mi chiedeva d’intervenire nelle vostre immancabili, piccole discussione quotidiane, chiedendomi di farti ragionare… E tu mi davi ascolto, come sempre ne davo io a te, perchè sapevi che ciò che usciva dalle mie labbra era dettato da sincerità e sapevi che ogni cosa che ti dicevo, anche quando succedeva che alzavamo la voce, lo dicevo per il tuo bene… Come tu hai fatto sempre per me. A differenza di tutti noi, però, tu avevi un pregio innato, congenito, che ti distingueva in mezzo agli altri: la tua radiosa e contagiosa ilarità che hai sempre donato, gratuitamente, a tutte le persone che incontravi… E per questo che tutti ti hanno amato… Non si poteva fare altrimenti; solo chi ti ha conosciuto davvero, come me, riesce a comprendere in pieno queste mie parole. Eri desiderata da tutti, proprio per il tuo fare piacevole festoso, per la tua amabilità, per la tua immensa generosità, anche quando non potevi. Pochi avevano un cerchio di amicizie così ampio (ricordi quando ti prendevo in giro dicendo: “Anna: dalle Alpi alle Piramidi” ?): le persone cui volevi bene erano talmente tante che nemmeno io, tuo amico da sempre, a volte non ricordavo. Hai offerto sempre a tutti la tua amicizia vera, spensierata. Riuscivi a ricordarti sempre di tutti, forse perchè da ognuno sapevi tirare fuori il meglio, anche da chi quel “meglio” lo aveva talmente celato in fondo all’animo che sembrava quasi non averlo. Era una tua grande dote, questa, per la quale, però, dai più cattivi ricevevi tanta, tantissima invidia. Anche se tu mi dicevi sempre di no, quasi come se non avessi voluto accettare mai questo genere di discorso.
Solo io e pochissimi altri al mondo possiamo dire quanto il tuo animo è stato limpido e puro… Eri sempre pronta e disponibile, soprattutto nelle difficoltà: la porta della tua casa, insieme con quella del tuo cuore, erano sempre aperte, a tutte le ore… A volte mi chiedevo come facevi ad avere sempre la battuta pronta per tutti: sempre pronta a calmare anche i più scatenati, a zittire gli stupidi, a lasciare a bocca aperta quelli che volevano servirsi di te! Quante volte ci siamo difesi a vicenda dalle meschinità di questa società? Ebbene sì, io e te che conoscevamo l’uno dell’altra ogni recondita emozione, ogni più remota esperienza di vita… (foto 2 a dx: Gaetano ed Anna) Chi meglio di noi avrebbe potuto, vicendevolmente, soccorrere e custodire l’altro dalle grinfie della perfidia umana? Mai a nessuno facevi pesare quando eri pensierosa, sapevi sorridere anche nel dolore: tutti sapevano che Anna c’era sempre… E questa tua bella lezione rimarrà per sempre! Anche quel 27 maggio 2007 fu una giornata intensa, così come lo è stata tutta la tua vita fino a quel giorno… Poche ore prima c’eravamo salutati e mi avevi invitato a venire con voi, ma tu, al mio rifiuto dovuto alla stanchezza di quella domenica, stranamente non volesti insistere… Nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo, quella tragica fatalità… L’inutile corsa in ospedale e l’inutile tentativo di strapparti a una morte che, nel giro di un paio di mesi, eri già riuscita a piegare una volta, ma che alla seconda occasione è stata più forte di te… Per me, per tutti i tuoi amici, per i tuoi familiari, da quel giorno la vita è cambiata. Ma tu resti in ognuno di noi e noi lo sappiamo. E qual è l’insegnamento che ci hai dato? Cosa hai fatto per rimanere in ognuno di noi? Niente: ci hai solo fatto capire che la vita va vissuta in pienezza e il tempo che ognuno di noi ha a disposizione deve essere intriso d’amore… E questo, al giorno d’oggi, non è poco! Tu ci hai insegnato a non “lasciarci vivere”, a non farci sballottare da chi urla più forte… Ci hai insegnato che la vita è adesso ed è straordinaria già per il fatto stesso di essere vissuta; ci hai ricordato quanto ogni giornata sia, in sé, un capolavoro, con i suoi piccoli gesti quotidiani di gentilezza e di amore; ci hai insegnato ad essere noi stessi, in ogni frangente, ed essere UNICO come unica sei stata tu… Dicevi sempre che se anche avessi saputo che il mondo sarebbe finito l’indomani, non avresti esitato a piantare un seme oggi… E questo è il tuo sublime insegnamento che io giammai lascerò cadere nel vuoto… non lo cesserò di ricordare mai, così come mai potrò dimenticare te, Angelo della semplicità… dea dell’Amore! Con la mia amicizia di sempre e con il mio affetto per sempre. Gaetano“. ( di Gaetano Cuomo Alife- Caserta, 27 Maggio 2008 )

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”