Caserta- Il presidente della Provincia di Caserta Sandro De Franciscis(nella foto), campione del PD locale, è aggrappato al carro di quelli che tentano di minimizzare le malefatte dell’ultimo corso della gestione emergenza rifiuti, a partire dal regno di Bertolaso I. Di alcune delle quali De Franciscis era perfettamente informato quando non perdeva occasione per sbraitare contro gli ambientalisti “fondamentalisti” accusandoli persino di simpatie per la camorra. Così probabilmente si spiega la riluttanza di De Franciscis a parlare di rifiuti e a prendere qualsivoglia posizione sulla questione negli ultimi mesi. Si sente in una trappola e resta immobile con la speranza che così la trappola non si chiuda e non lo stritoli. A leggere le 643 pagine dell’ordinanza con cui il Gip di Napoli Rosanna Saraceno ha disposto gli ultimi 25 arresti  per l’affare rifiuti vengono i brividi. Non solo, forse non tanto, per l’enorme quantità di singoli reati che si prospettano lungo le pagine. Di più fa paura la perfetta consapevolezza di molti indagati di continuare ad agire in un sistema sbagliato, attraverso il quale, nonostante tutte le chiacchiere ufficiali, sarebbe stato impossibile risolvere alcunché. In una situazione simile tacere è già una colpa grave, almeno sul piano morale e politico.
Come qui avevamo ipotizzato, la principale attività del commissariato era rimediare alla giornata a qualche apparenza - soprattutto le cartoline di Napoli – e continuare a far girare il sistema, senza  pensare al futuro se non in termini troppo nebulosi, senza provare scrupoli nell’avvelenare consapevolmente un po’ di cafoni, tra i quali vanno compresi gli abitanti di Caserta. Non divaghiamo. Vediamo che cosa si dicono la dottoressa Marta Di Gennaro, allora vice di Bertolaso, e il presidente della Provincia di Caserta Sandro De Franciscis il 4 giugno 2007.   È tutto abbastanza chiaro. Lui sembra preoccupato. Meno male, uno pensa, sarà per la salute di chi sta a due passi dalla discarica, dopotutto De Franciscis è un medico. Macché: la prima preoccupazione è per “la programmazione di un anno”. Poi la seccatura degli “ambientalisti che si mettono là fuori“, evidentemente quelli del Comitato Emergenza Rifiuti. Per carità, meglio non averla tra i piedi gente che pretende il rispetto delle leggi e la tutela della salute pubblica. E a questo ora ha provveduto il decreto Berlusconi con la “militarizzazione”. Quel che non è molto chiaro è l’accenno di De Franciscis alla seconda discarica. Si preparava già Lo Uttaro 2? Per Lo Uttaro 1 ci sarebbero altre cosucce interessanti nell’ordinanza del Gip. Si scopre, per esempio, che la direzione dell’ACSA CE3 e almeno un dirigente del commissariato, oltre la Di Gennaro, erano perfettamente al corrente delle sostanze pericolose presenti in discarica. Si aprono scenari inquietanti sul comportamento del prefetto-commissario Pansa nel corso dell’azione ex art. 700 c.p.c. intentata e vinta dagli ambientalisti casertani. Perché resistere in giudizio – e sprecare per giunta altre risorse dello stato – quando al commissariato si sapeva perfettamente che la discarica era oltre ogni norma? Ma per ora sentiamo questi due. 

Marta: si pronto
Uomo non identificato: dottoressa DI GENNARO, buongiorno. Posso passare il presidente DE FRANCISCIS
Marta: eh, si me lo passi.
uomo non identificato: un attimo soltanto dottoressa
Sandro: Marta, senti ascoltami, vabbè; no, ascoltami, si tratta di questo. Stamattina ha telefonato il professore GRECO.
Marta: si
Sandro: chiedendo al direttore dell’ACSA, l’amico Limatola, che siccome loro hanno il problema delle ecoballe, a questo punto, invece di impacchettarle mandano le ecoballe come tal quale, diciamo, per così dire, e lo mettono in discarica. Ma quella, ho detto, questa è una follia.
Marta: perché? È quello che stiamo facendo a Parapoti.
Sandro: E come fai?
Marta: e perché non posso?
Sandro: eh ma le quantità saltano, non reggiamo più la programmazione di un anno.
Marta: no, beh se si salta, si può fare programmandola
Sandro: e come no, eh no.
Marta: comunque la cosa è tecnicamente fattibile.
Sandro: si ma il problema è non è più frazione organica stabilizzata, è il tal quale macinato e portato con i camion alla discarica, giusto?
Marta: si
Sandro: si ecco. Eh, eh, quindi questo eh; mò, noi possiamo dire che ci attiviamo velocemente per trovare una soluzione per le ecoballe.
Marta: ecco, che sarebbe sicuramente ..
Sandro: ma sul quale stiamo, noi ‘sta settimana lavoriamo su cave, ecoballe e seconda discarica, però ..
Marta: molto bene, molto bene
Sandro: però non posso tenè che gli ambientalisti si mettono là fuori e diranno che mettiamo il tal quale in discarica
Marta: no, tu stai troppo, stai troppo in crisi; non sapevo, insomma, va bene, va bene, ci penso io ……….
 
(telefonata trascritta alle pagine 265/266 della citata ordinanza del Tribunale di Napoli )

 (Fonte: Ambienti, blog di resistenza ambientale del ComER  http://ambienti.wordpress.com )
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”