Italia-Lavoro e Morti bianche- (Di Giovanni Lafirenze) E’ vero! Il clima arroventato di questi giorni impone, precisi suggerimenti, utili a combattere la calura. Tali indicazioni appaiono a tutela dei nostri anziani e bambini. Nasce per esempio una lodevole competizione tra le nostre TV nazionali che attraverso servizi televisivi affrontano il problema e spiegano come difendersi: “Bere molto ed evitare lauti pasti”. Intervistano compiacenti gruppi di villeggianti, stesi all’ombra di qualche ombrellone o mentre giocano a tamburello, sull’infuocata sabbia di meravigliosi stabilimenti balneari, altri intenti a tuffarsi in mare per lenire i violenti raggi solari. Numerose scene presentano turisti impegnati nel compiacersi al cospetto delle preziose ricchezze culturali italiane, mentre gustano necessari gelati. Ma le immagini televisive evidenziano diverse persone trovare conforto infilando le proprie chiome sotto rigeneranti e festanti getti d’acqua di grandi fontane. Inviati televisivi sparsi in più città denunciano gravi disagi urbani peggiorati da multiple quantità di motivazioni, come per esempio, il calore emanato dall’asfalto o l’assenza d’aria. Ma esiste un rovescio della medaglia, completamente dimenticato: “I lavoratori”, certo, molti stipendiati, sono favoriti, da numerosi impianti d’aria condizionata, ma chi opera all’esterno come può sopportare otto e più ore lavorative? Desidero ricordare che questa fascia oraria solitamente inizia verso le sette, per terminare verso le diciassette. Questi lavoranti, si riconoscono subito: “Pelle bruciata dai raggi solari, labbra arse ed occhi, consumati da calce e sudore”, operano su impalcature, bitumi, cemento. Forse hanno smesso persino di sognare una vita più serena, confidano e pregano per quella dei propri figli. La loro giornata lavorativa finisce, in una drammatica e poderosa grondata di sudore e “fatica”, non godono d’alcuna fresca fontana, nessuno porterà loro, gelati o saporite granite al limone. Mai alcun cronista potrà chiedere i loro pareri o informarsi delle quotidiane difficoltà da superare in nome di un modesto salario da “terza settimana”. Tutto ciò, mentre una nota azienda italiana chiede un vergognoso risarcimento economico, ad una giovane vedova, la cui unica colpa consiste nell’aver perso il marito nel corso di una disgrazia sul lavoro. (Articolo a cura di Giovanni Lafirenze )
Pubblicatod a red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”