Si ringrazia il prof. Gianni Parisi per il prezioso contributo sulla storia del Torano di Alife, nel quale sono stati fatti accenni all’attuale situazione di questo enorme patrimonio culturale e monumentale, ormai ridotto in un ammasso di rifiuti e di degrado… Su quest’ultimo argomento la redazione di Alife del nostro portale d’informazione intende approfondirne il problema rimandando ad articolo più dettagliato su: ‘Caso Torano di Alife’ ( con foto relative che documentano l’attuale situazione di degrado e di scempio ambientale)
Alife(Ce)- (di Gianni Parisi) Risale agli inizi degli anni ‘70 la messa in sicurezza dell’alveo del torrente Torano (nella foto), nel tratto prospiciente l’abitato di Alife. Nel punto predetto il torrente Torano costeggia il lato meridionale delle mura romane passando a pochi metri dalle poderose vestigia risalenti al I secolo a.C. A distanza di più di trent’anni ricordo ancora come era prima dell’intervento quel tratto del torrente. Un ponte in pietra a due archi scavalcava il torrente che, nel punto di fronte a Porta Napoli aveva due diramazioni parallele. Quando il livello dell’acqua superava un certo limite, si riversava in un alveo inferiore con una spettacolare e spumeggiante cascata d’acqua, la quale quando era al massimo della sua portata, lanciava schizzi che raggiungevano anche la strada che in quel punto era perciò spesso bagnata, un enorme e maestoso salice posto in un angolo all’inizio del ponte protendeva i suoi folti rami verso l’impetuoso torrente. Negli anni ‘70 i problemi ambientali non erano ancora emersi come problematica quale la conosciamo oggi e l’esigenza di rendere sicuro quel tratto di torrente era necessario sopra ogni altra cosa, soprattutto se si pensa a quanto era successo nel ottobre del 1966, quando una massa d’acqua, a causa di insistenti piogge si scaricò sull’abitato e sul suo territorio con violenza inaudita, superando gli argini del torrente e portando devastazioni terribili. Ma, oltre a non tener conto della salvaguardia dell’ambiente, non erano neanche emerse le problematiche archeologiche, le quali comportavano la difesa e la valorizzazione del patrimonio monumentale di un territorio ricchissimo di testimonianze del passato. Infatti ricordo che, quando le ruspe si misero all’opera per rendere l’alveo del torrente come ora lo vediamo, chi dirigeva i lavori non si accorse che le macchine operando stavano distruggendo testimonianze archeologiche che affioravano dallo scavo. Sul lato sinistro per chi guarda la Porta dall’esterno, al disotto del manto stradale, a circa 60 – 70 cm. dal piano stradale venne fuori una pavimentazione a mosaico bianco, forse facente parte di qualche edificio esterno alle mura. I potenti buldozer distrussero ogni traccia di quanto il caso aveva portato alla luce, oggi questo scempio non sarebbe accaduto. Oltre questo i progettisti del profondo e largo canale, completamente realizzato in cemento armato non tennero conto del forte impatto ambientale che il predetto avrebbe costituito, in quella particolare situazione paesaggistica derivante dalla presenza, anche se frammentaria, delle mura romane della città, anzi ancor peggio, il robusto ponte preesistente fu sostituito da un altro manufatto anch’esso in cemento armato come il canale. Al disotto del ponte, in piena vista, inoltre, furono poste tubazioni di vario diametro che non davano certamente uno spettacolo estetico-architettonico, soddisfacente. Per completare l’opera una massiccia ringhiera realizzata con tubi di ferro, di quelli che si trovano nei mattatoi, fu posta in opera su un lato del canale che, per finire in bellezza, è quasi sempre asciutto (si rimanda a prossimo articolo su attuale situazione del Torano correlato di foto..), in quanto le sue, ormai poche acque servono per scopi industriali. (Articolo a cura dell’artista e storico sdi Alife prof. Gianni Parisi)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”