Uno striscione di protesta degli studenti contro la Gelmini - foto Unità - 19-09-08  Piedimonte Matese(Ce)- (da Emilio Iannotta) Non posso rimanere in silenzio rispetto al decreto 112 del giugno 2008 del dott. Enzo Falco, assessore di Italia dei Valori del comune di Acerra con delega a Politiche educative. Diritto allo studio. Programmazione della rete scolastica. Programma triennale delle Opere pubbliche. Edilizia scolastica. Politiche occupazionali e della formazione professionale. Servizio civile nazionale. Il decreto 112 del giugno 2008, all’art. 64, ha posto le basi giuridiche per un processo di destrutturazione del sistema pubblico statale di istruzione. E’ stato definito dagli estensori “processo di riorganizzazione” un piano che si svilupperà nel triennio 2009/2011 per ottenere nel 2012 la realizzazione di economie che ammonteranno a 3 miliardi e 188 milioni di euro. L’istruzione è uno dei comparti che deve pagare per il risanamento dei conti pubblici. Non solo. Deve pagare mentre l’interesse e l’impegno dedicati alla scuola dai nostri governanti sono stati e sono inferiori rispetto al ruolo che la scuola è chiamata a svolgere all’interno della società (avevo una impercettibile speranza, dopo la bocciatura da parte del mondo della scuola, cioè, che il decreto potesse fermarsi alla Camera. Ciò non è avvenuto. Ieri la Camera ha approvato il decreto, come farà il Senato).  Ho l’opportunità di vivere la scuola sui due versanti, come docente e come assessore all’Istruzione della mia città, due status che nell’immaginario collettivo sono parte e controparte, due condizioni che significano chiedere ma non sempre dare, due condizioni delle quali è la scuola a vivere quella subalterna. Io le vivo come uno scambio osmotico, come due facce della stessa medaglia. La medaglia del progetto futuro della società. Cultura e prassi, pensiero ed azione, di mazziniana memoria. Non si può non riconoscere che la scuola è la prima istituzione pubblica con cui ogni cittadino entra in contatto ed è anche l’istituzione con cui ogni cittadino, nel periodo più delicato della sua vita, sviluppa un rapporto duraturo.  E’ a scuola che i giovani vengono preparati ad affrontare la vita, ad essere cittadini attivi, a sviluppare le proprie potenzialità, a saper affrontare una realtà sempre più complessa e mutevole ma, soprattutto, sempre più difficile.  Chiamata in causa ogni qualvolta una emergenza sociale, un fenomeno, una tendenza o comportamenti giovanili a rischio mettono in crisi il sistema sociale, la scuola risponde, si attiva, si organizza ricercando modi, tempi e strumenti capaci di affrontare e risolvere le emergenze formative presenti.  La scuola costituisce l’unica realtà aperta a tutto e a tutti pur non ricevendo, troppo spesso, l’attenzione né della politica né della cultura. In tanti luoghi del nostro paese la scuola costituisce davvero l’unica realtà sociale portatrice di legalità e di principi etici e morali, l’ultimo baluardo del sapere e della legalità. La scuola accoglie i deboli, i diversamente abili, gli stranieri, i disadattati, gli svantaggiati. Sempre con grande dignità e professionalità.  Da sola, anzi molto spesso in conflitto con altre istituzioni, che si riferiscono ad una scala di valori che è lontano mille miglia dal quadro valoriale di riferimento della scuola. Quadro dei valori della giustizia, dell’accoglienza, dell’uguaglianza, del rispetto, della solidarietà, della cooperazione, dell’amore per l’altro, della diversità come ricchezza e non come ostacolo. Altrove questi valori sono calpestati, sono negati tutti i giorni da un sistema politico-economico che è attento ad altro, che non vuole vedere i veri mali che affliggono la nostra società e neanche quali azioni negative essi producono nei giovani. Queste stesse riflessioni sono state alla base del documento dei programmi scolastici del 1985 della scuola elementare, programmi che disegnavano nuovi orizzonti culturali, definivano aggiornati obiettivi di apprendimento, reimpostavano, su una seria base epistemologica e metodologico-didattica, tutte le discipline e il piano di studi. Quando ragioni di tipo “squisitamente” pedagogiche portarono a segnalare l’esigenza di ampliare il tempo scuola e a superare la figura del docente “tuttologo”, nasceva il modulo, si ripartivano gli interventi organizzandoli in ambiti disciplinari, si formava il team docente capace di creare nell’alunno, contrariamente a quanto avveniva con il maestro unico il modello del lavoro insieme, la capacità di condividere, la capacità di conoscere ed utilizzare una pluralità di linguaggi, di considerare la pluralità delle intelligenze, di saper vivere, in modo aperto, critico ed antidogmatico, una società nella quale il pericolo del condizionamento e dell’omologazione era ed è ancor più reale.  Era necessario costruire una scuola capace di fornire ai giovani gli strumenti culturali per filtrare modelli televisivi e multimediali che tendono al pensiero unico perché… “…. Soltanto la scuola può ergersi da contropotere culturale efficace nei confronti di questa gigantesca fabbrica di conoscenza in pillole e di quiz venduti come simulacri della cultura”, come dice Frabboni. La scuola elementare, tassello importante del sistema scolastico, l’unico segmento scolastico sottoposto a verifica parlamentare ed a verifica anche della Corte dei Conti, è divenuto, per quanto prima descritto, simbolo di una organizzazione flessibile ed efficace che ha innalzato la qualità dell’offerta formativa anticipando quella che poi è stata l’autonomia scolastica. Per non parlare dell’evoluzione della scuola materna, poi scuola dell’infanzia con gli orientamenti del 1991, che è diventata una scuola che usa strumenti pedagogici all’avanguardia e sviluppa un progetto educativo intenzionale e funzionale per lo sviluppo integrale ed armonico della personalità’ infantile.  La storia della nostra scuola è fatta di esperienze positive ma anche di pagine non ancora scritte ma che sarebbe stato necessario scrivere perché la lunga attesa ha inciso fortemente sulla qualità del nostro sistema scolastico. Mi riferisco alla scuola secondaria di secondo grado che, tranne sperimentazioni varie e tentativi di riforma, è un cantiere aperto. I lavori della commissione per la riorganizzazione dell’istruzione tecnica e professionale finalizzati al rilancio di questo segmento sono stati condotti con la forte spinta di ridare prestigio ed efficienza alla preparazione dei giovani sul piano tecnico e professionale.  La riqualificazione di questi istituti come scuole dell’innovazione è incentrata sull’esigenza di un “nuovo umanesimo della scienza e della tecnica”.  La mancata riforma complessiva della scuola secondaria ha di nuovo creato un vuoto incolmabile in un segmento che registra il più alto grado di evasione, di abbandono, di insuccesso scolastico e di dispersione.  La complessità delle cause di questi fenomeni rendono complesse anche le politiche di intervento che non dovrebbero investire unicamente la scuola ma la società tutta.  Rendere lo studente protagonista, renderlo capace di costruire il proprio futuro in modo diverso, innovativo, originale. Costruire ed applicare strategie che superino metodologie che siano rispettose delle esigenze dei singoli alunni: tutto questo esige un rapporto docente/discente che sia notevolmente superiore a quello attuale. Per realizzare tutto ciò si rende necessaria una formazione del docente seria, programmata e realizzata per tutti.  Guarda caso, il ministro Gelmini sta creando un tipo di scuola che annulla e distrugge una scuola, quella elementare, che aveva raggiunto alti livelli di qualità e trasforma la scuola secondaria impedendo definitivamente agli alunni adolescenti di essere educati e formati.  Dimenticavo!!! Le famiglie compreranno il diploma ai loro figli. Dove? Nella scuola paritaria. E poi potranno anche farli laureare presso una università telematica. E poi, se saranno fedeli portaborse di un politico, saranno anche assunti con un contratto a tempo indeterminato e quelli che non hanno soldi per fare questo? Sempre più precari, sempre più poveri, sempre più emarginati. E chi la costruisce o meglio chi la ricostruisce questa società, malata, corrotta e adesso anche in recessione?  Ai futuri ministri dell’istruzione l’arduo compito. Il mutamento sociale e la concomitante evoluzione delle conoscenze, il sorgere di nuove discipline e, quindi di nuovi linguaggi non potevano non incidere sugli obiettivi dei sistemi scolastici italiani, europei ed internazionali.  E allora, probabilmente, è proprio perché non viene riconosciuto da parte dei politici il significato della sua esistenza e il ruolo che dovrebbe occupare all’interno della società, di questa società che possono poi essere commessi errori così eclatanti. (Comunicato inviato dal dott. Emilio Iannotta IDV Piedimonte Matese)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”