ROMA (14 aprile) – Mentre la Regione, per bocca del presidente Gianni Chiodi, annuncia che si costituirà parte civile nei processi a eventuali responsabili per i disastri causati dal terremoto del 6 aprile, il sindaco Massimo Cialente denuncia «gravissimi errori nell’esecuzione dei lavori dell’ospedale dell’Aquila». Cialente, che è anche medico ospedaliero, a Rainews24 dichiara che «l’ospedale non era agibile, è vero, ma l’agibilità viene certificata al completamento dei lavori». Il problema, dice, non è l’ agibilità o l’accatastamento – «che sono questioni burocratiche» – ma «come è stato fatto. L’ospedale non sarebbe crollato se fosse stato fatto a regola d’arte. Andate a vedere come sono i pilastri». Come sono? «Non c’è la staffatura. Il ferro uscito fuori è tutto storto. Datemi retta, l’agibilità prima o poi si sarebbe ottenuta, ma l’ospedale sarebbe crollato lo stesso».L’ospedale, uno dei punti principali dell’inchiesta. E proprio l’ospedale, nuovo «è uno dei punti principali» dell’inchiesta del procuratore Alfredo Rossini. «A prescindere da ciò che è già emerso, e cioè la mancanza del certificato di agibilità», la centralità dell’ospedale nell’indagine è dovuta al fatto che «la nostra priorità è data ai grandi edifici nuovi che però sono crollati lo stesso. L’ospedale, è stato oggetto di un’inchiesta parlamentare: noi abbiamo già acquisito tutti i risultati di quella inchiesta». Responsabilità dei vertici della Asl? «Non posso certo dire ai giornalisti se ci sono responsabili, facendo nomi e cognomi, prima di iscriverli nel registro degli indagati», taglia corto Rossini.
L’indagine parlamentare sul San Salvatore. Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale (Ssn) che ha aperto un’indagine sull’ospedale aquilano, dice all’agenzia AdnKronos che «abbiamo inviato alle autorità regionali una serie di richieste per conoscere la storia progettuale dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila, i tempi di realizzazione e l’esistenza o meno di collaudi in ogni singola fase di apertura al pubblico della struttura, con i nomi di chi li ha firmati». Secondo il direttore generale dell’Asl dell’Aquila, Roberto Marzetti, l’ospedale in questione non ha mai ricevuto il certificato di agibilità e non è iscritto al catasto. «Sono certamente affermazioni da approfondire – commenta Marino – ma decideremo in sede di commissione quali persone interrogare. Almeno per ora non sono comunque previste audizioni o ispezioni sul luogo per non intralciare il lavoro dei soccorsi: la continua passerella di politici in Abruzzo credo sia di disturbo alle operazioni di ricostruzione».
L’inchiesta aperta dalla Procura intanto ha mosso i primi passi: un pool di esperti è stato incaricato di effettuare perizie su palazzi pubblici e privati. Sono in corso sopralluoghi e prelievi di campioni di materiale da costruzione, da parte della squadra mobile dell’Aquila e dei carabinieri. I campioni prelevati verranno analizzati in laboratori e comparati con la normativa vigente all’epoca della realizzazione dei fabbricati e dei successivi lavori di adeguamento.
Rossini: abbiamo un capannone pieno di reperti. «Abbiamo un capannone intero pieno di reperti. Il materiale lo abbiamo raccolto e quindi è stato sequestrato – ha detto il procuratore della Repubblica Alfredo Rossini – Non c’è ancora nessun iscrizione nel registro degli indagati, ma l’intenzione è quella di non limitarsi ad indagare i presunti responsabili, ma di volerli arrestare». L’inchiesta della procura è «a tutto campo», dice Rossini e riguarderà anche le presunte sottovalutazioni del rischio, gli allarmi ai quali non sarebbe stato dato seguito. Si indaga per omicidio colposo plurimo e disastro colposo, ma non è escluso che l’ipotesi di reato possa aggravarsi.
Il procuratore ha tenuto una riunione operativa con tutti i sostituti nella scuola della Guardia di Finanza, dove la procura ha installato alcuni suoi uffici. «Il lavoro è tanto e dobbiamo dividerci le cose da fare. Abbiamo dato l’incarico ai periti, abbiamo raccolto le macerie da esaminare, stiamo vedendo le carte». Rossini, sottolinea comunque la difficoltà di reperire documenti da uffici che sono totalmente crollati. «Questa è un’inchiesta che durerà un certo tempo, basti pensare al numero di edifici che sono crollati, per non parlare del numero terribile delle vittime. È stata chiamata la madre di tutte le inchieste perché ogni episodio richiede una sua specifica inchiesta. Finora abbiamo fatto un lavoro organizzativo imponente e nonostante siamo ospiti un po’ dappertutto, chiediamo quasi l’elemosina, siamo riusciti già a creare una equipe di magistrati, personale delle forze di polizia e tecnici».
«Con un gruppo di periti scelti - spiega Rossini – stiamo facendo le perizie sugli edifici dando la priorità a quelli che, nonostante siano nuovi e costruiti in vigenza di normativa antisismica, sono crollati lo stesso: mi riferisco in particolare ai grandi palazzi, l’ospedale, la prefettura, lo stesso palazzo di giustizia e a quelli in cui sono morti gli studenti».
Per ogni episodio «cerchiamo di ricostruire la filiera - continua il pm – esaminando l’appalto, la scelta del materiale, i progettisti, il rispetto delle norme antisismiche, i collaudi». In caso di violazioni che hanno determinato il crollo «si possono ipotizzare delle responsabilità penali molto importanti nei confronti delle persone che hanno concorso a questo. Come dice il presidente della Repubblica c’è una responsabilità diffusa: ma poiché quando sono responsabili tutti non paga nessuno, noi cercheremo di individuare le singole colpe». Alla domanda su che cosa gli faccia più rabbia, il magistrato risponde: «Tanta gente morta. Non è solo il dolore, ma proprio la rabbia, perché poteva non essere morta».
«Questa è l’Italia che ci siamo guadagnati, con la disattenzione», ha aggiunto Rossini ai microfoni di Radio 24, riferendosi all’ospedale San Salvatore risultato agibile solo in parte.
Adriano Rossini parla di «testimoni che verranno sentiti nelle prossime ore» e cita in particolare «una ragazza». Quella che aveva accusato dopo il terremoto, anche in tv: «La casa dello studente doveva essere chiusa. L’avevo detto».
La testimone chiave per la Casa dello Studente. Subito dopo il terremoto urlò a gran voce la sua voglia di giustizia e oggi si annuncia infatti come una testimone chiave dell’inchiesta per disastro colposo. Carmela Tomassetti, 23 anni, fuggì dalla casa dello studente una settimana prima della scossa devastante. È pronta a ripetere che quel palazzo era inagibile e che nessuno ha voluto ascoltare l’allarme che aveva lanciato. «La casa dello studente doveva essere chiusa. Lo ripeterò davanti ai magistrati che so per certo mi ascolteranno. Voglio giustizia per tutti gli amici che sono morti sotto le macerie. Ho chiesto un sopralluogo il 30 marzo e mi hanno detto che era tutto a posto. Chi ha sbagliato deve pagare».
Quel giorno, per protesta aveva dormito all’aperto. Ora Carmela vive nella sua casa di Celano. Oggi è tornata a L’Aquila per recuperare alcuni effetti personali nella parte non crollata della casa dello studente. «I vigili del fuoco non mi hanno fatto entrare, hanno preso loro delle cose, era troppo pericoloso. Sono molto stanca, sono svuotata da quanto accaduto. Sono molto arrabbiata, ai giudici rivelerò anche i nomi delle molte mie amiche che mi hanno assicurato che verranno a dire quanto visto».
Carmela rincara la dose: «La struttura era inagibile, dove abitavo io sta per crollare». La ragazza, alla quale mancano otto esami per la laurea in Scienze della formazione primaria, racconta: «Nel palazzo si muoveva tutto, si sentiva tutto attraverso le mura e da un piano all’altro. C’erano crepe ai muri, la scale non erano stabili e non c’era uscita di sicurezza. Nella mensa c’era una colonna portante fradicia, ma ci dicevano di stare tranquilli. Non mi sono fidata di quel materiale, non vedevo la casa sicura. Anche dopo che l’architetto della casa il 30 marzo mi ha detto che era tutto a posto».
Carmela Tomassetti ha abitato per quattro anni nella casa dello studente: la sua determinazione nel lasciare la casa il 30 marzo dopo una scossa di 4 gradi ha salvato la vita ad alcuni suoi amici che l’hanno seguita. «I posti erano 120, ne erano presenti trenta, ne sono morti otto. Sarebbero stati di più se non fosse stata domenica. Molti erano andati via per il fine settimana, altri hanno allungato la permanenza a casa per la Pasqua, altri ancora, come me, non sono tornati per la paura».
Carmela cita la nuova casa dello studente, risalente al ’600, nella quale non è successo niente. «C’era una sessantina di ragazzi e solo una ragazza si è fatta un graffio, io e le mie amiche vogliamo giustizia e siamo pronte a testimoniare». L’ultimo pensiero è ai compagni che non avevano altra scelta, oltre alla casa dello studente, per studiare a L’Aquila. «Per entrare il primo anno serve il reddito, poi un numero di esami e di voti. Non siamo gente abbiente. Io mi voglio laureare, ma non so che fare». ( Articolo e foto tratto de: Il Messaggero)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”
