I
talia- (di Rosario Amico Roxas) Un vecchio adagio siciliano recita: “Lu mafiusu cade ppe manu d’u vavuso”. Il mafioso lo sanno tutti chi è, si tratta dell’uomo che ha agguantato il potere con la prepotenza e lo esercita con arroganza, sicuro della sua impunità. Conta sul consenso di chi lo teme ed esige una solidarietà omertosa. Riconoscibile..no ?? U vavuso è l’infimo rappresentante del genere umano; è quello che sbava, lordando il piatto dove ha mangiato senza curarsi della provenienza e del costo morale di quel cibo. Quel detto siciliano ripercorre tappe ben conosciute, dove il prepotente che ha esagerato con l’arroganza, scatena uno dei suoi commensali, che vuota il sacco, scandendo doviziosamente le informazioni in suo possesso … è così che nascono i “pentiti”. Il cavaliere ha fatto la fine dell’arrogante prepotente, che ha esagerato con la sua sicumera, inferendo ferite non rimarginabili se non con un “pentimento”. Fuor di metafora Veronica, pur se aggredita dalla stampa dei fedelissimi schiavi mentali, non è altro che una berlusconiana pentita, avanguardia di una valanga che travolgerà le certezze costruite con la sabbia di mare. Per il cavaliere il colle più alto di Roma è diventato un’appendice della catena dell’Everest. (Art. a cura del dott Rosario Amico Roxas)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”