In manette nove persone per tutta una serie di reati dalla concussione all’incendio, dalla concussione al falso

Pietravairano(Ce)-  È durata tre anni l’inchiesta battezzata longa manus, della Guardia di Finanza. A finire in manette sono stati il sindaco di Pietravairano Dario Rotondo, l’ingegnere Giuseppe Panarello, l’architetto Giuseppe Di Duca, l’assessore ai lavori pubblici Enzo Del Sesto, il cognato di quest’ulimo Pietro Cerbo titolare di una ditta a Venafro (Isernia); gli imprenditori Raffaele Rotondo (domiciliari), Gennaro Di Bello (San Cipriano d’Aversa), Giovanni Zagaria (di San Cipriano d’Aversa, ai domiciliari), Maria Teresa Zagaria (segretaria della ditta di San Cipriano D’Aversa, agli arresti domiciliari). Nessu legame con esponenti del crimine organizzato, a quanto si apprende, per quanto riguarda i due Zagaria indagati. Con questa indagine prosegue senza soste l’attivitàpietravairano posta in essere dalla Guardia di Finanza di Caserta (nella foto il colonnello Manozzi del comando prov.)  al fine di scoprire e reprimere gli illeciti nel settore degli appalti pubblici e i reati contro la pubblica amministrazione. I Finanzieri del Comando Provinciale di Caserta hanno eseguito 9 ordinanze di custodia cautelare per i reati di “associazione a delinquere”, “concussione”, “corruzione”, “turbativa d’asta”, “truffa ai danni dello Stato”, “falso”, “abuso d’ufficio” e “incendio”. Le indagini sono scattate nel 2007 dopo una denuncia di un imprenditore che aveva altresì lamentato la progressiva esclusione dalle gare di numerosi imprenditori – che pure avevano i requisiti necessari per prendervi parte – a beneficio di soggetti economici di San Cipriano d’Aversa e Casapesenna. Ulteriori approfondimenti, in particolare mediante l’effettuazione di intercettazioni telefoniche ed ambientali, permettevano non solo di riscontrare appieno quanto appreso dal denunciante, ma anche di svelare uno scenario molto più ampio che portava ad ipotizzare come le procedure amministrative per l’assegnazione di lavori pubblici fossero state spesso “piegate” al fine di orientare l’aggiudicazione degli stessi in favore di determinate aziende. Le indagini hanno permesso di appurare che il risultato delle gare era praticamente predeterminato dal Sindaco Dario Rotondo e dall’assessore ai lavori Pubblici Enzo Del Sesto (nei cui confronti è stata applicata la misura della custodia cautelare in carcere), nonché dagli stessi imprenditori aversani, tra cui Di Bello Gennaro (destinatario di misura cautelare in carcere) che provvedevano puntualmente a corrispondere ai pubblici ufficiali denaro (cd “cammellino”) o altre utilità. Alle aziende che si sarebbero dovute aggiudicare l’appalto veniva addirittura data la possibilità di disporre preventivamente di progetti e computi metrici, così da poter meglio ponderare l’offerta da presentare ed inserire la tipologia di lavori che avrebbe determinato una maggiore economicità. Non solo: le intercettazioni telefoniche hanno consentito di apprendere che, anche attraverso l’opera dei pubblici ufficiali destinatari dei provvedimenti restrittivi, i possibili partecipanti alle gare venivano anche dissuasi dal presentare le proprie offerte. Degno di nota, infine, il fatto che l’Amministrazione comunale inoltrasse inviti a partecipare a gare d’appalto già con la consapevolezza che talune imprese non avrebbero partecipato ovvero non avessero tutti i requisiti necessari. Tale modus operandi consolidatosi nel tempo ha prodotto significativi frutti se si considera che il Comune di Pietravairano, in circa 4 anni ha affidato la gran parte dei lavori pubblici indetti per milioni di euro alle imprese in questione. Non è stato un caso infatti appurare che tale ruolo veniva affidato quasi sempre agli stessi soggetti, Panarello Giuseppe e Di Duca Giuseppe (entrambi in carcere), che ottenevano il loro riconoscimento economico, appunto, nello svolgimento di tali numerosi incarichi per conto del comune di Pietravairano, in palese violazione del principio di trasparenza, imparzialità e rotazione previsto dalla normativa di settore. La duplicazione di lavori (mediante la predisposizione di progetti gonfiati) e la richiesta al comune di pagamenti non dovuti, ma ugualmente erogati. I professionisti incaricati avevano anche il compito, su invito dello stesso Assessore ai lavori Pubblici e degli imprenditori coinvolti, di non essere troppo “fiscali” nella verifica della corretta e regolare esecuzione dei lavori, anche quando ciò avrebbe potuto comportare un gravissimo pericolo per l’incolumità pubblica con la mancata adozione da parte dell’appaltatore di misure idonee ad evitare il «rischio idrogeologico». Nel corso delle indagini è stata accertata la responsabilità di un imprenditore aversano – colpito da misura cautelare – per il reato di incendio boschivo che aveva interessato per diversi giorni un’ampia zona boschiva situata in località Monte San Nicola. 27 soggetti per reati vari contro la pubblica amministrazione sono state iscritte nel registro degli indagati. (Art. di Giorgio Santamaria-Corriere del Mezzogiorno)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”