San Felice a Cancello(Ce)- (di Stella Vigliotti) Francesco Pio Martinisi, (nella foto la piccola bara bianca contenente il feretro del pfanciullo. Autore Andrea Pioltini ) il bimbo di 4 anni morto dopo 42 giorni dal rogo della camera iperbarica, in cui stava effettuando terapie di ossigenazione dei tessuti e dove ha trovato subito la morte la nonna materna Vincenza Pesce, è stato accolto con un lungo applauso dall’intera comunità sanfeliciana, assiepata all’esterno della chiesa dei Padri Barnabiti, ove ieri alle 15 e 30 è giunta la piccola bara. Non c’era spazio per tutti, per questo i funerali sono stati trasmessi su un maxischermo, montato all’esterno della piccola chiesa. È qui che migliaia di cittadini hanno potuto assistere e partecipare al rito, «Francesco Pio è il giusto sofferente, l’immagine di Gesù», ha detto il padre barnabita Giovanni Nitti dal pulpito della chiesa durante i funerali del «piccolo angelo». «Un innocente mai toccato dal male», per questo i sacerdoti non hanno indossato la stola viola, simbolo del pentimento dai peccati; per questo il bianco era il colore predominante all’interno della chiesetta, perché è il simbolo della purezza, l’immagine del piccino. «La morte di Francesco Pio – ha spiegato il sacerdote – è un messaggio di vita».

 

È stato impossibile contenere le lacrime. La tristezza si leggeva su ogni volto delle migliaia di persone accorse ad abbracciare il «piccolo angelo». Francesco Pio Martinisi, il bimbo di 4 anni morto dopo 42 giorni dal rogo della camera iperbarica, in cui stava effettuando terapie di ossigenazioni dei tessuti e dove ha trovato subito la morte la nonna materna Vincenza Pesce, è stato accolto con un lungo ed affettuoso applauso dall’intera comunità sanfeliciana, assiepata, nonostante l’afa, all’esterno della chiesa dei Padri Barnabiti, ove ieri alle 15 e 30 è giunta la piccola bara. A scortare la salma fino al sagrato c’era tutta la sua famiglia: i genitori Luigi e Caterina e le tre zie Angela, Patrizia, Tiziana, mai lasciate sole dai mariti Vincenzo, Enzo e Mariano. Il silenzioso corteo funebre è sfilato fra la folla di compaesani che ha salutato l’ingresso in chiesa, adornato con un arco di palloncini, della minuscola bara bianca, giunta dalla Florida ieri mattina intorno alle 11 all’aeroporto di Fiumicino. All’interno della struttura religiosa, già gremita prima ancora che iniziasse la cerimonia funebre, tutta la famiglia si è stretta attorno al feretro circondato da palloncini bianchi e posizionato dinanzi all’altare al centro della piccola navata. L’intera comunità religiosa si è mobilitata per officiare il rito funebre di «Cocco», il nomignolo del piccino, così come avvenne un mese fa per l’esequie di nonna Enza, che ha sacrificato la sua vita per proteggere dalle fiamme l’adorato nipotino con il proprio corpo. La messa è stata concelebrata dai padri barnabiti, dai Cappuccini di Arienzo, nonché dai sacerdoti della diocesi di Acerra, sacerdoti che conoscevano personalmente «la nonna coraggio», donna molto devota. All’interno della chiesa c’erano tutte le figure istituzionali: il sindaco Pasquale De Lucia(nella foto sopra con le istituzioni di S. Felice a Cancello e con l’Ambasciatrice di Pace Agnese Ginocchio. Autore foto: Andrea Pioltini), i consiglieri comunali Clemente De Lucia e l’assessore Amelia Vigliotti, l’ambasciatrice internazionale di Pace Agnese Ginocchio, il gonfalone del Comune accompagnato da tutto il corpo della Polizia municipale in alta uniforme, nonché una delegazione della Polizia Penitenziaria, ove presta servizio il marito di Tiziana, la zia del piccino. Non c’era spazio per tutti, per questo i funerali sono stati trasmessi su un maxischermo, montato all’esterno della piccola chiesa. È qui che migliaia di cittadini hanno potuto assistere e partecipare al rito, nonostante il caldo delle ore pomeridiane. Confusi tra la folla, disposta sui marciapiedi, in strada ed in piazzetta, i rappresentanti del mondo politico locale: c’era buona parte del consiglio comunale di San Felice a Cancello, e da Santa Maria a Vico, che pure ha avuto parte attiva nella gara di solidarietà per la raccolta fondi destinata alle cure di Francesco Pio, c’era l’ex sindaco Adriano Telese con Vincenzo Vigliotti, nonchè Antonio Iaia esponente della Pdl samaritana, non sono mancati il segretario del Pd Carmine De Lucia, amico di famiglia del padre del piccino, i rappresentanti delle associazioni locali e della Proloco di Cancello Scalo.

Padre Giovanni Nitti esequie Francesco pio«Francesco Pio è il giusto sofferente, l’immagine di Gesù». Lo dice il padre barnabita Giovanni Nitti dal pulpito della chiesa durante i funerali del «piccolo angelo». «Un innocente mai toccato dal male», per questo i sacerdoti non hanno indossato la stola viola, simbolo del pentimento dai peccati; per questo il bianco era il colore predominante all’interno della chiesetta, perché è il simbolo della purezza, l’immagine del piccino. «La morte di Francesco Pio – spiega il sacerdote – è un messaggio di vita. Perché Francesco Pio non ci viene tolto, ma viene riconsegnato al Padre dei Cieli». Un dono per la famiglia e per l’intera comunità. «La gioia di averlo avuto fra noi – spiega – deve essere più grande del dolore per averlo perso, perché il vuoto d’amore sarebbe incolmabile se non avessimo mai avuto la possibilità di averlo fra noi». Infatti, la comunità locale si è mobilitata non solo per la gara di solidarietà finalizzata alla raccolta di fondi per offrire a Francesco Pio, colpito da tetraparesi spastica fin dalla nascita, nuove prospettive di vita: si è ulteriormente aggregata attorno al dolore e allo sgomento per l’epilogo di quel viaggio della speranza, trasformato in una traversata della disperazione, in cui ha perso la vita prima nonna Enza, mentre l’amato nipote ha lottato 42 giorni contro la morte, prima di volare verso in cielo. La vita di Francesco Pio deve essere quindi, da esempio per l’intera comunità, perché le sue sofferenze devono indurre alla «riflessione continua sull’innocenza da conquistare» e ci devono insegnare «a disprezzare il male, il peccato e l’egoismo». La famiglia ed il padre barnabita hanno scelto di leggere il vangelo Secondo Giovanni, versetto (19,25-30) «Ecco la tua madre». Dopo l’omelia del religioso, si sono susseguite le testimonianze d’amore dei familiari e degli amici, che più hanno commosso. La zia Tiziana, sorella di Caterina, madre del piccino, ha letto un piccola lettera: «Cucciolo, nei tuoi quasi cinque anni fra noi, non sai quanto ci hai riempito la vita, i cuori e le anime. Grazie per essere nato e per averci insegnato a godere delle piccole cose del mondo. Ora tu proteggi noi da Lassù, sei in Paradiso assieme alla nonna, che ti ha amato e ha dato la vita per te. Tu eri destinato ad essere un angelo. Cocco, ti amiamo, veglia sui tuoi genitori e sul tuo fratellino Giuseppe Maria. Nel tuo ricordo troveremo la forza». Un momento molto toccante della cerimonia riguarda proprio i due fratellini, che per la prima volta si sono incontrati in chiesa. Infatti, l’infante attraverso le amorevoli braccia della madre, ha simbolicamente abbracciato la piccola bara bianca, ove era custodito il corpo di Francesco Pio, prima di raggiungere nuovamente la sacrestia, dove dolcemente ha guadagnato il sonno. Anche la cuginetta di Francesco Pio, che la scorsa settimana ha fatto la Prima comunione, gli ha dedicato un pensiero. «Voglio dirti a voce alta: sei stato il nostro regalo più grande – dice con voce commossa – ti avrei voluto qui ancora un po’. Tu sarai l’angelo più bello del Paradiso e noi saremo per sempre assieme». Non è mancato il contributo dell’ambasciatrice di pace Agnese Ginocchio: «Tu dal Cielo riesci a vedere e a leggere nel cuore di tutti noi figli di questa terra. Ti chiediamo perciò di vegliare su di noi, di darci tanta forza per continuare il cammino intrapreso: quello di impegnarci a costruire un mondo più giusto, più vero e più solidale (leggere quì io resto del mess) ». Ha presenziato all’intera cerimonia funebre il sindaco di San Felice Pasquale De Lucia: «Abbiamo pregato e sperato in un miracolo – dice -. Siamo ancora vicini alla famiglia, che ha mostrato tanto coraggio e forza d’animo nonostante sia stata provata dalla tragedia». ste. vi.

L’abbraccio del I circolo didattico non si è fatto attendere. Sono stati i compagni di classe, i Fiocchi Verdi della sezione D della scuola materna di via Elevata, a scortare Francesco Pio nel suo ultimo viaggio. Tredici piccini, vestiti di bianco e con in mano una gerbera bianca, fiore che simboleggia l’innocenza, hanno condotto il corteo funebre fino al cimitero, partendo dalla chiesa dei Padri Barnabiti, dove la piccola bara bianca, all’uscita è stata saluta con migliaia di palloncini bianchi volati in cielo fra l’applauso commosso delle migliaia di persone presenti. L’ingresso al sagrato della chiesa è stato ornato con un arco di palloncini di colore bianco e giallo, lo stesso che domenica scorsa ha fatto da scenografia durante il sacramento della prima comunione dei bambini, fra cui anche la cuginetta dello stesso Francesco Pio.(Articolo a cura della giornalista Stella Vigliotti -Il Mattino)

(Autore foto: Andrea Pioltini)

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Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”