Su un quotidiano cartaceo della provincia è stata pubblicata una intervista a Saviano
circa il suo parere a proposito della proposta di una consigliere comunale di cambiare nome al comune di Casal di Principe. Saviano ha giustamente ricordato che questo fu già attuato da Mussolini nel ventennio. La vicenda apre però una riflessione che va approfondita e continuata. Allo scopo vi invio un mio breve commento. LM.
Casal di Principe(Ce)- (di Lino Martone) Giustamente, di fronte alla proposta,sia pure provocatoria, di un consigliere comunale di Casal di Principe di cambiare nome al proprio paese, per sottrarre
la popolazione alla definizione denigratoria de “i casalesi”, l’autore di Gomorra, Roberto Saviano, (nella foto 2 a dx) ha ricordato che ciò rappresenterebbe solo una inutile scappatoia, pari a una resa, ricordando che già Mussolini quel nome lo cambiò circa 80 anni addietro. Questa puntuale sottolineatura di Saviano ci porta però al cuore del problema e apre a un dibattito e una riflessione di fondo che occorre continuare, se vogliamo trovare il bandolo della matassa e non limitarci a fare gli anticamorra solo sui giornali o con dichiarazioni di principio. E’ utile procurarsi, in primo luogo(io ne venni in possesso qualche tempo fa), gli atti del dibattito parlamentare sulle motivazioni per le quali Mussolini chiese di sciogliere la provincia di Caserta e cambiare nome ad alcuni comuni. Non solo Casal di Principe fu cambiato in AlbaNova, ma ad altri come a Villa Literno gli assegnò il nome offensivo di Vico dei Pantani. In pratica cambiò i nomi ai comuni del Basso Volturno e in particolare a quelli identificati come i Mazzoni(da cui deriverebbe anche il termine mozzarella). Le motivazioni non erano affatto quelle di ritenerle popolazioni invase dalla delinquenza, ma fortemente renitenti al sistema, irriducibili al suo Ordine Statuale. Naturalmente oltre alle manie di grandezza per le quali pensò di fare la grande Roma(oltre 100.000 ha) e Napoli, introducendovi poi nel mezzo la nuova provincia di Littorio(Latina) e per questo aveva bisogno che Caserta scomparisse. E’ in questa chiave di ricerca dell’antistato soppresso; recuperato poi dal PCI, nel momento delle grandi lotte meridionali, ove divenne base fondamentale delle sue cospicue percentuali elettorali; poi svilito e utilizzato in chiave diversa dal sistema DC(con l’opera perversa e devastante di un suo uomo proveniente proprio dal Matese), dopo la rivolta di CastelVolturno, dando vita a un groviglio di illegalità fondato sulla fioritura di innumerevoli imprese edilizie e cooperative fittizie, tutte ad aggredire il territorio lungo il solco lanciato dai Coppola Pinetamare; poi il rimescolamento volgare ulteriore, durante il primo centro sinistra, ove una certa logica del potere coinvolse anche le forti sezioni comunali del PCI dell’area aversana; quindi il capitolo aperto da Cutolo e Nuvoletta, in una grande area rimasta orfana, fino ai nostri giorni. Se lo Stato, Le Forze dell’Ordine, l’attuale sistema dei Partiti e dei Poteri, reprime in ogni momento l’antistato storico che si esprime in lotte o ribellioni popolari,per affermare un diritto e chiedere di contare, allora si da spazio all’altro antistato,quello più utile(per alcuni) della camorra e si finisce di essere loro complici- La vicenda ultima sulla questione delle bufale, ne rappresenta un ultimo esempio. E’ questo il capitolo di riflessione da aprire non quella di cambiare i nomi. (a cura del Dott. Lino Martone sindacalista ALTRAGRUCOLTURA)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”