Si sente come Ligabue(Il suo pittore preferito) ma è consapevole…

Le confessioni di un artista che vive di stenti con il suo “studio-galleria” ai margini della società e della strada

SONO IL CAVALIERE DEI PEZZENTI!

Invisibile, e povero, cerca di guadagnare un tozzo di pane vendendo la sua arte o pulendo cantine e scantinati del comprensorio

Marcianise(Caserta)- (di Giuseppe Sangiovanni)  Il termine francese bohémien fu usato per la prima volta nel XIX secolo per descrivere lo stile di vita non tradizionale di artisti, scrittori, musicisti e attori marginalizzati e impoveriti delle maggiori città europee. I Bohémiens, o semplicemente Bohème, sono stati associati ad un punto di vista politico non ortodosso e privo di affermazione sociale, che veniva spesso espresso attraverso rapporti sessuali extramatrimoniali, frugalità e “povertà volontaria”. Un bohémien dei giorni nostri, è il maestro Antonio Mandarino, pittore, poeta, buona cultura, figlia di buone letture, che vive in condizioni difficili e degradanti nella periferia di Marcianise, esteso comune casertano. Una persona originale. Uno dei tanti invisibili che cerca di guadagnare un tozzo di pane vendendo la sua arte o pulendo cantine e scantinati del comprensorio. Lo studio-galleria, in Via Santella in aperta campagna, ai margini della società e della strada che porta all’ospedale cittadino. Quadri e frasi ad effetto campeggiano nella galleria on the road del maestro Mandarino, che riconosce le difficoltà vissute da chi si ostina a mangiare con l’arte. Ci accoglie con una citazione latina scritta su di una tela e letta da consumato attore: “ Carmina non dant panem, ovvero, Le poesie non danno pane”. E le condizioni disumane in cui è costretto a vivere nella baracca lo confermano. Si arrangia. Ostinato a vivere di arte. “Ho 60 anni, la mia vita non è stata facile, sono sempre stato uno spirito libero. Mi sono sposato una prima volta nel 1968, avevo appena diciotto anni, dopo qualche anno mia moglie mi lasciò. L’amore per l’arte fece naufragare il matrimonio, ripetuto poi con l’attuale moglie, più comprensiva rispetto alla prima”. Con enormi sacrifici ha portato avanti i cinque figli nati dai due matrimoni. Vendendo quadri, ripulendo cantine, riciclando roba usata(ancora funzionante), individuata, tirata a lucido e rivenduta sul banco del suo negozio all’aperto. “D’inverno qui è tremendo il freddo che soffro, c’è tanta umidità e temperature gelide, d’estate scoppio dal caldo, assalito dalle zanzare, essendo una zona acquitrinosa”- dice mostrandoci i primi morsi avuti a inizio stagione. “L’arte è capita da poche persone, c’è gente che compra quadri persino per tappare un buco o coprire una parete rovinata. Come facevano con Ligabue, Van Googh, non ha venduto niente(in vita): i miei due amati. Ligabue li vendeva per mangiare, ho fatto la fine di Ligabue arranco per vendere qualche quadro, per mangiare. Altrimenti non si mangia”. La terza elementare, come titolo di studio. Autodidatta- con il pallino della lettura. “Ho letto molto. Tanti libri. Manzoni, Petrarca, Dante: Ho letto tutte le partiture di Vincenzo Bellini, amo la musica. Ho scritto tante poesie, struggente l’ultima scritta nel marzo scorso. ( Art. e foto a cura del giornalista Giuseppe Sangiovanni)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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