Baia e Latina(Ce)- (di Pietro Boccia) Cari studenti,  nell’avventura della conoscenza e dello studio, nessuno può sostituirsi alla volontà di ognuno di voi di realizzarsi a livello personale e di migliorare, arricchendola attraverso le vostre molteplici diversità, l’intera società. La scuola deve, perciò, essere percepita non solo come luogo di apprendimento ma anche di condivisione attiva di diritti, di doveri e di regole. Queste ultime sono imprescindibili per garantire ad ogni cittadino il valore della libertà e per salvaguardare in tutti la dignità personale. Bisogna riconoscere, in maniera consapevole, che, in qualsiasi gruppo di persone o società, la mancanza di regole abitua a non ritenere di fondamentale importanza il rispetto della libertà personale e della dignità delle persone. Spesso la rigorosa applicazione di provvedimenti e di sanzioni disciplinari fanno, perciò, acquisire ad ognuno di noi la consapevolezza che la libertà è soltanto uno spazio all’interno del quale si hanno diritti ed oltre il quale si devono assumere dei doveri verso gli altri. Ciò potrebbe, tuttavia, essere una conquista autentica, quando il giovane riuscirà, da un lato, ad acquisire, attraverso lo studio, salde conoscenze e, dall’altro, a costruire ideali di vitale rilevanza. Lo studio è impegno e sacrificio. Questi (impegno e sacrificio) potranno, però, diventare incommensurabili investimenti non solo per il vostro futuro, ma anche per la società in cui vivrete. Le società libere e democratiche si costituiscono su modelli di conoscenze e ruotano intorno agli ideali che gli uomini sanno elaborare. Anzi, le conoscenze e gli ideali possono trasformarsi in meccanismi propulsori, per costruire una società, eretta non solo sulla convivenza democratica, ma anche sulla consapevolezza che la diversità etnica e culturale, quando non supera la soglia di contaminazione, diventa, per tutti, una ricchezza ed una risorsa per la crescita individuale e per la maturazione sociale. Ognuno avrebbe, così, l’opportunità di condividere o di fondare ideali e di acquisire sempre maggiori conoscenze. Le une e gli altri sono le basi per vivere, con equilibrio, nella complessa società d’oggi, conflittuale e soggetta a veloci trasformazioni. Gli ideali sono punti di riferimento e tracciano la rotta alla quale tendere; le conoscenze, ottenute attraverso l’applicazione allo studio e l’esperienza, sono, a loro volta, la strada maestra, non solo per trasformare, gradualmente, in meglio ma anche per migliorare, in maniera continua, l’intero corpo sociale. I primi non devono porsi in contrapposizione alle seconde; gli ideali, quando non si avvalgono delle conoscenze, generano mostri. Nel Medioevo, ad esempio, gli uomini erano attaccati a saldi ideali (solidarietà, carità cristiana, amore per il prossimo), ma non possedevano delle valide conoscenze (le cause delle malattie contagiose non erano, pertanto, scientificamente conosciute e, giacché nei momenti di difficoltà ognuno cercava di stare con gli altri, si diffondevano per contatto). Le conoscenze, quando non hanno, come punto di riferimento, gli ideali, portano ad accogliere psicologicamente altre forme di mostruosità. Nel Novecento, ad esempio, la Germania ha prodotto il Nazismo e l’URSS ha reso possibile il “comunismo reale”. Quello tedesco era un popolo di filosofi, di scienziati e di artisti, ma ha concepito, giacché aveva smarrito gli ideali della libertà, della pace, della solidarietà tra i popoli, della giustizia sociale e della consapevolezza che l’uomo fosse un essere limitato e, quindi, non in possesso di verità da imporre agli altri, una delle più drammatiche tragedie della storia, vale a dire i “lager”. Pure il popolo sovietico, non riuscendo, attraverso il leninismo e lo stalinismo, a riportare a sintesi gli ideali e le conoscenze, ha, a sua volta, realizzato i gulag. Nell’elaborazione ideologica e politica di Lenin e di Stalin, alcuni ideali, come, ad esempio, l’uguaglianza, la pace e la solidarietà sociale, pur presenti nel modello di società che si voleva costruire, ma non poggiando, tuttavia, sulla libertà, che è il valore o l’ideale fondante, per edificarne ogni altro, hanno generato altrettanti orrori. I germi dello stalinismo già erano tutti presenti nel leninismo. Lo stesso Lev Trotsky, compagno di Lenin, ha scritto, nel libro La rivoluzione tradita, che la concezione del centralismo leninista avrebbe ineluttabilmente tollerato non solo che “il partito sarebbe stato sostituito dall’organizzazione, l’organizzazione dal comitato centrale e il comitato centrale dal dittatore”, ma anche che “la proibizione dei partiti di opposizione avrebbe portato con sé la proibizione delle frazioni e che la proibizione delle frazioni avrebbe condotto alla proibizione di pensare in modo diverso dal capo ufficiale”. Come si fa, infatti, a costruire una società giusta, pacifica e solidale, senza essere liberi? Gli ideali della giustizia, della pace e della solidarietà sociale verrebbero, in tal modo, come è puntualmente avvenuto, in URSS, soltanto imposti. E’ necessario, al contrario, considerare e sostenere che una libertà responsabile sia un supporto inderogabile per costruire, attraverso ideali e conoscenze, una società migliore, aperta e maggiormente rispondente ai bisogni degli uomini. Si auspica, perciò, che voi studenti, servendovi delle conquiste democratiche, storicamente realizzate, vi candidiate, acquisendo consapevolezza critica e coniugando gli ideali e le conoscenze, a governare, rendendola gradualmente migliore, la società del futuro. Settembre 2010 Prof. Pietro Boccia, scrittore, autore di testi scolastici. Info(cliccare quì) - )

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matasino & d”

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