Sant’Angelo d’Alife(Ce)- (di Loretta Montenero)Un vicoletto che a vederlo sembrava cadere a pezzi. Una stradina tanto stretta da passarci in fila indiana. E in fondo in fondo alla stradina, la natività. Maria, Giuseppe e l’ asinello. Mancava il bue. Ma l’assenza conferiva intensità all’atmosfera di precarietà e solidarietà che si respirava nel vico “La Conca”. Dove un gruppo di ragazzi ha dimostrato di potercela fare a portare il proprio paese fuori dall’ anonimato dell’ estrema provincia casertana. Il gruppo “Quelli che..” ha organizzato sabato e domenica scorso una due giorni dedicata al presepe vivente e al mercatino, che nel contesto, definirlo mercatino di natale sembra riduttivo, poichè in quell’angolo della campagna campana, le bancarelle erano parte di una scenografia che senza avrebbe perso luci, colori e sapori dei prodotti locali. Più che mostrati, esibiti con orgoglio sui vari tavoli, i prodotti artigianli, dolciari e caseari. Quasi a voler confermare l’esistenza di un mondo che vuole farcela. L’appartenenza ad una regione che non è solo malavita e munnezza. Ma anche gente che lavora, che si impegna e che costruisce con pochi, pochissimi soldi un evento che ha catalizzato l’attenzione dei paesi limitrofi. “La Conca” è stata per due giorni vestita a “Betlemme” dove ognuno ha fatto la sua parte, senza risparmiarsi e, cosa rara di questi tempi, col sorriso. San’Angelo d’Alife ha dimostrato nella seconda edizione del “Presepe vivente e mercatino di Natale”, di avere una propria personalità e di saperla offrire al turista di passaggio. L’evento natalizio ha portato il paesino all’ombra del castello medievale, un passo in avanti rispetto alle velleità turistiche del territorio. C’era l’entroterra campano sano in quel vicolo stretto e lungo, dove nulla era stato trascurato, nè lasciato al caso. Ogni buco era stato riempito con ceramiche locali, dolcerie e c’era persino il fornaio – pizzaiolo che in una vecchia cucina ormai adibita a magazzino, sfornava pizze fumanti dal forno a legna. C’erano un gruppo di ragazzine che raccoglievano offerte da devolvere ai bambini delle scuole meno fortunati. C’erano i merletti e il “vinciaiuolo” che intrecciava i rami di vite per farne cesti, il cosiddetto “panar”. Nella capanna ricavata in vecchio stanzone ad arco, c’era la natività con l’asinella che scalciava appena veniva lasciata sola. Un’altra curiosità che ha caratterizzato l’evento prenatalizio organizzato dal gruppo di “Quelli che…”. C’erano i pastori che hanno suonato e cantato le canzoni della tradizione. Ma soprattutto, in quella parte alta del paese, tra le luci soffuse, i suoni di risa e flauti, canti e ricordi, c’era Sant’Angelo d’Alife. Un paese che vuole farcela e che sembra abbia preso la strada giusta per uscire dall’anonimato e proporsi quale meta turistica del Parco Regionale del Matese. (articolo a cura della giornalista Loretta Montenero)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”