S. Pietro Infine(Ce)- (Di Giampiero Casoni ) Celebrazioni per la Festa dell’Unità d’Italia: anche il comune di San Pietro Infine è pronto. La storia presenta parallelismi inaspettati, quasi mai forzosi perché dettati da regole antiche come antica è la follia dell’uomo nel farle ed il suo rinsavimento nello sconfessarne bieche resurrezioni. Non è un caso pertanto che l’istituita Festa dell’ Unità Italiana del 17 marzo prossimo venturo vedrà, fra le migliaia di comuni dello stivale, anche quello di San Pietro Infine. Estrema propaggine meridionale della provincia di Caserta, poco più di mille abitanti e luogo dove come in pochi altri la maceria si è fatta materia e celluloide per il capitano-regista Houston. Non solo la materia grigia della memoria storica incarnata da uno splendido Parco Museo ideato da Carlo Rambaldi, ma anche quella rossa del cuore di una comunità sbriciolata dalla battaglia che, dall’8 al 17 dicembre del 1943, insanguinò l’ultimo avamposto della linea Gustav, quella da cui nacque il martirio dell’ abazia di Montecassino. Pare quasi di udire, in mezzo al’erbame che quel sangue innaffiò a Calatafimi come a San Pietro, il sussurro senza tempo dell’Atto II dell’ Enrico IV di Shakespeare. “Mentre dormivi sonni leggeri accanto a te ho vegliato e ti ho udito mormorare racconti di spietate guerre”. Il parallelismo è ovvio, limpido, necessario quasi: la lotta di un popolo per il conseguimento di un ideale che la civiltà occidentale da sempre persegue, per sempre inseguirà, la Pace e l’unità di una Nazione, deve esser mezzo per educare e fine per scongiurare.  Da un lato, i fanti sudaticci, terrorizzati dal sibilare degli shrapnel tedeschi, della 36 Divisione “Texas”, annaspanti in mezzo ad uliveti smozzicati dagli obici per agguantare un caposaldo all’estrema propaggine sud della Valle del Liri, l’agognata “porta per Roma” del pubblicistico tenente generale Clark; dall’altro le mille e più camicie rosse del generale Garibaldi che cercano di cucire una bandiera prima ancora di suggellare un’ unità nazionale non voluta, non subito, non prima di cento baionette innestate per trafiggere cuori che avrebbero battuto per lo stesso Inno. L’Amministrazione comunale di San Pietro infine ha voluto puntellarlo, il martirio che il sospettoso Cavour dovette suo malgrado accettare, con le membra sparse per forre di una popolazione che oggi può ricordare, tutto. Ricordare quando i Panzergrenadieren inquadrati nella 10 Armata del generale tedesco Vietinghoff e nella 14 del generale prussiano von Mackesen resistettero alla presa di Montelungo arroccandosi dove una volta sorgeva il vecchio borgo sanpietrese, ricordare che proprio a Montelungo il Tricolore che tanti cuori fece battere nel 1861 si era inzuppato del sangue italiano del Cil del generale Dapino, ricordare i botti immani, i muri crollati su spine dorsali e cervici troppo piccole per non frantumarsi come uova sotto la sassaiola impertinente di bimbi scavezzacolli. “L’uomo è una bambola di pezza piena di fluidi multicolori”. Per fare l’Italia e per liberare San Pietro infine, di queste bambole ne sono state sparse a migliaia. Fantocci in divisa, che un minuto prima maledicevano l’inverno italiano vestito di fango e mota, bambole in camicione rattoppato e filastrocche fra dentini caduci o con cappelli da taglialegna e denti ormai abdicanti, che un secondo prima di diventare coriandoli di sangue e membra invocavano la Madonna o i cari,sparsi e spersi in grotte tufacee, bunker naturali per tener l’Orco fuori di casa, che esso cincischiasse chewing gum col Garand surriscaldato in spalla o grugnisse secchi ordini con la Machine Pistole 3 imbracciata, poco cambia. La Grande Falciatrice commette da sempre l’inganno dell’artista, si traveste e compie la sua opera in barba al committente, lasciandogli credere che le ragioni e i torti valgono bene qualche litrata di liquido rosso. La storia è questa, ritorno dell’orrore e rimembranza della sua innaturalità. Il Museo della Memoria Storica di San Pietro Infine, fregiato con la Medaglia d’Oro al Valor Civile appuntata su un Tricolore che pare coperta ancora troppo corta per stendersi su un Paese troppo allungato sui meridiani geografici e culturali, sarà teatro dell’ iniziativa voluta in primis dal Sindaco in carica Fabio Vecchiarino, con una serie di protocolli in via di approntamento. Ma approntare cosa? La banda? Il silenzio fuori ordinanza? La commozione sopita da una Unità minacciata finanche da dentro? La risposta è in Fichte, che non ebbe mai paura di dire che”saperlo è scienza, usarlo è Arte”. L’Arte di ribadire, qualunque sia lo spunto, che c’è un popolo, nato nel 1861, cementato da sangue che non si secca mai. (articolo a cura del giornalista Giampiero Casoni)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”