S. Pietro Infine(Ce) - ( Di Giampiero Casoni ) Una mozione di solidarietà a favore del Giappone e della catastrofe che ha abbattuto il Sol Levante precipitandolo, dopo uno spaventoso sisma-tsunami, nel peggior baratro da che, nel dicembre del 1945, l’atomica Usa disegnò i suoi due orribili funghi ad Hiroshima e Nagasaki: la presenterà, in occasione del prossimo Consiglio Comunale a San Pietro Infine, previsto per il 28 marzo, il consigliere indipendente di minoranza Lucio Gatti. La premessa è in questo caso d’obbligo: vuoi per il clima ormai preelettorale che “incombe”, assieme al codice di autoregolamentazione per i giornalisti; vuoi per l’aspetto ecumenico della questione, che scavalca decisamente finalità di tipo propagandistico, ci pare che la regola sia allo stato dell’arte, nel dare la parola al rappresentante dell’opposizione che, nel corso dell’ultima Assise civica, aveva abbandonato l’aula in polemica con alcuni punti all’ordine del giorno. “Avremmo dovuto, io per primo – ha esordito Gatti – insediarci all’insegna della solidarietà al Giappone distrutto nell’economia e fiaccato nello spirito dopo i tristemente noti eventi che ancora oggi inondano i telegiornali. Le stesse celebrazioni per il 150nnale dell’Unità d’Italia, forse le avremmo dovute codedicare a questo sconcio, a quel nucleare a cui sapemmo dire di no nei lontanissimi anni ’80, quando il pensiero di una bolletta (forse – nda) meno cara non ci fece barattare la nostra memoria storica ed il nostro buonsenso in cambio della cittadinanza a robaccia come l’uranio, ai suoi isotopi assortiti ed al plutonio”. Gatti viene dal mondo sindacale della galassia Fiat, non si riconosce in quanto a sigla di rappresentanza nei tre ex “grandi confederati” ed ha uno spiccato senso di autocritica quando ammette che, forse, nella fretta di “gestire” un’Assise civica alcuni dei punti della quale proprio non gli erano scesi nella strozza, non aveva immediatamente pensato di chiedere la parola per la mozione aperta in favore del popolo nipponico. A ben vedere, il clima dell’emiciclo, più che incarognito per fisiologia di scontro sui temi, era più patriottardo del solito. La relazione dell’addetto stampa sul significato del secolo e mezzo da che l’Italia “si fece” (per circa tre quarti – ndr), l’accenno agli eroi-studenti di Curtatone e Montanara (“quel pugnale me lo sento anche io, conficcato fra le costole – afferma Gatti, svisando sul locale per un nanosecondo) l’imminente intitolazione di un settore del Palazzo Municipale ad Antonio D’Evandro, garibaldino-parlamentare di freschissimo conio all’epoca di quel Risorgimento che finalmente usciva dai salotti e “quagliava”; tutto ciò aveva fatto in un certo modo passare sotto tono altri temi, peraltro attinenti e poco “da polpaccio” per le minoranze. Non ultimo, fra di essi, l’annuncio da parte del Sindaco Vecchiarino della nascita della Fondazione che prenderà in tutela (e in deroga alle piombature delle varie trafile consiliari – ndr) il Parco Museo della Memoria Storica. Insomma, il rammarico di Gatti era ed è tutt’ora quello di non aver chiesto che il Tricolore fosse affiancato da un vessillo che, dall’epoca degli aerosiluranti Mitsubishi “Zero” che si cappottavano volontariamente sulle “carrier” Usa in Pacifico, non garriva più in maniera così mesta, intriso di veleni bifronte, amici sia dell’energia che dell’incubo atomico. Tutto questo Gatti ha inteso farlo con un tempismo che ha un suo “sessappiglio” giornalistico, ma che ce l’ha a scartamento ridotto. Il consigliere è infatti nel pieno di una campagna elettorale che sembra una gara di giovani diplomandi di un istituto alberghiero: una babele di ricette amministrative, incrociate con cadenza praticamente giornaliera (a livello congetturale, sia chiaro, ma con la cura di concimare la biblica zizzania con più entusiasmo di Luca Sardella – nda) più o meno quanti potrebbero essere gli ingredienti per una paeilla catalana. Fra qualche giorno dovremo cadere tutti sotto la mannaia del Codice di Autoregolamentazione e, di tali argomenti, non ne potremo parlare più con la bonomia della penna puntuta, ma con la seriosità del mouse a trazione integrale, cauti, attenti, chirurgici e sarà giusto così. Un mesto pensiero al nuovo imperatore del Giappone, l’isotopo 235 dell’uranio, urne alle porte o meno, diciamo che ci sta tutto. Per il resto – e deglutendo per un attimo il voluto cattivo gusto – Enola Gay, su San Pietro, sgancia “bombe” ormai ogni giorno…(Articolo a cura del giornalista Giampiero Casoni)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”