Colfelice(Fr)- ( di Giampiero Casoni) “Non faccio gli auguri a Fardelli, faccio gli auguri alla Guardia di Finanza ed al Colonnello Salato affinché le indagini in corso alla Saf possano rendere giustizia a tutti noi cittadini di questa zona”. Lo aveva dichiarato pochi mesi fa il consigliere regionale dell’Italia dei Valori, Anna Maria Tedeschi in merito a verifiche delle Fiamme Gialle che, secondo accreditatissime indiscrezioni, avrebbero condotto a risultati eclatanti per quanto riguarda l’impianto di riciclaggio rifiuti sito in via Ortella, a Colfelice. Proprio ultimamente era stata ratificata con un contestato (dall’Idv) voto dei sindaci abilitati a partecipare al “Direttorio” dell’impianto la conferma quale Presidente Del Cda Saf di Cesare Augusto Fardelli. Gli uomini dalle mostrine giallo verdi avrebbero infatti redatto un verbale, consegnato alla magistratura inquirente, vertente in ipotesi di esercizio di azione penale su due filoni: il primo, quello legato ai miasmi che appesterebbero la zona circostante un impianto che da tempo “incrocia le lame” con alcune amministrazioni limitrofe; il secondo, ben più corposo e documentato da una relazione Arpa supportata, qualche tempo fa, da analisi approfondite del Nucleo Ncbr dei Vigili del Fuoco. Gli specialisti del 115 avevano infatti effettuato verifiche sul’ipotesi che, all’interno dello stabilimento erano stati rilevati miasmi e presenza oggettiva di materiale giudicato “pericoloso”, specie all’interno di alcuni automezzi che quotidianamente conferiscono il materiale che, in ipotesi di scuola e per fini statutari di una società ad intero capitale pubblico.Il nodo da sciogliere non era tanto quello, oggettivamente pericoloso ma non penalmente rilevante per le responsabilità attribuibili ai vertici Saf, dei compattatori che fanno la spola quotidiana, quanto piuttosto la consapevolezza, olfattiva ma soprattutto analitico-documentale, che quel materiale transitasse, arrivasse a Colfelice e contribuisse alla creazione di un Cdr (Combustibile derivato dai rifiuti secondo il “vecchio” Decreto Ronchi del ’97 poi confluito in Testo Unico – ndr). Su questo filone si sono concentrate le indagini della Polizia Giudiziaria, coordinata dalla magistratura inquirente competente per territorio, con la risultanza procedurale di una relazione che martedì mattina dovrebbe esser consegnata nell’ufficio di un noto Pm dell’Alta terra di lavoro. Già, perché un’altra notizia è quella per cui molti Comuni della provincia di Caserta stanno facendo il diavolo a quattro contro una legge regionale che “isola” il ciclo dei rifiuti alla sola giurisdizione della regione ove sono ubicati i poli del medesimo. Molti di essi sono infatti costretti al conferimento a discariche e centri raccolta nel Casertano che poi vanno ad alimentare le migliaia di tonnellate che proprio in questi giorni stanno sommergendo la città di Napoli e l’Agro Aversano. Da questo punto di vista non è da escludersi, oltre che un ennesimo sollecito alla Presidente della Pisana Polverini per un incontro col rieletto Presidente, anche un intervento presso l’apposita Commissione Parlamentare-bis, cofirmato dalla stessa rappresentanza laziale dell’Idv e da numerosi primi cittadini, ma si parla anche di consiglieri regionali del nuovo Psi campano. Insomma, dopo la “vecchia” indagine condotta dai Pm Taviano e Siravo 5 anni fa, a ben vedere finita proceduralmente in cavalleria fra proroghe sui tonnellaggi, consulenza private affidate allo stesso ex ministro che varò il decreto e prescrivibilità sciolta, i “guai” ipotetici per l’impianto di via Ortella e per la sua stanza dei bottoni non sembrano esser cessati affatto, fermo restando che l’Italia è e resta un Paese dove la presunzione di innocenza, specie in fasi così preliminari, vale fino al pronunciamento degli “ermelini” del palazzaccio di Piazza Cavour, la Cassazione.(Articolo a cura del giornalista Giampiero Casoni)
Pubblicato da red. prov. “Alto CAsertano-Matesino & d”