San Potito Sannitico (Ce)- (di Gianluca Pascarella) avori Pubblici, materia delicata per il Sindaco e il Presidente del Consiglio; per l’ennesima volta la minoranza si vede negare la convocazione del Consiglio con futili motivazioni. Disappunto e dispiacere della minoranza in seguito al diniego, per la seconda volta, in riferimento alla convocazione del Consiglio Comunale con all’ordine del giorno una digressione sui Lavori Pubblici e l’istituzione di una Commissione d’indagine e d’inchiesta.
In dispregio delle norme dettate dal Testo Unico degli Enti locali e dallo Statuto Comunale ancora una volta la maggioranza a firma del Presidente e del Sindaco stesso da un’interpretazione del tutto personale esimendosi da un obbligo quale quello della convocazione del Consiglio.
La dottrina si è più volte espressa in merito affermando che la ratio del riconoscimento dell’iniziativa a soggetti diversi dall’organo competente in via principale fosse proprio quella di evitare che quest’ultimo potesse, per negligenza, ostruzionismo o collusione, impedirla o ritardarla.
Nella giurisprudenza penale va segnalato l’orientamento che ha configurato il mancato seguito alla richiesta di convocazione quale omissione di atti d’ufficio ai sensi dell’art. 328 c.p.
La formulazione dell’ art. 39 TU EL in esame non lascia dubbi circa il carattere vincolante della richiesta (significativo il dato letterale della norma): “Il presidente del consiglio comunale è tenuto a riunire il consiglio, in un termine non superiore a venti giorni, quando lo richiedano un quinto dei consiglieri, o il sindaco, inserendo all’ordine del giorno le questioni richieste» ora riprodotta dal co. 2° dell’articolo in esame”.
Questa maggioranza non sta aiutando i giovani a crescere politicamente e amministrativamente nella consapevolezza delle regole democratiche, che non possono sottostare a semplici interpretazioni di chi, per sottrarsi ai propri doveri, sfugge arrampicandosi sugli specchi.
L’intento era quello di venire a conoscenza della poco chiara gestione dei lavori in corso o che sembrano conclusi ma non lo sono affatto, portando due esempi su tutti: “rete fognaria” e ” realizzazione del museo del brigantaggio in località Torelle con annessa pavimentazione di Via Campo e Piazza antistante Palazzo Filangieri”; la minoranza voleva inoltre essere edotta sull’affidamento dei lavori del fabbricato ricompreso all’interno dell’area Gezoov, dal quale potrebbe scaturite un notevole danno economico per l’Ente qualora non venga comminato “l’inizio lavori” nei tempi dovuti.
Questa commissione doveva servire alla maggioranza come alla minoranza per capire gli eventuali punti di debolezza che avevano scaturito disagi, per poi migliorare la gestione della cosa pubblica, che certamente non apparterrà mai ad una sola parte politica. Pur trattandosi invero di una delle guarentigie più significative della funzione della minoranza, facoltà tutelata ope legis, a San Potito Sannitico non pare funzionare in questo modo….
Teniamolo in mente: Art. 39 comma 2 Testo Unico Enti Locali: Il presidente del Consiglio Comunale o Provinciale e’ tenuto a riunire il Consiglio in un termine non superiore ai venti giorni, quando lo richiedano un quinto dei consiglieri, o il sindaco o il presidente della provincia, inserendo all’ordine del giorno le questioni richieste. (Articolo a cura del giornalista Gianluca Pascarella)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d“