S. Pietro Infine(Ce)- (Di Giampiero Casoni ) Scoprire che anche Alberto da Giussano ha i gambali sporchi di pupù è stato impagabile, per gli italiani: orribile per una loro parte ormai avviata verso il talebanesimo morale, sublime per tutti coloro che, per decenni, hanno dovuto accettare l’idea che vi fosse un confine, un “limes” oltre che il quale la corruzione era fatto endemico e che la Lega ne stava al di là. Ora, che la Lega Nord sia assimilabile in tutto e per tutto alle corruttele da Prima Repubblica è come se Michelangelo fosse stato commissioner di una statua di Garibaldi, una immane cazzata storica, ma la Storia non sempre tien conto della soddisfazione di veder sputtanata una sua parziale concezione portata ormai quasi a dogma da certi suoi capitoli. E “La Lega ce l’ha duro” e ancora “si questi qua sono simpatici come un gatto aggrappato ai coglioni però, tutto sommato, sono integri e cianno pure un po’ ragione”. Insomma, ch fossero stronzi ma ch rappresentassero ormai a parte più pura dello Stivale quasi ce le bevevamo a garganella. Sembrava che avessero saltato a piè pari, nella loro franca buzzurragine, la lettura de “Il Sud nella storia d’Italia”, di Villari, pareva che loro, franchi e schietti Visigoti, avessero superato il confine dell’estetica e della mesotes classica per approdare ad un purismo tutto sommato scomodo, per un Centro-Sud vampireggiante, notabile in senso giolittiano e decadente nelle sue golosità di strapotere. Dalle intemperanze di Bossi e Borghezio verso un Tricolore affannosamente difeso da un popolo che, proprio patriottardo, certo non lo è mai stato fino ai sofismi di una new generation, ma sempre col nume tutelare di Miglio a rappresentare il Platone della Polenta sul comodino di massello in mansarda, eroi sottili come Maroni, Cota, Tosi. Una conquista del potere capillare, una identificazione con le istanze cispadane di un popolo che ha fatto della produttività la sua bandiera e della stanchezza che essa venisse succhiata via dai terroni la sua asta s’acciaio, un priapismo storico da farci sentire come un cinese nudo davanti ad un senegalese sul set di un pornazzo anni ’70. E poi quei grugniti, quelle sentenze sputacchiate via dai sigari semispenti ad ogni episodio di corruzione degli altri partiti non nordici, ma “sudici”, la volontà di potenza certificata dall’alleanza pluridecennale col Cumènda per eccellenza, l’Arcoriano che, a Casoria, ci andava solo a pucciare il cosino aziendale. Quante umliazioni! E poi (inevitabilmente, per i più lungimiranti) che ti succede? Un cosino fesso che assomiglia al comico romagnolo di Zelig, un pelatignolo nano che pare importante come un herpes labiale si va a far beccare, parrebbe da cassiere che distribuiva rimborsi elettorali stramilionari ai geometri di quel gonzo del Trota, con le mani nella Marmellata Verde e ti spezza il Cerchio Magico? Ma è impagabile! E’ bellissimo e dà più goduria di una cucchiaiata di confettura di gelso! Altro che ponelta cogli osèi, questo è un maturo e zuccheroso fico d’India di Pantelleria per le nostre papille secche e seccate da cotanta baldanza finita in vacca da alpeggio! Non sarà nanche vero in senso procedurale ma il solo fatto di pensarlo e di vederlo celebrato come fatto possibile, con la stessa liturgia mediatica del caso Margherita o dei cento casi assimilabili è un orgasmo irripetibile….orgasmo da repressi, lo ammettiamo, ma vuoi stare a cavillare sulla differenza quando Umberto manda il trota a giustificarsi dalla sede regionale dove ha fatto irruzione come figlio del capo e mugnugna tontissimo come un minus habens che loro, neanche hanno finito i lavori per rinnovare casa e che quindi sono puliti? Noi non sappiamo come finirà e neanche ci frega tanto: abbiamo digerito le sudaticce giustificazioni di Craxi e la bavetta ai lati della bocca di Forlani fino ad arrivare alla voce spernacchiata di Dell’Utri, agli sconci campani da camurrìa estrema ed alla logorrea starnazzante della Palombelli che difende il marito nei salotti della Camilluccia. Insomma, noi, quelli sporchi e ladruncoli, proprio perché su comodino abbiamo Croce, conosciamo la differenza fra peccato morale e reato penale e siamo abbastanza sottili da fottercene di quella sottigliezza e crogiorarla tutta, come la spada di Alberto da Giussano che finalmente svetta da un montarozzo di merda fumante, ad una vecchia frase di Matthias che oggi tanto ci fa comodo: “La giustizia è la vendetta dell’uomo civile, la vendetta è la giustizia dell’uomo selvaggio”. Oggi, specie un po’ più a sud di Roma Ladrona, ci sentiamo tutti un po’ più selvatici… ed è belissimo. (Articolo a cura del giornalista Giampiero Casoni)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”