Lettera a don Peppe Diana nel 15° anniversario della tragica scomparsa. D. Peppe Diana, giovane prete scout anticamorra, fu ammazzato il giorno del suo onomastico la mattina del 19 Marzo 1994 nella sagrestia della chiesa, raggiunto dai sicari dei clan, mentre si stava preparando per celebrare la S. Messa nel giorno della festa di S. Giuseppe. Considerato dai clan un pericolo(come Cristo), con il suo metodo educativo stava risvegliando nell’ intera comunità parrocchiale -casalese la coscienza civile ed il senso della ribellione al male con la forza disarmante del bene. Nei suoi scritti si legge: “Dove c’è mancanza di regole, di diritto, si affermano il non diritto e la sopraffazione. Bisogna risalire alle cause della camorra per sanarne la radice che è marcia. Una Chiesa diversamente impegnata su questo fronte potrebbe fare molto. Dovremmo testimoniare di più una Chiesa di servizio ai poveri, agli ultimi. Dove regnano povertà, emarginazione, disoccupazione e disagio è facile che la mala pianta della camorra nasca e si sviluppi” . A D. Peppe Diana, Testimone di Giustizia e di
Pace, domandiamo la forza ed il coraggio di indignarci sempre e di non tacere mai di fronte alle ingiustizie del tempo e a ogni forma di male che si manifesta. Il coraggio perché anche la chiesa sul suo esempio acquisti forza ,’VOCE’ di profezia, Carisma, audacia, missione, impegno e infine movimento, condannando l’empietà e l’illegalità sempre più in agguato come una radice velenosa che uccide chiunque ne viene a contatto. Don Peppe Diana, riscatto del nostro sud, fa che nelle nostre terre martoriate dal flagello della malavita organizzata possa rifiorire la speranza, la Pace. ‘Un giorno ci vedremo e ti ringrazieremo per il bene, lesempio e la testimonianza che hai lasciato noi a tutti…‘ (Omaggio alla Memoria di d. Diana anche dal coordinamento e redazione del portale “Alto Casertano-Matesino & d“)* (da red. prov. Alto Casertano-Matesino &d)
Testimonianza di chi ha conosciuto d. Peppe Diana: Michele Docimo
Casal di Principe(Ce)- (di Michele Docimo) Caro Don Peppe, Diverse volte ci siam visti, anche se solo di sfuggita, e forse, in quelle rare volte, i nostri sguardi
nemmeno si saranno incrociati. Ma tu mi hai insegnato tanto. Era il 1992, muovevo i miei primi passi in una redazione, ed avevo poco più di sedici anni. In quella stanza tra le cartelline ed il Macintosh, tra le foto e le cartucce estasiato leggevo i tuoi fax. Mi immergevo in quella lettura. La carta termica conteneva pagine scritte a macchina e parole vergate col fuoco. Da quelle parole traevo il senso di che cos’era quel lungo elenco di morti ammazzati ogni giorno. Continua a leggere