A Gaza venne ammazzato da Israele un palestinese su mille, la stragrande maggioranza erano
civili
Medio Oriente- Un anno fa ebbe inizio l’operazione “Piombo Fuso”. Così Israele cinicamente chiamò l’attacco militare che uccise qualcosa come 1400 palestinesi. La stragrande maggioranza delle vittime furono civili, molti vennero uccisi mentre soccorrevano i feriti. Organizzazioni umanitarie hanno appurato l’utilizzo di fosforo bianco da parte dei militari israeliani. Un rapporto delle Nazioni Unite, a fima di Richard Goldstone, ha chiesto ad Israele e Hamas di indagare sulle responsabilità avute nel commettere crimini di guerra. A distanza di un anno da quello che
Miguel d’Escoto, presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, definì come «un genocidio», l’ unico ad essere stato processato e punito per fatti relativi all’ operazione Piombo Fuso è un sergente israeliano condannato a sette mesi e mezzo di carcere per il furto di una carta di credito.
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A un anno dall’ offensiva israeliana contro la Striscia di Gaza continua la guerra “a bassa intensità” condotta da Israele contro il milione e mezzo di palestinesi che abitano la Striscia. Human Rights Watch, organizzazione umanitaria non governativa, accusa, a un anno da “Piommo fuso”, lo stato ebraico e Hamas di avere «lasciato impuniti» una serie di gravi abusi. L’esercito israeliano è reo di avere mantenuto operativo il blocco della Striscia, e causato con questo «una grave crisi umanitaria», e di aver impedito «la ricostruzione di scuole, case e infrastrutture». Hrw accusa le forze armate dello stato ebraico di avere ucciso allora 29 civili a Gaza «attraverso l’uso di droni armati», di avere ucciso 11 persone «che stavano sventolando una bandiera bianca» e di avere «fatto uso di munizioni al fosforo in aree densamente popolate». Per le valutazioni dell’organizzazione umanitaria che nel rapporto cita solo casi appurati direttamente dal propio personale l’esercito israeliano, «senza nessuna giustificazione sul piano militare, Continua a leggere