RUBRICA culturale: Speciale” ALIFE STORICA” a cura dello storico e noto artista del nostro comprensorio matesino, prof. “GIANNI PARISI” nativo ed originario di Alife ( Foto correlate: di Gianni Parisi. Cliccare su ogni singola immagine per ingrandire).  L’articolo in oggetto é disponibile anche nella versione tradotta in lingua inglese (vedi sotto), per tutti gli amici ed immigrati che ci seguono dall’estero.

ALIFE(CE) – ( di GIANNI PARISI) Percorrendo la ex statale 158 che da Caiazzo conduce al Matese lo spettacolo che accoglie il visitatore è di superba bellezza. Dalle colline che immettono nella pianura si può cogliere lo scenario meraviglioso delle propaggini meridionali dell’aspro e selvoso massiccio del Matese, con la cima del monte Miletto ancora innevata a primavera inoltrata, che svetta fra i colori della natura. Più in basso si stende l’ordinata e fertile campagna di un verde brillante ed unico per la ricchezza delle acque che scendono copiose dalla montagna ad irrigare i campi. Adagiata al centro della pianura sorge Alife, regina della valle da oltre duemila anni.  Le prime tracce di presenza umana nel territorio alifano risalgono al Paleolitico medio per poi protrarsi nel Neolitico, nell’ Età del Bronzo e nell’età proto storica, l’età del Ferro (XI sec. a.C.). L’antica popolazione osca ha lasciato tracce della sua presenza nell’area alifana che successivamente fu occupata nel V sec. a.C. dai Sanniti, che in “Alipha” coniarono la loro moneta, il didramma d’argento del IV secolo a.C. Dopo cruente e lunghe lotte, nel 310 a.C. si ha la definitiva conquista romana di Alife che passa sotto il controllo di Roma, ad opera del Console Caio Marcio Rutilio che sconfisse il capo Erennio Ponzio, tenace difensore della sua terra. Ma la conquista romana non ridusse l’indole fiera ed operosa degli alifani La città incorporata nella repubblica di Roma fu “Praefectura” e “Municipium” e fu iscritta alla tribù Teretina, fu attraversata da una diramazione della via Latina e fu circondata da una poderosa cinta muraria in “opus incertum” con nucleo cementizio calcareo dello spessore di due metri e mezzo, intervallata da bastioni circolari e quadrati che offrivano un ulteriore difesa contro gli assalitori Continua a leggere