Padre Franco Nascimbene ( nella foto 1 il primo a dx, insieme al noto attore Giulio Scarpati), il noto missionario comboniano, autore di molti libri sulle sue esperienze missionarie e sulle donne prostitute di Castelvolturno tolte dalla strada. Collega di Alex Zanotelli, che ha prestato servizio presso la comunità missionaria di Castel Volturno. Come si diceva insieme a p. Giorgio Poletti ha svolto tante azioni dirompenti e nonviolente in Italia a favore dei diritti degli immigrati, tra queste quella del loro incatenamento davanti alla prefettura di Caserta, (alcuni anni or sono, vedi foto 2 a dx insieme a p. Giorgio Poletti) per protestare contro la legge di repressione Bossi-Fini. Altre azioni dirompenti in Italia quella dei permessi di soggiorno in nome di Dio e quella per la chiusura dei CPT (Centri di permanenza temporanea) vere e proprie gabbie( peggio delle prigioni) dove vengono rinchiusi senza alcuna dignità tanti immigrati e clandestini privi di permessi di soggiorno. Padre Franco, dopo aver svolto la sua missione in Italia é partito da alcuni anni per la Colombia. Questa é l’ottava lettera che ci giunge dalla sua missione in Colombia. TUMACO, GIUGNO 2007…

OTTAVA LETTERA DALLA COLOMBIA
Amici carissimi,
vi scrivo questa lettera dalla città di Tumaco, all’estremo sud-ovest della Colombia, vicino al confine con l’Equador…. Mi trovo qui dal mese scorso. Durante i mesi di marzo e aprile il nostro quartiere è andato progressivamente svuotandosi perchè le famiglie si trasferivano nel nuovo quartiere costruito dallo stato. Noi stavamo aspettando la decisione del vescovo rispetto al nostro futuro e in aprile la decisione è arrivata. Noi proponevamo al vescovo di trasferirci insieme alla gente nel nuovo
quartiere per continuare ad accompagnarli nella nuova situazione. Ma nel
frattempo è sorta una novità: un movimento cattolico tradizionalista di gente danarosa ha visitato il vescovo e gli ha proposto di andare a vivere nel quartiere nuovo e costruirvi a spese loro la chiesa, le strutture parrocchiali, una scuola, una radio e un ristorante gratuito per bambini poveri. La nostra proposta era di andare nel quartiere senza soldi, affittare una casa qualsiasi e condividere la vita della gente promuovendo fraternità, condivisione, nascita di piccole comunità e organizzazioni popolari a partire dai loro mezzi e dalle loro capacità: noi crediamo nei poveri, loro credono nei soldi. Come era prevedibile il vescovo ha fatto la sua scelta ed ha preferito uno stile di chiesa ricco, potente, che fa l’elemosina ai poveri lasciandoli poveri ad uno stile che privilegia la fraternità ed i mezzi poveri, che a noi sembra fu lo stile scelto da Gesù, che rimette in piedi il povero. Così, alla fine, abbiamo raccolto le nostre quattro cose e ce ne siamo andati. Non è la prima volta che un vescovo mi spedisce per aver scelto di vivere il vangelo con i poveri e come i poveri,
ma io e Josè Luis siamo convinti che questa è la strada che il vangelo di Gesù ci ha chiamato a precorrere e per questa strada vogliamo continuare a camminare. Grazie a Dio i nostri superiori comboniani ci stanno appoggiando e hanno promesso di darci presto l’occasione di ricominciare con questo stile in un’altra città. Quello che più dispiace è lasciare tante persone con cui avevamo condiviso sofferenze, lotte, momenti di fraternità, speranze e sogni di nuove realtà da costruire assieme, persone con cui ci eravamo voluti bene ed avevamo sperimentato la bellezza del vangelo condiviso e la dolcezza del condividere ed aiutarsi tra poveri. Ciò che si è seminato fiorirà ….
Un’altra esperienza amara l’avevamo da poco vissuta in Cali. In marzo avevamo conosciuto in una chiesa del centro una famiglia ricca. Incuriositi dai nostri discorsi erano venuti a visitarci con un’auto di super-lusso. Un po’ scossi dalla realtà vista nel quartiere e dal nostro stile di vita ci hanno invitati a pranzo nella loro casa per vedere come avrebbero potuto collaborare con il nostro lavoro. Vivono in un appartamento che occupa gli ultimi tre piani di un palazzo del centro: una sala immensa, cucina, due stanzette per il personale di servizio, tre grandi stanze con bagno e vasca per idromassaggio; al piano di sopra la biblioteca, un’altra sala con aria condizionata ed una ludoteca per il figlio unico; al terzo piano una terrazza con piscina, palestra, sauna e turco. Ci offrirono molti soldi e molte cose per noi e per la gente; noi gli abbiamo detto che non volevamo nè i loro soldi nè le loro cose ed abbiamo proposto invece di offrire posti di lavoro od altre fonti di entrata che la gente potesse guadagnarsi con il suo sforzo. Ci hanno proposto di assumere cinque uomini in una delle loro fattorie, quando siamo giunti a parlare di stipendi offrivano 120 € al mese, quando la legge proibisce di pagare meno di 150 €. Gli abbiamo spiegato che la giustizia viene prima della carità e che se avessero alzato gli stipendi la gente non avrebbe più avuto bisogno della loro elemosina; gli abbiamo fatto notare
che, con lo stipendio che offrivano, loro mantenevano solamente una delle cinque auto che avevano nel garage del palazzo. Alla fine ci hanno promesso che avrebbero alzato lo stipendio. Abbiamo trovato i cinque candidati al lavoro. Doveva venirli a prendere la domenica, ma all’ultimo momento ha fatto avvisare che rimandava la cosa al mercoledì. Il mercoledì ha rimandato alla domenica successiva e la domenica ci ha detto che erano sorte delle difficoltà e che per ora non aveva lavoro da offrire, ofrendo di nuovo in cambio cose e soldi relativi: pronto a dare l’elemosia, ma incapace di mettere in discussione i suoi rapporti economici ingiusti … quanto è difficile per un ricco entrare nel regno di Dio !!…. E così rieccoci all’inizio di una nuova presenza inserita tra i poveri. In maggio i superiori si sono messi d’accordo con il vescovo di Tumaco e, dopo aver cercato casa per qualche settimana, da qualche giorno, insieme a Josè Luis,che è lo stesso con cui vivevo in Cali, abbiamo iniziato a vivere in questo settore della periferia di Tumaco in riva all’oceano Pacifico. La situazione logistica è simile a quella in cui ho vissuto a Guayaquil dal 90 al 93: buona parte della gente del “nuevo milenio” (così si chiama il quartiere) è giunta qui fuggendo da situazioni invivibili nella foresta, molti sono stati obbligati a fuggire da gruppi paramilitari che si sono approppriati delle lore
terre, altri sono fuggiti perchè le fumigazioni aeree di piantagioni di coca,
sovvenzionate dagli Stati Uniti, oltre a distruggere la coca hanno rovinato le
coltivazioni di banane, palme, manioca e riso e hanno avvelenato i fiumi dove la gente pescava. Così migliaia di famiglie sono fuggite in città a cercare alternative di vita. Come in Guayaquil fino a dieci anni fa qui c’era un bosco di mangrovie, albero che cresce dove il mare è poco profondo; la gente ha tagliato il bosco e si è messa a cotruire nel mare che è considerato un bene pubblico, per cui sul mare non è necessario comprare o affittare terreni per costruire la casa. L’invasione di questa zona di mare è iniziata da una decina di anni ed ogni anno arrivano nuovi gruppi di famiglie per cui il quartiere diventa sempre più grande. Tra tante famiglie disperate, arrivate senza niente ci sono anche alcune decine di famiglie che senza averne bisogno hanno invaso due o tre terreni per costruirvi case da affittare o da vendere. In mezzo a centinaia di palafitte di legno ci sono, nella zona dove il mare non riesce ad arrivare, una trentina di villette in cemento: spesso appartengono a narcotrafficanti. Così non è stato difficile trovare una palafitta da affittare: la nostra è quasi elegante, costruita bene e situata in una zona dove il mare ci arriva sotto il
pavimento solo per 4 o 5 giorni al mese con le maree più alte. Una o due volte la settimana arriva l’acqua così detta potabile sotto il livello del pavimento: bisognaprocurarsi una motopompa per succhiare l’acqua al livello del grande bidone di plastica che abbiamo appositamente comprato. L’elettricità arriva quasi tutti i giorni, tranne quando i gruppi armati non attentano con la dinamite le torri di trasmissione. Quando avremo finito di sistemare la casa (ieri mi sono costruito il letto) cominceremo a cercare lavoro: io tenterò di ricominciare a produrre e vendere il latte di soia .. vedremo se funziona. Dedicheremo i primi mesi a visitare la gente e vedremo cosa ne nasce. La nostra casa, pur essendo palafitta, è molto più grande di quella che avevamo in Cali e potremo facilmente aprirla a riunioni e ad ospitare visitanti; l’affitto ci costa 45 € al mese. Per ora non ho molte notizie da darvi se non il mio nuovo indirizzo a cui potete scrivere : padre Franco Nascimbene, Apdo 199, Tumaco (Nariño) Colombia ed il numero di cellurare che di solito ha in tasca il mio compagno Josè Luis.. * Accompagnate con il vostro ricordo e la vostra preghiera questo nuovo inizio. Un abbraccio Franco
Info: http://www.neroebianco.org/comboniani.htm (Lettera inviata da: Gaetano Carcano, per missionari comboniani)

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