«Analisi sei mesi fa ma risultati solo ora. Come si tutelerà la salute?»

Roma (Gi.Pe) – Dopo il ritrovamento di sostanze ad elevata tossicità nelle falde acquifere di Sant’Angelo d’Alife, paese nel casertano, e sul ritardo dei risultati delle analisi chimiche il senatore Tommaso Sodano, presidente della commissione Ambiente, “interroga” i ministri della Salute e dell’Ambiente, Livia Turco e Alfonso Pecoraro Scanio. «L’incendio di una cabina Enel a Sant’Angelo d’Alife, nel casertano, provocò, sei mesi fa, la fuoriuscita di 50 litri di olio da raffreddamento dell’impianto che contenevan il Pcb, una sostanza altamente tossica, che naturalmente penetrò nella falda acquifera – spiega il parlamentare -. Il policloruro di bifenile, accumulandosi nei tessuti, può avere effetti cancerogeni e causa danni neurologici a feti e bambini». Il presidente della commissione Ambiente, chiede nell’interrogazione ai ministri della Salute e dell’Ambiente «per quale motivo le analisi fatte subito dopo l’incidente sulla falda sono state prodotte solo ora, mentre gli abitanti di Sant’Angelo in questi sei mesi hanno utilizzato l’acqua inquinata. Come pensa la ministra Turco di tutelare ora la salute di quei cittadini? E come avverrà, e quando, la bonifica della falda? All’epoca dell’incidente, due anni fa l’acquedotto venne chiuso e riaperto dopo pochi giorni perché dalle analisi non erano risultate anomalie e venne stabilito che l’Arpac effettuasse controlli periodici. Nell’ambito di uno di questi controlli, effettuato lo scorso aprile, ma i cui risultati sono stati diffusi solo adesso, è emerso che la falda idrica comunale contiene livelli eccessivamente alti di Pbc, addirittura doppi rispetto a quanto consentito per legge. Dal momento del prelievo delle acque al momento della diffusione dei risultati sono intercorsi ben sei mesi, nei quali gli ignari abitanti di Sant’Angelo d’Alife hanno continuato ad utilizzare l’acqua avvelenata».( Fonte: da Agenzia nazionale I Fatti)

Acqua inquinata a Sant’Angelo d’Alife: Enel, pronti a bonificare

L’Enel si dice pronta a collaborare per la bonifica dei pozzi inquinati da Pcb a Sant’Angelo di Alife dopo i rilievi dell’Arpac che hanno portato alla chiusura dell’aquedotto da parte dell’amministrazione comunale. La contaminazione della falda freatica è legata allo scoppio, nel 2005, di una centrale Enel nelle vicinanze della sorgente che alimenta il Paese e alla conseguente diffusione, nel terreno, di un olio refigerante che contiene Pcb. L’Enel, intanto, ricostruisce tutte le fasi della vicenda sottolineando di aver effettuato tutte le procedure di prevenzione previste e ripetuti controlli negli ultimi due anni, risultati sempre negativi. Sono in corso ulteriori analisi dell’Arpac direttamente sull’acqua dei pozzi principali. In merito alla contaminazione da Pcb (policlorobifenili) di tre pozzi d’acqua nel comune di S.Angelo d’Alife (Caserta), l’Enel precisa – in una nota – che a seguito del versamento di 50 litri d’olio avvenuto nel luglio 2005 nel comune in provincia di Caserta, a causa della rottura di un trasformatore colpito da un fulmine, vennero immediatamente attuate tutte le procedure previste dalla normativa vigente per la messa in sicurezza di emergenza dell’area. In particolare – prosegue la nota – venne tempestivamente effettuata l’asportazione sia dello strato superficiale del suolo, per 7.260 Kg di terreno, sia del materiale assorbente che era stato utilizzato sul sito per i primi interventi di emergenza, e vennero prelevati campioni di terreno e di acqua nei pozzi presenti nell’area. L’Enel, attenendosi a quanto stabilito dalle normative, ha effettuato insieme all’Arpac analisi sui campioni di terreno e sui campioni di suolo superficiale, che non sono risultati contaminati. Altri campioni prelevati dall’Arpac, non direttamente dalla falda che alimenta l’acquedotto comunale, ma da un pozzetto di controllo, hanno invece evidenziato, un certo grado di contaminazione. Ensi dice l è certa di aver effettuato tutte le azioni necessarie a circoscrivere ed eliminare le conseguenze della contaminazione. (Fonte : IL Denaro)

Le analisi alle acque abbassano la soglia di allarme.

 

SANT’ANGELO D’ALIFE. I risultati delle analisi effettuate congiuntamente dall’Arpac e dalla Asl, sui campioni di acqua prelevati dalle falde acquifere in località Sant’Antonio e resi noti nel primo pomeriggio di ieri, sembrerebbero aver abbassato, anche se di poco, la soglia di allarme che, nell’ultima settimana, ha tenuto col fiato sospeso i cittadini di Sant’Angelo d’Alife e l’intera amministrazione comunale. Il responso dei laboratori, che hanno esaminato le campionature dei tre pozzi esistenti sulla falda, ha dato infatti esito positivo soltanto per il primo di essi, dove il livello totale di policloruro bifenile, la pericolosa sostanza chimica simile alla diossina, si è attestato sul valore di 0,013 microgrammi per litro. Negli altri due pozzi invece, i livelli di pcb sono risultati inferiori al limite di rilevabilità di 0,001 microgrammi per litro, rientrando, quindi, nella norma. «I risultati – ha commentato ieri il sindaco Salvatore Bucci -, impegnato fino a tarda sera nella riunione della piccola unità di crisi costituita in Comune, ci permettono di scongiurare l’adozione di ulteriori provvedimenti d’urgenza, come l’inibizione dell’uso dell’acqua anche per il semplice scarico dei wc, ma il livello di attenzione resta comunque altissimo. In realtà – ha aggiunto – il livello di 0.024 milligrammi, riscontrato dagli esami della scorsa settimana, si riferiva ai carotaggi effettuati sul terreno immediatamente adiacente la cabina di trasformazione dell’Enel dove si è verificato l’incidente. Considerando, quindi, che i pozzi in questione si trovano ad una ventina di metri di distanza, potremmo ipotizzare che, alla luce dei nuovi risultati, la propagazione delle sostanze chimiche verso la falda acquifera è appena cominciata, quindi tutto lascerebbe immaginare che nelle condotte idriche vere e proprie non vi sia mai stata traccia di alcuna sostanza chimica. Ma tutto ciò, chiaramente, sarà oggetto di uno specifico studio ad hoc, dunque, permetterà di sapere se la falda sarà resa definitivamente inutilizzabile anche in presenza di una bonifica generale de suoli. Intanto, in attesa di un ritorno alla normalità con l’allacciamento dell’acquedotto comunale alle sorgenti del Maretto, l’Enel ha diramato ieri un comunicato nel quale si precisano tutti gli aspetti della vicenda: «Nel luglio 2005 – si legge sulla nota – a causa della rottura di un trasformatore colpito da un fulmine, vennero immediatamente attuate tutte le procedure previste dalla normativa vigente per la messa in sicurezza dell’area. In particolare, venne tempestivamente effettuata l’asportazione sia dello strato superficiale del suolo, per 7.260 kg di terreno, sia del materiale assorbente che era stato utilizzato sul sito per i primi interventi di emergenza. Enel, inoltre, attenendosi a quanto stabilito dalle normative, ha effettuato insieme all’Arpac analisi sui campioni di terreno e sui campioni di suolo superficiale, che non sono risultati contaminati. Altri campioni prelevati dall’Arpac, non direttamente dalla falda che alimenta l’acquedotto comunale, ma da un pozzetto di controllo hanno, invece, evidenziato un certo grado di contaminazione». E sempre nella giornata di ieri, l’assessore regionale all’ambiente Luigi Nocera ha rassicurato personalmente la giunta comunale e la popolazione residente, in merito ai lavori straordinari da porre in essere con estrema urgenza: «La Regione – ha detto Nocera – si è già mobilitata, attraverso l’agenzia regionale di protezione ambientale, per la costruzione di una nuova condotta, lunga circa quattro chilometri, che potrà essere realizzata nell’arco di 20 giorni, mentre sono già in programma nuove trivellazioni per la creazione di 15 pozzi». ( Articolo del giornalista matesino GianFrancesco D’Andrea, Il Mattino)

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Leggi articoloscritto per il nostro portale  a cura della giornalista Maria Michela Martino di Sant’Angelo D’ Alife (Clicca su questa sxcritta per aprire la pagina)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & dintorni”

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