Piedimonte Matese(Ce)( di Pietro Rossi) In un accorato appello indirizzato a tutte le istituzioni, al Prefetto di Caserta, al Comando Provinciale dei Carabinieri, agli Operatori del SERT di Piedimonte Matese, ai sindaci dei Comuni dell’area matesina,al Vescovo della Diocesi di Alife-Caiazzo, al Vescovo della Diocesi di Isernia-Venafro, al Presidente della Comunità Montana del Matese, il Prof. Marco Fusco, Presidente del Consiglio della Comunità Montana del Matese, lancia l’allarme droga in tutta la Comunità Matesina che mette a rischio la vita di tanti giovani. “Una lettura attenta del nostro territorio, cita la missiva del Prof Fusco, non ci può lasciare indifferenti di fronte alla piaga della droga”.

“Tantissimi ragazzi sono a rischio. Genitori disperati. Alcune tragedie sono state già consumate e mascherate da una sorta di omertà sociale. Nei piccoli comuni dell’interland matesino lo spaccio di droga è diffuso con il coinvolgimento di tantissimi giovani che favoriscono il mercato trasformandosi in referenti privilegiati dei cosiddetti “mercanti della morte”. Tanti giovani bivaccano fino a tarda notte lungo le strade, le piazze, i bar per fare le loro “consegne”e allargare l’esercito dei dipendenti all’uso-abuso di sostanze psicotrope. Tantissimi giovani che ai più potrebbero apparire “insospettabili”che vivono in agiatezza sulla pelle di tantissimi ragazzi caduti vittime del giro. Occorre a tutti i costi isolare questi “soggetti pericolosi”: a chi di dovere spetta il compito di vigilare e indagare per arrivare a sgominare quella che potrebbe essere considerata una banda di delinquenti che trova terreno fertile in ambienti chiusi e solo apparentemente tranquilli. Non possiamo più accontentarci di stazione di carabinieri che subito dopo le ore venti chiudono i battenti. Ma occorre altresì un sussulto di orgoglio da parte della società civile, dell’associazionismo, per cooperare in una battaglia di civiltà. Urge intervenire drasticamente per non morire nell’indifferenza e nell’abbandono più totale. Urge aumentare i controlli sul territorio e bisognerà anche pensare a un reparto ad hoc che veda insieme tutte le forze dell’ordine con il coinvolgimento dei comandi di polizia municipale, per fronteggiare questa emergenza. Le Istituzioni dunque devono scendere in campo per arginare un fenomeno che ha superato da moltissimo tempo i livelli di guardia. Non aspettiamo la prossima vittima della droga per ricordarci del problema. Non ricordiamoci di essere amministratori delle legge 51 e basta. Non ricordiamoci di essere amministratori di opere pubbliche e basta. Non ricordiamoci di essere sindaci trascurando del tutto la drammatica condizione di alienazione che vivono i nostri ragazzi. Non ricordiamoci di essere operatori del sociale senza riuscire a percepire il senso della incomunicabilità che pervade l’animo dei nostri giovani. Non ricordiamoci di essere politici impegnati nelle problematiche giovanili, senza interpretare quei lunghi e dolorosi silenzi in cui tanti giovani si chiudono, sentendosi incompresi. Non ricordiamoci di essere portatori di speranza e di vita, senza amare i giovani, tutti i giovani, non solo quelli che ci stanno intorno, non solo quelli che ci seguono, ma tutti, specie i “lontani”, refrattari, quelli che fanno casta a sé ostinatamente. Insomma non possiamo non ammettere che i giovani, che popolano i piccoli e grandi centri dell’alto casertano, rimangono vittima di questa situazione di abbandono ed alienazione sociale. Basta girare un po’ per le piazze dei nostri centri, incrociare lo sguardo di tanti nostri giovani per rendersi conto che il problema droga esiste, per fare un paragone forte, è un tumore in stato avanzato, le metastasi stanno per infrangere tutto il corpo. Che fare? C’è una sola strada: reagire creando una alleanza tra tutte le Istituzioni che operano sul territorio. Una sorta di rete di mutuo-aiuto per elaborare strategie di intervento mirate a seconda delle esigenze e bisogni che emergono da una attenta analisi della collettività. Di conseguenza, bisognerà innanzitutto cercare di aumentare sensibilmente il livello di informazione e sensibilizzazione della popolazione giovanile su tutti gli aspetti connessi all’utilizzo delle nuove droghe e dell’alcol. I dati in nostro possesso sono drammatici: spopolamento, disagio e degrado sociale, disoccupazione, servizi scadenti. Si dice che bisogna conoscere il territorio, le abitudini per poter effettuare un intervento mirato che possa evitare l’approccio degli adolescenti alle nuove droghe, all’alcol, alle droghe pesanti, e di conseguenza facilitare il loro recupero e/o impedire le prime esperienze. Per pensare a una progettualità seria di intervento e prevenzione contro l’uso -abuso di sostanze psicotrope. Non possiamo continuare a lasciare da soli gli operatori del SERT che fanno un lavoro straordinario di recupero. Occorre affiancare la loro meritoria opera sociale e sanitaria e, soprattutto, bisogna rendersi conto che c’è un sommerso che fa paura. Bisogna avvicinare i giovani al SERT, attraverso un’opera di formazione -informazione tempestiva e in grado di far capire che al SERT ci sono persone pronte a dare una mano a chi ne ha bisogno. Personalmente sto seguendo un giovane del mio Paese che si trova in difficoltà. Ecco oggi mi sento in dovere di rivolgermi a tutti Voi. Mi rivolgo a Lei signor Prefetto perché non faccia cadere nel vuoto questo grido di dolore che si alza dalla disperazione di una comunità. Mi rivolgo a sindaci e amministratori tutti, ai due Vescovi delle Diocesi che operano nel territorio matesino perché si arrivi a una sorta di intesa interistituzionale, al fine di affrontare in modo univoco i problemi ed arginare il fenomeno, e così evitare di iniziare ad intervenire quando la droga ha già vinto, quando i giovani sono stati sconfitti ed è più difficile il recupero. L’obiettivo è quello di riuscire a creare una rete di “auto aiuto” tra le varie associazioni esistenti sul territorio, di concerto con le famiglie e con le altre strutture socio-sanitarie. E’ ora di smetterla di far finta che il problema droga non esista. E’ giunto il momento di combattere e vincere la battaglia più dura, quella della vita.” (Articolo a cura del giornalista Pietro Rossi, di Piedimonte Matese)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & dintorni”