Il caso Pietravairano non è isolato, purtroppo.

Polvica, cava. Foto redazione

Polvica, cava. Foto red.

Il Piano Regionale delle Attività Estrattive della Regione Campania (PRAE) continua ad essere oggetto di accese e controverse discussioni. Questo piano, approvato in sede commissariale, non riesce a risolvere il “problema” cave perché non sancisce regole certe. Sono molti i comuni campani che continuano a chiedere la sua modifica o, addirittura, la sua riscrittura. All’inizio della vecchia legislatura, anno 2001, era stato approntato dalla Giunta un Piano Cave, che vede l’approvazione, in regime commissariale, solo nel 2006, con l’ultimo governo regionale. Il Piano iniziale, quello del 2001, non era perfetto. Certo aveva, necessariamente, bisogno di qualche modifica e/o correttivo, ma in linea di massima non era devastante. Fu approvato dalla Giunta e valutato, nella passata legislatura, dalle Commissioni consiliari competenti (Ambiente e Settori Produttivi). In data 16 dicembre 2005 approdò in Consiglio Regionale non il PRAE valutato nelle Commissioni ma un maxi emendamento presentato dall’allora Presidente della III Commissione (Settori Produttivi), che operava sostanziali modifiche al testo: erano state recepite gran parte delle osservazioni che venivano dai proprietari degli impianti estrattivi . Quello che saltava agli occhi in questo “maxiemendamento” è che nei prossimi dieci anni si sarebbe estratto tanto di quel materiale da ricostruire mezza regione Campania.

Battipaglia, cava

Battipaglia, cava

Il maxi emendamento non è stato mai sottoposto alla valutazione delle commissioni competenti, ma oggi è diventato ufficialmente il “Piano Cave della Regione campania” perché è stato approvato con ordinanza n. 11 del 07 giugno 2006 del Commissario ad Acta. Un Piano Cave dovrebbe partire da un monitoraggio del territorio , fare un censimento delle cave, decidere dove è possibile ancora fare attività estrattiva e dove chiuderle e fare opere di bonifica. Ma in questo piano, molte cave non risultano, perché essendo “abusive”, non possono essere munite di regolare registrazione; chi ha redatto il vigente piano non si è preoccupato di fare una fotografia reale del territorio, per cui il censimento è stato effettuato sulle carte. Per cui non esiste registrazione, non si “vedono” agli atti, non sono censite, ergo, non “esistono” : “cave fantasma” che continueranno ad essere attive e , se chiuse, non saranno mai oggetto di bonifica.

S.S.Polvica Roccarainola, cave

S.S.Polvica Roccarainola, cave

Alcune di queste cave si trovano nel territorio compreso fra Polvica, (fraz. di San felice a Cancello – CE- e Nola _NA) e Roccarainola, sono solo uno dei tanti esempi di disastro ambientale provocato dalla cave, attive e dismesse. I cittadini da anni chiedono maggiore vivibilità per loro e per i loro figli. Da anni denunciano lo stato di degrado in cui versa il loro territorio per la presenza di ben 9 cave. Quelle dimesse sono diventate, come ormai di prassi un po’ ovunque, discariche abusive. L’uso continuo delle mine con conseguente sollevamento di polvere che copre l’intera cittadina, l’eliminazione di intere colline hanno causato non solo un peggioramento del microclima ma danni reali alla salute come è accertato dagli studi epidemiologici dell’ASL NA/4. I Consiglieri Antonio Scala , Sinistra Democratica, e Gennaro Oliviero, in questi giorni, hanno presentato al Consiglio regionale della Campania, un ordine del giorno con il quale si chiede espressamente di “ riportare il PRAE, approvato in sede commissariale, nelle commissioni regionali competenti, considerata la disapprovazione di molti Comuni della Campania, affinché venga ridiscusso, sentiti i Comuni stessi e le parti interessate, e passi alla ratifica del Consiglio Regionale, unica sede democratica”. L’ordine del giorno, molto articolato, vuole riaprire la discussione sulla questione delle “cave” in Campania”.

Pietravairano

Pietravairano

Un atto che si è reso necessario in seguito alla vicenda che ha visto il Comune di Pietravairano, nonché comitati e associazioni, manifestare la ferma opposizione alla delocalizzazione della cava calcarea di Caserta San Clemente, proprietà della Moccia Spa, in località Monte Monaco. L’opposizione è del tutto legittima per una lunga lista di motivi. Intanto perché l’eventuale presenza di una cava su Monte Monaco è in contrasto con la natura del territorio a vocazione agricola e culturale, sarebbe deturpante per il paesaggio storico e per l’ambiente, trattandosi di una zona incontaminata, corridoio naturalistico tra le aree SIC Monte Maggiore Cesina e Volturno, i Parchi Regionali Roccamonfina e del Matese. Tra l’altro la zona è compresa tra i bacini idrominerali di Riardo e Pratella, ed è interessata da evidenti fenomeni carsici. L’area oggetto della delocalizzazione, Pietravairano e Comuni limitrofi, ospita importanti siti archeologici di rilevanza nazionale, come il complesso del tempio teatro sannitico sul Monte San Nicola, nonché le Cinte Megalitiche e i Castelli medioevali che, per la loro posizione, sono in dialogo paesistico diretto con l’area interessata dalla coltivazione della cava. E poi, cosa fondamentale, il sito scelto per la delocalizzazione è che in un area non compresa nelle aree di estrazione individuate dal PRAE stesso.

 

La richiesta di autorizzazione è stata presentata dalla Moccia Spa, la stessa a cui è stata intimata la chiusura della cava di Caserta e che avrebbe dovuto provvedere, da tempo, al ripristino dei luoghi. La possibilità di delocalizzare un impianto per le attività estrattive significa individuare un altro sito e questo, necessariamente, per essere ritenuto idoneo a tale attività, deve sottostare alle prescrizioni del PRAE. Le procedure di delocalizzazione sono previste anche per gli esercenti che devono chiudere le cave di loro proprietà per obblighi di legge. Si tratta di quelle attività estrattive effettuate senza il rispetto delle regole, in deroga a qualsiasi norma, che spesso hanno creato nel territorio un danno irreversibile.

Parco di Roccamonfina

Parco di Roccamonfina

Non è possibile che a questi vengano anche concesse agevolazioni, dandogli la possibilità di andare anche in deroga alle norme dettate dallo stesso PRAE. E questo è il paradosso del “caso” della Moccia spa. Le esigue documentazioni prodotte dalla Moccia spa, finalizzate ad ottenere le autorizzazione e prodotte in sede di “preconferenza”, non risultano essere attendibili come risulta dalle deduzioni del Prof. Franco Ortolani, geologo, incaricato dal Comune di Pietravairano, il quale ha evidenziato l’assenza di indagini sulla circolazione profonda e superficiale delle acque. Sicché non può escludersi un impatto dannoso sui bacini idrominerali che investirebbe l’intero ecosistema a danno dell’economia dell’intero alto casertano che sui bacini Lete e Ferrarelle fonda il proprio sviluppo. Ecco perché è necessario, e non più procrastinabile, che il PRAE torni ad essere discusso e rivisitato dagli organi competenti.

Il caso Pietravairano non è isolato, purtroppo.

Il Piano Cave costituisce un vero e proprio piano di settore, e come tale, ha carattere prescrittivi per tutto il territorio regionale. Per questo non può non tenere conto dello sviluppo economico basato sulla salvaguardia e la valorizzazione delle risorse del territorio, a partire dall’agricoltura, dalle produzioni di eccellenza, fino alle acque idrotermali e minerali, ai Parchi e beni paesaggistici, ai centri storici e alle aree archeologiche. Bisogna operare le opportune modifiche a questo strumento normativo, perché la sua ricaduta sul territorio è immediata e non senza conseguenze. Molti elementi del Piano Cave, così com’è oggi, destano preoccupazioni.

Maddaloni, cava

Maddaloni, cava

La tutela del territorio, il rispetto dei vincoli paesistici , il rispetto delle aree che registrano grande fragilità o di grande rilevanza naturalistica, sembrano le priorità del Piano, per questo non si possono prevedere, sic e simpliciter, deroghe agli strumenti urbanistici dei comuni o ai piani territoriali paesistici.

Il comma 1 dell’articolo 18 delle norme di attuazione, per esempio stride con le intenzioni del Piano stesso enunciate nelle premesse perché quasi obbliga l’ente locale a subordinare la propria pianificazione al PRAE. Coerentemente con la premessa, invece, le previsioni del PRAE devono essere subordinate alla pianificazione urbanistica e paesistica del territorio.

Una particolare attenzione va data ai vincoli idrogeologici.
Siamo in una Regione che da questo punto di vista ha grandi fragilità. Per cui il divieto assoluto di ubicare cave in territori ad alto rischio come le zone R3 e R4 diventa una necessità inderogabile. (Articolo a cura della giornalista Eleonora GittoeCostiera)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & dintorni “