Su Caso Lo Uttaro, Rifiuti ed emergenza Rifiuti, pubblichiamo l’ intervento del dott. Giuseppe Messina ( nella foto, autore Andrea Pioltini), del Comitato scientifico Legambiente e del Com.E.R.

Caserta– Andiamo rapidamente verso una nuova emergenza dell’emergenza rifiuti in provincia di Caserta. I primi segnali, immondizia ovunque, sono evidenti a tutti. E’ possibile però, questa volta, individuare nomi e cognomi dei responsabili? La risposta è senza dubbio positiva. Ricordiamo i fatti. Ottobre 2006 Bertolaso, commissario di governo per l’emergenza rifiuti chiede alla Provincia un sito per realizzare una discarica di almeno 450.000 mc all’esclusivo servizio del territorio provinciale. Ipotesi di durata, un anno. Il Prefetto di Caserta, sig.ra Stasi istituisce, d’intesa con il Presidente dell’Amministrazione Provinciale, un apposito gruppo di lavoro (arch. De Biasio, geom. Pirone, arch. Pignalosa e dr.ssa Totano) coordinato dal Vice Prefetto Vicario dott. Francesco Provolo. Il gruppo di lavoro, sulla base di un’analisi di circa 40 cave censite in provincia e contemplate nel Piano regionale di bonifica delle aree inquinate, elaborato dal Commissario di Governo per l’emergenza bonifiche e tutela della acque ed approvato dalla Regione Campania il 9 settembre 2005, individua sul territorio provinciale n. 5 cave ritenute idonee per accogliere i rifiuti e, incredibilmente, indica la cava abusiva Mastropietro in località Lo Uttaro (nella foto) e dichiara le seguenti motivazioni: – “Il sito risulta protetto da un telo in HPDE (geomembrana) della superficie di mq 15.000; – Per una volumetria complessiva di mc 400.000 (utilizzabile per circa 8 anni); – Non interessato dalla presenza di rifiuti”.Il Comitato Emergenza Rifiuti ( nella foto a sx. Autore Andrea Pioltini), costituito da un centinaio di associazioni e da diverse migliaia di cittadini della conurbazione, tenta in ogni modo di contrastare la scelta sciagurata, sbagliata quanto interessata. Si rivolgono prima alle istituzioni locali, poi al commissario di governo, quindi al Prefetto infine a tutti i parlamentari dei due schieramenti. La vicenda della discarica di Serre sembra occupare l’attenzione e l’interesse di tutti. Lo Uttaro sa dà fare. Il Comitato, individuate innumerevoli ragioni giuridiche e penali si rivolge al TAR, alla Procura della Repubblica, alla Procura della Corte dei Conti, al Tribunale civile. Tralasciando i fatti, ormai crediamo conosciuti dai più, il Tribunale civile di Napoli, nomina un consulente tecnico il quale, il 15 ottobre scorso, deposita la perizia dando in toto ragione alle ragioni del Comitato. Avevamo ragione ma c’è ancora una volta il silenzio delle istituzioni, per non parlare dei ben pensanti di questa città. Quello che vale la pena qui ricordare è che la discarica, contrariamente da quanto dichiarato dalla commissione prefettizia, non è di 450.000 mc ma di appena 200.000 così come affermato dal Comitato e giurato dal consulente del giudice. Il re, ancora una volta è nudo. A questo punto è emergenza nell’emergenza ma la farsa istituzionale continua. Qualcuno ha detto il falso e oggi i responsabili di chi costringe a lasciare la monnezza per strada ha nomi e cognomi. Infatti la discarica sarebbe dovuta durare almeno fino ad aprile (se la volumetria fosse stata quella dichiarata) e il Commissario di governo avere il temo tecnico di predisporre un ennesimo nuovo sito. Tutto questo non sarà possibile. E’ già crisi. La famosa commissione pur sapendo nulla ha fatto per informare e arginare il dramma incombente. Dove metteranno la monnezza natalizia? Noi ribadiamo, ancora una volta, che i siti esistono e l’Università di Napoli li ha forniti già a febbraio scorso, ma nessuno ha la percezione che qualcosa si sta facendo. Ma adesso concentriamoci sui fatti “scoperti” dal consulente dei giudici napoletani. Il presidente della provincia si porta, insieme al sindaco di Caserta, un’insanabile responsabilità in ordine alla credibilità e affidabilità delle istituzioni per come hanno condotto la vicenda, per gli uomini (pure premiati) che sono stati chiamati a gestire strategici uffici della provincia o del consorzio Acsa CE3. Su questo versante, un’unica azione è possibile: rivolgersi alla magistratura penale e denunciare chi ha indotto i decisori politici ad un errore così grave e interessato. Quanti si sono preoccupati di informare le istituzioni locali faranno finta di non ricordare… Ma De Franciscis ha un’altra più grave responsabilità. Come si ricorderà nel famoso protocollo d’intesa, Bertolaso incaricò la Provincia di elaborare il piano del ciclo dei rifiuti per la provincia di Caserta. Per quanto possa sembrare incredibile e nonostante le proposte del Comitato, nulla è stato fatto, neanche una riga è stata scritta. Il Prefetto Pansa ha presentato qualche giorno fa il Piano Regionale dello smaltimento dei rifiuti. Per la Provincia di Caserta esso appare lontano dai bisogni del territorio e attento invece ad una logica speculativa e finanziaria che predilige tecnologie impattanti sul piano ambientale e della salute pubblica e rimane indifferente ad una realtà che aveva bisogno di ben altro. La responsabilità politica e la tragedia che si profila per il futuro di questo territorio hanno un nome e un cognome. Di tanto occorre che la gente rifletta, perché c’è un limite a tutto e abbiamo il diritto e il dovere di ribellarci. Ne va del futuro nostro e dei nostri figli. Caserta, 31 ottobre 2007 * (Comunicato da Giuseppe Messina – Comitato Scientifico Legambiente )

Pubblicato da red. Prov. “Alto Casertano-Matesino & dintorni”