CASERTA – L’incontro di fine anno per componenti dei numerosi comitati impegnati contro il degrado dell’area di conurbazione casertana si è svolto nella sala dell’albergo Rebus di San Clemente al crocevia di due città Caserta e Maddaloni. All’appuntamento erano presenti figure impegnate per Maddaloni come Michele Venturino, Luigi Bove, Alfredo Nuzzo, per Caserta  Pasquale Costagliola, Giovanna Maietta, Ciro Malatesta, Giovanni Murgia, Pasquale e Saverio De Lucia. Le questioni che i comitati hanno trattato sono diverse, a cominciare dalla minaccia di Pansa di utilizzare le cave che abbondano sui versanti dei Tifatini tra San Clemente e Maddaloni al cementificio Moccia, che continua ad emettere i suoi miasmi senza limite e controlli. Su quest’ultimo argomento i risultati di alcuni misuratori ambientali dicono che non vi è superamento dei limiti previsti dalla norma. “Una colossale baggianata” – ha affermato Pasquale Costagliola,( nella foto, a dx) Presidente dell’associazione ambientalista Terra Nostra- “che suona come una beffa per la gente che ogni giorno deve misurarsi con i fumi e le polveri a San Clemente. Ma l’area orientale è soprattutto assillata dal problema cave. Per alcuni (vedi commissariato per emergenza rifiuti) le cave non servono solo per stipare le ecoballe, si vorrebbe  riaprire il capitolo estrattivo” – prosegue Costagliola – “peraltro mai esaurito, come capita con la Fra.n.ca., prevedendo ancora un milione e mezzo di metri cubi di materiale da estrarre. Tutto questo mentre il foro Boario di Maddaloni continua ad emettere diossina come un vulcano in eruzione e Lo Uttaro è senza messa in sicurezza”. Mai un territorio ha avuto più problemi come questa parte di conurbazione casertana. Maddaloni oltre alla Cementir presenta il problema dell’autoparco di Caturano nei pressi di via Sauda, un luogo dove l’olezzo dei camion di trasporti dei rifiuti appesta l’aria. A tutto ciò si aggiunge la malaugurata ipotesi di utilizzare i cementifici come coinceneritori, un assurdo che renderebbe ancora più triste la condizione di questa zona. “A tutte queste minacce” – ha sottolineato Costagliola – “l’incontro ha detto no, portando alla gente che abita tra Maddaloni e Caserta il resoconto di un anno di attività dei comitati e facendo il punto della situazione”. Da tutti i partecipanti è venuta la richiesta di messa in sicurezza de Lo Uttaro, della bonifica del foro Boario di Maddaloni, di una dislocazione dell’autoparco Caturano, di una moratoria delle attività estrattive e cementiere. “La fine di questa distruzione del patrimonio collinare” ha concluso – “deve andare di pari passo con la riqualificazione ambientale, lo sviluppo del polo universitario che rischia invece di impantanarsi nella palude dell’inquinamento. Una sfida importante per il territorio che merita attenzione da parte del mondo politico e sociale”. (articolo a cura di Nunzio De Pinto)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”