Riceviamo e pubblichiamo l’Appello inviato dall’  “Osservatorio permanente sull’Emergenza Rifiuti Letterepernapoli” su grave situazione ambientale in provincia di Caserta, Napoli e  Campania. (Foto a dx Manifestazione di protesta di sindaci, istituzioni e popolazione contro l’apertura della discarica Ferrandelle in località S. Maria la Fossa-Ce)

“Di questo passo siamo agli inizi della fine. Stiamo assistendo in diretta alla morte di nostra Terra diLavoro………………………….(Commento da red. portale A.C.-M.& d)”

Capua(Ce)- L’emergenza dei rifiuti urbani e tossici è un enorme problema culturale, e ciò rende la nostra latitanza e irresponsabilità di studenti e studiosi assolutamente intollerabile.  È un problema intellettuale: 1) Perché pone problematicamente la questione della sua visibilità: soltanto oggi è in parte noto ciò che nella sostanza perdura da decenni, e la lunga invisibilità di questa emergenza presuppone, all’origine, una grande rimozione, a cui solo con fatica di pensiero si potrà porre rimedio, e cioè la rimozione della campagna, in particolare di tutta la campagna felix a Nord di Napoli.  Facilitata da un’urbanistica e una pianificazione infrastrutturale che hanno generalizzato la periferia a discapito dell’unità e dunque della visibilità della campagna, questa rimozione permette da un lato che, nel silenzio ignorante, da quasi trent’anni, impunemente, si stia perpetrando il più cinico e sistematico crimine ambientale della storia, cioè il traffico illegale di rifiuti tossici, che quella campagna ha come destinazione; dall’altro il perdurare di un’insensibilità largamente diffusa per il nodo strategico della raccolta differenziata, che quella campagna avrebbe salvato e salverebbe ora da altre discariche inquinanti e che a sua volta presuppone la non-rimozione, il non-rifuto del materiale una volta utilizzato; insensibilità che sta tra l’altro facendo sì che l’antica eppure storica attitudine dei napoletani alla dispersione, che si esprimeva un tempo nelle forme gioiose della festa, tenda ora sempre più – come dimostra ciò che è sotto i nostri occhi in questi mesi – a quelle mortifere dell’entropia.  Quanto questa rimozione sia peraltro sciagurata, sussistendo tuttora il rapporto funzionale tra città e campagna, lo prova tragicamente l’aumento d’incidenza del cancro causato dall’insanità del ciclo alimentare. 2) Perché è in gioco la Tradizione, del Mondo addirittura: delle forme prodotte dai tempi lunghissimi della Natura come i crateri flegrei cancellati dalla discarica di Pianura e di quelle frutto dei tempi lunghi della cultura umana, come i campi della Terra di Lavoro. 3) Perché memento mori di questo modello di sviluppo, profezia della destinazione ultima di una civiltà post-industriale che sempre più autoreferenzialmente si centri sull’industria dei consumi e dei rifiuti, laddove dovremmo, in quanto umanisti, ripromuovere un progresso sottratto stabilmente alla meccanica dell’utile.4) Perché ripropone drammaticamente l’evidenza della Questione Meridionale: nello sfruttamento di queste terre da parte delle industrie del Nord e nel mancato controllo del territorio, lasciato da una classe dirigente accattona in balia di imprese camorristiche o assimilabili ad esse in quanto a logica. 5) Perché corrisponde a una sospensione della democrazia, poiché il Commissario può agire, come se si fosse in guerra, «anche in deroga a specifiche disposizioni in materia ambientale, paesaggistico-territoriale etc.». Ma un’emergenza di tale durata non è più contingenza ma struttura, la struttura di una mignatta che si nutre di spesa pubblica. 6) Perché la nostra latitanza di oggi sarà latitanza di domani, con la conseguenza che il vuoto che lasceremo sarò riempito dai discendenti di quella classe dirigente che nel decennio del Terremoto impiegò i miliardi per l’emergenza della ricostruzione per un utilizzo ed un abuso del territorio che ha creato quelle ferite che hanno permesso e promosso l’opera dell’ecomafia, scaturigine non remota dell’emergenza oggi visibile, e non solo perché rifiuti tossici sono finiti in siti legali (v. Santa Maria La Fossa, Lo Uttaro, Pianura). È dunque un problema eminentemente intellettuale, eppure la sua risoluzione – che oggi consiste nella possibilità, da parte della società civile, di opporre una resistenza ai Poteri e proporre un’alternativa credibile sotto ogni aspetto – rende necessario il ricorso a saperi che derivino dalla geologia, l’agronomia, la chimica, la medicina, la giurisprudenza. È fondamentale, ad esempio, sapere cosa sia e comporti un inceneritore e se sia davvero necessario, come un fuoco sacro, come i media tentano tendenziosamente e asimmetricamente di farci credere, proponendocelo come soluzione indispensabile e tacendo sugli sprechi e i pericoli (quello di Terni è stato recentemente sequestrato per disastro ambientale), tacendo sul fatto che invece è proprio perché dal 1997 è stato pensato come unica concreta soluzione che ora ci ritroviamo in questo apparente vicolo cieco. È un problema intellettuale confrontarsi con la realtà anche quando sia la realtà della tecnica e comprendere, in una visione unitaria, discorsi di provenienza non omogenea. (Comunicato da: Osservatorio permanente sull’Emergenza Rifiuti Letterepernapoli)

Pubblicato da red. prov. Alto Casertano-Matesino & d