Perché bicchieri e piatti di plastica non vanno gettati nel contenitore della plastica? È vero che dalle bottiglie di plastica si ricava il tessuto di cui sono fatti i pile?(Di Floriana Monsurrò) 9 settembre 2004- In merito alla prima domanda rispondo che la normativa vigente (le direttive quadro sui rifiuti, quella sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio e il cosiddetto “decreto Ronchi” che ha recepito queste direttive nel 1997) prevede una forma di “responsabilità condivisa” tra i produttori di imballaggi (nei diversi materiali: carta/cartone, plastiche, metalli, vetro) e le amministrazioni pubbliche.  Le amministrazioni raccolgono gli imballaggi provenienti dalle case, dai piccoli esercizi commerciali e dagli uffici, mentre i produttori, mediante appositi consorzi, ritirano questi imballaggi e provvedono alla raccolta diretta presso le aziende e i grandi esercizi commerciali. Il ritiro è finalizzato al riciclo e al recupero dei materiali (sono fissati, in percentuale, anche delle quantità minime da raccogliere rispetto alle quantità di imballaggi immessi al consumo).  Nel caso della plastica il Consorzio si chiama Corepla; esso copre i costi aggiuntivi di raccolta con un corrispettivo ai Comuni in relazione alla qualità e alla quantità della stessa.  Attualmente questo Consorzio, in contrasto con quanto previsto dalla normativa, raccoglie quasi ovunque (e dunque i Comuni sono costretti a organizzare la raccolta dalle case in tal senso) solo gli imballaggi in plastica corrispondenti ai contenitori per liquidi (per esempio bottiglie e flaconi) e non gli altri imballaggi (come gli imballaggi flessibili, film, vaschette di polistirolo ecc). Oltre a ciò, per prodotti dello stesso materiale (come appunto i bicchieri e i piatti di plastica) ma che non hanno una funzione di imballaggio non è prevista la raccolta a livello nazionale (a livello locale nulla vieta che sia organizzata ma, dati i costi, è difficile che un Comune da solo intraprenda una tale attività) perché nella prima versione della direttiva la definizione di imballaggio era (principalmente) la seguente:  a) imballaggio: il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere e a proteggere determinate merci, dalle materie prime ai prodotti finiti, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore e ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo;  b) imballaggio per la vendita o imballaggio primario: imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, un’unità di vendita per l’utente finale o per il consumatore. Un piatto o un bicchiere di plastica venduto in confezioni da più pezzi per essere poi utilizzato in casa non ricade pertanto in questa definizione e il Corepla non ha pertanto l’obbligo di ritirarlo e riciclarlo (e i Comuni non sono tenuti a predisporre un servizio in tal senso) anche se i materiali con cui sono realizzati (poliestere o polietilene) sono riciclabili. Va precisato che l’11 febbraio 2004 è stata emanata una nuova direttiva europea sugli imballaggi che modifica in parte quella precedente del 1994, recepita in Italia nel 1997. Questa nuova direttiva, tra l’altro, chiarisce che in alcuni casi anche i piatti e i bicchieri (di qualunque materiale) vanno considerati imballaggi e quindi i cittadini devono poter disporre di un sistema di raccolta differenziata realizzata con il contributo dei diversi consorzi.  Viene detto esplicitamente che gli articoli da imballaggio progettati e destinati a essere riempiti nel punto vendita sono appunto soggetti agli obblighi di raccolta differenziata. Tra i casi esplicitamente indicati vi sono: i sacchetti o borse di carta o di plastica, i piatti e tazze usa e getta, le pellicole di plastica trasparente, i sacchetti per panini, i fogli di alluminio. Non sono invece considerati imballaggi i cucchiaini di plastica e le posate usa e getta.  Anche se può sembrare una pignoleria (ma le norme che portano a obbligare qualcuno a fare qualcosa devono precisare bene l’ambito di questi obblighi) gli stessi bicchieri e/o piatti vanno considerati come imballaggio oppure no a seconda del caso. Se il supermercato acquista dei piatti, vi mette un prodotto (per esempio un alimento), poi racchiude il tutto con un film di plastica e lo vende, quel piatto è un imballaggio; se vende lo stesso piatto ma “vuoto” nelle tradizionali confezioni da 50 – 100 pezzi, quel piatto non è un imballaggio. Come detto in questo ultimo caso non vi è obbligo da parte del Consorzio Corepla di organizzare il sistema di raccolta, ritiro e recupero mentre un Comune (o una Provincia/Regione) può comunque decidere autonomamente di organizzare il ritiro come iniziativa aggiuntiva a quelle obbligate dalle leggi in materia (ovviamente unitamente ad altre merci realizzate con i medesimi materiali). Questo è peraltro uno dei motivi che dovrebbero sconsigliare (o perlomeno non abusare) l’acquisto di una materiale usa e getta non soggetto a raccolta differenziata se non nei casi indicati e preferire i tradizionali piatti e bicchieri in ceramica, vetro o altri materiali “a lunga durata”.Passando alla seconda domanda: dalle bottiglie di plastica, per l’esattezza da quelle in PET (Polietilenetereftalato) ovvero quelle utilizzate per la quasi totalità delle bottiglie per acqua minerale o bevande analcoliche, è possibile riottenere delle fibre in poliestere (una fibra sintetica utilizzata da circa 50 anni per lo più in “mista” con la lana o con il cotone) da cui si possono realizzare dei tessuti (e dunque dei capi) simili al cosiddetto pile, che è anch’esso un tessuto di origine sintetica (ovvero ottenuto con procedimenti chimici a partire dal petrolio). Non solo: dalle bottiglie, ovvero dal PET, è possibile ottenere anche delle fibre ottiche, per telefonia e trasmissione dati, e molti altri prodotti in plastica (per esempio penne, contenitori ecc). (Fonte: Ulisse)

(Pubblicato da red. prov. Alto Casertano-Matesino & d