Sigilli «preventivi» alle aziende, gli allevatori bloccano l’autostrada a Capua (Foto: Recente Manifestazione di protesta degli allevatori bufanini Caserta)

Torna l’ incubo della mozzarella contaminata nell’agro aversano Secondo il sindacato dei produttori il danno ammonterebbe ad oltre 100 mila euro al giorno

Caserta – È come uno spettro che ritorna. Un vero e proprio incubo: la mozzarella alla diossina. Nel 2003 seminò tanto di quel panico da far precipitare il settore lattiero-caseario in una vertiginosa crisi di mercato che costò non meno di 20 milioni di euro, tra indennizzi per i capi abbattuti e attività di controllo dell’Apat. Ora, da poco più di una settimana e a seguito del monitoraggio predisposto dal piano regionale che dallo scorso novembre sta passando al setaccio caseifici e punti vendita della Asl Caserta 2, è riemerso lo stesso pericolo. Sono 78 gli allevamenti di bufale sequestrati in via preventiva nell’agro aversano e 4 quelli appartenenti all’area della Asl Caserta 1 (tra Marcianise e Pietravairano) perché sospettati di produrre latte con percentuali di diossina superiori ai limiti vigenti. Lino Martone, leader del Siab, il sindacato degli allevatori bufalini, stima un danno economico «di almeno centomila euro al giorno », senza contare i contraccolpi, per ora imprevedibili, del mercato nazionale e internazionale. Insomma, un settore trainante che improvvisamente rischia di collassare. Rappresentativo di almeno il 15 per cento della economia campana. Il sequestro preventivo è stato adottato nei confronti di tutti gli allevamenti che conferivano latte ai caseifici nei quali è stato rilevato il prodotto contaminato. «Ma- replicano gli allevatori – non è detto che tutte le nostre bufale producano latte alla diossina». È per questo che vanno avanti tra blocchi e proteste. Ieri, a bordo di un centinaio di trattori, hanno mandato in tilt il traffico tra la Casilina e l’Appia, in prossimità del casello di Capua dell’A1. Gli uomini delle forze dell’ordine, dopo avere tentato più volte di convincere i manifestanti a rimuovere i blocchi, hanno impiegato alcuni carri-gru per spostare i trattori che ostruivano la circolazione in entrata ed in uscita dall’autostrada e sulle due strade statali. I proprietari dei mezzi agricoli sono stati persino multati dalla Polizia. I manifestanti hanno tentato di entrare in autostrada, forzando la rete di recinzione, ma sono stati respinti dagli agenti schierati in atteggiamento antisommossa. I rappresentanti sindacali e gli stessi titolari delle aziende zootecniche oltre a sollecitare interventi di sostegno alla crisi di molte aziende, contestano il sistema di monitoraggio e di distruzione del latte con tasso di diossina superiore ai parametri consentiti. «Nelle condizioni di crisi in cui versa l’economia italiana – ha spiegato il rappresentante sindacale del Siaab – ci permettiamo il lusso di buttare, facendo un calcolo per difetto, centomila chilogrammi al giorno di latte. A questo, si aggiunga la pena degli allevatori, i quali non ricevono alcun aiuto per lo smaltimento del latte, pur costituendo esso un rifiuto speciale. Tante promesse, ma nessuno interviene. Dietro questo dramma della diossina si consumano guerre commerciali con chissà quali scopi. Quasi si volesse far passare l’idea che la diossina è come l’arsenico o il cianuro. Non è così. Occorre assorbire dosi progressive di diossina per una vita intera per subìre, forse, effetti dannosi per la salute». Ieri, in prefettura a Caserta, è stata ribadita la necessità di accelerare i tempi degli accertamenti sui campioni di latte, in modo da far immediatamente chiarezza e consentire agli allevamenti incontaminati di riprendere normalmente la produzione. (articolo di Angelo Agrippa Corriere del Mezzogiorno)

Le aziende: meglio trasferire i capi nell’Alto Casertano

NAPOLI – Il professore Francesco De Stefano, della facoltà di Scienze agrarie di Portici, spiega che «non più del 4 per cento del territorio agricolo regionale, e solo una parte di esso in siti puntuali, è interessato da problemi di inquinamento ambientale e da contaminanti pericolosi per la salute come la diossina». Resta, tuttavia, l’amara verità che si tratti di quella porzione di territorio nella quale si produce la stragrande maggioranza della mozzarella di bufala campana. Anzi, la consapevolezza degli allevatori è tale che qualcuno di essi ha già pensato di delocalizzare, «alla ricerca- riferiscono – di aree più sicure, come quelle dell’alto Casertano». Insomma, il trasferimento delle aziende bufaline potrebbe divenire un vero e proprio esodo. Con il risultato prevedibile di cancellare per sempre l’antica tradizione della produzione di mozzarella nelle terre dei Mazzoni, a ridosso dell’ultimo tratto del Volturno. «Certo – interviene Antonio Guarnieri, veterinario del dipartimento di prevenzione dell’Asl Caserta 1 – dall’alto Casertano, dove c’è anche lo stabilimento Parmalat, non riceviamo segnali di incertezza o di allarme. Ma attenzione, si sa che in alcuni punti vi è presenza di diossina fuori norma perché abbiamo il bestiame che, ormai, funziona da sentinella. Non dimentichiamo che dal rapporto del giugno 2007 venne fuori che tra i siti più inquinati della Campania figuravano i giardini di via Acton a Napoli. Se ci fosse un allevamento di bufale al Molosiglio sarebbe, quasi sicuramente, anch’esso inquinato da diossina ». Insomma, il rischio potrebbe estendersi. «Abbiamo diviso la Campania in quadranti di 10 chilometri quadrati – afferma Paolo Sarnelli, responsabile del servizio veterinario della Regione Campania – e stiamo controllando le aziende per avere un quadro generale e individuare la matrice biologica, giacché il dato sull’ambiente ci è stato fornito dall’Apat e ha accertato che il tasso di diossina è nella media europea. Ora, rispetto al 2003, non possiamo contare sulle risorse Ue e sugli indennizzi. Tuttavia, contiamo di ottenere riscontri di esame in modo rapido grazie ai tre laboratori di Brescia, Teramo e Roma che lavorano solo per noi». L’assessore regionale all’agricoltura, Andrea Cozzolino, ha lanciato un patto in cinque punti e una mobilitazione di tutta la filiera agroalimentare «per affrontare la crisi e difendere l’economia agricola di qualità». Il patto farebbe leva, tra gli altri punti, sugli incentivi previsti dalla legge regionale («di cui sono pronti i disciplinari ed entro un mese i primi bandi»)e sull’«abbassamento della pressione fiscale per le aziende agroalimentari colpite dalla crisi e che investono o hanno investito sull’ innovazione», oltre che sulle bonifiche «delle marginali porzioni di territorio in cui per decenni si sono sversati rifiuti legali e illegali». (articolo di Angelo Agrippa Corriere del Mezzogiorno)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”