il poeta Ciro ROSSI

CASERTA -(di Salvatore CandalinoCiro Rossi, poeta. Lo conosciamo in tale veste attraverso la sua raccolta di liriche “Le mani in grembo”, pubblicata nella Collana di poesie “Il Liocorno” per i tipi della Bastogi Editrice Italiana, prefazione di Brandisio Andolfi. Non ci aveva mai parlato della sua vena poetica, molto ha contribuito – in tal senso – il suo carattere schivo. “Le sue liriche – scrive Salvatore Candalino – si leggono con piacere e toccano nel profondo. Sono fresche, intrise di spontaneità e questa peculiarità la apprezziamo in maniera particolare oggi, perché la troviamo sempre più raramente in un mondo in cui tantissimi tendono ad apparire e non ad essere. Il vissuto di Ciro Rossi ci appare come “Momenti di luce in alternanza di nebbia”, per esprimerci citando la poesia “Disordine”. Basta leggere una lirica e subito incontriamo l’uomo solo, che soffre della sua disperata solitudine. Specchio ne è anche il suo volto. Anche gli elementi della natura partecipano e contribuiscono in maniera efficace, diremmo visiva, a presentarci l’uomo che soffre e vive, ma del ricordo:

“S’autunna il sole/ e nel livido algore/ scheletrici rami/ perdono l’ombra./ Io,/ io vivo il ricordo./”

Ma c’è chi lo illumina,  gli fa dimenticare tristezza, solitudine, disperazione. E’ la madre. Ce la presenta con accenti toccanti di rara poesia:

“Vasi di coccio/ Gioielli d’amore/ Ha sul balcone/ Mia madre…/Con delicate mani/ Pota/ Semina/ Coglie/ E le stanze/ Di rosso e verde/ Colora e profuma…/Ha solo…/ Novantadue anni

Ma poi ritorna la tristezza: “Non ho più voglia di scrivere. Ormai sono al tramonto“. E’ la consapevolezza di essere arrivato, che più volte cogliamo anche in altri versi. E così i tetti sono visti neri, “neri come la mia rabbia, come il mio passo incerto”. E’ Rossi, e solo lui, con la lucida consapevolezza del suo stato d’animo? Si è portati a vedere anche noi stessi in queste situazioni, che ci tormentano in vari momenti del nostro quotidiano. E poi ci si sente soli, perché “No!, non c’è più prossimo” e “Cristo è stato profanato”. Non mancano squarci di speranza o di apertura verso la realtà circostante, espressi in versi di intenso lirismo, complici anche le note di paesaggio.

“Colma il vuoto/ Il volo del nibbio./ Ride la luna,/ si compiace:/ il sole nero/ illumina amanti”

Altri momenti di oscillazione di sentimenti si possono cogliere in Rossi e proprio questo convivere di solitudine e speranza, o almeno capacità di vedere il circostante in maniera un po’ meno fosca, gli dà la forza di andare avanti; da buon credente, come si manifesta in tanti momenti del suo sofferto cammino”. (Articolo a cura del giornalista Salvatore Candalino)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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