Storia – Il nostro portale dedica uno “Speciale dedicato all’ 11 Settembre 2001“Anniversario delle Torri Gemelle Twin Towers. L’11 Settembre che ha cambiato il corso della STORIA. Sono 7 anni ed il mondo é più in guerra che mai. Urge un decisivo cambio di rotta!! Urge riportare Pace attraverso la strada del dialogo, della diplomazia, della nonviolenza e del disarmo atomico.

Articolo 1:

11 settembre. Obama e McCain insieme a Ground Zero. Sospesa la campagna elettorale per un giorno
Mentre i talebani dichiarano che non ci sarà un nuovo 11 settembre, il settimo anniversario dell’attacco alle torri gemelle sarà celebrato dai candidati presidenti Obama e Mac Cain «non come democratici o repubblicani, ma come americani». I due senatori interrompono la campagna elettorale per presenziare uniti alla commemorazione di Ground Zero, spazio ancora vuoto nel cuore Manhattan, forse in mano alla speculazione edilizia. E questo 11 settembre è anche il 35mo anniversario dell’inizio della dittatura in Cile.

«Tutti noi ci siamo uniti l’11 settembre, non come democratici o repubblicani, ma come americani. Metteremo da parte la politica e torneremo a riunirci per ricostruire quell’unione». Con questa dichiarazione congiunta, il candidato presidente democratico Barack Obama ed il candidato repubblicano John McCain si preparano a ricordare il il settimo anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001. I due senatori hanno deciso di sospendere per un giorno la campagna elettorale e partecipare alla cerimonia commemorativa organizzata a Ground Zero, lo spiazzo su cui sorgevano le torri gemelle del World Trade Center, abbattute da due aerei dirottati.  Non ci sarà un nuovo «11 settembre» firmato dai talebani perché oggi gli ex studenti di teologia combattono in Afghanistan una «guerra difensiva» e non attaccheranno: lo ha dichiarato il Mullah Abdul Jalil, ministro degli Esteri afghano sotto il regime dei talebani. Gli appelli della autorità Usa a restare vigili di fronte alla minaccia di nuovi attacchi ed i progetti di istruzione per le nuove generazioni su terrorismo, memoria e supporto alle famiglie delle vittime sono il nodo centrale dei  programmi di commemorazione di quest’anno. Il «National September 11 Memorial & Museum» ha organizzato cerimonie e lezioni che si terranno nelle aule di una serie di scuole selezionate nel Paese. A sette anni dall’attacco, Ground Zero continua ad essere un «buco» nel tessuto urbano di Manhattan. In questi anni si è parlato di progetti e gare d’appalto per ricostruire l’area ma senza di fatto arrivare a una conclusione: nonostante gru e operai, la data di fine lavori ed il progetto urbanistico sono ignoti. Secondo osservatori e analisti tale inerzia può essere dovuta solo alla «speculazione immobiliare».  L’11 settembre va anche ricordato come la data d’inizio della dittatura in Cile: con il bombardamento della Moneda – il palazzo presidenziale di Santiago – e l’uccisione del presidente Salvatore Allende, iniziava sanguinaria dittatura del generale Augusto Pinochet. L’ufficio di Allende nella Moneda è ora restaurato e sarà inaugurato proprio in occasione di questo 35/o anniversario del golpe.  (10/09/2008)

Articolo 2:

Gli attentati dell’11 settembre (a volte riferiti come 9/11 o 11/9) del 2001 sono stati una serie di attacchi suicidi da parte di terroristi di al-Qa’ida contro gli Stati Uniti d’America. La mattina dell’11 settembre 2001, 19 affiliati all’organizzazione terroristica di matrice islamica al-Qa’ida dirottarono quattro voli civili commerciali.[1][2] I dirottatori fecero intenzionalmente schiantare due degli aerei sul World Trade Center di New York, causando poco dopo il collasso di entrambi grattacieli e grossi danni agli edifici vicini. I dirottatori fecero schiantare il terzo aereo di linea sul Pentagono. Il quarto aereo, diretto verso il Campidoglio di Washington, si schiantò in un campo vicino Shanksville, nella Contea di Somerset (Pennsylvania), dopo che i passeggeri e i membri dell’equipaggio ebbero tentato di riprendere il controllo dell’aereo. Oltre ai dirottatori, ( Foto 2: Mappa della zona interessata dagli attacchi, sovrapposta ad una immagine di Ground Zero)  furono 2974 le vittime immediate degli attacchi, mentre altre 24 furono quelle disperse. La gran parte delle vittime erano civili, appartenenti a 90 diverse nazionalità. Inoltre, la morte di almeno un’altra persona, per una malattia dei polmoni, è stata fatta risalire alla respirazione della polvere risultante dal collasso del World Trade Center, in quanto i soccorritori furono esposti a contaminanti in seguito al collasso degli edifici. Gli attacchi ebbero grandi conseguenze a livello mondiale: gli Stati Uniti d’America risposero dichiarando la Guerra al terrorismo e lanciando una invasione nell’Afghanistan controllato dai Talebani, accusati di aver volontariamente ospitato i terroristi. Il parlamento statunitense fece passare lo USA PATRIOT Act mentre altre nazioni rafforzarono la loro legislazione anti-terroristica, incrementando i poteri di polizia. Le borse rimasero chiuse per quasi una settimana, registrando enormi perdite subito dopo la riapertura, con quelle maggiori fatte registrare dalle compagnie aeree e di assicurazioni. L’economia della Lower Manhattan si fermò, come risultato della distruzione di uffici per miliardi di dollari. Il Pentagono fu riparato in un anno, con un piccolo monumento costruito sul luogo. La ricostruzione del World Trade Center è stata maggiormente osteggiata, con controversie nate riguardo i possibili progetti e sui tempi di completamento. La scelta della Freedom Tower per questo sito ha causato ampie critiche, obbligando all’abbandono di alcune parti del progetto. 

Vittime

Raccolta delle foto di quasi tutte le vittime degli attacchi, prova presentata nel processo contro Zacarias Moussaoui. Raccolta delle foto di quasi tutte le vittime degli attacchi, prova presentata nel processo contro Zacarias Moussaoui.

Le vittime degli attentati furono 2974, esclusi i diciannove dirottatori: 246 su quattro aeroplani (88 sul volo American Airlines 11,[23] 59 sul volo United Airlines 175[24], 59 sull’American Airlines 77[25] e 40 sul volo United 73[26]; non ci fu alcun superstite), 2603 a New York e 125 al Pentagono.[27][28] Altre 24 persone sono ancora elencate tra i dispersi.[29] Tutte le vittime erano civili a parte 55 militari uccisi al Pentagono.[30] Furono più di 90 i paesi che persero cittadini negli attacchi al World Trade Center.[31]

Il NIST ha stimato che circa 17.400 civili erano presenti nel complesso del World Trade Center al momento degli attacchi, mentre i dati sui turisti elaborati dalla Port Authority of New York and New Jersey (l'”Autorità portuale di New York e del New Jersey”) suggeriscono una presenza media di 14.154 persone sulle Torri Gemelle alle 8:45 del mattino.[32][33] La gran parte delle persone al di sotto delle zone di impatto evacuarono in sicurezza gli edifici, come pure 18 persone che si trovavano nella zona di impatto della torre meridionale;[34] Al contrario, 1366 delle vittime si trovavano nella zona di impatto o nei piani superiori della torre settentrionale;[35] secondo il Rapporto della Commissione, centinaia furono le vittime causato dall’impatto, mentre le restanti rimasero intrappolate e morirono a seguito del collasso della torre.[36] Quasi 600 persone furono invece uccise dall’impatto o morirono intrappolate ai piani superiori nella torre meridionale.[35]

Almeno 200 persone saltarono dalle torri in fiamme e morirono, come raffigurato nella emblematica foto The Falling Man (“L’uomo che cade”), precipitando su strade e tetti degli edifici vicini a centinaia di metri più in basso.[37] Alcune persone che si trovavano nelle torri al di sopra dei punti di impatto salirono fino ai tetti degli edifici sperando di essere salvati dagli elicotteri, ma le porte di accesso ai tetti erano chiuse; inoltre, non vi era alcun piano di salvataggio con elicotteri e, quella mattina dell’11 settembre, il fumo denso e l’elevato calore degli incendi avrebbe impedito agli elicotteri di effettuare manovre di soccorso.[38]

Le vittime tra i soccorritori furono 411. Il New York City Fire Department (i vigili del fuoco di New York) perse 341 vigili del fuoco e 2 paramedici;[39] il New York City Police Department (la polizia di New York) perse 23 agenti,[40] il Port Authority Police Department (la polizia portuale) 37.[41] I servizi di emergenza medica privata persero altri 8 tecnici e paramedici.[42][43]

La Cantor Fitzgerald L.P., una banca di invenstimenti i cui uffici si trovavano ai piani 101-105 del WTC 1, perse 658 impiegati, più di qualunque altra azienda.[44] La Marsh Inc., i cui uffici si trovavano immediatamente sotto quelli della Cantor Fitzgerald ai piani 93-101 (dove avvenne l’impatto del volo 11), perse 295 impiegati, mentre 175 furono le vittime tra i dipendenti della Aon Corporation.[45] Dopo New York, lo stato che ebbe più vittime fu il New Jersey, con la città di Hoboken a registrare il maggior numero di morti.[46]

È stato possibile identificare i resti di sole 1600 delle vittime del World Trade Center; gli uffici medici raccolsero anche «circa 10.000 frammenti di ossa e tessuti non identificati, che non possono essere collegati alla lista dei decessi».[47] Altri resti di ossa furono trovati ancora nel 2006, mentre gli operai approntavano il Deutsche Bank Building per la demolizione.

Danni

Il Pentagono fu seriamente danneggiato dal fuoco e una sezione dell'edificio collassò. Il Pentagono fu seriamente danneggiato dal fuoco e una sezione dell’edificio collassò.

Oltre alle Torri gemelle, i due grattacieli da 110 piani, numerosi altri edifici del World Trade Center furono distrutti o gravemente danneggiati, inclusi il 7 World Trade Center, il 6 World Trade Center, il 5 World Trade Center, il 4 World Trade Center, il Marriott World Trade Center e la chiesa greco ortodossa di St Nicholas.[48] Il Deutsche Bank Building, situato al di là della Liberty Street rispetto al complesso del World Trade Center, è attualmente in demolizione, in quanto l’ambiente all’interno dell’edificio è tossico e inabitabile.[49][50] La Fiterman Hall del Borough of Manhattan Community College, situato al 30 West Broadway, ricevette gravi ed estesi danni durante gli attacchi e la sua demolizione è stata programmata.[51] Altri edifici limitrofi, come il 90 West Street e il Verizon Building, subirono gravi danni, ma sono stati riparati.[52] Gli edifici del World Financial Center, la One Liberty Plaza, il Millenium Hilton, e 90 Church Street riportarono danni moderati.[53] Anche gli impianti di telecomunicazioni situati sulla torre settentrionale andarono distrutti, incluse le antenne di trasmissione radio e televisive e i ponti radio, ma le stazioni degli organi di informazioni re-instradarono rapidamente i segnali e ripresero le trasmissioni.[48][54]

Nella contea di Arlington, una porzione del Pentagono fu gravemente danneggiata dall’impatto e dal successivo incendio, e una sezione dell’edificio crollò.[55]

Operazioni di salvataggio e soccorso

Evacuazione di un ferito nell'attacco al Pentagono Evacuazione di un ferito nell’attacco al Pentagono

Successivamente agli attacchi alle Torri gemelle, il New York City Fire Department inviò rapidamente sul sito 200 unità, pari a metà dell’organico del dipartimento, che furono aiutati da numerosi pompieri fuori-servizio e da personale dei pronto soccorso.[56][57][58] Il New York City Police Department inviò delle unità speciali dette “Emergency Service Units” e altro personale.[59] Durante i soccorsi, i comandanti dei vigili del fuoco, della polizia e dell’Autorità portuale ebbero difficoltà a condividere le informazioni e a coordinare i loro sforzi,[56] tanto che vi furono duplicazioni nelle ricerche dei civili dispersi invece che ricerche coordinate. [60]

Con la situazione che peggiorava, il dipartimento di polizia, che riceveva informazioni degli elicotteri in volo, fu in grado di diffondere l’ordine di evacuazione che permise a molti dei suoi agenti di allontanarsi prima del crollo degli edifici;[59][60] tuttavia, poiché i sistemi di comunicazione radio dei dipartimenti di polizia e di vigili del fuoco erano incompatibili, questa informazione non fu inoltrata ai comandi dei vigili del fuoco. Dopo il collasso della prima torre, i comandanti dei vigili del fuoco trovarono difficoltà a inviare gli ordini di evacuazione ai pompieri all’interno della torre, a causa del malfunzionamento dei sistemi di trasmissione all’interno del World Trade Center. Persino le chiamate al 911 (il servizio di emergenza) non furono correttamente inoltrate.[57] Una enorme operazione di ricerca e salvataggio fu lanciata dopo poche ore dagli attacchi; le operazioni cessarono alcuni mesi dopo.[61]

Attentatori e loro moventi

Mohamed Atta, responsabile tattico degli attacchi, morto nell'impatto del volo American Airlines 11. Mohamed Atta, responsabile tattico degli attacchi, morto nell’impatto del volo American Airlines 11.

Per approfondire, vedi la voce Dirottatori degli attentati dell’11 settembre 2001.

Gli attacchi dell’11 settembre sono il risultato degli obiettivi dichiarati da al-Qaida, così come furono formulati nella fatwa promulgata da Osama bin Laden, Ayman al-Zawahiri, Abū Yāsir Rifā’ī Ahmad Tāhā, Mir Hamzah, e Fazlur Rahman, la quale dichiarava che fosse «dovere di ogni musulmano […] uccidere gli americani in qualunque luogo».[62][63][64]

Al-Qa’ida

L’origine di al-Qa’ida risale al 1979, anno dell’invasione sovietica dell’Afghanistan; poco dopo l’invasione, Osama bin Laden si recò in Afghanistan per collaborare con l’organizzazione dei mujaheddin arabi e alla formazione di Maktab al-Khidamat, una formazione il cui scopo era quello di raccogliere fondi e assoldare mujaheddin stranieri per resistere all’Unione Sovietica. Nel 1989, con il ritiro delle forze sovietiche dal conflitto afghano, il Maktab al-Khidamat si trasformò in una “forza di intervento rapido” del jihad contro i governi del mondo islamico.

Sotto la guida di Ayman al-Zawahiri, bin Laden assunse posizioni più radicali.[65] Nel 1996, bin Laden promulgò la prima fatwa, con la quale intendeva allontanare i soldati statunitensi dall’Arabia Saudita.[66] In una seconda fatwa promulgata nel 1998, bin Laden avanzò obiezioni sulla politica estera statunitense nei riguardi di Israele, come pure sulla presenza di truppe statunitense in Arabia Saudita anche dopo la fine della guerra del Golfo.[67] Bin Laden ha citato testi dell’Islam per esortare ad azioni di forza contro soldati e civili statunitensi fin quando i problemi sollevati non saranno risolti, notando che «durante tutta la storia dei popoli islamici, gli ulema hanno unanimemente affermato che il jihad è un dovere individuale se il nemico devasta i paesi musulmani».[67]

Organizzazione degli attacchi

Khalid Shaikh Mohammed, ideatore degli attacchi. Khalid Shaikh Mohammed, ideatore degli attacchi.

L’idea degli attacchi dell’11 settembre fu formulata da Khalid Shaikh Mohammed, che per primo la presentò a Osama bin Laden nel 1996.[68] In quel momento bin Laden e al-Qa’ida vivevano un periodo di transizione, in quanto erano appena tornati in Afghanistan dal Sudan.[69] Gli attentati alle ambasciate statunitensi del 1998 segnarono un punto di svolta, in quanto con essi bin Laden attaccava direttamente gli Stati Uniti.[69] Alla fine del 1998 o alll’inizio del 1999, bin Laden diede il proprio consenso a Mohammed per l’organizzazione dell’attentato.[69] Una serie di incontri ebbero luogo nella primavera del 1999 tra Khalid Shaikh Mohammed, bin Laden e il suo rappresentante Mohammed Atef: bin Laden approvò la scelta dei capi dell’azione e garantì il sostegno finanziario;[69] fu anche coinvolto nella scelta dei partecipanti all’attacco, tanto che fu lui a scegliere Mohamed Atta come il capo dei dirottatori.[70] Mohammed fornì il supporto operazionale, selezionando gli obiettivi e organizzando i viaggi per dirottatori[69] (quasi 27 membri di al-Qaida tentarono di entrare negli Stati Uniti d’America per prendere parte agli attacchi dell’11 settembre);[8] bin Laden modificò alcune decisioni di Mohammed, respingendo alcuni potenziali obiettivi come la U.S. Bank Tower di Los Angeles.[71]

La National Commission on Terrorist Attacks upon the United States (“Commissione nazionale sugli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti“) fu formata dal governo degli Stati Uniti ed è comunemente nota come 9/11 Commission; il 22 luglio 2004 la commissione rilasciò un rapporto nel quale concludeva che gli attacchi erano stati progettati e messi in atto da membri di al-Qa’ida. La commissione affermò che «gli organizzatori dell’attentato dell’11 settembre spesero in totale tra 400.000 e 500.000 dollari per progettare e mettere in atto il loro attacco, ma che la precisa origine dei fondi utilizzati per eseguire gli attacchi è rimasta sconosciuta».[72]

Dirottatori

Gli edifici intorno al World Trade Center furono gravemente danneggiate dai detriti e dalla caduta delle Torri gemelle. Gli edifici intorno al World Trade Center furono gravemente danneggiate dai detriti e dalla caduta delle Torri gemelle.

Per approfondire, vedi le voci Dirottatori degli attentati dell’11 settembre 2001 e 11 settembre 2001 – Il ventesimo dirottatore.

Quindici dirottatori provenivano dall’Arabia Saudita, due dagli Emirati Arabi Uniti, uno dall’Egitto e uno dal Libano.[73] In contrasto con il consueto profilo degli attentatori suicidi, i dirottatori erano adulti maturi e ben istruiti, le cui visioni del mondo erano ben formate.[74] Dopo alcune ore dagli attacchi, l’FBI fu in grado di determinare i nomi e, in molti casi, i dettagli personali dei sospetti piloti e dirottatori.[75][76] Il bagaglio di Mohamed Atta, che non fu trasbordato dal suo volo da Portland sul volo 11, conteneva documenti che rivelarono l’identità di tutti i 19 dirottatori e altri importanti indizi sui loro piani, sulle loro intenzioni e sui loro precedenti.[77] Il giorno degli attacchi, la National Security Agency intercettò delle comunicazioni che portavano a Osama bin Laden, come avevano fatto i servizi segreti tedeschi.[78][79]

Il 27 settembre 2001, l’FBI rese pubbliche le foto dei 19 dirottatori, assieme alle informazioni sulle possibili nazionalità e nomi falsi di molti.[80] Le indagini dell’FBI sugli attacchi, l’operazione “PENTTBOM”, furono le più vaste e complesse nella storia dell’FBI, coinvolgendo più di 7000 agenti speciali.[81] Il governo degli Stati Uniti determinò che al-Qaida, diretta da Osama bin Laden, era responsabile per gli attacchi, con l’FBI che afferma che «le prove che mettono in relazione al-Qaida e bin Laden agli attacchi dell’11 settembre sono chiare e irrefutabili»;[82] Il governo del Regno Unito raggiunse la stessa conclusione.[83]

Osama bin Laden

La dichiarazione di una guerra santa contro gli Stati Uniti d’America e la fatwa firmata da Osama bin Laden e altri nel 1996, in cui si chiedeva l’uccisione di civili statunitensi, sono viste come indizi del suo movente negli attacchi dell’11 settembre da parte degli investigatori.[84]

Inizialmente bin Laden negò il proprio coinvolgimento negli attacchi, per poi ammetterlo.[85][86] Il 16 settembre 2001, bin Laden negò ogni coinvolgimento negli attacchi leggendo una dichiarazione trasmessa dal canale satellitare del Qatar Al Jazeera: «Sottolineo che non ho attuato questo gesto, che sembra essere stato portato avanti da individui con motivazioni proprie»;[87] questa smentita fu trasmessa dalle testate giornalistiche statunitensi e mondiali.

Nel novembre 2001 forze statunitensi recuperarono una registrazione in una casa distrutta a Jalalabad, in Afghanistan, in cui bin Laden parla a Khaled al-Harbi: nella videoregistrazione bin Laden ammette di aver saputo in anticipo degli attacchi.[88] La registrazione fu trasmessa da varie emittenti giornalistiche a partire dal 13 dicembre 2001; la distorsione delle immagini è stata attribuita ad artefatti causati dalla copia del nastro.[89]

Il 27 dicembre 2001 fu pubblicato un secondo video di bin Laden, in cui affermava che «il terrorismo contro gli Stati Uniti merita di essere lodato perché fu una risposta ad una ingiustizia, avente lo scopo di forzare gli Stati Uniti a interrompere il suo sostegno ad Israele, che uccide la nostra gente», senza però ammettere la responsabilità degli attacchi.[90]

Poco prima delle elezioni presidenziali statunitensi del 2004, bin Laden rivendicò pubblicamente con una registrazione video il coinvolgimento di al-Qaida negli attacchi agli Stati Uniti, ammettendo il proprio legame diretto con gli attentati; affermò che gli attacchi erano stati portati perché «siamo liberi […] e vogliamo riottenere libertà per la nostra nazione. Così come voi indebolite la nostra sicurezza noi indeboliamo la vostra».[91] Osama bin Laden afferma di aver personalmente diretto i 19 dirottatori:[92] nel video afferma che «concordammo assieme al comandante Muhammad Atta, che Allah abbia pietà di lui, che tutte le operazioni sarebbero dovute essere completate in 20 minuti, prima che Bush e la sua amministrazione se ne accorgessero».[86] Un altro video ottenuto da Al Jazeera nel settembre 2006 mostra Osama bin Laden con Ramzi Binalshibh e due dirottatori, Hamza al-Ghamdi e Wail al-Shehri, mentre preparano gli attacchi.[93]

Khalid Shaikh Mohammed

Khalid Shaikh Mohammed dopo la sua cattura in Pakistan. Khalid Shaikh Mohammed dopo la sua cattura in Pakistan.

In una intervista del 2002 con il giornalista di al Jazeera Yosri Fouda, Khalid Shaikh Mohammed ammise il proprio coinvolgimento nella “operazione del santo Martedì”, assieme a Ramzi Binalshibh.[94] Il Rapporto della Commissione sull’11 settembre ha determinato che l’animosità di Khalid Shaikh Mohammed, il «principale architetto» degli attacchi dell’11 settembre, verso gli Stati Uniti ebbe origine «non dalla sua esperienza di studente fatta lì, ma piuttosto dalla sua violenta opposizione con la politica estera statunitense in favore deli Israele».[69] Mohammed Atta condivideva le stesse motivazioni di Khalid Shaikh Mohammed. Ralph Bodenstein, un ex-compagno di classe di Atta, lo descrisse come «ampiamente imbevuto, in realtà, sulla difesa degli Stati Uniti di queste politiche israeliane nella regione».[95] Abd al-Aziz al-Umari, dirottatore del volo 11 assieme a Mohamed Atta, affermò nel suo testamento video che «il mio gesto è un messaggio per coloro che mi hanno ascoltato e per coloro che mi hanno visto e, allo stesso tempo, è un messaggio agli infedeli, che lasciate la penisola arabica sconfitti e che smettiate di dare una mano ai codardi ebrei in Palestina».[96]

Khalid Shaikh Mohammed fu arrestato il 1º marzo 2003 a Rawalpindi, in Pakistan,[97] per poi essere detenuto definitivamente nel campo di detenzione di Guantanamo Bay, a Cuba. Durante le udienze condotte dagli Stati Uniti nel marzo 2007, che sono state «ampiamente criticate da avvocati e gruppi per i diritti umani in quanto tribunali falsi»,[98] Mohammed confessò nuovamente la propria responsabilità per gli attacchi: «ero il responsabile dell’operazione dell’11 settembre, dalla A alla Z».[98][99]

Altri membri di al-Qaida

Nel “Sostituto di testimonianza di Khalid Shaikh Mohammed” del processo a Zacarias Moussaoui, cinque persone sono identificate come quelle che conoscevano tutti i dettagli dell’operazione: Osama bin Laden, Khalid Shaikh Mohammed, Ramzi Binalshibh, Abu Turab Al-Urduni e Mohammed Atef.[100] Fino al 2008, solo le figure di contorno sono state processate o condannate in relazione agli attacchi; bin Laden non è stato ancora formalmente accusato degli attentati.[101]

Il 26 settembre 2005, la Audiencia Nacional de España (la corte nazionale spagnola), diretta dal giudice Baltasar Garzón, condannò Abu Dahdah a 27 anni di prigione per cospirazione riguardo gli attentati dell’11 settembre e in qualità di membro dell’organizzazione terrorisitica al-Qaida. Allo stesso tempo, altri 17 membri di al-Qaida ricevettero condanne tra i sei e gli undici anni.[102][103] Il 16 febbraio 2006, la corte suprema spagnola ridusse la pena di Abu Dahdah a 12 anni, in quanto considerò non provata la sua partecipazione alla cospirazione.[104]

Moventi

Il sito dell'impatto del volo United Airlines 93 a Shanksville, Pennsylvania. Il sito dell’impatto del volo United Airlines 93 a Shanksville, Pennsylvania.

Molte conclusioni della commissione dell’11 settembre sui moventi degli attacchi sono state condivise da altri esperti. L’esperto di anti-terrorismo Richard Clarke ha spiegato, nel suo libro Against All Enemies, che le scelte di politica estera degli Stati Uniti, inclusi «il confronto con Mosca in Afghanistan, l’invio delle forze armate statunitensi nel Golfo persico» e «il rafforzamento di Israele come base per un fianco meridionale contro i sovietici», contribuirono a formare le motivazioni di al-Qaida.[105] Altri, come il corrispondente dall’estero del The Observer Jason Burke, sottolineano l’aspetto politico dei moventi, affermando che «bin Laden è un attivista con un’idea molto chiara di ciò che vuole e di come spera di ottenerlo. Questi mezzi possono essere molto distanti dalla normale attività politica […] ma la sua agenda è fondamentalmente politica».[106]

Molti studi si sono concentrati anche sull’insieme della strategia di bin Laden per individuare il movente degli attentati. Per esempio, il corrispondente Peter Bergen afferma che gli attacchi erano parte di un piano volto a far incrementare la presenza militare e culturale degli Stati Uniti nel Medio Oriente, forzando in questo modo i musulmani a confrontarsi con le “malefatte” di un governo non-musulmano e a stabilire governi islamici conservatori nella regione.[107] Michael Scott Doran, correspondente di Foreign Affairs, enfatizza l’uso “mitico” del termine “spettacolare” nella risposta di bin Laden agli attacchi, spiegando che si trattava di un tentativo di provocare una reazione viscerale nel Medio Oriente e di assicurarsi che i cittadini musulmani reagissero il più violentemente possibile ad un aumento dell’impegno statunitense nella regione.[108]

Conseguenze

Il Presidente degli Stati Uniti, George Bush, riceve la comunicazione dell'impatto del secondo aereo al World Trade Center mentre si trova in una classe della Emma E. Booker Elementary School di Sarasota, Florida, l'11 settembre 2001. Il Presidente degli Stati Uniti, George Bush, riceve la comunicazione dell’impatto del secondo aereo al World Trade Center mentre si trova in una classe della Emma E. Booker Elementary School di Sarasota, Florida, l’11 settembre 2001.

Risposta immediata degli Stati Uniti

Gli attacchi dell’11 settembre ebbero un immediato e travolgente effetto sulla popolazione degli Stati Uniti. Molti agenti di polizia e soccorritori di altre parti del paese presero dei permessi dal lavoro per recarsi a New York ad assistere i propri colleghi nel recupero dei corpi dalle macerie delle Torri gemelle.[109] Le donazioni di sangue ebbero un incremento nella settimana successiva agli attacchi in tutti gli Stati Uniti.[110][111] Per la prima volta nella storia, tutti i veivoli civili degli Stati Uniti e di altri paesi (come il Canada), che non effettuavano servizi di emergenza, furono immediatamente fatti atterrare, recando grossi disagi a decine di migliaia di passeggeri in tutto il mondo.[112] La Federal Aviation Administration chiuse i cieli statunitensi a tutti i voli internazionali, obbligando gli aerei a dirigersi su aeroporti di altri paesi; il Canada fu uno dei paesi maggiormente toccati da questo fenomeno e lanciò l’Operation Yellow Ribbon per gestire l’enorme numero di aerei a terra e di passeggeri bloccati negli aeroporti.[113]

Guerra al terrorismo

Per approfondire, vedi la voce Guerra al terrorismo.

Il consiglio della Nato dichiarò che gli attacchi agli Stati Uniti erano considerati un attacco a tutti i paesi della Nato e che, in quanto tali, soddisfavano l’Articolo 5 del trattato NATO.[114] Subito dopo gli attacchi, l’amministrazione Bush dichiarò la “Guerra al terrorismo“, con l’obiettivo dichiarato di portare Osama bin Laden e al-Qaida davanti alla giustizia e di prevenire la costituzione di altre reti terroristiche. I mezzi previsti per perseguire questi obiettivi includevano sanzioni economiche e interventi militari contro gli stati che avessero dato l’impressione di ospitare terroristi, aumenti dell’attività di sorveglianza su scala globale e condivisione delle informazioni ottenute dai servizi segreti. L’invasione statunitense dell’Afghanistan (2001) e il rovesciamento del governo dei Talebani da parte di una coalizione guidata dagli Stati Uniti fu la seconda operazione della guerra effettuata al di fuori dei confini statunitensi in ordine di grandezza, la più vasta tra quelle direttamente collegate al terrorismo.

Gli Stati Uniti non furono l’unica nazione ad aumentare la propria preparazione militare: stati come le Filippine e l’Indonesia dovevano infatti affrontare le minacce portate dal terrorismo islamista interno.[115][116] Subito dopo, alcuni esponenti dell’amministrazione statunitense specularono sul coinvolgimento di Saddam Hussein, il presidente iracheno, con al-Qaida.[117] Questi sospetti si rivelarono successivamente infondati, ma questa associazione contribuì a far accettare all’opinione pubblica l’invasione dell’Iraq del 2003.[117]

Reazioni dell’opinione pubblica statunitense

Discorso del presidente Bush davanti ad una seduta congiunta del Congresso degli Stati Uniti d'America, 20 settembre 2001. Discorso del presidente Bush davanti ad una seduta congiunta del Congresso degli Stati Uniti d’America, 20 settembre 2001.

A seguito degli attacchi, l’indice di gradimento del presidente Bush salì fino all’86%.[118] Il 20 settembre 2001, il Presidente degli Stati Uniti parlò alla nazione e ad una seduta congiunta del Congresso, esponendo gli eventi del giorno degli attacchi, i successivi nove giorni di sforzi di salvataggio e ricostruzione e la sua risposta agli eventi. Anche il sindaco di New York Rudolph Giuliani ottenne un notevole gradimento a livello locale e nazionale in virtù del ruolo svolto.[119] Molti fondi furono immediatamene aperti per assistere finanziariamente i sopravvissuti e le famiglie delle vittime degli attacchi; al termine ultimo per la compensazione delle vittime, l’11 settembre 2003, erano state ricevute 2833 richieste dalle famiglie delle vittime.[120]

Subito dopo gli attacchi furono messi in atto i piani di emergenza per l’evacuazione dei governanti e per la continuità del governo (la serie di atti necessari a garantire la prosecuzione delle funzioni governative in caso di attacco nucleare o simile).[112] Il fatto che gli Stati Uniti fossero in una condizione di continuità del governo fu però comunicato al Congresso solo nel febbraio 2002.[121]

Il Congresso passò l’Homeland Security Act del 2002, che istituì il Department of Homeland Security, la maggiore ristrutturazione dell’amministrazione statunitense nella storia contemporanea. Il congresso passò anche lo USA PATRIOT Act, affermando che sarebbe stato utile a individuare e perseguire il terrorismo e altri crimini; i gruppi per le libertà civili hanno però criticato il PATRIOT Act, affermando che permette agli organi di polizia di invadere la vita privata dei cittadini e che elimina il controllo da parte della magistratura della polizia e dai servizi segreti interni.[122][123][124]

L’amministrazione Bush indicò gli attacchi dell’11 settembre per giustificare l’inizio di una operazione segreta della National Security Agency volta a «intercettare comunicazioni via telefono e e-mail tra gli Stati Uniti e persone all’estero senza mandato».[125]

Crimini d’odio e reazione dei musulmani statunitensi

Furono riportati numerosi incidenti di molestie e crimini d’odio contro mediorientali e persone “dall’aspetto mediorientale”; furono coinvolti particolarmente Sikh, in quanto gli uomini sikh vestono un turbante, elemento essenziale dello stereotipo del musulmano negli Stati Uniti. Vi furono abusi verbali, attacchi a moschee e altre costruzioni religiose (tra cui un tempio induista) e aggressioni, tra cui un omicidio: Balbir Singh Sodhi, un Sikh, fu ucciso il 15 settembre, dopo essere stato scambiato per un musulmano.[126]

Le principali organizzazioni statunitensi di musulmani[127] furono immediate nella condanna degli attacchi e si appellarono affinché «i musulmani statunitensi si facciano avanti con le loro capacità e le loro risorse per aiutare ad alleviare le sofferenze delle persone coinvolte e delle loro famiglie». Oltre a notevoli donazioni di denaro, molte organizzazioni islamiche organizzarono raccolte di sangue e fornirono assistenza medica, cibo e alloggio alle vittime dell’attentato.[128]

A seguito degli attacchi, 80.000 arabi e immigrati musulmani furono registrati e le loro impronte digitali schedate in base all’Alien Registration Act del 1940. Ottomila arabi e musulmani furono interrogati e cinquemila stranieri furono detenuti secondo la Joint Congressional Resolution 107-40, che autorizzava l’uso delle forze armate «per scoraggiare e prevenire atti di terrorismo internazionale contro gli Stati Uniti».[129]

Risposta internazionale

Un vigile del fuoco di New York osserva i resti della Torre meridionale. Un vigile del fuoco di New York osserva i resti della Torre meridionale.

Gli attacchi furono condannati da governi di tutto il mondo, e molte nazioni offrirono aiuti e solidarietà.[130] I governanti della maggior parte dei paesi del Medio Oriente, incluso l’Afghanistan, condannarono gli attacchi. L’Iraq fece eccezione, in quanto diffuse immediatamente una dichiarazione in cui si affermava che «i cowboys americani stanno cogliendo il frutto dei loro crimini contro l’umanità».[131] Un’altra eccezione molto evidenziata dai mass media furono i festeggiamenti da parte di alcuni Palestinesi.[132]

Circa un mese dopo gli attacchi, gli Stati Uniti d’America guidarono una vasta coalizione nell’invasione dell’Afghanistan, allo scopo di rovesciare il governo dei Talebani, accusati di ospitare al-Qaida.[133] Le autorità del Pakistan si schierarono nettamente al fianco degli Stati Uniti contro i Talebani e al-Qaida: i pakistani misero a disposizione degli Stati Uniti diversi aeroporti militari e basi per gli attacchi contro il governo talebano e arrestarono più di 600 presunti membri di al-Qaida, che poi cedettero agli statunitensi.[134]

Diversi paesi – tra cui Regno Unito, India, Australia, Francia, Germania, Indonesia, Cina, Canada, Russia, Pakistan, Giordania, Mauritius, Uganda e Zimbabwe – promulgarono legislazioni “antiterroristiche” e congelarono i conti in banca di persone che sospettavano avessero legami con al-Qaida.[135][136] I servizi segreti e le forze di polizia di alcuni paesi – tra cui Italia, Malesia, Indonesia e Filippine – arrestarono persone che indicavano come sospetti terroristi con lo scopo dichiarato di distruggere le cellule terroristiche in tutto il mondo.[137][138]

Negli Stati Uniti questi fatti generarono alcune controversie; critici come il Bill of Rights Defense Committee affermarono che le tradizionali limitazioni sul potere di sorveglianza federale (come il controllo degli assembramenti pubblici del COINTELPRO) erano stati “smantellati” dallo USA PATRIOT Act.[139] Organizzazioni per le libertà civili come la American Civil Liberties Union e il gruppo di pressione Liberty affermarono che anche alcune protezioni dei diritti civili erano state aggirate.[140][141] Gli Stati Uniti aprirono un centro di detenzione a Guantanamo Bay, a Cuba, per detenervi quelli che definirono “combattenti nemici illegittimi”. La legittimità di tali detenzioni è stata messa in discussione dall’Unione Europea, dall’Organizzazione degli Stati Americani e da Amnesty International, tra gli altri.[142][143][144]

Teorie complottiste

Per approfondire, vedi la voce 11 settembre 2001: dispute e controversie sui resoconti ufficiali.

Diverse teorie del complotto sono emerse dopo gli attacchi, suggerendo che individui negli Stati Uniti fossero a conoscenza del pericolo e che decisero deliberatamente di non prevenirli, o che individui estranei ad al-Qaida abbiano pianificato o eseguito gli attacchi.[145] La comunità degli ingegneri civili concorda con la versione che vuole il collasso delle Torri gemelle provocato dagli impatti ad alta velocità degli aviogetti e dai conseguenti incendi, piuttosto che da una demolizione controllata.[146]

Indagini

Punti di impatto sulle Torri gemelle. Punti di impatto sulle Torri gemelle.

“9/11 Commission”

Per approfondire, vedi la voce Commissione d’indagine sugli attentati dell’11 settembre 2001.

La Commissione d’indagine sugli attentati dell’11 settembre 2001, anche nota come “9/11 Commission” e diretta dall’ex-governatore del New Jersey Thomas Kean, fu istituita nel tardo 2002 per preparare una ricostruzione completa dei fatti riguardanti l’attacco, analizzando anche lo stato di preparazione e l’immediata reazione ad essi. Il 22 luglio 2004, la 9/11 Commission pubblicò il Rapporto della Commissione sull’11 settembre. La Commissione e il suo rapporto hanno ricevuto diverse critiche.[147][148]

Collasso del World Trade Center

Lower Manhattan dopo il collasso della Torre sud. Lower Manhattan dopo il collasso della Torre sud.

Una indagine federale sulle caratteristiche tecniche e di resistenza agli incendi connesse con il collasso delle Torri gemelle e del WTC 7 fu condotta dal National Institute of Standards and Technology (NIST) dello United States Department of Commerce. Questa indagine aveva il compito di trovare il motivo del collasso degli edifici, il numero di morti e feriti causati, oltre che le procedure collegate alla progettazione e alla gestione del World Trade Center.[149]

Il rapporto concluse che il rivestimento anti-incendio delle infrastrutture in acciaio furono spazzate via dagli impatti degli aerei e che, se questo non fosse accaduto, le torri sarebbero probabilmente rimaste in piedi.[150]

Gene Corley, direttore dell’indagine originale, commentò che «le torri si comportarono in maniera impressionante. Non furono gli aerei dei terroristi ad abbattere gli edifici; fu l’incendio successivo. Fu dimostrato che era possibile abbattere due terzi delle colonne di una torre e l’edificio sarebbe restato in piedi».[151] Il fuoco indebolì le capriate di sostegno dei piani, facendoli piegare verso il basso, tirando così le colonne in acciaio esterne che si piegarono verso l’interno. Con le colonne portanti danneggiate, le colonne esterne piegate non furono più in grado di sostenere gli edifici, causandone il collasso. Il rapporto afferma inoltre che le trombe delle scale non erano adeguatamente rinforzate per funzionare da via di fuga per le persone al di sopra della zona di impatto. Il NIST ha affermato che il rapporto finale sul collasso del WTC 7 sarà incluso in un documento separato.[152][153] Questo fu confermato da uno studio indipendente della Purdue University.[154]

Indagine interna della CIA

L’Ispettore Generale della CIA condusse una indagine interna sulle prestazioni della CIA prima dell’11 settembre e fu estremamente critico nei confronti dei funzionari anziani della CIA per non aver fatto tutto ciò che era possibile contro il terrorismo, in particolare per non essere riusciti a fermare due dei dirottatori dell’11 settembre, Nawaf al-Hazmi e Khalid al-Mihdhar, al loro ingresso negli Stati Uniti, e per non aver condiviso le informazioni su di loro con l’FBI.[155]

Nel maggio 2007, senatori appartenenti sia al Partito Democratico che a quello Repubblicano hanno sostenuto una proposta di legge che avrebbe reso pubblica un rapporto d’indagine interno alla CIA. Il rapporto investiga sulle responsabilità del personale CIA prima e dopo gli attacchi: completato nel 2005, i suoi dettagli non sono mai stati resi pubblici.[156]

Effetti a lungo termine

Conseguenze economiche

Da Manhattan, il 12 settembre 2001, si sollevava un lungo pennacchio di fumo. Da Manhattan, il 12 settembre 2001, si sollevava un lungo pennacchio di fumo.

Gli attacchi ebbero un significativo impatto sui mercati finanziari degli Stati Uniti e mondiali. La borsa di New York (New York Stock Exchange, NYSE), l’American Stock Exchange e il NASDAQ non aprirono l’11 settembre e rimasero chiusi fino al 17 settembre. Quando i mercati riaprirono, l’indice Dow Jones precipitò di 684 punti, pari al 7.1%, fino a 8921, la maggiore flessione mai avuta in un solo giorno.[157] Alla fine della settimana, l’indice Dow Jones era precipitato a 1369,7 punti (14,3%), la maggiore caduta settimanale della sua storia.[158] Le azioni statunitensi persero 1.400 miliardi di dollari di valore in quella settimana.[158] A New York si contarono circa 430.000 posti di lavoro e 2,8 miliardi di dollari di stipendi persi nei tre mesi seguenti agli attacchi; gli effetti economici si concentrarono sui settori economici dell’export della città.[159] Si stima che la perdita in termini di prodotto interno lordo sperimentata dall’economia newyorkese negli ultimi tre mesi del 2001 e per tutto il 2002 ammonti a 27,3 miliardi di dollari. Il governo federale concesse immediatamente 11,2 miliardi di dollari al governo cittadino nel settembre 2001 e 10,5 miliardi di dollari all’inizio del 2002, per incentivare lo sviluppo economico e la ricostruzione delle infrastrutture.[160]

Gli attacchi ebbero un grosso impatto anche sulle piccole imprese di Lower Manhattan, poste nelle vicinanze del World Trade Center; circa 18.000 di queste imprese furono distrutte o trasferite dopo gli attacchi. L’agenzia federale che gestisce i fondi per le piccole imprese, la Small Business Administration, fornì dei prestiti mentre il goveno federale diede assistenza alle piccole imprese danneggiate dagli attacchi tramite il Community Development Block Grants e l’Economic Injury Disaster Loans.[160] Quasi tre milioni di metri quadri di uffici a Lower Manhattan furono danneggiati o distrutti.[161] Gli studi economici sugli effetti degli attacchi hanno confermato che il loro impatto sul mercato degli uffici di Manhattan e su quello dei lavori da ufficio è stato inferiore a quanto previsto, a causa della necessità di una interazione faccia a faccia nell’ambito dei servizi finanziari.[162][163]

Lo spazio aereo nordamericano fu chiuso per diversi giorni dopo gli attacchi e i voli di linea sperimentarono un calo dopo la sua riapertura. Gli attacchi causarono un taglio di circa il 20% della capacità di viaggi aerei, esacerbando i problemi delle compagnie aeree statunitensi.[164]

Effetti sulla salute

Un vigile del fuoco solitario in piedi tra i detriti e il fumo a New York City Un vigile del fuoco solitario in piedi tra i detriti e il fumo a New York City

Migliaia di tonnellate di detriti tossici risultanti dal collasso delle Torri gemelle contenevano più di 2500 contaminanti, tra cui alcuni elementi noti per essere cancerogeni.[165][166] Sono testimoniate diversi casi di malattie debilitanti tra coloro che si occuparono dei soccorsi e dei lavori di rimozione delle macerie, malattie ritenute collegate direttamente all’esposizione ai detriti.[167][168] Alcune di queste conseguenze sanitarie hanno toccato anche alcuni residenti, studenti e impiegati della Lower Manhattan e della vicina Chinatown.[169] Molti decessi sono stati collegati alla polvere tossica causata dal collasso del World Trade Center e i nomi delle vittime saranno incluse nel memoriale del WTC.[170] Esistono alcuni studi scientifici che suggeriscono che l’esposizione a diversi prodotti tossici dispersi nell’aria potrebbe avere effetti negativi sullo sviluppo del feto: per questo motivo, un centro studi per la salute ambientale dei bambini sta studiando i figli delle donne incinte all’epoca degli attacchi e che vivevano o lavoravano in prossimità delle torri del WTC.[171]

Sono tutt’ora in atto procedimenti legali per il rimborso dei costi delle cure per le malattie connesse agli attacchi. Il 17 ottobre 2006, il giudice federale Alvin Hellerstein annullò il rifiuto della municipalità di New York di pagare i costi dell’assistenza sanitaria ai soccorritori, permettendo così numerosi processi contro l’amministrazione cisttadina.[172] Ufficiali governativi sono stati censurati per aver spinto le persone a tornare a Lower Manhattan nelle settimane successive agli attacchi; l’amministratrice della Environmental Protection Agency (“Agenzia per la protezione dell’ambiente”, EPA) nel periodo immediatamente successivo agli attacchi, Christine Todd Whitman, fu pesantemente criticata per aver affermato scorrettamente che l’area era sicura dal punto di vista ambientale.[173] Il presidente Bush fu anche criticato per aver interferito con le interpretazioni e i pareri dell’EPA riguardo la qualità dell’aria successivamente agli attacchi.[174] Inoltre, il sindaco Giuliani fu criticato per aver sollecitato il personale del settore finanziario a tornare rapidamente nell’area vasta attorno a Wall Street.[175]

Ricostruzioni

Il giorno degli attacchi, Giuliani affermò: «Ricostruiremo. Ne usciremo più forti di prima, politicamente più forte, economicamente più forti. La skyline tornerà ad essere nuovamente completa».[176] La rimozione dei detriti terminò ufficialmente nel maggio 2002.[177] La Lower Manhattan Development Corporation, incaricata della ricostruire il sito del World Trade Center, è stata criticata per aver compiuto poco con i notevoli fondi destinati alla ricostruzione.[178][179] Uno degli edifici completamente distrutti, il 7 World Trade Center, ha una nuova torre uffici, completata nel 2006; la Freedom Tower è correntemente in costruzione e, al suo completamento, nel 2011, sarà uno degli edifici più alti dell’America settentrionale con una altezza di 541 m. Si prevede il completamento di altre tre torri tra il 2008 e il 2012, poste un isolato a oriente rispetto a quelle originali.

La sezione danneggiata del Pentagono fu ricostruita e rioccupata entro un anno dagli attacchi.[180]

Monumenti

Il Tribute in Light, come appariva da Jersey City nell'anniversario degli attacchi nel 2004. Il Tribute in Light, come appariva da Jersey City nell’anniversario degli attacchi nel 2004.

Nei giorni immediatamente successivi agli attacchi, si tennero molte commemorazioni e veglie in tutto il mondo;[181][182][183] mentre ovunque a Ground Zero furono affisse immagini delle vittime.[184] Uno delle prime commemorazioni fu il Tribute in Light, una istallazione di 88 fari da ricerca posti nelle fondamenta delle Torri che proiettavano due colonne di luce verticalmente verso il cielo.[185] A New York fu istituita una competizione per decidere il progetto di un monumento da erigere sul luogo di Ground Zero; il progetto vincente, Reflecting Absence, selezionato nell’agosto 2006, consiste in una coppia di piscine riflettenti sul luogo delle fondamenta delle Torri, circondate da un monumento sotterraneo in cui sono iscritti i nomi delle vittime.[186] I progetti di creazione di un museo sul sito sono stati sospesi dopo che l’International Freedom Center è stato abbandonato per le critiche delle famiglie delle vittime.[187]

Il monumento del Pentagono è correntemente in costruzione fuori dall’edificio: si tratta di un parco con 184 panchine che fronteggiano il Pentagono.[188] Quando il Pentagono fu ricostruito, nel 2001-2002, furono costruiti anche una cappella privata e un monumento interno, posti nel luogo dove il Volo 77 si schiantò nell’edificio.[189] Un monumento del Volo 93 da costruire a Shanksville è in fase di progetto: includerà un groviglio di alberi scolpiti che forma un circolo intorno al sito dell’impatto, tagliato dal percorso dell’aereo, mentre delle campane a vento porteranno i nomi delle vittime.[190] Un monumento temporaneo si trova a 450 m dal sito dell’impatto del Volo 93 a Shanksville.[191] Molti altri monumenti permanenti sono in costruzione in tutto il mondo e la loro lista è aggiornata man mano che sono completati.[192] Oltre a monumenti veri e propri, anche borse di studio e programmi caritatevoli sono stati istituiti dai parenti delle vittime, come pure da altre organizzazioni e privati.[193]

Filmografia

Durante il corso degli anni, decine e decine di film e documentari sono stati girati su questa tragedia. Nel 2006 sono stati prodotti per il cinema due lungometraggi:

Note

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Bibliografia

Voci correlate

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Articolo 3:

(Romanello Cantini) 11 Settembre 2001- 11 Settembre 2008. Sette anni dopo l’attentato alle Torri Gemelle non c’è ancora nessuno che si vanti di aver vinto la cosiddetta «guerra al terrorismo». Il mondo, ma solo quello occidentale, è appena un po’ più sicuro. Dopo gli aerei che sette anni fa piombarono come palle di fuoco su New York, gli Stati Uniti non hanno più subito attentati, anche se sono in molti a lamentare come questa immunità dell’America sia stata pagata con notevoli strappi ai diritti umani o alla libertà delle persone. Anche in Europa, dopo gli attentati in Spagna e in Gran Bretagna del 2004 e del 2005 a cui si potrebbero aggiungere le stragi in Russia dello stesso periodo, negli ultimi tre anni il terrorismo è stato messo in condizione di non nuocere.  Nella lotta contro il terrorismo la prevenzione sembra più efficace della repressione, mentre l’affinamento e la collaborazione nei mezzi di salvaguardia e d’indagine sembrano aver raggiunto risultati importanti nel contenere le azioni più spettacolari, anche se questa pausa di respiro non vale per il resto del mondo, dall’Egitto all’India, al Pakistan, dove gli attentati sono ancora possibili e sono sempre più sanguinosi. Ma se la lotta contro il terrorismo ha conseguito dei successi laddove si è posta obiettivi difensivi, i risultati positivi sono ancora molto lontani quando si è creduto di andare a cercare il terrorismo in casa propria. In questi casi ci si è inventati anche dei bersagli di comodo perché c’era bisogno di dare al terrorismo un recapito, che per natura non ha, e perché si doveva fare una guerra classica, che è l’unica che le superpotenze sanno fare. Così la guerra al terrorismo è diventata la guerra a un territorio e a uno Stato. In Afghanistan, tipica guerra asimmetrica, dove alle bombe umane che esplodono a bruciapelo si risponde con le bombe lanciate da migliaia di metri di altezza con le conseguenti stragi di civili, chiamati sbrigativamente “danni collaterali”, la violenza cresce anziché diminuire. Il 2007, con i suoi seimila morti, è stato l’anno più sanguinoso da quando la guerra è iniziata sette anni fa. È da sottolineare che centoventimila soldati fra forze della Nato e militari governativi non riescono ancora ad avere ragione di diecimila talebani. In Iraq, nel corso degli ultimi mesi, la situazione è migliorata. Le vittime della guerra sono state nei primi mesi di quest’anno inferiori di due terzi a quelle dell’anno precedente. Tuttavia, anche qui appare ancora lontana la fine di una guerra che ha fatto quattromila morti fra i soldati americani e quasi duecentomila morti fra gli iracheni, secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità. C’è chi ha calcolato che il costo delle due guerre, ormai più di mille miliardi di dollari, è equivalente al costo della costruzione di otto milioni di appartamenti secondo i prezzi americani, cioè, in pratica, ai capitali sufficienti a dare la casa ad una nazione intera. In Iraq, dramma nel dramma è la grande diaspora dei cristiani sottoposti a intimidazioni e a vessazioni sempre più persecutorie. Ormai metà dei settecentomila cristiani dell’Iraq sono fuggiti all’estero, in gran parte nel Libano, in Giordania, in Siria e in Turchia. Molte chiese sono state fatte saltare in aria. La Facoltà di teologia di Baghdad si è dovuta trasferire ad Erbil. Il seminario di Mossul è stato chiuso. Ma, al di là di queste guerre interminabili, il fondamentalismo islamico, di cui la persecuzione dei cristiani è anche altrove un riflesso, non sembra proprio in ritirata. Nel 1997 gli iraniani avevano votato per il moderato Khatami. Nel 2005 hanno votato per l’ultraradicale Ahmadinejad. E l’Iran fondamentalista tende a controllare l’Iraq attraverso la comune fede sciita, a governare il Libano attraverso gli hezbollah filoiraniani ormai padroni del Paese, a tenere in mano la Palestina attraverso l’organizzazione fedele di Hamas. L’Iran fondamentalista può ormai proporsi come la potenza più influente del Medio Oriente. Anche in Egitto, nelle ultime elezioni legislative, i fratelli musulmani hanno triplicato i loro seggi. La Somalia è ormai in mano all’organizzazione dei tribunali islamici. La lotta al terrorismo, che si fonda sulla forza, ha un costo altissimo con risultati che sono molto miseri e soprattutto incerti, visto che si fanno attendere tanto. La delusione legata a questa scelta è ben rappresentata dalla parabola discendente del presidente Bush, che più ha creduto nella risposta militare e che da un gradimento del settanta per cento degli americani all’indomani dell’11 settembre è sceso oggi a poco più del venti per cento di consensi. Il fondamentalismo è pur sempre un fenomeno culturale, seppur riprovevole. La forza può forse trattenerlo, ma mai sradicarlo. Perfino dare a Bin Laden una caccia che dura più di una guerra mondiale è un’operazione tanto accanita quanto misera finché rimangono in giro migliaia di Bin Laden candidati a prendere il suo posto. Nell’epoca delle comunicazioni di massa il terrorismo dev’essere combattuto con le comunicazioni di massa. Dev’essere isolato con il dialogo anziché renderlo rappresentativo dell’Islam con le condanne sommarie, per cui ogni musulmano è un fondamentalista. Dev’essere minato dall’interno con il sostegno a chi nel mondo islamico lo respinge. E dev’essere disseccato nelle sue sorgenti cercando di affrontare i drammi reali che lo alimentano, al di là dei fanatismi.

Leggi e Ascolta “C’è un bisogno di cambiare, la nostra non é civiltà” -Musica e testo di AGNESE Ginocchio. Scritta il 19 -09-2001 – Deposito SI@E (-ispirata dall’attentato alle Torri Gemelle dell’11 Settembre USA 2001 e dai tragici episodi attuali . La canzone vuole essere anche un grido contro tutte le guerre di mafia , di camorra e di illegalità…)

Speciale dedicato all’11 Settembre a cura del portale d’informazione dell’alto casertano-matesino,  provincia, regione, Italia, mondo & d. “Alto Casertano-Matesino & d”