Castellammare di Stabia(Na)- ( da Antonio Sicignano, vicepresidente Circoli della Libertà della Campania ) Mentre fervono i preparativi per il classico cenone di Capodanno, che si terrà come da tradizione tra il 30 dicembre ed il primo dell’anno venturo, numerosi sono gli appelli lanciati da associazioni ed esponenti politici affinché sia prestata massima attenzione, da parte dei cittadini, sulla tipologia di cibo da introdurre sulle proprie tavole. Per ultimo si segnala l’allarme Pangasio, ovvero una particolare tipologia di filetto di pesce, che, a dire di molti esperti, vive in uno dei fiumi più inquinati del mondo con un livello di Arsenico decisamente al di là di tutte le normative europee. «Il Pangasio – spiega Antonio Sicignano,(nella foto) vicepresidente regionale dei Circoli della Libertà della Campania – è prettamente un pesce d’acqua dolce, che viene allevato soprattutto in Vietnam, nel bacino del delta del Mekong. Poi viene spedito in Europa, dove viene venduto surgelato o decongelato in molti supermercati. Tuttavia – continua – il vero problema è che il Mekong, che è il fiume più lungo e importante dell’Indocina, è uno dei fiumi più inquinati al mondo. Lungo il fiume ci sono 203 aree industriali nel tratto cinese, altre 7 più a valle, per un totale di 210 aree industriali che scaricano i loro reflui nel fiume. Il 70% di queste aree industriali, infatti, non ha un sistema di smaltimento centrale ed anche il 90% di tutte le fattorie scaricano le loro acque senza alcun trattamento. La conseguenza – continua – è che il livello di Arsenico, metallo pesante estremamente tossico e responsabile della breve durata di vita del popolo vietnamita, è sempre altissimo: una media di 39 microgrammi al litro, ed un valore massimo di 845 microgrammi al litro. In tutto questo inquinamento cronico viene allevato il Pangasio per essere venduto in Europa, pur essendo evidente, come più volte evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che detto animale acquatico non può non essere contaminato in maniera consistente da detti fattori inquinanti». Conclude Sicignano: «di persona ho notato che anche in alcuni supermercati stabiesi viene venduto tale esemplare di pesce. Estendo, pertanto, il mio invito all’attenzione, sia ai cittadini affinché valutino attentamente cosa comprano e sia agli esercenti commerciali affinché adottino tutte le misure idonee ad evitare la vendita di cibo presumibilmente inquinato». (Comunicato dal dott. Antonio Sicignano)

Pubblicato da red. prov. “Alto Caserano-Matesino & d”