Gentili amici proprio in seguito alla grave situazione in Medio Oriente, il nostro portale, che dall’inizio dell’attivazione si é proposto di informare correttamente senza i se e senza i ma, si é attivato immediatameente e sull’argomento Guerra Massacro Gaza sta dedicando ampio spazio per sensibilizzare l’opinione pubblica al contrario dei media che in questo contesto stanno invece disinformando e seminando molta confusione su quanmto invece sta realmente accadendo in Terra santa. Per questo motivo che abbiamo ritenuto opportuno aprire uno spazio all’argomento: nel nostro portale. Andando nella rubrica delle Categorie (barra laterale home page del portale)  e cliccando sulla voce:  Speciale guerra”Israele-Palestina” si aprirà una pagina dove potrete trovare tutti gli aticoli che abbiamo pubblicato nel nostro portale sull’argomento. Nella speranza che il conflitto possa terminare con l’immediato “Cessate il Fuoco” vi auguriamo un buon Anno di Pace e di Speranza. Di seguito una forte Testimonianza da Gaza di chi sta vivendo e vedendo con i suoi occhi da vicino il massacro che si sta consumando, si tratta di Padre Daniele Moschetti (nella foto sotto), missionario Comboniano( in coda(1) per saperne di più sul suo operato abbiamo riportato un altro articolo). L’articolo ci é stato messo gentilmente a disposizione dal giornalista di peacereporter Stefano Ferrario )

Testimonianza da GAZA – PRIMA DEL PROCESSO DI PACE….CHE TRIONFI LA VERITA’!!!

(di padre Daniele Moschetti, missionario comboniano) -Gennaio 2009- Mentre sto scrivendo ho molta rabbia, dolore, sofferenza, impotenza e delusione in me. Stiamo assistendo in questi giorni ad una delle più incredibili situazioni di indifferenza mondiale “in tempi di pace” mai vista in questi ultimi anni. Assai vicino a quella del Rwanda del 1994, quando un genocidio di tre mesi uccise quasi un milione di persone. E il mondo stava a guardare….nessuno si muoveva!! Come al solito tanti proclami, tanta diplomazia ma niente di più!! Come sta succedendo ora….!!!  C’è tanta confusione e una marea di notizie di cronaca e di immagini che ci fanno orrore e dolore. Una carneficina che sembra inarrestabile. Vedo la televisione Al Jazeera da amici qui vicino e dicono certe “verità-numeri-storie”. Vedo la televisione italiana o giornali locali israeliani e le “verità-numeri-storie” sembrano diverse!! Ma dove sta la Verità?? E noi europei e occidentali prendiamo posizione senza conoscere veramente….!! Politici europei che si mettono dalla parte di Israele perché comunque “è legittima difesa. Israele ha il diritto di difendersi dai razzi di Hamas!”. Quante volte ho e abbiamo sentito questa frase da tutti i politici europei e americani!! Tanta ipocrisia dai politici nostrani e internazionali e dai mass media che usano linguaggi anche loro molto di parte e ambigui. E mi chiedevo: “ma questa gente è mai stata più di una settimana in questo paese e girato senza guardie del corpo e diplomatici israeliani o palestinesi? Ha mai sentito le grida di dolore di tanta gente innocente che soffre in questa Terra chiamata Santa?”.  Questa riflessione non vuole essere di parte anche se è difficile non esserlo. Sono stato e lo sono ancora di parte per gli innocenti, i bambini, le donne e i poveri che da sempre in tutto il mondo e non solo a Gaza vengono massacrati da politiche miopi, povertà o da guerre d’interesse. Ma questa situazione non è solo di oggi!! Viene da lontano, nel tempo, nella storia e nello spazio di questi due popoli e dei loro protettori e alleati. Una persona amica mi scrive: “Servirebbe più informazione chiara, libera, vera e soprattutto dalla parte degli ultimi, quelli che non difende nessuno, neanche colui che dice e crede di farlo ma solo a proprio interesse: Hamas . Io sento, quando mi capita di parlare con la gente comune, in paese, discorsi di cui si comprende bene la mancanza di una base minima d’informazione…. non so se dipende anche dal fatto che, dopotutto, pensare solo a sé stessi è meno faticoso”. Grazie di queste parole perché sono oneste e purtroppo sempre vere per tutti noi ma specialmente quando succedono fatti ed eventi storici come quello di Gaza in un tempo di festa come quello del Natale. La gente prova un senso di fastidio e di rigetto a vedere e sentire queste notizie e immagini quasi a volerle rigettare e rinnegare perché rovinano “le feste”!!! Eppure sono crudele realtà di tutti i giorni in tante parti del mondo. Sono proprio da guardare, interiorizzare perché vere e da non dimenticare perché presto saranno immagini che vedremo più spesso anche dalle nostre parti. Poniamoci delle domande di senso e cercare la verità del perché stanno succedendo queste barbarie in questo mondo malato di potere, idolatria, egoismo, finanza, ingiustizia e fondamentalismi vari e non solo religiosi. Per me è stato come rivivere ciò che ho già vissuto nel Natale 2007. Il 27 Dicembre 2007 era il giorno più atteso delle elezioni generali in Kenya. Vivevo a Korogocho in Kenya, una delle più grandi baraccopoli di Nairobi, la capitale. Proprio lo stesso giorno in cui il governo israeliano ha deciso di attaccare la striscia di Gaza e Hamas nel 2008. Se ricordate in Kenya fu una guerra che mi e ci coinvolse pienamente e per due mesi la tensione, la divisione, la morte e il sangue fu pane quotidiano per il popolo Kenyano. Korogocho era uno degli epicentri di questa lotta e crudele storia. Alla fine si contarono più di 1500 morti e oltre 350.000 persone rifugiate nel loro stesso paese. Il rischio di un olocausto stile Rwanda era cosa molto possibile come “soluzione” da quel tribalismo strumentalizzato e misto a interessi di pochi politici e gruppi di potere. Soltanto un anno fa! Tutti i potenti accorsero al capezzale di un paese alla deriva e insanguinato, senza soluzioni e futuro. L’Unione Europea, gli USA, l’ONU (che guarda caso ha due quartieri generali importanti proprio a Nairobi), la Unione Africana e tanti altri. Tanta diplomazia, tante parole e ancora una volta per lungo tempo senza toccare le verità delle questioni. Intanto mentre i diplomatici cercavano di mettere insieme le due fazioni, i poveri morivano senza che nessuno li difendesse davvero. In Kenya come a Gaza, come in Congo, come in Darfur ecc……!! Ma ciò che era importante per le superpotenze e interessi di gruppi vari era salvaguardare il Kenya per la sua posizione strategica geografica nell’Africa dell’Est e Oceano Indiano ma anche per un controllo militare, politico, economico e di risorse. Dalla sua capitale Nairobi “tutto è possibile” nella regione sia nel continente (basta guardare i suoi confini…). Ma anche controllare i paesi arabi, l’India e la Cina, nuove forze emergenti nel continente!! Abbiamo dovuto assistere a uccisioni e scontri tra poveri per circa due mesi prima di arrivare a un accordo fortemente voluto da Americani ed Europei forzando le parti tramite l’ex segretario ONU, Kofi Annan. Perchè il Kenya non era il Rwanda…..!! Ipocrisia della politica internazionale: due pesi, due misure!! Così come oggi ci troviamo di fronte a questo dramma palestinese. Gli USA avallano le scelte di Israele quindi via libera. Due pesi e due misure!! Potremmo anche ricordare altri interventi immediati nei quali i paesi occidentali sono stati tempestivi a chiedere e operare per il cessate il fuoco. Ma quando ci sono alleanze forti….. Ma la storia si ripete…… Oggi vivo da tre mesi a Gerusalemme Est vicino al muro di divisione della città tra Palestina e Israele. Qui in questa parte della città c’è il più grande raggruppamento di palestinesi della città. In questi giorni mentre assistiamo tutti al massacro dei loro fratelli a Gaza pochissime reazioni di giovani frustrati da ciò che vedono. Un silenzio e un’inerzia molto strane che fanno pensare!! Forse ci dobbiamo preparare a qualcosa di grosso anche qui a Gerusalemme prima o poi? Una città divisa non solo dal muro ma anche da linee invisibili geografiche (infatti dalla Porta di Damasco incomincia un altro mondo). Ma queste linee di demarcazione sono anche culturali, religiose, storiche, sociali, politiche ed economiche. Ciò che sta succedendo a Gaza, soltanto a 90 km di distanza, ha dell’assurdo ed è davvero insensato e grave crimine di guerra. Centinaia e centinaia di civili stanno morendo nella completa impotenza e indifferenza di tanta gente. Bambini, donne, vecchi e malati la maggioranza di questa piccola striscia di Gaza. I bambini e gli adolescenti sono più della metà della popolazione. Strazianti immagini di piccoli bambini e ragazzi, donne e anziani che sono le vere vittime di questo conflitto. Addirittura medici e personale sanitario che vengono uccisi, feriti e respinti dal campo di battaglia così confuso pur indossando camici e segnalazioni mediche. Vengono ostacolati se cercano di raccogliere e portare aiuto alle vittime colpite da bombe d’aereo o dai carri armati e dalle granate sparate dai soldati ma anche dalle navi dal mare!!. Ambulanze con feriti a bordo vengono fatte saltare senza motivo asserendo che contengono militanti di Hamas e non personale medico!! E così anche scuole e case civili. Siamo alla pazzia totale!! Un assedio da tutti i fronti senza via di scampo. Una trappola mortale congegnata da mesi da questo governo israeliano con precisi obiettivi e con un lavoro di spionaggio all’interno di Gaza per segnalare gli obiettivi di Hamas durato quasi un anno per preparare questo attacco criminale, crudele e spietato. E ciò che l’esercito e soprattutto il loro governo affermano un’azione clinica e precisa a debellare Hamas è e sta diventando una carneficina voluta e programmata! Ad oggi l’esercito israeliano dice di aver già compiuto con successo e portato a termine quindi eliminato più di 750 obiettivi militari di Hamas. E questi obiettivi non sono solo punti del movimento di Hamas ma moschee, ospedali e dispensari, scuole, case civili, campi profughi e tanti altri. Tutti sono armati?? Tutti sono militanti di Hamas? E tutti i Palestinesi sono terroristi? E i bambini? E i bambini sono terroristi anche loro così come i medici, le donne e i malati?? No…non ditemi che la guerra è così e che queste cose succedono!! Perché c’è molto di più!! La pazzia dei leaders politici accecati di potere, sia Hamas che il governo israeliano, che usano i loro due popoli per continuare a dividerli, a uccidersi e soprattutto a non creare un dialogo vero che possa portare a un vero processo di pace e di giustizia per il bene comune di entrambi. Ma cos’è la striscia di Gaza? La striscia di Gaza è una piccola zona lungo la costa del Mediterraneo tra l’Egitto ed Israele, lunga 40km e larga 10km, in cui vivono più di 1,5 milioni di Palestinesi. Un’ area di 365 Km², con una densità di 3. 227 ab. per Km². Una delle più alte densità di popolazione al mondo.  I confini furono stabiliti nel 1948 dopo la creazione dello stato d’Israele; da allora fu occupata dall’Egitto fino al 1967 e poi passò sotto il controllo israeliano. Nel 2005 l’esercito israeliano formalmente si ritira dalla Striscia, ma di fatto continua a detenere il controllo dei confini, dello spazio aereo e di mare così come in tante parti nei territori dell’Autonomia Palestinese in tutto lo stato di d’Israele. Gaza City è il centro urbano più esteso, con 500 mila abitanti, punto di riferimento commerciale ed amministrativo per la striscia, e anche i movimenti tra la Striscia ed il West Bank (Cisgiordania) sono stati nulli in questi tempi. In Cisgiordania il potere viene gestito dal movimento di Fatah del presidente Abou Mazen, con il loro centro di riferimento di Ramallah.  Gli altri centri più importanti sono Khan Younis (200 mila abitanti) situata nella parte centrale della striscia, e Rafah (150 mila abitanti) situata a sud. La maggior parte della popolazione è composta da rifugiati fuggiti o espulsi dalle loro terre nel 1948, che vivono ancora oggi, in gran parte, negli otto campi profughi gestiti dall’ONU. Qui come in altre parti della Cisgiordania e Gerusalemme Est, i palestinesi sono costretti a vivere come al confino, come in un grande campo di rifugiati, senza libertà di movimento. Ad aggravare questa situazione ci sono le intimidazioni che molti di loro subiscono da parte di Hamas perché si uniscano a questo movimento nella lotta armata; poi ci sono l’embargo da parte di Israele specialmente in questi ultimi mesi prima dell’attacco, la mancanza di luce elettrica, la carenza di cibo e di pane, di medicinali, di medici e personale sanitario.  Orrore, morte, lutti, distruzione, crudeltà, odio, divisioni e un vero inferno, di sangue e di bombe e fiamme lanciate dagli aerei, carri armati e navi israeliani che usano fosforo bianco e altri ritrovati chimici militari che sono stati usati dagli americani per la prima volta nella guerra in Irak. Ricordiamoci che Israele è la quarta potenza militare del mondo. Perché? Per chi? Quando gli ebrei si sono ritirati da Gaza nel 2005, Hamas ha pensato solo a continuare a sparacchiare contro Israele dei Qassam (che sono missili molto miseri e considerati di “latta” da parte degli israeliani….ma oggi diventano giustificazione per la guerra), dimostrando al mondo che non è la pace che vuole ma la distruzione di Israele, anche a costo della miseria delle popolazioni. E infatti non tutti i palestinesi sono con Hamas anche se dobbiamo ricordare che Hamas ha vinto le elezioni politiche non accettate da Israele e dall’occidente. C’era ed è ancor più evidente in questi giorni la divisione tra loro: da una parte Fatah con Abu Mazen e dall’altra il movimento di Hamas. E mi rifiuto di accettare ciò che invece in Italia e nell’occidente viene passato quasi come se fosse assodato che tutti i palestinesi sono musulmani e terroristi. Ci sono milioni di palestinesi all’estero in tutto il mondo e molti di loro occupano posizioni di rilievo dove sono impiegati sia in università e istituti, compagnie commerciali, ospedali, turismo e tanto altro. Musulmani si ma anche molti cristiani costretti ad emigrare da questa situazione assurda tra Israele e Palestina. Ma tutti i palestinesi che vivono in Israele (più di 1 milione di persone con passaporto israeliano) e anche nei territori occupati dall’Autonomia hanno visto che Israele ha approfittato e continua ad approfittarsi in tutti questi anni per occupare terre palestinesi in barba alla convenzione di Ginevra e usa due pesi e due misure nei territori occupati. I nuovi insediamenti e gli arbitrii questi sì sono un grave ostacolo alla pace.Non ci sarà mai pace senza rispetto e comprensione reciproca. L’occupazione dura ormai da 40 anni e negli ultimi anni la situazione è peggiorata da quando Israele per paura dei kamikaze sul loro territorio ha costruito 734 km di muro (7 mt. di altezza) in Gerusalemme est, delimitando tutto il territorio dell’autonomia palestinese di Cisgiordania e Striscia di Gaza con migliaia di check points dovunque piccoli e grandi dove il sopruso, l’umiliazione, mancanza di rispetto (ai palestinesi e a volte anche agli stranieri)e la dimostrazione di potere da parte di giovanissimi soldati israeliani alle prime armi. Vivevamo già in un paese in guerra e occupato da molto tempo!! D’altronde con tutti questi check-points, migliaia di soldati dovunque nel paese, armi visibili ovunque in Gerusalemme e in tutto il territorio Israeliano. Non ci sarà mai pace costruendo muri, usando la forza, umiliando, uccidendo. Rifiutarsi di dialogare e soprattutto educando i propri popoli ad una convivenza pacifica e duratura nel tempo è la sola via ad un processo duraturo di pace. Ma anche Israele non è solo Olmert, Netanyau, Sharon, Lizni Tipni, Peres, Barak. Anche qui mi rifiuto di accettare che la voce del popolo ebraico sono i loro politici o i fondamentalisti religiosi ebrei che ci sono come anche nella Palestina e nel mondo islamico. Le voci di un popolo israeliano che non è tutto per la guerra. Altri concittadini di Olmert che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace affermano senza paura: “Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d’Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra”. Anche una minoranza di Rabbini ebrei condanna l’aggressione a Gaza e riconosce che è contro ogni religione. Nei giorni scorsi a New York c’è stata anche una protesta degli Ebrei Ortodossi anti-sionisti, organizzata per chiedere la fine del massacro di Gaza. Il celebre rabbino Michael Lerner, in una lunga lettera, ha attaccato il governo israeliano, perché sta prendendo i razzi lanciati da Hamas come pretesto per giustificare una nuova guerra dopo quella fatta con gli Hezbollah due anni fa. E di altri israeliani ed ebrei che vogliono una vera pace ce ne sono e non solo in giro per il mondo. Da notare che chi si dichiara pacifista e cerca il dialogo e la pace con i palestinesi in questo mondo ebraico viene considerato un traditore. Michael Lerner condanna anche gli attacchi di Hamas, ma insiste nel dire che non per questo la guerra è una reazione appropriata, tanto meno se è scatenata dal governo anche per fini politici ed elettorali.  E di questo l’opinione pubblica mondiale sa molto poco. Fra non molto il 10 Febbraio questo paese andrà alle urne politiche dopo un’instabilità di governo dovuta a precise accuse di corruzione all’uomo che oggi sta conducendo questa guerra: il primo ministro uscente Olmert. Dopo l’entrata in guerra di questo governo Olmert, con la ministra agli esteri Tzipi Livni e il ministro alla difesa Barak, il presidente della repubblica Peres (i veri artefici di questo piano e assurda decisione) hanno già ottenuto secondo le statistiche di gradimento dei loro cittadini molti seggi in parlamento in più rispetto alla situazione attuale molto instabile. Probabilmente non avranno bisogno dei piccoli partiti di religiosi ortodossi che da sempre hanno fatto da alleato per formare ogni governo israeliano. Da notare che proprio il partito Likud dell’opposizione cioè il già conosciuto Netanyahu aveva già sbandierato ai quattro venti l’intenzione di spazzare via in poco tempo Hamas se i cittadini gli avessero ridato la fiducia nelle prossime elezioni. Tutte e due i partiti che queste persone rappresentano (specialmente Barak e la Livni) si sono già rafforzati proprio per questa decisione così crudele e fatta passare come legittima difesa del proprio territorio dai terroristi di Hamas che continuavano a lanciare razzi Qassam sui territori del sud (nel deserto del Negev), in risposta all’ostinazione di Israele, per ottenere l’apertura del confine con l’Egitto e specialmente permettesse agli aiuti umanitari di entrare in una striscia di Gaza che è praticamente solo un campo profughi . Ma l’ostinazione Israeliana è stata continua e massacrante per la popolazione di Gaza negli ultimi mesi. La stessa identica cosa si ripete in questi 12 giorni dall’inizio della guerra. L’ostinazione di israele a non far entrare giornalisti internazionali e non mostrare al mondo cosa realmene sta succedendo dentro questa trappola mortale!! Non lascia entrare o ostacola medici e personale sanitario che servono disperatamente e che l’esercito ostacola nella loro azione di soccorso. Ostinatamente non concede a chi sta urlando da varie parti la tregua di 48 ore per ragioni umanitarie e nemmeno quella di riuscire a portare ad un tavolo congiunto i contendenti per tentare di trovare una vera soluzione a questa situazione di stallo che coinvolge i due popoli da oltre 40 anni. Non vuole riconoscere Hamas perché organizzazione terrorista e fin qui non possiamo dargli torto. Ma ostinatamente non si rende conto che continuando con le armi e la violenza sta pianificando decenni di sofferenza per il proprio popolo sul proprio territorio e in tutto il mondo soprattutto mobilitando indirettamente nel mondo arabo e islamico le forze fondamentaliste più radicali che non aspettavano altro che questa giustificazione per poter ritornare presto sulle cronache internazionali in nome della Jihad. E davvero siamo già in una discesa senza ritorno di una guerra che può andare oltre i confini di Israele per diventare mondiale: tra occidente e mondo arabo-islamico a tutto campo. E non solo circoscritta alla regione del Medio Oriente come molti occidentali potrebbero pensare ma che ci toccherà in prima persona. Non saremo più così tranquilli quando invece i mostri da noi creati (vedi tra gli altri Saddam Hussein e Osama Bin Laden) da una politica internazionale despota e miope dell’amministrazione Bush degli ultimi anni e avallata in modo succube dalla Comunità Europea, si rivolgeranno contro il mondo occidentale come è già successo e non potrà che risuccedere di nuovo se non si adotta una politica più saggia e attenta agli squilibri mondiali. Quindi ci dovremmo rendere conto che non sarà l’annientamento di Hamas (che non avverrà proprio per la ferocia e senza una visione futura con cui sta operando l’esercito israeliano…creando nuovi nemici e militanti in altri giovani disperati dentro e fuori Israele) che porterà beneficio a Israele e al mondo. La reazione di Israele ai missili Qassam di questi ultimi mesi era inevitabile seguendo la logica di questo governo. La miopia di Hamas si scontra contro l’ostinazione testarda del governo israeliano. Ma la reazione israeliana era ed è sproporzionata rispetto ai danni inflitti dai “petardi di Hamas” in quanto hanno pochissima forza distruttiva come invece le bombe e le armi più sofisticate in mano all’esercito israeliano di produzione americana ma anche italiana!! Dal 2002 sono morti circa 10 persone compresi gli ultimi 2 di questi giorni nonostante le migliaia tirati in diversi anni e negli ultimi mesi. Le vittime sono sacre da ambo le parti non ci sono divisioni nella morte: che siano ebrei israeliani o palestinesi. Ma l’opinione pubblica israeliana e internazionale deve sapere che la reazione di Israele in questi ultimi 6 anni ha ucciso più di 5000 palestinesi con raid aerei e in tanti altri controlli e azioni militari. Lo stesso è avvenuto anni fa a Betlemme quando è stata invasa la Basilica. Tre morti da parte israeliana, 40 o 50 come reazione israeliana. La denuncia di Israele per abuso di legittima difesa era partita dai presbiteriani americani a quel tempo. E ora l’escalation di abuso di potere e di violenza inaudita è alla sua massima forza. Per molti popoli del mondo, i palestinesi rappresentano l’impegno della maggioranza. Essi sono i piccoli grani di sabbia che resistono; ciò che la maggior parte degli Americani ed i popoli privilegiati dell’Occidente non vedono. Essi sono un popolo cui è negato il diritto più fondamentale: il diritto a un suo Stato, anche se solo sul 22% della Palestina storica che Israele ha occupato fin dal 1967. Per la maggioranza dell’umanità che vive in condizioni economiche e politiche inimmaginabili in Occidente, quella sofferenza causata dall’occupazione di Israele (che significa impoverimento e negazione totale della libertà che può essere sostenuta solo grazie al supporto americano) è emblematico della loro stessa sofferenza. L’oppressione israeliana dei palestinesi, con l’appoggio diretto degli USA (vedi amministrazione Bush), evidenzia in modo dimostrabile l’esistenza di un sistema globale di dominazione occidentale, che impedisce agli altri di perseguire ed ottenere i loro sogni di benessere politico ed economico. Per restare all’esempio Israele – USA assomiglia molto alla storica alleanza tra l’Impero Romano e Erode il Grande. Anche Erode potè governare con tanta violenza e crudeltà sempre con l’avallo della “grande Roma”. Ed Erode è ricordato da tutti per la strage degli innocenti e tanto altro. Cosa sta succedendo in questi giorni di pazzia?? Forse è tempo che anche il popolo ebraico d’Israele faccia memoria di un’olocausto vissuto soltanto qualche decennio fa nel quale più di 6 milioni di ebrei vennero trucidati dalla pazzia nazi-fascista d’europa. E l’Europa e gli USA hanno ancora il senso di quella colpa e paura di far aprire gli occhi e il cuore al popolo Israeliano e alla sua politica interna e internazionale. Non è possibile che l’umanità non impari nulla dalla storia passata. La storia si ripete anche ora con il popolo palestinese in tempi e in modi diversi.  Qualunque sia alla fine la soluzione, se questo che è il più destabilizzante e delicato dei conflitti non è affrontato con la dovuta serietà e verità, gli USA con Obama rimarranno impantanati in conflitti con i popoli arabi e tutti i popoli che ricercano la vera libertà. Capirà il governo di Obama insieme ai paesi Europei e all’ONU che senza dare il giusto interesse per i bisogni dei palestinesi, non saranno mai in grado di districarsi dai problemi più generali del Medio Oriente, di dare più potere vero alla Comunità delle Nazioni Unite senza veti di sorta e salvare anche le proprie economie? (Testimonianza di Padre Daniele Moschetti missionario comboniano)

Intervista a p. Alex Zanotelli a cura del giornalista Stefano Ferrario di peacereporter (nella foto p. Daniele Moschetti insieme a p. Alex Zanotelli)

Alex, con che stato d’animo esci da Korogocho ?

Come ho detto alla comunità, domenica scorsa, è di sofferenza e gioia. Sofferenza perché lascio i volti delle persone che amo, soprattutto i malati, gli emarginati, i bambini. Korogocho difficilmente lo trovi altrove. Anche con gioia perché bisogna, con il tempo, saper piantare le cose. Mi importa far vedere che parto con gioia. So che torno, ora, in un paese che è profondamente cambiato, dal punto di vista sociale, economico e politico.

Cosa ti ha dato Korogocho ?

Mi ha dato uno spessore umano, un supplemento d’umanità, soprattutto dai disperati della strada. In secondo luogo i poveri mi hanno insegnato a pregare (non ho mai trovato luoghi dove la gente prega intensamente come qui): questo è una grande grazia. Inoltre, lo ripeto sempre, i profeti non siamo noi. Noi siamo povera gente che cerca di camminare con i poveri. I veri profeti sono soprattutto coloro che vivono in discarica, vivendo dei nostri rifiuti e così facendo contestano un sistema che non fa altro che creare rifiuti ed obbliga la gente a dover vivere di essi. Penso che questa sia la vera profezia oggettiva. Quel che possiamo fare è dar voce a questo processo di liberazione.

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(1)Intervista di Padre Daniele Moschetti ad Alex Zanotelli missionario comboniano.

Alex, che senti di dire a Daniele ora ?

Daniele già conosce questa realtà. Era già qui quando studiava. Non ha bisogno di consiglio. Intanto la comunità cristiana è cresciuta; ma anche in modo più largo, dato che son presenti anche i musulmani, con i quali si lavora su linee d’insieme. La realtà è dura e complessa: quindi bisognerà trovare altre strade.

Daniele, sai le tante questioni che abbiamo analizzato, anche in passato. Ora che sei a Korogocho ci puoi ricordare, in sintesi, il cammino che ti ha riportato alla baraccopoli ?

Beh, Alex ho iniziato a conoscerlo e ad intessere un’amicizia con lui partendo da Gallarate (Va), durante alcuni incontri pubblici. Ho lavorato per circa undici anni a Morazzone (Va), in ufficio spedizioni. Poi c’è stato l”aggancio’ con Mani Tese. Ho fatto un campo di lavoro. Si sono iniziate ad aprire tante porte e soprattutto è cresciuta la voglia di servire i poveri, unitamente alla volontà di andare in Africa. E lì ho scoperto di essere chiamato ad una vita radicale (non dedicare solo qualche ora o mese). Entro nei Comboniani, sempre con l’ottica sugli emarginati, anche in Italia, nei quartieri e nelle parrocchie, ove c’è comunque tanta vita.

Lavorare, poi, con i giovani in Italia è stato arricchente per me e spero anche per loro. Ho cercato di arrivare a ciò che è fondamentale: far fare esperienza di Dio nella propria vita, con impegno, servizio ai più poveri e cercare di provocare la realtà giovanile, a volte ben nascosta dentro a quelle che sono le difese consumistiche e culturali che non ti fanno toccare la vita vera. Ho voluto dare una fisionomia nuova a quella che è una presenza comboniana ai giovani, sia ai cattolici sia non, a tutti coloro che erano in ricerca autentica: e ho scoperto dei bellissimi cambiamenti, che molti giovani hanno vissuto e stanno vivendo tuttora, d’impegno concreto con gli esclusi. Sono poi passato ad un’animazione più ampia con Ormegiovani, Nigrizia, il Giubileo degli Oppressi, le videocassette, il sito, puntando su: schiavitù, remissione del debito e stili di vita.

Mentre ero studente, avevo lavorato due anni a Kibera (il più grande slum a Nairobi) con i giovani e poi due anni a Korogocho, con gli alcolizzati.

Ora Alex è partito da una settimana (dopo la partenza di Alex l’immersione qui è totale; prima il punto di riferimento era lui, ora ci sono io e sono in super-attività), ma lo sentiamo sempre, qui, che combatte con noi. Sto crescendo molto da quando sono tornato [a settembre 01 in Africa e dicembre 01 a Korogocho].

Sono le dieci, ha appena piovuto e sto aspettando di andare a mangiare. Scusami se sono tanto stanco, ma di sera è (nella foto  a dx p Alex Zanotelli insieme alla testimonial della Pace Agnese Ginocchio. Autore: Andrea Pioltini) normale questo, con tutti i viaggi a piedi avanti e indietro e le tensioni in baraccopoli. Qui le notti sono sempre molte corte; alle sei inizierò a sentire battere la porta, perciò prima si va a dormire, meglio si recupera.

Cosa pensi di portare ai veri profeti che vivono nelle baracche ?

Sicuramente porto tutto me stesso, con la voglia di condividere totalmente la mia vita (il che non è facile).

A volte i poveri sono duri, puzzano, pretendono, ti mettono veramente alle corde. Ma è qui la bellezza di scoprire Dio che è incarnato in ognuno di noi e quindi nei loro volti. Poi mi importa trasmettere la speranza, il desiderio di camminare insieme. Sogno una Korogocho che lotta per i propri diritti, per la propria sicurezza, per avere una casa decente, il lavoro e soprattutto un’educazione (il 50% dei bimbi non va a scuola; il sistema educativo keniano è crollato). E voglio cercare Gesù sofferente nei poveri del Mukuru, della discarica e tra gli alcolizzati. E questa è la parte più vera di Korogocho perché è la maggioranza della gente che vive così. E la maggioranza del mondo vive così; magari non ai livelli di Korogocho. Noi siamo l’eccezione, ma una vita sobria la vivono miliardi di persone.

Credo ad un Cristo che è dentro la storia, che combatte con noi; è dentro nei poveri. E’ dentro in ogni azione giusta e bella che ogni uomo di buona volontà, d’ogni religione vuole portare avanti per costruire un mondo diverso che è possibile cominciando da Korogocho.

E’ cambiato qui e ora rispetto ai tuoi primi anni a Nairobi ?

Ho trovato un Kenya e soprattutto una Nairobi molto più violenta e povera, in discesa libera dal punto di vista politico, sociale, sanitario. Se prima c’erano i poveri ora vi è sempre più la miseria. Vi è un continuo degrado culturale, di rapporti, di rispetto. La delinquenza cresce a vista d’occhio con ragazzi e ragazzini, perlopiù di notte. Poco fa, per esempio, ho incontrato un gruppettino di tre che mi han puntato le pile, pensando che fossi qualcuno da derubare. Poi mi conoscono e mi lasciano stare. Ma ne incontro molti di questi giovani tornando dalla messa verso le 10,30 di sera. Parlo con loro, ma molto spesso loro rifiutano, perché per far quel lavoro devono essere duri e forti. La gente verso le 8,30 di sera non esce più, proprio perché la paura in baraccopoli x uccisioni e altre violenze è forte.

E’ sicuramente una delle città più violente al mondo ora. Vi è una cultura aggressiva, molto poco attenta ad una ricerca dell’unità, di riuscire a stare insieme: questo è ciò che è più importante da costruire, a partire dai giovani, ricominciando da St. Jhon (la chiesa cattolica di Korogocho): che riesca a portare avanti questo sogno di un mondo diverso. Ci riusciremo. Ci sono i laici Gino, Maurizio e Claudina, ma dal punto di vista pastorale, per ora, ci sono solo io.

Chi è povero, è vero, è anche capace di gioire di quel che ha. Tuttavia Nairobi ha preso una scelta liberista forte, anche nei confronti dei poveri. I poveri, come dici tu, non vanno idealizzati, vanno rispettati e portati con pazienza. E’ questo che ti trasforma la vita e ti porta alla pace e ad una comunità nuova dei poveri.

Il forte riarmo di quest’anno che ripercussioni comporta, viste dall’osservatorio privilegiato ove ti trovi che è la baraccopoli (nel 2002 gli Stati Uniti hanno stanziato 379 miliardi di dollari per un anno, finanziamento che parte da ottobre, la spesa più alta per armamenti da venti anni ad ora; al contempo la NATO in Europa ha investito circa 250 miliardi di dollari) ? Cosa ci puoi dire riguardo a questo ciclo ermeneutico terribile: la guerra fonte della povertà e la povertà fonte della guerra ?

Chi continua ad armare siamo noi del Nord del mondo. Ti faccio un esempio. Qui son venuti in tremila tedeschi a costruire, a Mombasa, un aeroporto per i loro cacciabombardieri (nella foto a dx. La gigantesca e unica al mondo: “Croce Missionaria della Pace“, il cui prototipo é stato donato anche a p. Alex Zanotelli dalla testimonial della Pace Agnese Ginocchio. Per info Agnese Ginocchio) (costruito in pochissimo tempo, sia prima sia dopo l’11 settembre). E vi erano già presenti migliaia di militari americani. Tutto ciò è motivato dalla necessità di combattere il terrorismo. Vogliono controllare l’Oceano Indiano e poi tutta la fascia interna (Sudan, Etiopia, Eritrea, Somalia). Logicamente sono stati mandati miliardi… miliardi d’armi sofisticate; e vengono usate per combattere chi ? Per combattere i poveri. Sono ancora loro che ‘pagano’ tutto questo. E’ logico che questi investimenti vanno a discapito dei poveri. Così non viene data loro la possibilità di andare a scuola, di entrare negli ospedali, di avere le medicine, di poter almeno avere dell’acqua potabile… Nonché permettere di poter curare le malattie: qui l’AIDS è sopra il 50%. Tutti questi piani sembrano che diano sicurezza a noi; ci fanno credere che i gendarmi del mondo, gli americani con i loro amici europei, portino sicurezza ai popoli del Nord del mondo: ma ciò è una chimera. Prima o poi, di nuovo, sarà 11 settembre. I segni sono già tanti in Africa. Pensiamo anche all’oppressione della Palestina da parte di Israele.

Questa è una connessione precisa tra folli miliardi spesi per armamenti e pochissimo per lo sviluppo. Ma lo sviluppo vero della persona: non sto pensando alle costruzioni, ma alla dignità, all’umanità e alla spiritualità della persona.

In baraccopoli, con Alex, si erano già iniziati dei progetti di lavoro. A che punto sono ora e come continueranno ?

Ce ne sono già abbastanza: dieci progetti aperti. Quattro sono a Mukuru (riciclaggio, produzione di fertilizzanti e cercare dar continuità all’allevamento di animali domestici) e sei al “Bega Kwa Bega” (cooperativa di artigianato, che inserisce i suoi prodotti nel circuito del commercio equo e solidale). Sono progetti dati in mano a persone che passano attraverso l’alcolismo, la prostituzione, la droga e altro (attraverso complessivi percorsi di non educazione). Si cerca quindi la riabilitazione attraverso la spiritualità: formazione umana, Vangelo, condivisione e lavoro. Non è facile. A volte c’è una mentalità nelle persone centrata sulla domanda di ricevere solo assistenza.

Tra i miei desideri qui, vi è anche quello di rendere autonomi i progetti. Spero ci siano anche altre persone che mi aiuteranno in ciò. Ad ogni modo, con essi, ci si immerge di continuo nei sotterranei della vita e della storia. Ciò ti stritola e ti fa sentire piccolo, però è molto importante: e questo è bello. La preghiera è l’unica risorsa in questa marea di sofferenza.

Daniele hai parlato ora di preghiera condivisa. Oltre a momenti così, dove incontri Dio ?

Dio ha il volto dei malati tumefatti che vedi sempre per strada, in particolare coloro che sono colpiti da alcolismo e AIDS. I malati terminali li incontri nelle baracche, molto spesso soli, perché non possono più uscire. Questo è un dramma, come quello dei bambini. Tanti di loro, tantissimi…sono orfani e vivono con la nonna, quando l’hanno ancora, perché i genitori sono morti di AIDS: questa è la piaga di ora. Poi vi sono le donne che tentano una lotta di emancipazione, spesso stuprate, picchiate, usate, buttate.

Questi sono i volti di Cristo crocifisso oggi e sono loro i volti di un Dio che si fa uomo o donna, si fa Padre e Madre, si fa tenerezza.

La bellezza e il dolore, la voglia di soffrire che questo Dio ha per stare con la gente; ma che porta poi la Resurrezione. Questa è un’icona che continua ogni giorno ad essere viva.

La denuncia dell’ingiustizia sociale, associata ad una progettualità costruttiva, ne sono sempre più convinto, sono la migliore forma d’annuncio del Vangelo. Come ti muoverai in proposito ?

Continuerò a denunciare questo folle sistema anche da qui. Anche se con una lettura diversa da quella di Alex, che è anche giornalista. E’ certa una cosa: da qui si vede la realtà del Nord ancora più chiara, di quanto siamo oppressori. La baraccopoli è una conseguenza di questo sistema impazzito. Ci sono cento baraccopoli a Nairobi (la situazione è generalizzata); Korogocho è la più violenta.

La lotta è dura; la lotta è bella anche. A volte la propria croce sarà pesante, ma ci sono anche i momenti entusiasmanti, di forte crescita umana. Tutto ciò deriva da un sentirsi spezzati con la gente: questa è la capacità che chiedo sempre al Signore, per me e per chi vive qui. Forza e coraggio ! ( Intervista a cura del giornalista Stefano Ferrario di Peacereporter )

 Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”