La ragazza è morta alle 20,10 di Lunedi 9 Febbraio 2009 dopo  un altro giorno di caos proprio mentre  il Parlamento stava discutendo la legge

Italia - (di MARCO NEIROTTI e FABIO POLETTI INVIATI A UDINE ) Se n’è andata lieve – dissolvendo qualunque previsione – dalle contrapposizioni di fede, dal frastuono della guerra politica, dalle prove di forza che si agitavano fuori della sua stanza per tutta Italia e che lei non sentiva nella casa di cura La Quiete. E neppure ha percepito il rosario sempre più corale, le voci salite alle 20,10, poco dopo l’ora della fine, a mescolarsi con le campane che d’improvviso suonavano a morto. Poco prima suonavano nella camera del piano terreno gli allarmi ritmici dei monitor, decretando la fine. Non sono state compiute manovre rianimatorie, equivalenti a un accanimento terapeutico. E un’ipotesi di tempi brevi era stata ritenuta possibile già dopo l’ emorragia di ottobre. Tra le telecamere, le macchine fotografiche si è fatta largo alle 20,30 un’auto inviata dalla Procura della Repubblica per «acquisire» la cartella clinica. Quando una pattuglia dei carabinieri aspettava che si aprisse il cancello, qualcuno ha lasciato la preghiera, ha battuto sui vetri e, come una supplica: «Giustizia per Eluana», «Verità per Eluana». Poi, con la notizia che scivolava per Udine, la folla è cresciuta, la voce anche: «Asino», ha gridato un tono roco al personale medico. Poco dopo è stato issato un tricolore, sul bianco la scritta: «Beppino De Monte Campeis assassini vergogna d’Italia». Il professor Amato De Monte ha telefonato a Beppino Englaro e gli ha dato di persona la notizia. Poi è uscito, si è allontanato per espletare le formalità immediate. Il neurologo Carlo Alberto Defanti, che ha seguito Eluana per anni, ha commentato: «La natura ha fatto il suo corso». Sulla strada, sotto l’insegna «La Quiete», un collega neurologo di De Monte nello stesso ospedale, Giancarlo Gigli, da sempre contrario al protocollo per sospendere idratazione e alimentazione, ha commentato: «Vogliamo sapere come è morta Eluana. Chiediamo venga fatta giustizia, nulla sia risparmiato per accertare con esattezza le cause della morte, attraverso tutti gli accertamenti clinici e tossicologici, con un’autopsia giudiziaria». I diciassette anni di stato vegetativo sono finiti nella stanza al piano terreno, una finestra all’angolo fra due vie, un letto, i macchinari per monitorare le condizioni, per le prime settantadue ore le sacche elettrolitiche, poi, avviato il protocollo, divenute inutili. Intorno a lei, a turno, quindici tra medici e infermieri, otto di loro donne, la maggior parte giovani di età, tutti volontari. E’ un angolo della casa di cura allestito per consentire tranquillità appartata. C’è anche una stanza per ospitare in qualunque momento il papà della donna. Da martedì, per le prime settantadue ore Eluana rimane in una sorta di stand-by, controllata, nutrita dal sondino nasogastrico. Dalle sei di venerdì tutto viene sospeso. Soltanto un farmaco – Fenobarbital – continua a scorrerle nelle vene via flebo: è antiepilettico, evita convulsioni legate alla assenza totale di farmaci e nutrimento. Domenica mattina si aggiunge un sedativo. Niente altro. In quella stanza rimane un silenzio costante e rimangono, ora per ora, i movimenti, i gesti, che vestono Eluana di rispetto, di «cura» amorevole anche senza «terapia»: il lavaggio nel letto, i capelli neri fino alle spalle sempre lisci e pettinati. La cartella clinica riporta dati precisi, come il peso, la condizione del viso. La semplicità non scientifica vede un corpo esile, sempre più esile prima ancora di venerdì. Raccontava proprio quel giorno lo zio, Armando Englaro: «Non l’ho vista per un mese e l’ho rivista appena arrivata qui. Com’era già indebolita in quei trenta giorni». E ieri sera soltanto una parola: «Serenissimo». Poi, dopo il riconoscimento: «Da adesso ci lascerete in pace».  Lei immobile, gli occhi aperti, smunta. Intorno De Santi, la sua équipe e i due consulenti nominati dalla Procura per seguire tutto l’iter e scrivere una relazione. Per ventiquattr’ore tutti, alternandosi, con lo stesso passo, le stesse mani di una qualunque camera di degenza. Fuori le preghiere, i fiori, i lumini, i palloncini bianchi con su scritto «il tuo respiro è la nostra vita», le veglie, le messe nella vicinissima basilica di «Santa Maria delle Grazie», con il vescovo che chiedeva a Dio di fermare la mano di chi eseguiva una «tragica sentenza» ma invitava fermo a evitare le contrapposizioni. Ieri sera monsignor Pietro Brollo si è raccolto in preghiera nella cappella privata e con profondo dolore si è rivolto a Eluana: «Ora la tua mano è diventata fredda ma il Signore la sta stringendo con amore per condurti nella sua casa». Alla Quiete arriva il sindaco di Udine, Furio Honsell, mentre l’avvocato Campeis raggiunge i medici per le formalità con la polizia giudiziaria. Aulo Maieron, sindaco di Paluzza, il paese dov’è la tomba di famiglia degli Englaro, è commosso e provato insieme: «Dovremmo tutti ringraziare Beppino che si è caricato di un peso enorme, che ci insegnerà ad avere più coraggio». Lassù, oltre Tolmezzo, in un paese di 2500 anime, colori scuri di inverno tagliati dalla nebbia come un arcobaleno ingrigito, aspetta Eluana per accompagnarla in chiesa l’ultima volta il parroco, don Tarcisio Puntel: «Eluana come un problema da discutere? Siamo noi il problema. Ora dovremo essere vicini alla sua famiglia». Cresceva, ieri sera, la folla davanti alla stanza del silenzio. Crescevano gli striscioni, le riprese tv, le parole, le preghiere, le verità certe di ciascuno. Una donna – cattolica e con un rosario – mentre si buttavano in giro sospetti, ha detto: «Chissà? Pregavamo perché sospendessero. Dio ha sentito le preghiere e ha sospeso lui il suo calvario e lo scippo, la rapina politica del suo corpo e della sua anima, fatti simbolo anziché vita e morte».  (Fonte: La Stampa)

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Quando Beppino Englaro ha ricevuto la notizia della morte ha sospirato: « Ora lasciatemi in pace. Ho fatto tutto  da solo, spero di meritare rispetto»

Torino- (di PIERANGELO SAPEGNO) Quando si spegne la luce, forse si torna indietro. Anche noi vogliamo pensare che Eluana Englaro sia solo tornata indietro, ieri sera alle 20 e 10, nella sua camera di riverberi vuoti, al primo piano della clinica La Quiete di Udine, quando il suo cuore s’è fermato e papà Beppino ha detto che «adesso è finita e tutto rientrerà in una sfera più umana e privata».  Eluana è tornata indietro alla notte del 18 gennaio 1992, quando uscendo da una festa si schiantò con la sua macchina in testacoda contro un muro e contro un palo. Trauma cranico e frattura della seconda vertebra cervicale, una condanna quasi certa alla paralisi totale. Ma già dopo le prime 48 ore andò subito peggio, perché lei non accennò nemmeno a svegliarsi dal coma vegetativo. Aveva vent’anni. Ed era bellissima, come la raccontava il papà, con gli occhi dell’amore che hanno perso il senso della vita, quando la descriveva come «un vento fresco di aprile», «una giornata di sole» o «una corsa a perdifiato», tutte quelle cose che la sua immobilità avevano cancellato dalle scansioni dell’esistenza. Eluana è tornata dove la sognava suo padre, in una dimensione che non c’era più, così irreale e così atroce, lontano com’era dalle salite della vita e dalla sua normalità. E’ che non c’è stato più niente di normale in questa agonia. La mamma Saturnia, nei primi giorni di quel gennaio del 1992, le parlava, la accarezzava e le sorrideva, e le portava peluche e fotografie, come ha raccontato una volta papà Beppino, le comprava biancheria e abiti di pregio, come faceva prima che tutto cominciasse, perché «Eluana era già bella, ma doveva essere bellissima», anche mentre dormiva, adesso, in quel letto dell’ospedale di Lecco, perdendo linfa, vigore, e perdendo luce, ecco, quello più di tutto. Lei rinchiusa nel bozzolo del dolore, e lui, Beppino, che entrava in trincea. Quell’agonia della figlia ha finito anche per distruggere la mamma, confessò il papà sconfitto, «perché già un paio d’anni dopo l’incidente a Eluana, le comparve un tumore al seno». Il brutto è che la morte ti riporta indietro, ma non cancella tutto. Dice una nota della clinica di Udine che «Eluana ha cominciato a respirare male, fino all’arresto respiratorio». E dice che «è stato un arresto improvviso». E’ finita così. Papà Beppino l’ha saputo dall’anestesista. Poi ha chiamato i suoi angeli custodi, il professor Vittorio Angiolini e il dottor Carlo Alberto Desanti, il suo medico di fiducia, che ancora non riesce a staccarsi dalle sue parole: «Sono rimasto agghiacciato. Le previsioni erano che lei avrebbe resistito di più. Ci ha pensato la natura». E dopo. Franca Alessio, la curatrice speciale: «La morte di Eluana è stata la prova che lei ha voluto proprio andare via. Ha scelto il momento giusto, dopo la decsione dei giudici e prima che il parlamento varasse la legge che glielo impediva». Lui, Peppino Englaro, invece ha ripetuto che adesso vuole stare solo, e lo chiede anche ai suoi amici: «Sono fatto così. Spero che mi rispettino tutti. Ho fatto tutto da solo e da solo voglio restare». Perché anche per questo non si può tornate indietro, e non basta la morte. Resta tutto, la diagnosi definitiva ammessa dopo 12 mesi («stato vegetativo permanente, ossia irreversibile»), il dolore dei suoi, e la battaglia legale cominciata tra il 1996 e il 1997. Restano i racconti che fecero le sue amiche quando la andarono a trovare: «Un anno prima del suo incidente, il nostro amico Furia finì in ospedale ridotto in un coma come il suo. Quando uscimmo dalla stanza lei ci disse di andare in Chiesa a pregare perché il Signore lo prendesse a sé». Lo ripetè anche ai suoi genitori: «se mi capita una cosa così, preferisco che mi lasciate morire». Era questa la sua volontà, dissero. Il destino, lo sappiamo, s’è compiuto diversamente. Un dolore che ha resistito nel tempo, che non ha mai voluto venir meno. Così ha voluto il cielo? Cosa sappiamo noi di cosa vuole il cielo.  Il papà confessò appigli disperati per uscirne fuori: «Un pensiero m’è venuto a galla nei momenti più difficili. Ho pensato ai campi di concentramento. Quando Eluana ha avuto l’incidente, tutto il nostro mondo, il mio e di mia moglie Sati, è cambiato. Giorno dopo giorno abbiamo affrontato una realtà nuova e molto, molto complessa. E così, in qualche momento, ho pensato ai lager. Ho pensato agli internati, alle loro sofferenze, se quella povera gente ha stretto i denti e ha resistito, ha sopportato atrocità inenarrabili, forse potevo farcela anch’io. Ho trovato conforto nel paragone: lo so che era ingiustificato, ma mi ha dato la forza di non cedere». Poi, all’improvviso, quei 17, lunghi e interminabili anni hanno cominciato a correre. Le foto delle amiche, le foto di Eluana, le decisioni dei giudici che ribaltavano tutte quelle prese prima, e nella notte del 2 febbraio l’ambulanza che la portò nella clinica di Udine, fra bagliori così cupi e luci così stanche e la gente che correva ai fianchi gridando «Svegliati Eluana, ti vogliono uccidere. Svegliati!».  Il 6 febbraio iniziarono la sospensione della nutrizione. E ieri alle 20 e 10 è tutto finito, e anche noi siamo tornati indietro. Verrà cremata, non ci saranno funerali, dice il padre. «E cercherò ancora di proteggerla, e da chiunque, anche da tutti quelli che cercano di guadagnarci sopra». Sarà com’è sempre stato fino adesso, com’è sempre stato lui, quest’uomo dal volto affilato e gli occhi tristi, che raccontava senza piangere l’ultimo film che aveva visto con sua figlia. Si intitolava L’orso, la storia di un animale che protegge i suoi cuccioli con i denti e con la vita. A lei era piaciuto tanto. E quando uscirono, lui glielo disse: «Io sarei come quell’orso, se ce ne fosse bisogno». (ha collaborato Elena Lisa. Fonte: La Stampa)

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La giornalista che ha visto Eluana “Irriconoscibile rispetto alle foto”Chirico: «Infermieri e sanitari erano costretti a spostarla ogni due ore»

ROMA- (di Marinella Chirico)- del Tgr del Friuli Venezia Giulia – è stata l’unica giornalista a entrare nella stanza di Eluana in quanto con lei la famiglia aveva instaurato un rapporto di forte fiducia. «Era da tempo che io seguivo questo caso – ha raccontato in diretta tv, presentata dal caporedattore Giovanni Marzini – e il rapporto da professionale che era si era poi trasformato in rapporto di stima e affetto, prima con il dott. De Monte e poi anche con gli stessi familiari di Eluana».  «E allora mi era stato chiesto di vedere Eluana – ha proseguito Marinella Chirico – anche perchè si erano accese delle critiche ferocissime sul vero e reale stato di Eluana e questa polemica continuava a crescere e di ciò Beppino era profondamente ferito e angosciato per non essere creduto. E quindi mi hanno chiesto – come professionista dell’informazione, ma anche come persona di fiducia – che entrassi nella stanza dove c’era Eluana». «E così domenica pomeriggio accompagnata dal dott. De Monte – ha proseguito – sono entrata nella cameretta di Eluana. L’impatto è stato fortissimo e posso dire che Eluana è esattamente come si può immaginare possa essere una donna in stato vegetativo da 17 anni: irriconoscibile, assolutamente irriconoscibile rispetto alle foto che si vedono, una donna completamente immobile che gli infermieri e i sanitari costretti a spostarla ogni due ore per evitare che il corpo si piagasse. Le orecchie però avevano delle lesioni in quanto unica parte che non si poteva tutelare. Una situazione – ha concluso – devastante, emotivamente molto forte. Siamo rimasti lì quasi 3 ore, ci sono state cure e la visita di un ispettore come da protocollo». (Fonte: La Stampa)

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Agenzia dei Vescovi: “E’ stata uccisa”
”Per una sentenza si può negare a un cittadino cibo e acqua” 
Duro giudizio del Sir sul caso Englaro: ”Sotto accusa chi ha favorito la sua fine”. Bagnasco: ”Grande dolore e sconcerto, ora necessaria una legge”
 Città del Vaticano, 10 feb. (Adnkronos) – Il caso di EluanaEnglaro non può considerarsi chiuso, né la sua può essere derubricata a morte naturale perché in realtà la donna è stata uccisa e chi ha compiuto o favorito questo atto ha una responsabilità grave davanti a Dio e alla società. E’ con questo giudizio estremamente duro, che chiama in causa indirettamente anche le scelte delle più alte istituzioni e della magistratura, che il Sir, l’agenzia dei vescovi, commenta oggi la fine di Eluana, affidandosi alle parole del notista del Sir e teologo, Marco Doldi. ”Naturalmente – spiega il teologo – il caso non si può considerare chiuso. S’impone per tutti una riflessione grave e pacata. Intanto, occorre dire che Eluana non è morta da sola: è stata uccisa da chi l’ha privata del cibo e dell’acqua; la sua non è stata, certo, una morte naturale”.  Quindi il giudizio più duro che chiama in causa le responsabilità dirette e indirette in relazione alla morte di Eluana: ”Per questo chi ha compiuto o favorito questa fine ha una responsabilità grave davanti a Dio e alla societa‘. Le stesse circostanze in cui è avvenuta la sua morte non possono essere messe sotto silenzio”.  ”Tutto questo – aggiunge il teologo – è avvenuto in nome di una sentenza: occorre che lo Stato prenda posizione per evitare il ripetersi di situazioni analoghe. Dopo la morte di Eluana c’è un’aria di insicurezza in Italia: la provano i genitori dei ragazzi nella sua stessa condizione; chi garantisce loro che un giorno, quando non ci saranno più, i loro figli non subiscano la stessa sorte, perché soli?”.  ”E’ scesa un’ombra - continua la nota del Sir – perché per una sentenza si può negare ad un cittadino il cibo e l’acqua”.
 ”S’impone una riflessione seria - afferma il teologo – per capire quali fattori siano stati determinanti. Si è invocata la libertà individuale, l’autonomia delle scelte. Ora, questa non può essere esercitata nei confronti della vita, al punto da giungere alla sua soppressione. La vita precede la libertà e senza di essa non si esercita. E, poi, come è possibile che uno muoia, perché l’ha deciso un altro? In secondo luogo, la qualità di una vita non si giudica dal fatto che è fragile o incapace di esprimersi. I parametri di efficienza e di godibilità non possono essere quelli che stabiliscono chi deve vivere”.
 E tuttavia il Sir sottolinea in modo positivo anche la mobilitazione delel organizzazioni cattoliche: ”Ma, un primo bilancio di quello che è accaduto sarebbe incompleto se si dimenticasse il forte ruolo che ha avuto il popolo della vita. Ovunque Eluana ha suscitato persone che le hanno voluto bene: a cominciare dalle suore, che si sono prese cura di lei in tutti questi anni, sino a chi ha lottato, affinché, Eluana, dopo essere stata vittima di un incidente, non fosse anche vittima di un’ingiustizia. Proprio la presenza del popolo della vita, che vede nella Chiesa un’alleata sincera, rende meno difficile questo momento”.

Articolo 5 correrlato ad argomento:

Caso Englaro, la parola torna al Parlamento. Al Senato rissa tra centrodestra e Pd

Quagliariello: «Decisione politica  che ha delle precise responsabilità»
Finocchiaro: «Grave e intollerabile»

ROMA- (di  FEDERICO GEREMICCA) Lo urla nel microfono, il volto terreo, gli occhi sbarrati, una furia che appare incontenibile: «Sono state assunte decisioni politiche – grida – delle quali ora occorre prendersi la responsabilità». Sono le otto e mezzo della sera, nell’aula di Palazzo Madama è appena giunta la notizia della morte di Eluana, e Gaetano Quagliariello – vicepresidente dei senatori del Pdl – dice con rabbia incontrollabile quel che molti temevano prima o poi si dicesse: «Eluana non è morta, Eluana è stata ammazzata». Questione di pochi secondi e l’aula del Senato diventa un luogo dal quale sarebbe meglio andare via. «Assassini, assassini», urlano i parlamentari del centrodestra. Si sfiora la rissa, i commessi fanno per quel che possono ma ormai è chiaro che sta accadendo l’inaudito. Infatti, dai banchi si grida «assassini», ma per chi urla, l’assassino è solo uno: è lui, il Presidente della Repubblica, colui che ha «ammazzato» Eluana Englaro.  Al crepuscolo di una delle giornate più buie delle istituzioni repubblicane, infatti, Gaetano Quagliariello lo dice con rabbia e con foga: ma è quasi niente di fronte a dichiarazioni più fredde e meditate che seguono il suo j’accuse. Quella del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: «E’ grave il rammarico che sia stata resa impossibile l’azione del governo per salvare una vita». Quella di Maurizio Gasparri, capo dei senatori del Pdl, che ricordando il rifiuto di Napolitano ad emanare il decreto varato venerdì dal governo, accusa: «Su questa vicenda peseranno per sempre le firme messe e le firme non messe». Quella – terribile – di Renato Farina, ex giornalista ora deputato del centrodestra: «Non potendo debellare la malattia, hanno debellato Eluana. La decisione di Napolitano appare gravissima dinanzi a Dio e agli uomini. Davvero egli rappresenta l’Italia?». L’Italia. L’Italia, che si è spaccata in due manifestando per il diritto alla vita comunque o per il diritto a interromperla, la vita, quando il destino la trasforma in un interminabile tunnel buio. L’Italia, che ha mostrato di non esser più divisibile secondo vecchie categorie: laici e cattolici, destra e sinistra, conservatori e riformatori, avendo tutti palesato dubbi, incertezze, capacità di mettere in discussione davvero le originarie convinzioni. L’Italia, forse migliore – ancora una volta, per l’ennesima volta – di quanto sia oggi rappresentata nelle aule del Parlamento, nei palazzi di governo, nel quadrilatero della «Roma che conta»: e che conta soprattutto vantaggi e svantaggi, costi, benifici e utili politici ricavabili perfino da una vicenda così. Del resto, a stare in Senato nelle ore che hanno preceduto la morte di Eluana Englaro, si avvertiva con assoluta nettezza che la partita politica affannosamente in corso riguardava certo anche lei: ma non certo soprattutto lei. Nessuno – sia chiaro – vuol vestire i panni comodi dell’ingenuo: ma a tutto c’è un limite. O, almeno, dovrebbe esserci…  Lo si avvertiva dalle tensioni palpabili nelle file del Pd, partito dilaniato – anche in questa occasione – dalle sue questioni interne e dalla scelta imposta da Veltroni: nessuna posizione di partito sul caso Eluana, solo un “orientamento prevalente” per il no al testo del governo, ma poi libertà di coscienza e di voto per chiunque. «Non esiste un partito che non abbia una propria posizione su questioni così delicate», andava tuonando in Senato Nicola Latorre: ed era nulla rispetto alle obiezioni alla linea che aveva mosso, fin dalla mattina, Anna Finocchiaro, capo dei senatori del Pd. Lo si avvertiva dagli affanni della maggioranza, che cambiava e ricambiava il breve testo del disegno di legge essendosi accorta che quanto vi era stato scritto poteva servire, certo, a mettere in difficoltà l’opposizione: ma non permetteva alcun intervento proprio su Eluana, che pure avrebbe dovuto essere la “destinataria” della nuova legge in gestazione.  E tra una mossa tattica e un litigio, intanto le ore passavano. Le peggiori le hanno trascorse i membri della Commissione sanità, chiamati a una prima e velocissima valutazione del testo. Eccola la sala della Commissione, a metà di un lungo corridoio, poco lontano dal chiostro che divide il Senato da palazzo Carpegna. Dentro, ingegneri e avvocati, professori e geometri, si impegnano in discussione su sondini e coma profondo, su reversibilità e disidratazione… D’improvviso esce Riccardo Villari, membro della commissione e medico: «E lo dico da medico: dentro parlano di alimentazione e acqua come se Eluana potesse mangiare pasta e bere vino. Hanno negli occhi le vecchie foto di una bella ragazza che oggi credo sia una larva. Però, e anche qua lo dico da medico, a sbagliare è stato il padre: certe cose, da sempre, si fanno in silenzio. E magari tra le pareti di casa propria». E invece la notizia della morte di Eluana fa il giro del mondo. E il mondo non sa, naturalmente, cos’ha accompagnato qui in Italia la morte di quella ragazza. Sullo sfondo si sono mosse le solite tristi figure, mandando in scena il solito triste spettacolo. L’avvocato Taormina che, in ombra da un po’, fa sapere che denuncia tutti «per omicidio premeditato»; un po’ di parlamentari di seconda fila che alzano i toni alla ricerca di almeno un trafiletto sui giornali; perfino uomini di Chiesa, come il cardinal Martins, che mette da parte la pietà e non ha dubbi «è stato un omicidio, hanno ucciso una persona incapace di difendersi». Pochi, purtroppo, i richiami al senso di responsabilità. Quello del presidente Fini, per dirne una, che ha bruscamente richiamato Gasparri: «E’ un irresponsabile che dovrebbe imparare a tacere». E degno di nota, per altri versi, è lo sfogo di Enrico Mentana, che a sera annuncia le dimissioni da direttore editoriale Mediaset per il divieto di anticipare Matrix in prima serata: «Su Canale 5 – accusa – stasera il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello. A mezzanotte, se va bene, si parlerà di Eluana». Dimissioni respinte? Nemmeno per idea, dimissioni accolte. Va bene la politica, va bene l’utile tattico: ma insomma, alla fine, the show must go on…(Fonte: La Stampa)

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Canale 5 non cambia palinsesto: ENRICO MENTANA si dimette

Enrico Mentana

Circa un’ora dopo la morte di Eluana Englaro, Canale 5 conferma in palinsesto il Grande Fratello, mentre Raiuno cambia programmazione e lascia spazio a una diretta speciale di Porta a Porta. Enrico Mentana non ci sta a vedere Matrix relegato a mezzanotte e annuncia, per “coerenza”, le dimissioni da direttore editoriale. Da Mediaset replica il direttore generale informazione Mauro Crippa, prendendo atto della decisione di Mentana e sottolineando che l’azienda è comunque in onda con il Tg4 e Studio Aperto.
Il GF si apre con un accenno di Alessia Marcuzzi alla vicenda: “Vorrei stringermi virtualmente, visto che non posso farlo di persona, ai genitori e ai familiari di questa ragazza venuta a mancare poco tempo fa”. L’ira di Mentana non si fa attendere: “Non esiste solo l’audience. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie, e personalmente non ho nessuna intenzione di avallarle. Stasera su Canale 5 il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello. A mezzanotte, se va bene, si parlerà di Eluana, a Matrix. Andremo in onda comunque, per dovere di informare. Domani però rassegnerò le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset, per un altro dovere, quello di coerenza”. “Mentana” sottolinea Crippa “è un giornalista di grande esperienza che conosce bene le regole della tv commerciale che gli hanno consentito e gli consentono di lavorare in piena libertà e autonomia editoriale. Dispiace il suo disaccordo ma è fisiologico, fa parte del normale confronto sulle questioni di programmazione”. Siamo un sistema a tre reti” dice Crippa “e credo che non si debba mai dimenticare che il pubblico ha esigenze diverse, come dimostra peraltro la programmazione della nostra concorrenza. Non posso che prendere atto, e di fatto accettare, queste dimissioni che ci sono recapitate a mezzo stampa”, conclude, annunciando la messa in onda di uno speciale Tg5 al posto di Matrix. Appena chiusa la lunga diretta del Tg4, Fede si augura che “si chiarisca tutto: Mentana continui a fare il suo lavoro, mentre io faccio il mio e credo anche egregiamente”. “Quanto alle dimissioni di Mentana, Fede racconta un episodio: “Una volta quando ero ancora in Rai incontrai Ettore Bernabei, che puo’ testimoniare, e gli chiesi se avrebbe dato le dimissioni, per una polemica in cui era stato coinvolto. Lui mi rispose: “Le dimissioni se le dai può darsi che trovi qualcuno che le accetti”. Per questo io non lo farò mai e invito anche Mentana a ripensarci”. (Fonte: Panorama)

Caso Mentana-Mediaset, è rottura E l’azienda sospende “Matrix” Il giornalista lascia: «Su Canale 5  il dramma è quello della cacciata di una ragazza dal Grande Fratello»

MILANO - Il divorzio è ufficiale: Mediaset accetta le dimissioni presentate dal direttore Enrico Mentana e sospende «fino a nuova comunicazione» il programma “Matrix”. Un comunicato del gruppo, per contro, «respinge tutte le sue motivazioni, nella convinzione di avere svolto come sempre il proprio ruolo di Editore in modo tempestivo e completo». Il giornalista aveva annunciato ieri sera la sua intenzione di lasciare la carica di direttore editoriale dopo che l’azienda aveva deciso di non cambiare la programmazione nonostante la morte di Eluana Englaro. Mentre Raiuno cambiava la programmazione lasciando spazio a una diretta speciale di Porta a Porta e su Rete 4 Emilio Fede conduceva un’edizione straordinaria del Tg4, Canale 5 trasmetteva il Grande Fratello. «Non esiste solo l’audience. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie, e personalmente non ho nessuna intenzione di avallarle», accusava Mentana. «Stasera (ieri, ndr.) su Canale 5 il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello».  Si schiera anche il comitato di redazione del Tg5 che esprime «la propria convinta solidarietà ad Enrico Mentana». Il cdr chiede un «incontro urgente» ai vertici dell’azienda per chiarire il ruolo dell’informazione. «Mentre Raiuno stravolgeva il palinsesto per uno speciale di Porta a porta – afferma il cdr del Tg5 in una nota – sugli schermi di Canale 5 le uniche lacrime che venivano versate erano quelle di Federica, nella casa del Grande Fratello. Un’immagine a dir poco imbarazzante, non degna di una grande rete generalista quale è Canale 5, che ha il dovere di informare i propri telespettatori, pur nel rispetto delle logiche della tv commerciale. Una scelta che ancora una volta, di fronte a un dramma che ha scosso il paese, segue in modo cieco le logiche dell’audience e toglie credibilità alla programmazione anche di una rete che vive di pubblicità». «Sconcerta la decisione dell’azienda di accettare su due piedi le dimissioni di uno dei più autorevoli giornalisti italiani», conclude il cdr. I giornalisti del Tg5 chiedono ai vertici aziendali un incontro urgente «per chiarire se abbiamo ancora un ruolo e se l’informazione è ancora una delle priorità dell’azienda per la quale lavoriamo».  Solidarietà a Mentana anche dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana che esprime «grande apprezzamento» per le motivazioni che hanno portato alla decisione annunciata da Mentana e che dice di «condividere integralmente la presa di posizione del Comitato di Redazione del Tg5». «Il rispetto che Canale 5 ha mostrato per il Grande Fratello e per la logica dell’audience era ieri sera insensato e stridente anche per una tv commerciale. La decisione aziendale suona ancor più incredibile e mortificante viste le risorse giornalistiche a disposizione. Canale 5 ha perso una importante occasione per una competizione sul terreno della qualità, del pluralismo informativo, della sensibilità civile». Riccardo Villari, ex presidente della commissione di vigilanza sulla Rai, la fa facile: «Mi farò promotore di un appello pubblico perchè il servizio pubblico non si lasci sfuggire l’occasione di “rubare” Enrico Mentana a Mediaset». (Fonte: La Stampa)

Poesia dedicata ed Eluana (del prof. Giuseppe Limone Napoli)

ELUANA Dicono che eri
una rondine,
un piccolo picchio,
un pettirosso,
innamorata del sole.
Sono gli uccelli
le più liete creature del mondo,
le più degne della libertà.
Un lampo ti disfece,
sgraziandoti
in un sonno senza sogni.
Abbi
pietà di noi.
Per chi crede.
Per chi non crede.
Per chi non sa.
Abbi pietà
per chi specula
sulla tua
piccola
vita
con la lente
del disonore.
Onora il padre
tuo
con la forza della sua lacrima
sola
che ti aspettò per sempre
senza essiccarsi mai al sole.
Perdonaci
se la purezza del tuo pianto
è offuscata
dai nostri sguardi.
Insegnaci
la castità del dolore,
che tace.
Abbi pietà di noi
se la nostra pietà di te
ebbe due volti,
quando ti diede l’acqua
e quando te la tolse.
Tu sei
in terra di mezzo,
morta la nostra miseria,
viva alla tua pietà.
Noi non sappiamo. Siamo vegetali fra mondi
che ignoriamo.
Abbiamo occhi mediocri,
foderati di bandiere.
Solo chi ama
accanto,
forse una favilla vede.
Portiamo la pena
di chi non sa
del tuo pianto:
perdonaci per loro.
Abbraccia il padre,
che non meritò la pena
di pagare
con l’ingiuria il suo dolore.
Morta da rondine,
divenisti fiore.
Stringiti al padre. Uscisti
dal tempo e lui,
per starti accanto,
entrò nel tuo.
Perché fossi non più
fiore,
ma stella.
Tutto il cielo è stellato
se un’anima lo vede.
Uscisti
dal tempo
per entrare nella lacrima
del padre
che ti prese per mano.
Accompagnandoti sul ciglio
del tuo nome
alto,
come un fiore
come un goccio di rugiada
aperto al vento.
Perché Dio ha un abisso
che non svela.
E perché un fiore
sull’abisso
non ha vertigini
se un tremito lo scuote
alla prova del passo,
quando
un sole
lo aspira
piano
e ricorda la sua goccia al pettirosso.

di Giuseppe Limone 10/02/1009

Segue art. 7:

Eluana è morta, Eluana ora vive
(di don Paolo Farinella)

“Laudato sie, mi signore, per sora nostra morte corporale”

Ha preso tutti in contropiede e se n’è andata con un sussulto di dignità, quasi volesse scappare prima che gli avvoltoi del senato, comandati a bacchetta dal loro padrone, decidessero di condannarla all’ergastolo in uno stato di vita che vita non è, perché non umana. Se n’è andata, lontana da suo padre e da sua madre, quasi volesse risparmiargli l’ultima goccia di fiele che essi sorseggiano da diciassette anni. Se n’è andata, approvando le scelte della sua famiglia, l’unica che in questa tragedia fu ed è scevra di interessi e la sola che può vantare gratuità e amore senza ricompensa. Se n’è andata quasi a smentire un pusillanime che non ha esitato a sfregiare la vita e la morte, il Diritto e lo Stato per trarre vantaggi e benefici per sé e la sua bulimia di potere. Se n’è andata per non essere complice del sigillo diabolico tra pagani e devoti, scribi e farisei, che aggiungono pesi sulle spalle degli altri, senza mai muovere un dito per aiutare a portarli.

E’ cresciuta come un virgulto sorridente davanti a Dio e come una radice nella terra arida degli avvoltoi. Non aveva apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per provare in lei diletto, perché in coma irreversibile. Disprezzata dal potere e dal fanatismo fu denudata ed esposta su pubblica piazza, quando l’uomo senza ritegno e senza valore, celiò sulla sua capacità di partorire. Donna dei dolori che ben conobbe il patire da oltre diciassette anni, Eluana ora sta davanti a noi invisibile, ma presente, promessa di vita oltre la soglia della morte, che come sorella viene ad abbracciarla per trapiantarla nell’Eden della dignità. Disprezzata dagli scribi e dai farisei, sempre contemporanei, non volle far parte del coro dei suoi difensori per partito preso perché schiavi dei loro astratti principi, e non sanno cosa sia libertà di decidere secondo coscienza, in nome di chi disse che lei è comunque e sempre superiore al sabato. Gli urlatori in difesa della vita, costi quel che costi, sono lefebvriani allo stato puro perché vogliono imporre Dio anche a chi ha scelto di non credere: come quelli sarebbero capaci di uccidere chi non si converte. Eluana è stata trafitta dalla superba protervia che cerca ragione a forza di urla; schiacciata dalla impura indecenza, ora entra nella vita che la morte annuncia e rivela, principio di risurrezione

Chi ha ballato sulla sua tomba prima ancora che morisse ha avuto anche l’impudenza di gridare “assassino” e “boia” al mite babbo, l’unico che l’ha amata senza riserve, con il coraggio di lasciarsi generare dalla figlia che lui aveva generato e anche perduto. Finalmente ora può restituirla alla dignità della morte che è l’unico modo per ridarle la vita. Nel turbinio di questo mondo pazzo e folle, Eluana, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; come agnello condotta al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Eluana è morta. Silenzio. Sipario.

(Nota. Intanto si sentono le rane gracidare forte, ma in diminuendo, fino al silenzio totale. Si spengono le luci in dissolvenza e il buio raddoppia il SILENZIO che tutti ascoltano senza profferire parola).

Altissimu onnipotente bon signore,
tue so le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Laudato si, mi signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare.
(San Francesco d’Assisi, Cantico delle creature, vv. 1-2; 28-29; sec. XIII)

(9 febbraio 2009)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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