Salute. Ricerca ‘made in Italy’ trova l’origine dell’ endometriosi. Una malattia che in Italia colpisce tre milioni di donne.  Malformazioni neonatali: La percentuale di  malformazioni, ogni cento nascite, di bambini concepiti in Campania è di  *3,6*. Più bassa invece la percentuale di malformazioni nelle altre basi navali all’estero: * 2,35*.  (a cura del dott. Antonio Marfella Tossicologo, Oncologo napoletano dell’Ospedale Pascale di Napoli)

Roma, 4 mar. (Di Antonio Marfella) – Individuata nel feto l’origine dell’endometriosi. Sono state trovate, infatti, cellule di endometrio al di fuori dell’utero di feti femminili già alla 16esima settimana di vita intrauterina, in una percentuale compatibile a quella riscontrata nella popolazione femminile adulta (10-15%). La scoperta, tutta italiana, è stata fatta da Pietro Giulio Signorile, Presidente della Fondazione Italiana Endometriosi Onlus in collaborazione con i ricercatori dell’Università Federico II e della II Università ambedue di Napoli, dell’Università di Trieste e del Cnr di Napoli. L’endometriosi è una malattia che, in Italia, colpisce tre milioni di donne, 14 milioni in Europa e 150 milioni in tutto il mondo, soprattutto donne giovani tra i 12 e i 45 anni, e che ha costi sociali ed economici rilevanti per i sintomi a cui la patologia si accompagna: rapporti sessuali dolorosi, infertilità, dolore pelvico, mestruazioni dolorose e stanchezza fisica. I primi sintomi si manifestano con l’arrivo delle mestruazioni, quando nell’ organismo femminile cominciano ad attivarsi i fattori di crescita, tra cui gli estrogeni. Dello studio si è parlato questa mattina nel corso di un convegno, “High Tech in Endometriosi ed Infertilità” promosso dalla Fondazione e patrocinato, tra gli altri, dal Presidente della Repubblica. “Sulla endometriosi – spiega ad Apcom Signorile a margine del convegno – sono state postulate molte teorie andate avanti per centinaia di anni, da quando la malattia è stata scoperta per la prima volta nel 1690. Noi ci siamo focalizzati su una di queste teorie, quella embrio-genetica per dimostrarne la veridicità: abbiamo esaminato all’Università di Napoli 36 feti femminili (forniti dall’Università di Trieste) e nell’11% di essi abbiamo trovato cellule di endometrio ectopico, cioè al di fuori della sede naturale che è l’utero. La presenza di tessuto endometriale fuori dall’utero, dà una validazione della teoria embrio-genetica”.

“Dopo 319 – continua Signorile – abbiamo, per la prima volta nel mondo, dimostrato scientificamente l’origine della malattia che passa da cronica a congenita e cioè presente nel soggetto femminile sin dall’età fetale, una condizione che deriva da un minimo disturbo dell’organogenesi dell’apparato genitale del feto e che fa sì, che queste cellule, invece, di stare nella loro sede naturale, si trovino fuori di essa”. Studi su modello animale, ha detto poi Signorile, addebitano la malattia ad una famiglia di geni che presiedono ad un normale sviluppo dell’apparato genitale. “Molto probabilmente – sottolinea – alterazioni di uno o più di questi geni potrebbero essere dovute a fattori ambientali che alterano la loro espressione, come inquinanti o estrogeni, abbiamo riscontrato che esponendo topi a sostanze come bisfenoli provocano malformazioni dell’apparato genitale e forme di endometriosi nei loro discendenti. Per ora, secondo indagini da noi effettuate, non possiamo parlare di cause familiari, ma su questo siamo ancora nel campo delle ipotesi, ci vorranno verifiche per confermare l’origine genica della malattia. Attualmente siamo impegnati a ricercare il meccanismo che determina il difetto nel feto “. Per il futuro gli sforzi sono tutti orientati per verificare i meccanismi che sono alla base di questo disturbo e, una volta individuati, allora si apriranno tutte le prospettive nella prevenzione, diagnosi e terapia per l’endometriosi.

GLI STUDI DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITA’ , ANCORCHE’ IN RITARDO FORTISSIMO, CONFERMANO UN AUMENTO SINO ALL’83% DELLE MALFORMAZIONI NEONATALI NEI CITTADINI CAMPANI RESIDENTI IN PROSSIMITA’ DI DISCARICHE SIA AUTORIZZATE CHE ABUSIVE. LE MALFORMAZIONI RIGUARDANO SOPRATTUTTO DUE SISTEMI: APPARATO UROGENITALE E SISTEMA NERVOSO CENTRALE , CIOE’ I DUE SISTEMI PIU’ STIMOLATI ALLA CRESCITA NELLA PERIODO DI VITA INTRAUTERINO E NEONATALE. COME MEDICO CATTOLICO, DEVO SOTTOLINEARE CHE TUTTE LE INFORMAZIONI , COMPRESE QUELLE PROVENIENTI DALLA MARINA MILITARE USA (leggi articolo di seguito) , SONO ORMAI CONCORDI NEL CONFERMARE NON SOLO LA PREVALENTE ORIGINE DA DISASTRO AMBIENTALE DI UNO STATISTICAMENTE SIGNIFICATIVO AUMENTO DI DANNO ALLA SALUTE PUBBLICA MA CHE QUESTO DANNO SI ESPLICA IN MODO STATISTICAMENTE SIGNIFICATIVO A DANNO DEL PRODOTTO DEL CONCEPIMENTO ANCHE DURANTE LA VITA INTRAUTERINA, CHE, DALLA COMPARSA DEI MAMMIFERI SU QUESTA TERRA, HA LO SCOPO ONTOLOGICO DI PROTEGGERE LA VITA IN FORMAZIONE!

MIO DIO, CHE ABBIAMO FATTO!

E POTREMO MAI ESSERE PERDONATI DA DIO PER AVERE TACIUTO? SPESSO VENGO CRITICATO PER USARE TONI ECCESSIVI: SI POSSONO USARE TONI DIPLOMATICI QUANDO TI ACCORGI DI ESSERE  COLPEVOLE TESTIMONE , TACENDO QUESTO DISASTRO AMBIENTALE IMMANE,  DI UN GENOCIDIO INTRAUTERINO? NEANCHE HITLER E’ ARRIVATO A TANTO!!!!PERDONATEMI , MA E’ IL MIO SINCERO PENSIERO: VIGLIACCO E ASSASSINO CHI TACE E QUINDI ACCONSENTE! NON ESISTE POSTO DI PRIMARIO O DIRETTORE CHE POSSA GIUSTIFICARE MAI IL COLPEVOLE SILENZIO SU UN GENOCIDIO ADDIRITTURA PRENATALE!!!!!!!!!! (del Dott. ANTONIO MARFELLA)

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Segue art. 2 correlato all’argomento

SCOPERTE ALLARMANTI degli USA : INQUINAMENTO AMBIENTALE e MALFORMAZIONI NEONATALI nel CAsertano e in CAMPANIA

(di Antonio Marfella) Carissimi, mio padre Raffaele, a non piu’ di 14 anni , un giorno della fine di settembre del 1943, indirizzo’ la colonna mobile USA che doveva raggiungere e liberare i rivoltosi in armi asserragliati al Vomero in via Belvedere e , dopo, dovette poi provvedere con una loro carriola a recuperare e portare a casa i “pezzi” di suo nonno saltato in aria su una mina tedesca mentre svolgevano questo compito (via Raffaele Marfella, quartiere Miano). Dopo 65 anni, anche io Antonio, figlio di Raffaele, facendo chiasso e “starnazzando” come una antica oca del Campidoglio romano, sono fiero , pensando a lui, di potere affermare di avere avuto l’onore e l’onere di indirizzare correttamente i militari ed analisti USA a controllare opportunamente acque , dati epidemiologici e ambientali per “liberare” da un assassino e vergognoso silenzio istituzionale i cittadini campani “asserragliati” nelle proprie case a pagare in termini di due anni di vita persi per ciascuno di noi questo  INCREDIBILE massacro di nostra Madre Terra! In Cina ci sarebbero gia’ state centinaia di fucilazioni: da noi non si avverte neanche l’obbligo morale di una qualche “piccola” dimissione, non solo politica ma soprattutto tecnica (ARPA, ecc, ecc, ecc, ecc, ecc,! ) Ci volevano pochi mesi per avere dati anche epidemiologici in grado di indirizzare correttamente i comportamenti politici: in cambio di ben retribuiti posti di Direttori e Primari, quanta gente ha taciuto e continua a tacere “per non fare allarmismo” ? Vigliacchi assassini!

“ANCHE STAVOLTA CI LIBERERANNO GLI USA?

La marina americana non intende abbassare la guardia: ma questa volta  non si tratta di lotta al terrorismo. La preoccupazione degli  statunitensi è concentrata verso l’emergenza ambientale in corso in  Campania dovuta all’inefficiente gestione dei rifiuti e alle diverse  discariche illegali rinvenute nella regione. Il comando statunitense è  in apprensione circa i rischi a cui potrebbero essere esposti i marines  che prestano servizio nelle basi di Capodichino e Gricignano d’Aversa.  L’U.S. Navy ha così commissionato una serie di ricerche al “Naval Health  Research Center” di San Diego, in California. L’ultimo studio effettuato  dal centro californiano riguarda la percentuale di malformazioni  neonatali. Sono state analizzate le condizioni di 894 bambini concepiti  da madri americane residenti a Napoli durante il primo trimestre di  gravidanza (e un mese prima della gravidanza) nel periodo dal gennaio  *2000* al dicembre * 2005*. Lo studio era mirato a confrontare il tasso  di malformazioni alla nascita di neonati concepiti in Campania con le  percentuali riscontrate in altre basi americane nel resto del mondo:un  campione complessivo di 8678 neonati. Risultati dagli esiti non molto  allarmanti, anche se non del tutto rassicuranti. La percentuale di  malformazioni, ogni cento nascite, di bambini concepiti in Campania è di  *3,6*. Più bassa invece la percentuale di malformazioni nelle altre basi navali all’estero: * 2,35*. Lo studio era stato commissionato per  tranquillizzare i tanti marines che hanno vissuto il periodo più critico  dell’ emergenza rifiuti come un vero e proprio incubo. *Eppure non si  placa il malcontento di alcuni militari che ufficiosamente lamentano che il periodo in cui sono state effettuate le analisi è precedente a quello  in cui si è acuita l’emergenza ambientale in Campania*. Anche per questo l’U.S. Navy continua i propri accertamenti: è in corso un altro studio epidemiologico sull’ incidenza di casi di cancro in Campania ed entro la  primavera sarà pubblicato un “final report” complessivo della prima fase  di ricerche del “Public Health Evaluation”. Si attendono poi le  rilevazioni (queste molto più recenti) della “Met Tower” approntata in  luglio presso la base di Capodichino che, collegata ad altre dieci  centraline poste nel capoluogo campano e nella provincia di Caserta,  rileva le sostanze nocive presenti nell’aria e la quantità di polveri  sottili. Allerta anche per l’acqua di rubinetto delle abitazioni dei  marines che risiedono nell’area a nord di Napoli. Tanti i militari che
preferiscono ancora utilizzare acqua in bottiglia sia per lavarsi che  per cucinare in seguito al ritrovamento di sostanze nocive, quali il  *tetracloroetilene* e finanche tracce di *arsenico*, presso alcuni alloggi di marines. ”

Troppe malformazioni tra i neonati del personale militare USA di Napoli 

( di Antonio Mazzeo )  Nuovo allarme tra i militari USA di stanza in Campania. Sono stati  resi noti i risultati di uno studio scientifico sul numero di  bambini malformati che sono nati tra il gennaio 2000 e il dicembre 2005,  la cui madre è militare o sposa di un militare operante nelle installazioni dell’US Navy di Napoli. Ogni 100 nati, 3,13  sarebbero i portatori di malformazioni. “Si tratta di una  percentuale maggiore del valore medio di 2,35 malformati ogni 100  bambini nati che è stato registrato in altre basi estere della US Navy,  ma più basso del tasso generale di 3,6 di tutte le  installazioni della Marina, come evidenziato dalla ricerca condotta dal  Naval Health Research Center di San Diego”, si legge nel  rapporto firmato dal dottor Timothy Halenkamp (specialista in  medicina del lavoro e dell’ambiente presso il Comando della Marina  Militare USA di Napoli), rivelato dal quotidiano delle forze armate  statunitensi in Europa, Star and Stripes. Su 894 nascite registrate a  Napoli, 28 sono stati casi di neonati con malformazioni; inoltre ci sono  stati 35 parti prematuri. “In generale, queste analisi non suggeriscono  una crescita statistica significativa nel tasso delle malformazioni di  bambini i cui primi tre mesi di gestazione sono  avvenuti nell’area di Napoli, in comparazione con i bambini la cui  gestazione è avvenuta in altre aree estere della US Navy”,  continua il rapporto. Tutto sotto controllo, allora? Neanche a  parlarne, dato che l’estensore dello studio spiega che per “una  maggiore tranquillità , una sorveglianza addizionale continuerà  nella regione in modo di poter valutare ulteriormente l’effetto di  specifiche esposizioni potenzialmente influenzate dalla situazione relativa ai rifiuti così come all’aria  e all’acqua”.  Lo studio non è riuscito ad accertare quali siano state le  possibili cause dell’insorgenza delle malformazioni, nonostante uno degli obiettivi della ricerca fosse proprio quello di  comprendere se le malformazioni tra i bambini statunitensi nati in  Campania fossero “significativamente differenti” da quelli nati da  madri che vivevano in altre facilities straniere. Non è stata  pure specificata la tipologia delle malformazioni. Quello relativo ai neonati con malformazioni è uno dei tre studi epidemiologici che il Navy and Marine Corps Public Health Center ha eseguito tra il personale militare statunitense di stanza a Napoli.  Nell’ ottobre 2008, si è conclusa una ricerca durata 20 mesi per  chiarire le cause della crescita del numero di persone affette  d’asma e dell’aumento della gravità  con cui si manifesta questa  malattia. Gli esperti del Centro hanno preso sotto esame 581  pazienti asmatici che erano ricorsi alle cure dell’ospedale dell’US Navy tra l’1 ottobre 2006 e il 30 giugno 2008. “Questo studio non è stato in grado di identificare un trend significativo che  potrebbe essere associato all’accresciuta esposizione al fumo derivante  dalla pratica di bruciare i rifiuti”. Cresce il numero dei malati  d’asma, dunque, ma le cause restano ignote. Come del resto quelle delle malformazioni neonatali.

Il terzo studio epidemiologico ha preso il via da pochi mesi e tenterà  di determinare se ci sono differenze nel tasso d’insorgenza del cancro tra il personale dell’US Navy e i
familiari che vivono a Napoli rispetto a quanto si registra in  generale tra il personale militare statunitense.  “Per decenni – spiega Stars and Stripes – la regione Campania
ha sperimentato numerose crisi ambientali causate dalla inadeguata raccolta della spazzatura, dal fatto che essa viene bruciata nelle strade e dalla presenza illegale di rifiuti pericolosi. Necessità  sanitarie hanno suggerito la Marina a lanciare un anno fa un piano multimilionario per determinare se il vivere a Napoli determina un pericolo per la
salute”. L’attenzione dell’US Navy per le  reali condizioni ambientali di Napoli e comuni limitrofi è cresciuta pure a seguito dei “recenti studi condotti dal governo italiano che sembrano suggerire un aumento del rischio di cancro e delle malformazioni alla nascita tra i cittadini di quest’area”, come si legge in un successivo passaggio dello studio sui figli con malformazioni dei militari statunitensi in Campania. “Diversi studi – aggiunge il report – eseguiti sia dal sistema sanitario italiano che dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità
identificano questioni sanitarie più grandi, si chiamino cancro, malformazioni e difetti alla nascita in “clusters” della regione Campania, con una predominate concentrazione delle percentuali nelle province di Caserta e Napoli, dove la maggior parte del personale USA e NATO vive e lavora, e dove esistono siti dove vengono depositati senza controllo rifiuti tossici illegali”. Doveroso interrogarsi se gli inquietanti risultati delle ricerche delle strutture sanitarie nazionali e dell’OMS siano mai stati messi a disposizione delle autorità  locali e quali interventi siano stati eventualmente adottati.Di certo nulla è stato fatto in Campania dopo che l’autunno scorso il Comando US Navy ha reso i risultati ancora più
sconcertanti delle analisi sulle risorse idriche distribuite nelle abitazioni prese in affitto dal personale militare statunitense. Altissime concentrazioni di componenti organiche volatili sono state individuate nell’acqua di undici abitazioni del comune di Casal di Principe, mentre “quantità  inferiori” di tetracloroetene (anche noto come tetracloroetilene o PCE), sono state rintracciate in  abitazioni occupate dai militari USA ad Arzano, Marcianise e Villa  Literno. In un campione prelevato, il laboratorio di analisi  dell’US Navy ha pure individuato quantità  allarmanti di diossina e  finanche arsenico, pericolosissimo veleno utilizzato in  agricoltura come pesticida, erbicida ed insetticida.Il Comando navale statunitense ha prontamente disposto  l’allontanamento del proprio personale dagli alloggi riforniti con acqua  contaminata, decretando altresì la sospensione di tutti i  nuovi contratti d’affitto nei comuni a rischio. Uomini, donne e  bambini campani continuano invece a bere le acque “off limits” per i militari. (Articolo a cura del Dott. Antonio Marfella, tossicologo Oncologo dell’Ospedale Pascale di Napoli)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”