Pignataro Maggiore(Ce)- Domenica 8 marzo 2009: Concerto a Pignataro Maggiore (Caserta) Recital di Musica e Poesia in occasione della Festa della Donna 2009 organizzato dall’Associazione “Amici della Musica “.  Rossella Vendemia, pianoforte; Nicoletta Vito, flauto;  Vincenzina Palmesano, pianoforte;  Luisa Marrapese, flauto. Le donne compositrici: Agate Backer Grøndahl, Amy Marcy Beach, Charlotte Alington Pye Barnard.  Poesie di Antonella Anedda, Patrizia Cavalli, Maria Angela Gualtieri, Margherita Guidacci, Vivian Lamarque, Alda Merini, Patrizia Valduga. Le poesie saranno lette da Mariarosa Bernard, Roberta Garofolo, Antonella Izzo, Katia Mercone. Sala Concerti- Palazzo Vescovile ore 19.00 Pignataro Maggiore (CE)

ASSOCIAZIONE CULTURALE “AMICI DELLA MUSICA” PIGNATARO MAGGIORE (CE)Recital di Musica e Poesia Festa della donna. Musica: Luisa Marrapese Flauto, Vincenzina Palmesano Pianoforte, Rossella Vendemia Pianoforte. Nicoletta Vito Flauto. Poesia:
Mariarosaria Bernard, Roberta Garofolo, Antonella Izzo, Katia Mercone. Domenica 8 Marzo 2009 Ore 19.00 Sala Concerti – Palazzo Vescovile – Pignataro M.
ASSOCIAZIONE CULTURALE “AMICI DELLA MUSICA” PIGNATARO MAGGIORE (CE)
Poesie di: Antonella Anedda, Patrizia Cavalli, Maria Angela Gualtieri,Margherita Guidacci
, Vivian Lamarque, Alda Merini, Patrizia Valduga.

Mariangela Gualtieri è la poetessa di versi che contengono assieme il suono della parola che sa di dover essere detta, lo splendore di immagini che sanno di doversi manifestare sbalzando fuori dal ritmo, dal respiro, dal corpo e dalla voce. Da vent’anni
Mariangela mette nella sua poesia tutto questo per i suoi giovani attori, gli attori della compagnia Valdoca fondata assieme al regista Cesare Ronconi. Forgia parole ritmiche, volatili o consistenti, che escono dal corpo di quegli attori. Per una volta, però, la Gualtieri
entra da sola nella musica dei suoi versi, per “tenere le parole nel loro stato di nascita”. Nasce allora Misterioso Concerto, uno spettacolo che deve il suo titolo a una poesia di Clemente Rebora ed entra negli abissi di una voce, di una presenza, di un’intesa: quella fra la poetessa al microfono, un musicista al pianoforte che svela le singolarità di una voce, ne
sostiene il respiro, ne alleggerisce gli ingombri di senso. Completano il quartetto in scena, un fonico attento e sensibile, e Cesare Ronconi, che questa volta – spiega la Gualtieri – ” è molto più un maestro e un direttore d’orchestra che un regista: col suo orecchio sismografico mi guida nei segreti del suono, ci richiama spessissimo all’attenzione piena, alla dedizione, alla libertà (tre stati difficili da tenere insieme), lega ogni elemento visibile e invisibile, udibile e inaudibile, in ciò che dovrà essere in fine il nostro Misterioso Concerto. Tutto per ‘fare cuore’ con chi ascolta, farsi suo talismano”.

Margherita Guidacci nacque a Firenze, ed ebbe un’infanzia estremamente solitaria, che influenzò fortemente il suo carattere, incline all’introspezione e alla creatività. Accompagnata nelle sue escursioni nella regione del Mugello, dal cugino Nicola Lisi, fu
intensamente influenzata, da quest’ultimo, nella sua poetica, che ella definì “come un canto di uccelli”. Contrariamente alla voga del periodo, che vedeva l’affermarsi dell’ermetismo di Ungaretti, la Guidacci rimase sempre originale nei suoi scritti. Dopo aver frequentato il liceo Classico Michelangelo, a Firenze, si iscrisse all’Università di Firenze, dove si
laureò in Letteratura Italiana, con una tesi proprio su Ungaretti, le opere del quale comparò alle sue, sottolineando le differenze stilistiche. Si specializzò, quindi, in Letteratura Inglese ed Americana, e tradusse le opere di John Donne e le poesie di Emily Dickinson. Nel 1945, iniziò ad insegnare Letteratura Inglese ed Americana nei licei pubblici, per poi passare all’Università di Macerata ed, in fine, all’Università Maria Assunta in Vaticano. Visse per il resto dei suoi giorni a Roma, dove si spense nel giugno del 1992.

Patrizia Cavalli è nata a Todi e vive a Roma dal 1968. Oltre all’attività poetica, si dedica a traduzioni per il teatro. Nel 1992 Einaudi ha raccolto nel volume Poesie (1974-1992) i due libri Le mie poesie non cambieranno il mondo (Einaudi, 1974) e Il cielo (Einaudi, 1981), con l’aggiunta della sezione inedita L’io singolare proprio mio. In tale arco cronologico non
muta la fisionomia della sua scrittura poetica, che trova la propria misura in una dimensione quotidiana e colloquiale, pur senza rinunciare a un’effusività dell’io poetico. Ha tradotto testi teatrali (Shakespeare, Molière). Con la raccolta Sempre aperto teatro, ha vinto il Premio Letterario Viareggio-Repaci.

Vivian Lamarque è nata a Tesero (Trento) nel 1946. A nove mesi cambiò città e famiglia, a quattro anni perse il secondo padre, a dieci scoprì di avere due madri e scrisse le prime poesie. Dall’età di nove mesi vive a Milano, dove ha insegnato per molti anni. Ha
lavorato come insegnante e tradotto Valéry, Baudelaire, Prévert, La Fontaine, Céline, Grimm e Wilde. Fa parte della Giuria Nazionale di Diaristica. Su Sette, inserto settimanale del Corriere della Sera, ha tenuto la rubrica Gentilmente, raccolta poi in volume da Rizzoli. La sua attività artistica è assai poliedrica: la sua prima raccolta poetica, Teresino, ha vinto nel 1980 il Premio Viareggio Opera Prima. Ha pubblicato poi Il Signore d’oro, Il Signore degli spaventati e Poesie dando del Lei. Del 1996 è Una quieta polvere. È autrice di 15 libri di fiabe e ha vinto il Premio Rodari (1997) e il Premio Andersen (2000). Ha una figlia e
una nipote.

Patrizia Valduga è nata a Castelfranco Veneto nel 1953 e vive a Milano. Ha tradotto i sonetti di John Donne e da Mallarmé, Kantor, Valery, Crebillon, Moliére, Céline, Cocteau. Patrizia Valduga si distingue fra i poeti contemporanei, per la particolarità della sua ricerca sul linguaggio, come avverte Luigi Baldacci in una sua nota introduttiva a Medicamenta e altri medicamenta (1989). Scrive Baldacci: “La Valduga … ha fatto sua la
crisi di linguaggio della poesia moderna. Non è un poeta in crisi, ma un poeta che parla con la crisi, servendosene. E nessuno ha colto, come lei, la situazione di impossibilità che ha lasciato dietro di lei il discorso di Montale: non perché fosse impossibile dire meglio, dire di più, ma perché è ormai impossibile dire qualcosa con quelle parole. In questa camera
carceraria … sono ammessi ancora dei giochi; ma il più importante non è quello erotico: è quello di chi si diverte a ritagliare il linguaggio degli altri, a lavorare di forbicine e colla. … non so trovare o vedere, oggi, un linguaggio poetico che sia più linguaggio di questo”.
Baldacci intravede in questo uso del linguaggio la metafora di uno strazio: “questa capacità di canto e di strazio è solo delle donne, o meglio della poesia femminile (che è una categoria aperta a tutti), e poiché Patrizia Valduga possiede al massimo grado questa capacità &endash; nel senso che … strazia il proprio canto, lacera il patrimonio di parole che le è venuto in eredità dalla tradizione &endash; ecco che questa poesia è per me qualcosa che, nell’accezione che abbiamo detto, sopravanza ogni contemporaneo”.

Antonella Anedda (Anedda-Angioy) è nata a Roma. Vive tra Roma e la Sardegna. Ha collaborato per varie riviste e giornali come Il Manifesto, Linea d’ombra, Nuovi Argomenti. Ha pubblicato: il libro di versi Residenze invernali(Crocetti, Milano 1992, premio Sinisgalli opera prima, Premio Diego Valeri, Tratti poetry prize);il libro di saggi Cosa sono gli anni (Fazi, 1997) il libro di traduzioni e poesie Nomi distanti (Empiria, Roma 1998, con una nota di Franco Loi). Nel settembre 1999 è uscito il volume di poesie Notti di pace occidentale, per la casa editrice Donzelli di Roma. Di prossima pubblicazione presso la Feltrinelli un libro di saggi dal titolo La luce delle cose. E’ presente in antologie italiane e straniere.

Alda Merini è nata in una famiglia di condizioni modeste, esordisce a soli 15 anni. Nel 1947, Merini incontra “le prime ombre della sua mente” e viene internata per un mese a Villa Turro. Giacinto Spagnoletti sarà il primo a pubblicarla nel 1950, nell’Antologia della poesia italiana 1909-1949, con le poesie Il gobbo e Luce. Nel 1951, su suggerimento di
Eugenio Montale e della Spaziani, l’editore Scheiwiller stampa due poesie inedite dell’ autrice in “Poetesse del Novecento”. Nel periodo che va dal 1950 al 1953 la Merini
frequenta per lavoro e per amicizia Salvatore Quasimodo. Nel 1953 esce il primo volume di versi intitolato “La presenza di Orfeo” e nel 1955 “Nozze Romane” e “Paura di Dio”. Si alterneranno in seguito periodi di salute e malattia che durano fino al 1979 quando la Merini ritorna a scrivere, dando il via ai suoi testi più intensi sulla drammatica e sconvolgente esperienza del manicomio, testi contenuti in “La Terra Santa”, che sarà pubblicato da Vanni Scheiwiller nel 1984. Sarà in questo periodo che nasceranno libri come “Delirio amoroso” (1989) e “Il tormento delle figure” (1990). Nel 1991 escono “Le parole di Alda Merini” e “Vuoto d’amore” a cui fa seguito nel 1992 “Ipotenusa d’amore”, nel 1993 “La palude di Manganelli o il monarca del re” e il volumetto “Aforismi”. È questo l’anno in cui le viene assegnato il Premio Librex- Guggenheim “Eugenio Montale” per la Poesia, premio che la consacra tra i grandi letterati contemporanei e la accosta a scrittori come Giorgio Caproni, Attilio Bertolucci, Mario Luzi, Andrea Zanzotto, Franco Fortini. Nel 1994 vede la luce “Titano amori intorno” uscito presso l’editore “La vita felice”, con sei disegni di Alberto Casiraghi, e il volume “Sogno e Poesia”, da “L’incisione di Corbetta”, con venti incisioni di altrettanti artisti contemporanei. La collaborazione con i piccoli editori ha portato ad altri minitesti come, tra gli ultimi pubblicati, “Lettera ai figli”, edito da
Michelangelo Camilliti per l’edizione “Lietocollelibri” e  illustrato da otto disegni onirici e surreali di Alberto Casiraghi. Nel 2000 esce nell’edizione Einaudi “Superba è la notte”, un volume che è il risultato di un lavoro minuzioso compiuto su numerose poesie inviate
all’ editore Einaudi e a Ambrogio Borsani. I versi che compongono la raccolta sono stati scritti nel periodo che va dal 1996 al 1999. Non essendo stato possibile dare al materiale un ordine cronologico i curatori si sono basati sull’omogeneità tematica e stilistica
complessiva dell’opera. Nel 2003 e 2004 viene pubblicato dall’Einaudi “Clinica dell’ abbandono” con l’introduzione di Ambrogio Borsani e con uno scritto di Vincenzo Mollica. Da tutta Italia vengono inviate e-mail a sostegno di un appello lanciato da un amico della scrittrice che richiede aiuto economico. Alla fine del 2005 esce per Crocetti Editore “‘Nel cerchio di un pensiero (teatro per voce sola)’” Del 2005 è anche la raccolta “Le briglie d’oro (Poesie per Marina 1984-2004)”, edita da Scheiwiller. Nel 2006 si avvicina al genere noir con “La nera novella”, edita da Rizzoli.

Associazione Culturale ‘Amici della Musica’ “R.S. Venticinque” Pignataro Maggiore (CE)
Le iniziative sono state realizzate con il contributo e la partecipazione di:
- Regione Campania;
- Amministrazione Provinciale di Caserta;
- Ente Provinciale per il Turismo di Caserta;
- Amministrazione Comunale di Pignataro Maggiore
Si ringraziano le Autorità ecclesiastiche della Diocesi di
Teano – Calvi e della Comunità parrocchiale di Pignataro M.
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Palazzo Vescovile 81052 Pignataro Maggiore (Caserta) – Italy tel./fax. +39 0823 654880
c.c.p. 16534810 website: www.pignataromusica.it * email: info @ pignataromusica.it

(Comunicato inviato dalla maestra Rossella Vendemia)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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