Graziano Castaldo, responsabile dell’ ufficio della Conservatoria, ha assistito alla strage: “Ho visto Macchiarelli(nella foto a dx)  a terra – ricorda – si teneva con le mani il ventre insanguinato, ha gridato due volte ‘ Mamma!’ ed è morto.

Alife(Ce)- (di Ottavio Ragone) Il sospetto gli aveva annebbiato la mente, era impazzito pensando che i suoi familiari volessero rubargli l’ eredità, una vecchia masseria nelle campagne di Caserta. Spinto dalla follia, roso dall’ ira, Domenico Cavasso, 37 anni, un agente della polizia penitenziaria, ha impugnato la pistola d’ ordinanza e ha fatto una strage. Sette morti, due feriti. Una terribile sequenza di morte che ha insanguinato Santa Maria Capua Vetere nella mattinata del 15 Marzo 1995 e un vicino paese di 15mila anime, Macerata Campania, dove si trova il casale dell’ eccidio. Lì, nel cortile, l’ assassino ha ucciso sua zia, poi la cugina e altri due parenti.Dieci minuti più tardi, in auto, ha raggiunto la Conservatoria dei registri immobiliari di Santa Maria Capua Vetere. Tre impiegati sono morti, fulminati da Cavasso sotto gli occhi della folla in attesa allo sportello. Forse l’ assassino li riteneva complici dei suoi familiari, giorni fa alla Conservatoria aveva chiesto tutti i documenti sulla masseria di Macerata Campania. Dopo il massacro, l’ agente si è costituito nella caserma dei carabinieri di Santa Maria. Impugnava la pistola e cantava a squarciagola, il piantone l’ ha disarmato. Cavasso, fuori di sé, è stato addormentato con una dose da cavallo di Valium. Il magistrato dell’ inchiesta, Antonio Ricci, ha interrogato i familiari ma non è riuscito a parlare con l’ omicida, sconvolto. Il padre dell’ agente ha raccontato la storia della masseria, ricevuta in usufrutto da suo fratello e divisa fra i tre figli. Nessuno voleva usurpare la proprietà di Domenico, ma lui, assalito da frequenti crisi depressive, era convinto a torto del contrario. Cavasso era assistente capo nel carcere di massima sicurezza di Carinola, ma i responsabili del penitenziario, secondo gli inquirenti, non sapevano dei disturbi nervosi dell’ agente. Nel curriculum esaminato dai carabinieri risulta un ricovero in ospedale militare nel 1984, per una crisi depressiva. Sono le 7.45 quando l’ uomo saluta la moglie e la sua bambina di sei anni. Mormora: “Vado a trovare mio padre”. Sembra sereno, Cavasso. Abita in un paesino, San Tammaro, nella casa di proprietà della suocera. E’ un tipo introverso, taciturno. Ha un fratello, lui pure agente di custodia, ma nel carcere di Opera, a Milano e una sorella, Luisa, che vive nella masseria di Macerata Campania con le quattro figlie Rossella di 15 anni, la più grande. Poi ci sono Antonella, 12 anni, Patrizia, 11, Giovanna, l’ ultima, di 4 anni. E’ proprio alla masseria che si dirige l’ omicida nella sua Renault 21. Ha con sé la pistola d’ ordinanza, una calibro 9 lungo, con un caricatore da sedici colpi e cinquanta proiettili. Racconta la moglie: “Martedì sera, quando Domenico era rincasato, aveva la pistola, un fatto insolito. L’ eredità? Con me non ne parlava, non avevamo difficoltà economiche”. Il turno di lavoro a Carinola comincia alle 16, ma Cavasso ha ben altro per la testa. Bussa alla porta della masseria, in vicolo Matteotti 5. Apre il padre dell’ assassino, Giovanni Cavasso, 70 anni, l’ unico che scamperà alla strage assieme alla nipotina Giovanna. Sono le 8, un orario insolito. L’ agente entra in casa, si rivolge al padre in maniera brutale: “Papà, devi darmi i soldi per comprare un computer”. Racconta l’ anziano genitore: “Mi sono accorto subito che qualcosa non andava. Domenico aveva lo sguardo alterato, ho avuto paura. Ho preso tempo. Lui è uscito in cortile all’ improvviso, ho sentito sparare…”. Giovanni Cavasso si salva per miracolo. Fugge su una scaletta interna e si tappa in casa. Uscirà due ore dopo, all’ arrivo dei carabinieri. Nella stanza, terrorizzato, ascolta le urla di dolore dei parenti, vede il sangue allargarsi a chiazze nel cortile. Il folle scarica il revolver sulla zia Antonietta Cavasso, 73 anni, e sul convivente di lei Giovanni Merola, 71 anni, ferito e poi fulminato da un infarto. L’ assassino si precipita in casa, al primo piano, dove dorme la cugina Luisa Piccerillo di 35 anni. La donna passa dal sonno alla morte. Suo marito Mattia Trotta, 40 anni, sottufficiale dell’ Aeronautica, sente gli spari e si affaccia dalla porta del bagno. Cade sotto i proiettili. Si salvano le figlie di Luisa Piccerillo, ma solo perché non sono in casa. Giovanna, la più piccola, non viene vista. Sarà lei, dopo l’ eccidio, a correre dai vicini per invocare aiuto: “Correte, mamma, papà, tanto sangue…”. Alle 8.15 cala un silenzio di morte sulla masseria. Cavasso risale in macchina e raggiunge la Conservatoria dei registri, a Santa Maria Capua Vetere. Era stato lì qualche giorno prima per consultare documenti sulla masseria. L’ uomo è fuori di sé. Entra nella palazzina da un ingresso riservato al personale. Incrocia un dipendente ma lo grazia: “Nun si’ tu”, non sei tu, grida. Pistola in pugno apre la porta che conduce negli archivi, ora il folle è dietro gli sportelli riservati al pubblico. Punta l’ arma e spara mentre la gente, una ventina di persone, scappa. Cavasso uccide con un colpo alla testa Giovanni Fusco 37 anni, poi Giuseppe  Macchiarelli (nella foto) di 36 (chiamato dagli amici Geppino) , sposato con due bimbi, e Anna Lombardi, 64 anni, stroncata da un infarto. Due i feriti: Anna Viglione, 50 anni, e Salvatore Grimaldi di 39. Graziano Castaldo, responsabile dell’ ufficio della Conservatoria, ha assistito alla strage: “Ho visto Macchiarelli a terra – ricorda – si teneva con le mani il ventre insanguinato, ha gridato due volte ‘ Mamma!’ ed è morto. Ho scavalcato un bancone e mi sono nascosto, non si capiva niente, la gente gridava. Quando ha esaurito il primo caricatore ha inserito altri colpi nella pistola e ha ripreso a sparare”. Alle nove cessa l’ incubo, Cavasso si costituisce. Cantando.

TUTTE LE TAPPE DELLA VENDETTA

1) Domenico Cavasso, 37 anni, lavora nel carcere di massima sicurezza di Carinola. E’ assistente capo, un agente modello. 2) Alle 7,45 del mattino esce da casa, a San Tammaro, per andare a Macerata Campania dal padre. Qui uccide la zia e il convivente. Poi giustizia anche la cugina e il marito. 3) L’ uomo, ormai in preda al raptus omicida, risale in auto e alle 8,25 entra negli uffici della Conservatoria di Santa Maria Capua Vetere: qui spara a bruciapelo uccidendo tre impiegati e ferendone altri due. Poco dopo, alle 9,la strage è finita e si consegna ai carabinieri. – (art. di OTTAVIO RAGONE tratto da Repubblica)

Leggi: In Memoria di Geppino Macchiarelli

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La Strage della Conservatoria dei Registri IMMOBILIARI di S. Maria Capua Vetere(CASERTA) 15 Marzo 1995

 «Faceva fuoco all’impazzata», ricorda Anna Viglione, rivivendo gli attimi tre- mendi in cui Domenico Cavasso ha giustiziato sette persone. Un’eredità contesa è all’origine del gesto di un uomo che tutti ricordano «normale». Ma che era in cura da un neurologo e prendeva tranquillanti

Santa Maria Capua Vetere, (Caserta)-  (di Gennaro De Stefano-Visto) 15 Marzo 1995 “Me lo sono trovato davanti all’improvviso e mi fissava negli occhi con uno sguardo normale, niente che facesse pensare ad un pazzo, ma in mano aveva la pistola ed io ho con- tinuato a guardarlo come paralizzata, sembrava una situazione irreale, i colpi dell’arma erano rimbombati dentro gli uffici della Conservatoria e quei secondi mi sono sembrati minuti. Mentre lo guardavo pensavo che a me non sarebbe toccato, che non ce l’avesse con me, ed invece…». Anna Viglione, 37 anni, impiegata nell’ufficio del Registro del comune casertano, racconta in esclusiva a Visto la sua esperienza di sopravvissuta alla strage di Santa Maria Capua Ve- tere, dove Domenico Cavasso, agente di polizia pe- nitenziaria, ha ucciso sei persone a colpi di pistola e ne ha fatta morire una per lo spavento.  Domenico Cavasso (qui accanto) ha ucciso a colpi di pistola tutte le persone che, a parer suo, gli impedivano di entrare in possesso di una casa di campagna che il padre gli aveva promesso in eredità. Nei riquadri in alto, da sinistra(vedere articolo originale con foto, cliccare sopra questa sritta), quattro delle vittime: Mattia Trotta (nella foto grande, il suo cadavere) e Luisa Piccetrillo, suoi cugini; Giovanni Merola e Antonia Cavasso, suoi zii; Giovanni Merola è morto d’infarto quando ho visto Antonia colpita a morte.  Ha iniziato la sua strage a Macerata Campania, un sobborgo di Santa Maria Capua Vetere, dove ha fatto fuori sua cugina Luisa Piccerillo, 35 anni e il marito Mattia Trotta, 40. Poi ha sparato all’anziana zia, Antonia Cavasso, 73 anni, e al suo convivente Giovanni Merola, 71, che di fronte a tanto orrore si è accasciato a terra ed è morto di infarto. Si sono salvati per miracolo il padre dell’omicida, Giovanni (a cui il figlio ha mirato senza colpirlo), ed i quattro figli di Mattia e Luisa: Rossella, 15 anni, Antonella, 13, Patrizia, 12, e da ultima la piccola Giovanna, di soli 4 anni, che, terrorizzata, ha assistito all’uccisione dei suoi genitori e s’è salvata scappando da una vicina.

In una seconda fase, all’interno della Conservatoria del Registro di Santa Maria Capua Vetere, ha brutalmente ammazzato Anna Lombardi, 64 anni, Giuseppe Macchiarelli, 36, detto Geppino, e Gianni Fusco, 36 anni.

«Erano circa le 8,30», racconta ancora Anna Viglione trattenendo a stento una smorfia di dolore per il colpo che le ha trapassato un braccio, «quando all’improvviso abbiamo sentito dei colpi di pistola giù nell’ingresso. Evidentemente Cavasso, che conoscevamo bene perché veniva in continuazione a chiedere informazioni sulla situazione di un immobile di Macerata Campania, entrando negli uffici ha incontrato Geppino, e lui deve avergli detto che non poteva passare, che quella parte dell’ufficio non era aperta al pubblico. A quel punto lui ha sparato. Quando me lo sono trovato davanti, come ho detto, i secondi che passavano mi sono sembrati minuti lunghissimi, che non finivano mai. Fino a quando non s’è riaperta la porta alle mie spalle e sono entrate altre persone. A quel punto credo che Cavasso si sia spaventato ed ha ripreso a sparare all’ impazzata, colpendo sia Anna Lombardi che Gianni Fusco che s’era inginocchiato a soccorrere Geppino. Io mi sono gettata dietro una scrivania, il braccio mi faceva un male tremendo e in più ero angosciata dai lamenti del mio collega Salvatore Grimaldi e a Geppino Macchiarelli, che chiedeva aiuto e chiamava “Mamma” in mezzo ad una confusione allucinante. Ho provato a scavalcare la scrivania per avvicinarmi sia a Geppino sia a Grimaldi, poi il dolore e le grida hanno sopraffatto tutto e io non ho capito più niente». Il racconto di Anna illumina la scena di una tragedia iniziata e finita nell’arco di mezz’ora e il cui movente appare, ora dopo ora, immotivato, incredibile, una follia senza senso.  «Veniva in ufficio da qualche tempo a cercare le mappe catastali di una casa di Macerata Campania», ricorda ancora Anna Viglione «ma la cosa che lo mandava su tutte le furie era che dalle visure risultava mancante una stanza, evidentemente costruita abusivamente e mai accatastata».  In realtà Domenico Cavasso s’era fatto un vero e proprio cruccio per quell’immobile che gli sarebbe toccato in quota ereditaria insieme alla sorella ed al fratello, ma evidentemente solo dopo la morte del padre. Cavasso, invece, negli ultimi tempi aveva iniziato a richiedere al padre di intestargli subito la proprietà, ma la sua richiesta era stata sempre respinta. E allora, ecco la decisione di sterminare tutti quelli che, secondo lui, gli ostacolavano il possesso dell’immobile tanto agognato, il cui valore forse non supera i 150 milioni.  Domenico Cavasso è uscito presto dalla sua abitazione di San Tammaro, ha salutato la moglie Anna Russo. Secondo lei, era “normale”. Con la macchina è arrivato nel vicolo stretto che conduce all’abitazione del padre, è entrato in casa, ha sfondato una porta a vetri e si è precipitato nella camera di Luisa Piccerello, che stava rifacendo il letto, e le ha sparato senza pietà. Poi ha cercato Mattia Trotta, sottufficiale dell’aeronautica a Pratica di Mare, che si stava facendo la barba e lo ha fulminato sulla porta del bagno, quindi ha incrociato la zia, Antonia Cavasso, ed ha ucciso anche lei. E poi, l’ultima vittima di questa prima fase della tragedia, Giovanni Merola, che, di fronte a tanta mattanza, s’è accasciato nel cortile.  Ma la furia non si è placata: Domenico Cavasso ha poi continuato la sua strage negli uffici del comune.  Ma chi è, veramente, questo folle omicida? La risposta può lasciare sbalorditi: un ragazzo a posto che ai suoi superiori non aveva mai dato motivo di lamentele: mai un’assenza, mai un rimprovero. Ma la furia omicida covava, s’accumulava dentro di lui, assieme alla depressione e alle frustrazioni. Era in cura con antidepressivi potenti che assumeva regolarmente. Un uomo normale a detta di tutti, anche del medico di fiducia, il dottor Giuseppe Ferriero, che l’ha visitato il giorno prima della strage.  «Era accompagnato dalla moglie», ha dichiarato il neurologo. «Lei mi ha confermato che il marito mostrava alcuni sintomi della depressione, come l’insonnia, ma non c’erano segnali che potessero far paventare quello che è poi accaduto».  Un uomo normale. Tutti dicono così, ma i parenti delle vittime non sono d’accordo e urlano il loro dolore e la loro rabbia, perché quando Domenico Cavasso ha terminato la sua opera distruttrice ed è risalito sulla sua autovettura, ha guidato come un folle verso la caserma dei carabinieri. «Si è costituito cantando a squarciagola», rivelano esterrefatti i militari. È un uomo normale questo? ( Articolo di Gennaro De Stefano per Visto)

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Agnese Ginocchio, ricorda Geppino Macchiarelli, Testimone di Giustizia e di Pace

Alife(Ce)- (da red. cronaca Alife) Nell’ approssimarsi della giornata nazionale dell’impegno e della memoria contro le mafie del 21 marzo 2009, la Testimonial per la Pace Agnese Ginocchio, invia una nota alla redazione, desiderando con la stessa ricordare la memoria di tanti testimoni originari del comprensorio dell’alto casertano – zona matesina, che hanno dato la loro vita per difendere i valori della Pace e della Legalità. Il 15 Marzo 2009 abbiamo ricordiamo la memoria del dott. Giuseppe Macchiarelli, per tutti gli amici Geppino. Originario di Alife, lavorava presso la Conservatoria degli Registri Immobiliari di Santa Maria Capua Vetere(Ce). Geppino é  scomparso tragicamente 14 anni fa, colpito a morte dai colpi di una folle mano assassina di una guardia giurata presa da raptus, che  infuriata per una questione di eredità, dopo aver seminato una strage a casa sua irruppe con forza negli uffici della struttura della conservatoria di Santa Maria, ferendo tutti e colpendo a morte alcuni fra i dipendenti e fra questi anche Geppino. Geppino, che in quel momento si trovava nel suo ufficio sito nel piano superiore, avendo sentito dei rumori di colpi d’arma da fuoco ed intuendo che stesse accadendo qualcosa di strano, non esitò a uscire fuori dal suo ufficio per vedere cosa stesse accadendo e per cercare di portare un’aiuto. Mentre scendeva dalle scale,  si trovò di fronte al pazzo Domenico Cavasso e cercò di calmarlo. Ma, fu inutile, perché il Cavasso non volle ascoltare alcuna ragione. Colpito ormai  da raptus omicida cominciò a colpire con la sua pistola Geppino e a ferirlo purtroppo mortalmente. Geppino qualche attimo prima che il folle lanciasse colpi d’arma da fuoco sul suo corpo, gli fece capire di non commettere il folle gesto, perché lui aveva due bambini piccoli, ma fu inutile perché il pazzo non volle sentire ne ragioni e ne altro. La giovane vita del giovane e generoso Geppino si stroncò all’ improvviso. Una storia che gettò nello sconcerto e sconforto l’intera cittadina di Alife, del comprensorio matesino, dell’intera provincia di terra di lavoro e di tutto lo stato italiano (la notizia di cronana fu tresmessa a tutti i media, giornali e  TG nazionali) letteralmente sotto stato di shock. Da alcuni anni sposato con Angela, padre di due splendidi figli Sisto ed Enzo, che ha lasciato all’età rispettivamente di tre e un anno appena, Geppino si era sempre prodigato nel nostro territorio, per seminare la cultura della solidarietà, del socilae, della speranza, per aiutare le persone meno fortunate e per dare una voce a tutti. Presidente dell’ Associazione onlus: ” Solidarietà” , il cui scopo era quello di risvegliare in tutti la coscienza dell’impegno sociale.  La sua vita spesa per la difesa della Pace é stata cosparsa da un disegno scritto a caro prezzo, per amore della Vita. Poeta, scrittore, grande uomo di fede, alcune delle sue liriche erano state musicate dalla sottoscritta in canti. In queste liriche traspariva tutto il suo spirito di interiorità, di altruismo, di donazione e di amore verso il prossimo. Geppino Macchiarelli è per tutti i cristiani del nostro tempo, un grande testimone di Giusrtizia e di Pace,  maestro ed un esempio tangibile della vera fede cristiana, o meglio di quella fede che non si sofferma alle semplici parole e riti, ma fede fatta di gesti e  fatti concreti. Oggi, come già ricordato dalla sottoscritta durante l’ assemblea d’ istituto svoltasi presso la Sala delle conferenze del liceo scientifico Galilei di Piedimonte Matese(Ce) due anni fa nell’ambito della giornata della Shoah, e come ricordato Sabato 14 Marzo 2009 presso l’aula consiliare del Comune di Alife, dal Sindaco Roberto Vitelli e dalla sottoscritta, proprio durante la consegna del ‘Premio Internazionale d’impegno per la Pace – Donna 2009’, conferito ad alcune donne Coraggiose di Alife e della provincia,  fra queste proprio  la moglie di Geppino: dott.ssa ‘Angela Zoccolillo’, il ricordo di Giuseppe Macchiarelli può ben vantarsi del titolo di Testimone e martire per la Pace e la Solidarietà. A breve la Città di Alife, come annunciato dal Sindaco Vitelli nell’ambito della manifestazione di Sabato 14 Marzo, intitolerà alla Memoria di Geppino (tra l’altro é stato anche un grande amico del Sindaco Roberto Vitelli, giocavano ineieme nella squadra di calcio) una strada della Città di Alife. Alla sua famiglia, che ora ha il compito di continuare a testimoniare il messaggio di donazione iniziato da Geppino, ad Angela, ad Enzo e a Sisto, che (quest’ultimo)  nel suo volto porta in maniera impressionante scolpita l’immagine del volto di sui padre, ai genitori, al fratello, ed allo zio Gianmario Frattolillo, va tutto l’affetto,l’amicizia e la stima più grande, nel profondo legame che continua ad unirci nel nome di Giuseppe (Geppino) Macchiarelli (da red. cultura-cronaca Alife)

Pubblicato da red prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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