Saviano: “Che Paese è un Paese dove i bambini sono abituati a vedere il sangue che sgorga dalla testa di un uomo ammazzato per strada..?”

Casal di Principe(Ce)- E’ “un silenzio colpevole” quello che relega le morti quotidiane per mano della camorra nelle pagine della stampa locale, cassa di risonanza per le organizzazioni criminali di cui il Paese spesso non ne è a conoscenza. La denuncia forte arriva dall’autore di ‘Gomorra’, Roberto Saviano, che titolo dopo titolo, foto dopo foto, elenca a ‘Che tempo che fa’ i modi con cui i quotidiani locali raccontano la guerra quotidiana nelle sue terre di origine. “Dietro i soprannomi che riportano questi titoli – dice citando i nomignoli con cui i boss vengono abitualmente citati dai quotidiani – c’è qualcosa di ferocissimo, qualcosa che ha a che fare con una guerra che ogni tanto ci raggiunge, ma solo quando si sparge molto sangue. In media si ammazzano una o due persone al giorno, spesso tre e la cronaca nazionale ignora tutto questo che viene lasciato a pochi cronisti coraggiosi. Tutto questo vive in un silenzio colpevole perché non permette al Paese di capire ciò che sta succedendo”. Saviano racconta di aver cominciato a parlare di camorra e dei suoi morti perché “è una storia di tutti, è la storia del Paese perché in quella terra c’è il cuore economico del Paese”. Questa, spiega, “è una storia di guerra vera che arriva sulla stampa nazionale o nelle pagine di cronaca o nelle brevissime e che solo gli addetti ai lavori provano a tener viva. Mi chiedo se la cronaca locale non abbia anestetizzato tutti”.

Anche le foto raccontano la camorra
Saviano prova a raccontare al Paese cosa sia la camorra e come imponga i suoi codici, i suoi linguaggi anche con le immagini. Mostra le foto di due adolescenti ammazzati nello stesso anno, uno perché rapinava coppiette, l’altro caduto da una impalcatura. “Io vengo da una terra in cui sia che tu faccia una scelta sia che tu ne faccia un’altra in positivo o in negativo – ha raccontato – il destino è lo stesso”. “Si muore anche per stare in strada, spesso colpisce la banalità di questo male. Al sud i rassegnati restano, gli ambiziosi vanno via”. A chi decide di restare al sud, Saviano esorta: “Combatteteli perché vi tolgono la felicità, fare il camorrista fa schifo“. E conclude: “che Paese è un Paese dove i bambini sono abituati a vedere il sangue che sgorga dalla testa di un uomo ammazzato per strada?”. Mostra indignazione verso il direttore di un quotidiano locale, Il Corriere di Caserta’, che risponde alle lettere dal carcere del boss Francesco Schiavone detto ‘Sandokan’, esordendo con: “La ringrazio per la stima”. “Com’è possibile – si è chiesto Saviano – che queste comunicazioni possano avvenire tranquillamente, che avvengano senza che il Paese si indigni?”.

La camorra e la vicenda del piccolo Tommy
Il punto di vista da cui la stampa locale racconta la camorra è al centro del monologo di Saviano quando cita il caso del rapimento del piccolo Tommaso Onofri. Mostra il titolo di un quotidiano locale: “Tommaso, il dolore dei boss”. “Tommaso, il bambino che era stato rapito a Casal Baroncolo, i boss hanno fatto sapere che sono addolorati e mandano a dire ai rapitori che se toccheranno il bambino in carcere passeranno i guai”. “Questo – ha concluso – e’ il dolore che va sui giornali”.

Ingiusto dire che mi sono arricchito con storie di camorra
“L’accusa di essermi arricchito con le storie che scrivo di camorra l’ho sempre sentite ingiuste. Vivo grazie ai miei lettori e i soldi che ricevo sono quelli che mi danno loro comprando il mio libro o leggendo i miei articoli”. “Voglio essere uno scrittore che parla al piu’ alto numero possibile di persone – ha sottolineato l’autore di ‘Gomorra’- e per quanto riguarda l’accusa di plagio ricordo quello che mi disse Enzo Biagi ‘sei veramente arrivato quando fanno un falso del tuo libro e ti accusano di plagio’. Ecco -ha concluso Saviano- adesso le ho tutte e due”.

Non cambiate parte politica ma scegliete la legalità
Non bisogna fare una scelta fra Destra e Sinistra al momento del voto ma scegliere la parte “legalitaria” di qualsiasi partito si intenda votare. In vista delle elezioni del 6 e 7 giugno Roberto Saviano ha dato questa indicazione a chi voterà. “Agli elettori – ha detto Saviano – mi va di dire di non cambiare idea ma scegliere secondo la tradizione legalitaria della propria parte”. Saviano considera il fatto che partiti di tutto l’arco costituzionale e anche extra costituzionale gli abbiano chiesto di intervenire, “un segno che sono stanchi di vedere la battaglia di mafia come di parte”.

Voglio essere un’operazione mediatica
“Voglio essere un’operazione mediatica, voglio che se ne parli questa sera in prima serata”. Roberto Saviano rivendica l’importanza di non far mai spegnere i riflettori su un tema come quello della camorra. “I miei amici – ha raccontato Saviano – sono le persone che hanno deciso di starmi vicino e quelli che mi hanno criticato senza delegittimarli. Sono miei nemici quelli che hanno lasciato sola la mia famiglia che, nel giorno che sono stato messo sotto scorta, non sono andati dalla mia famiglia a chiedergli se avessero bisogno di qualcosa come se avessi fatto qualcosa di sporco”. Saviano, che vive sotto scorta dal 13 ottobre del 2006, ammette: “Non immaginavo sarebbe andata così e dopo tre anni è davvero pesantissimo”. Saviano si è detto “contento che la battaglia contro la camorra non sia una strategia per colpire una parte politica contro l’altra”. E nel ringraziare “tutte le persone che mi scrivono, nel ringraziare tutti per quello che è stato fatto per me”, cita le parole di Kennedy quando diceva “perdonare sempre dimenticare mai”. “Io – ha detto Saviano – non dimenticherò mai quello che di bene mi è stato fatto“. Ha ringraziato i Paesi che lo hanno ospitato, “la Spagna, Parigi, Israele ma non ringrazio chi mi ha rifiutato la casa, gli amici che hanno liquidato la mia causa come se me la fossi cercata”. “Questa battaglia – ha concluso – non è la mia battaglia ma la battaglia di molti e va anche bene se per una volta succede il miracolo che grandi interessi economici si fondano con l’interesse del Paese, che grandi editori di libri, televisivi, si uniscano per combattere la camorra“. (Fonte: Rai News24)

Video ~  Speciale Saviano a “Che tempo che fa”

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Il monologo di Saviano in tv
“Non sono solo in questa battaglia”
“Cercano di colpire me, perché sono il più debole”

MILANO – Un monologo quasi teatrale, una rassegna stampa del Corriere di Caserta che chiama “infame” il pentito in un titolo, che elegge a eroi i boss locali, amici dei politici. Le foto dei ragazzini ammazzati, quelli degli innocenti coperti da un lenzuolo, il sorriso di un carabiniere ventenne trucidato per vendetta. Il titolo diffamante: “Don Diana a letto con due donne”. Don Diana, il prete dell’impegno ucciso quindici anni fa.  “Che tipo di paese se permette tutto questo?”. “Il silenzio è colpevole anche perché non lascia capire”.  E’ stata la serata di Roberto Saviano, ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”. “Si pensa che l’essere minacciato sia una corona data dalla camorra per un merito ma non è un merito. Non è un merito, cercano di colpire me perchè con altri non riescono”.  Il silenzio e la diffamazione sono armi terribili in mano alla camorra e l’ordigno adatto per combatterli è quello della parola. E Saviano ha scelto di parlare a lungo e con cruda chiarezza. Lui stesso si è definito una “operazione mediatica”, nata e portata avanti perchè si conoscano gli orrori della camorra e si capisca che riguardano tutti. Il suo “sogno” è che la lotta alla criminalità organizzata diventi una vera e propria moda. E’ quello che “i grandi editori, le televisioni, trovassero un punto comune, anche conveniente. Perchè non creare una moda?”.  Lo scrittore ha parlato anche delle minacce della camorra. “Non immaginavo che sarebbe andata così – ha detto -. Pensavo che sarebbe durata poco, sono tre anni ed è pesantissimo”. E nel ringraziare “tutte le persone che mi scrivono, nel ringraziare tutti per quello che è stato fatto per me”, cita le parole di Kennedy quando diceva “perdonare sempre dimenticare mai”.  “Io – ha detto Saviano – non dimenticherò mai quello che di bene mi è stato fatto”. Ha ringraziato i paesi che lo hanno ospitato, “la Spagna, Parigi, Israele ma non ringrazio chi mi ha rifiutato la casa, gli amici che hanno liquidato la mia causa come se me la fossi cercata”.  “Mi dà fastidio l’accusa di essermi arricchito. Sono i lettori che mi danno la possibilità di vivere e pagare gli avvocati”. E ha citato una frase di Biagi: “Sei arrivato davvero quando fanno un falso del tuo libro e ti accusano di plagio’ e io ce li ho tutti e due”.  “Questa battaglia non è la mia battaglia ma la battaglia di molti e va anche bene se per una volta succede il miracolo che grandi interessi economici si fondano con l’interesse del paese, che grandi editori di libri, televisivi, si uniscano per combattere la camorra”.  “Che tempo fa, questa sera, è durato fin oltre le 23. Nella seconda parte, due grandi scrittori come l’americano Paul Auster e l’israeliano David Grossman, hanno discusso con Saviano riconoscendo un valore enorme a Gomorra: “E’ scritto benissimo – ha detto Auster – E’ esploso come una bomba e ha costretto tanta gente in tutto il mondo a guardare dentro il fenomeno camorra. Anche tanti che non ne sapevano nulla o pensavano fosse una cosa locale italiana”.(Fonte: Repubblica)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”